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Calabria dove si commissaria di tutto e di più, la spinosa questione è stata..."Affruntata" dalla Chiesa a Sant'Onofrio e Stefanaconi

La decisione del vescovo di Mileto Luigi Renzo, per impedire ai picciotti della 'ndrangheta di portare a spalla          la Madonna Addolorata, Cristo Redentore e San Giovanni; di mescolare il sacro col profano e di continuare a "catturare" consensi, che insieme con l'omertà sono la colonna portante della "Gramigna"
I MISTERI DELLA CALABRIA, RES NULLIUS, DOVE SI COMMISSARIA DI TUTTO E DI PIÚ PURE LA PROCESSIONE PASQUALE 2014 DI SANT'ONOFRIO (V.V.)
Domenico Salvatore

La Calabria, Storia alla mano, è sempre stata una terra di nessuno, terra di conquista…Res nullius. Ma i proconsoli o luogotenenti e comunque plenipotenziari, ne hanno approfittato per fare i loro porci comodi. Per assoggettare, schiavizzare ed asservire ai loro gioghi. Comuni commissariati; Usl, Asl ed Asp commissariate; Aziende ospedaliere commissariate; enti ed associazioni commissariati; sezioni di partito e di sindacato commissariati; federazioni commissariate. Si è visto mai, una processione commissariata? In nome della lotta alla mafia. Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? "Fino a quando abuserai tu, o Catilina, della nostra pazienza?". Ma la Chiesa, non sa più fare autocritica, come più volte sottolineò San Karol Wojtyla. "Nel novembre del '93, al terzo convegno delle Chiese di Sicilia ad Acireale ("Nuova evangelizzazione e pastorale") padre Pino fu citato in numerose relazioni (27). Ma si pose anche con forza la questione della necessità di un'autocritica all'interno della Chiesa. Già nella relazione iniziale, fonte www.padrepinopuglisi.diocesipa.it il vescovo di Agrigento, monsignor Carmelo Ferraro, aveva avviato così la riflessione: "La cultura mafiosa ha aggredito alcuni valori cristiani e li ha deformati. Famiglia=cosca; dignità=onore; amicizia=spirito del clan. E Cosa Nostra ha anche aggredito alcune parrocchie, appropriandosi talora delle feste religiose e usando i sacramenti per veicolare la sua antropologia"."Una montagna di domande attende risposte - aggiunse il vescovo - Come mai tale fenomeno tra i battezzati? Che cosa è mancato? Che cosa si è taciuto? Quale significato bisogna dare al silenzio e all'indifferenza? La prassi pastorale delle parrocchie tiene conto di questi interrogativi? La predicazione ha individuato i temi fondamentali ai quali dar risposta nell'annunzio del Vangelo?".

Monsignor Ferraro concludeva: "La mafia come oppressione richiede un progetto evangelico di liberazione. Bisogna provvedere. Urge una riflessione seria, una risposta puntuale". Al convegno era stato invitato l'allora procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli. All'inizio del suo intervento disse di parlare "non tanto da magistrato ma soprattutto da cristiano", aggiungendo poi: "Falcone, Borsellino, don Puglisi. Se sono morti è stato certamente perché lo Stato - ma anche noi, noi cristiani, noi Chiesa - non siamo stati sino in fondo quel che avremmo dovuto essere: Stato, cristiani, Chiesa. Questi uomini sono per noi segno di riscatto civile, morale, religioso. Ma sono anche una condanna. Essi non hanno visto, nel loro tempo, quello in cui speravano". Da credente il magistrato poneva le questioni piu' scomode alla sua Chiesa: "Una presenza significativa esige coraggio. Il coraggio dell'autocritica. Il coraggio di rinnovare, di permeare di audacia la propria testimonianza. Occorre superare un agire a volte troppo vecchio, oppure troppo timoroso, rinchiuso nelle sacrestie...L'identificazione esclusiva del cristiano nella prassi liturgico-sacramentale non apre al coraggio dell'autocritica". 

"E' necessario - proseguiva il procuratore - analizzare le ragioni per cui rilevanti componenti della Chiesa - ma anche della società civile - hanno potuto, e per molto tempo, sottovalutare la realtà della mafia, hanno potuto conviverci senza articolare una reale opposizione, rendendo debole la parola profetica della Chiesa nella società. Resta da capire perché la Chiesa ha saputo mostrare tanta severità, giusta e sacrosanta, nei confronti di una ideologia totalitaria e invece ha spesso manifestato tolleranza verso la sacralità atea della mafia. Quali sono i motivi di questo differente giudizio? Quali le ragioni di questi errori e di questi ritardi?". La relazione del procuratore si concluse con un lungo applauso di molti partecipanti al convegno, che si alzarono in piedi "come davanti al Vangelo": così commentò con un sorriso il cardinale Pappalardo. Altri convegnisti rimasero in silenzio e poi criticarono il magistrato.L'arcivescovo di Palermo, nell'omelia pronunciata nel Duomo di Catania a conclusione dei lavori, diede spazio al processo di revisione, pur sottolineando che "non erano mancate negli ultimi decenni le aperte condanne" dei mafiosi: "Ci siamo interrogati, come singoli e come Chiesa, - disse il cardinale Pappalardo, riferendosi al convegno - rendendoci conto che non sempre, forse, nel passato sono state chiaramente percepite l'intrinseca gravità e le nefaste conseguenze tanto sociali che ecclesiali del fenomeno mafioso, fino a ingenerare l'impressione che certi diffusi silenzi o non troppo esplicite ed articolate condanne potessero essere segno di insensibilità o di tacita convivenza".


Quanto alla Chiesa "tra le invocazioni di perdono che abbiamo elevato al Signore in questi giorni c'è stata anche quella per tutte le volte in cui la nostra pastorale, meno sollecita nei confronti di mali così grandi, è servita solo per noi stessi, mortificando la nostra missione di annuncio". Il comunicato dell'Ansa…"Per la prima volta nella storia nel piccolo comune di Sant'Onofrio non si celebra l'antico rito dell'Affruntata, la processione sulla risurrezione del Cristo e l'incontro con San Giovanni e la Madonna. A Sant'Onofrio è giunto il Vescovo, mons. Luigi Renzo, per celebrare la messa alla quale non sono state ammesse le riprese televisive. In paese c'è malumore e delusione. La processione dell'Affruntata, invece, si è svolta regolarmente a Stefanaconi.Non è tuttavia la prima volta che la processione subisce 'contraccolpi' prodotti dai tentativi di allontanare esponenti delle cosche da questo rito popolare facendo così venir meno il loro 'prestigio'. Nel 2010, ad esempio, l' Affruntata fu posticipata di una settimana dopo che, nella notte precedente l'evento, la 'ndrangheta aveva sparato alcuni colpi di arma da fuoco contro il cancello della casa dell'allora priore della confraternita del Santissimo Rosario, Michele Virdò, che da sempre organizza la cerimonia. 

A seguito dell'episodio di intimidazione, dovuto all'applicazione del divieto di portare le statue dei santi ad esponenti ricollegabili alle cosche locali, voluto dal vescovo di Mileto, Luigi Renzo, l'autorità religiosa ed il parroco del paese, Don Franco Fragalà, avevano sospeso la cerimonia che poi fu celebrata sette giorni dopo. L'anno successivo, stesso copione con l'intimidazione alla squadra di calcio locale, a ridosso della Pasqua scelta dalla chiesa per portare le statue, e la decisione della Prefettura di Vibo di assumerne la gestione ridando ai ragazzi del sodalizio sportivo la possibilità di portare le effigi.  Il vescovo di Mileto Luigi Renzo, ha celebrato la messa ma ha criticato le modalità della decisione: 'Se si fosse trovata una soluzione condivisa ne avrebbero giovato tutti'. Si è svolta invece regolarmente la processione a Stefanaconi, in un paese presidiato dalle forze dell'ordine. Il prelato aveva dichiarato…""Se si fosse trovata una soluzione condivisa ne avrebbero giovato tutti". Lo ha detto il Vescovo di Mileto, mons. Luigi Renzo, all'arrivo a Sant'Onofrio dove celebrerà la messa di Pasqua dopo l'annullamento della processione dell'Affruntata."Sono venuto a Sant'Onofrio - ha aggiunto il presule al suo arrivo - a portare la mia solidarietà e vicinanza alla popolazione che ha dovuto rinunciare al rito dell'Affruntata. Se mi avessero interpellato al momento opportuno sarei intervenuto io in prima persona. 

Dopo una lunga giornata convulsa e piena di tentativi di mediazione alla fine è stato deciso che a Sant'Onofrio la processione dell'Affruntata quest'anno non si farà e sarà sostituita da una messa celebrata dal vescovo di Mileto, mons. Luigi Renzo. Il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Vibo Valentia aveva deciso il "commissariamento" delle due processioni dell'Affruntata, la sacra rappresentazione della rivelazione del Cristo alla Madonna dopo la Resurrezione, disponendo che il trasporto delle statue in spalla doveva essere fatto dai volontari della protezione civile. Questa scelta però non è piaciuta alle popolazioni dei due Paesi e nemmeno al Vescovo il quale non ha esitato ad affermare che "queste decisioni spettano a noi ed invece sono stato completamente bypassato". "La popolazione - ha aggiunto il Vescovo - si è ribellata all'imposizione che fosse la protezione civile a portare le statue. E proprio perché il paese è in fermento si è deciso di non fare la processione ed io mi recherò a celebrare la messa di Pasqua". Senza dietrologìa…Riforma… Controriforma (basti pensare alle 95 tesi di Lutero e allo scoppio della Riforma protestante, che ebbe come causa scatenante proprio lo scandaloso commercio delle indulgenze favorito dalla Chiesa di Roma). 

La chiesa cattolica, insegna che per i peccati commessi dopo il battesimo è previsto il sacramento della Riconciliazione, in base al quale, per ottenere l'assoluzione, il fedele deve passare attraverso gli atti di: pentimento, confessione al sacerdote cattolico (l'unico in grado di perdonare in nome di Cristo), e penitenze (consistenti in preghiere, opere di carità, rinunce, pellegrinaggi, ecc). Non è questa la sede per certi approfondimenti, ma a nostro avviso, si scavano altri solchi. La Chiesa come tutti sanno, ha le sue  colpe. Come tanti Papi hanno ammesso. Quella del Ventesimo e Ventunesimo Secolo, ha la colpa di aver allentato la presa. Di non aver vigilato. Di non aver vegliato. Di non aver seguito il dettato del Vangelo, della Bibbia. Mafia o non mafia, sempre uomini sono. I Papi, sono stati tantissimi. Ma pochi quelli "veramente" illuminati e coraggiosi come San Karol Wojtyla che nella Valle dei templi ad Agrigento ammonì i peccatori, con un anatema entrato nella Storia, non solo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana:" "Che sia concordia! Dio ha detto una volta: non uccidere! Non può l'uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione… mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio! Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte! 

Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via, verità e vita. Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta, un giorno, verrà il giudizio di Dio!". Giovanni Paolo II, che l'8 marzo 2000 pronunziò la richiesta di perdono per tutti i mali, inferti dalla Chiesa nei secoli a tutta l'umanità. L'Inquisizione, speciale tribunale ecclesiastico della Chiesa cattolica romana, che aveva come scopo quello di combattere e sopprimere ciò che essa considerava essere eresia, nata in Francia (1198), si estese successivamente in Spagna. Il Papato lo istituì, quando constatò la sua impotenza dinanzi ai progressi dei Catari e dei Valdesi cristiani protestanti. Lotta alla 'ndrangheta? Va bene! Ci sono mezzi e strumenti; modi e maniere. Ma non si possono negare a cuor leggero, i diritti sacrosanti ed inviolabili del fedele. Frutto di sanguinose conquiste millenarie; a parte le persecuzioni imperiali e le stragi della Santa Inquisizione; le stesse autorità ecclesiastiche cattoliche,  forniscono le dettagliatissime prove storiche delle stragi compiute in nome di Dio; non come atto di fede, come essi definivano gli omicidi degli eretici, bensì come spietata repressione delle opinioni altrui.La cronaca, i magistrati, i libri, i giornali, gli antropologi, hanno chiarito sino alla nausea, come le mafie riescano abilmente a mescolare il sacro col profano. Nei loro riti esoterici figurano Gesù Cristo, la Madonna, San Michele Arcangelo, il Santuario di Polsi, San Giovanni, San Pietro e via di sèguito. La Chiesa non ha vigilato, si diceva, ma quelli che l'hanno fatto, hanno vinto, grandi battaglie… Don Luigi Ciotti, don Giacomo Panizza, don Antonio Mazzi, don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana, don Giosafatto Trimboli, tanto per citare 

Domenico Salvatore


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