Nel Castello di San Lorenzo la storia di Lorenza Mendoza e di Francisco de La Valle
di Pierfranco Bruni
L'ultima volta che ci eravamo incontrati era stato il 30 di aprile. Ricordo bene. Quella data mi riporta al matrimonio di mio padre e di mia madre. Loro si erano sposati il 1949. Anni in cui la storia già attraversata dalla realtà si intrecciava al quotidiano.
Il paese era ritornato come era sempre stato. Ci si alzava tra l'aurora e l'alba. Le vie delle terre erano rovi ma anche arbusti e il verde dell'erba portava la rugiada di primavera. Si camminava. Bastava girare il capo per accorgersi che il Castello sembrava una roccaforte abitata da un Rinascimento intrecciato tra le parole del Medioevo e l'eleganza del Rinascimento. In quel Castello si erano amati Lorenza Mendoza e Francisco de La Valle.
Era stato abitato per un anno dalla loro storia. Non ci sono documenti certi. Ma per ricostruire un amore non servono i documenti. Si erano amati follemente.
Poi Francisco de La Valle dovette lasciare la dimora perché era stato chiamato alla corte di Spagna per un delicata missione diplomatica.
Fece un promessa a Lorenza: "Aspettami con la pazienza delle palme. Io tornerò in capo ad un metà d'anno. Fai in modo di coltivare le rose che ho piantato nel giardino del Re. Cresceranno roseti per il nostro amore e fino a quando saranno sbocciati gli ultimi boccioli io sarò di ritorno".
L'ultima volta che ci eravamo incontrati era stato il 30 di aprile. Ricordo bene. Quella data mi riporta al matrimonio di mio padre e di mia madre. Loro si erano sposati il 1949. Anni in cui la storia già attraversata dalla realtà si intrecciava al quotidiano.
Il paese era ritornato come era sempre stato. Ci si alzava tra l'aurora e l'alba. Le vie delle terre erano rovi ma anche arbusti e il verde dell'erba portava la rugiada di primavera. Si camminava. Bastava girare il capo per accorgersi che il Castello sembrava una roccaforte abitata da un Rinascimento intrecciato tra le parole del Medioevo e l'eleganza del Rinascimento. In quel Castello si erano amati Lorenza Mendoza e Francisco de La Valle.
Era stato abitato per un anno dalla loro storia. Non ci sono documenti certi. Ma per ricostruire un amore non servono i documenti. Si erano amati follemente.
Poi Francisco de La Valle dovette lasciare la dimora perché era stato chiamato alla corte di Spagna per un delicata missione diplomatica.
Fece un promessa a Lorenza: "Aspettami con la pazienza delle palme. Io tornerò in capo ad un metà d'anno. Fai in modo di coltivare le rose che ho piantato nel giardino del Re. Cresceranno roseti per il nostro amore e fino a quando saranno sbocciati gli ultimi boccioli io sarò di ritorno".
I roseti erano nel giardino. Il giardino era diventato un unico roseto. Ma di Francisco nessuna notizia. Si erano amati. Profondamente. Nelle stanze del Castello. Lorenza aveva scritto, in attesa del ritorno di Francisco, alcuni versi che sono stati ritrovati in una stanza. Ora sono andati perduti. Li aveva scritti, e sembravano incisi, su foglie di fico.
"A voler aspettare le rose si sono denudate/petali caduti come luci di stelle/sullo Ionio mare che ascoltar le onde/un tempo sfidavamo l'echeggiar.
/Tu per mare a navigar ti sei diretto/ma a ritornar hai perdo rotta e porto".
È una delle poesie di Lorenza. I versi sono stati recuperati e da me ricomposti in una fortunata unitarietà.
Ho cercato in archivi, biblioteche pubbliche e private, in cassettoni zeppi di documenti ma nulla ho ritrovato della loro storia. Non ci sono più segni.
È il vento che custodisce il loro amore e il loro destino. Una notte Lorenza partì, anch'ella, dal Castello. Decise di mettersi in viaggio alla ricerca del suo Francisco. Abbandonò le sue tende, i suoi arazzi e i suoi gioelli.
Si imbarcò dal porto di Sibari. Ma non era diretta in Grecia. Le avevano suggerito di recarsi a Barcellona. Le avevano detto che in quella città operava il suo Francisco. Portò seco soltanto arbusti di rose e boccioli ancora verdi. Ma durante il viaggio, questo si seppe soltanto dopo alcuni mesi, la nave fece naufragio. Ci fu una tempesta di vento e di pioggia.
Nulla restò.
Si erano amati nel Castello di San Lorenzo de La Valle de' Mendoza. Un Castello che dominava le alture e dalle torri si osservava il mare della Magna Grecia e il fiume Esaro.
In una stanza sono rimaste sino all'altro ieri alcune foglie di fico ancora di verde. Poi quando aprirono un balcone il vento rapì queste ultime foglie. Io riuscii a recuperarne una, anzi venne a posarsi su una pianta di Orchidea che mio padre aveva coltivato fino a qualche giorno prima di compiere la sua traversata lungo i sentieri del mistero.
Sono riuscito a decifrare soltanto pochi versi. Sotto la luce del sole tutto si cancellò.
"A ritrovar promesse/di promesse riempirò il cammino./Nulla mi è dato/e se tutto ho ricevuto/in prestito ho custodito amore e rose./E se di prestito ho vissuto/io dovrò ritornarlo/come dono/e al mare restituirlo".
Qui finisce ogni racconto. Neppure di Francisco più nulla si seppe. Lorenza e Francisco si amarono profondamente. E tutto di segreto il loro destino si avvolse. Ma il Castello conserverà pure altri segreti.
Quando tempo sarà il vento o la polvere ricondurranno ad altre stanze e ci saranno altri racconti o altre parole giungeranno per dire ancora di una voce chiusa nel silenzio.
Questa storia mi è sta raccontata da Antoni Garcia.
Era il 30 di aprile di alcuni anni fa. Poi non l'ho più rivisto e neppure sentito per telefono. Io non ho più il suo recapito, ma mi ha detto che sarebbe stato lui a cercarmi. Aspetto.
D'altronde cosa dovrei fare?
Leggo le ombre e osservo il mare. Abito la casa di paese e coltivo rose. Aspetto che qualcuno arrivi. O che qualcuno bussi alla porta.
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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