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Desio (MI), ma i capibastone della locale di 'ndrangheta sono di Melito Porto Salvo (Domenico Zema) e Montebello Jonico( Giuseppe Pensabene)?

La Polizia di Stato di Milano, diretta dal questore Luigi Savina, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia  meneghina diretta dal procuratore capo della Repubblica Edmondo Bruti Liberati e coordinata dall’aggiunto Ilda Boccassini, ha eseguito numerosi arresti nei confronti di appartenenti alla ‘ndrangheta operante in Lombardia, e in particolare in Brianza. L’accusa è di: associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito e intestazione fittizia di beni e società. La sede era in Lombardia. Le indagini degli uomini della Squadra Mobile,  guidata dal primo dirigente Alessandro Giuliano, hanno evidenziato che il sodalizio, assumendo anche la reggenza della ''locale'' 'ndrangheta di Desio (espressione della famiglia calabrese in Brianza), ha approntato e gestito a Seveso (MB) una vera e propria ''banca clandestina'' attraverso cui sono stati commessi i reati, anche grazie ad un'ampia rete di società di copertura e alla collusione di dipendenti postali e bancari e di imprenditori. Gli scagnozzi di Pensabene potevano prelevare da 30 fino a 100 mila euro al giorno per i loro affari, approfittando anche della complicità di dirigenti che autorizzavano il prelievo di contante eludendo gli obblighi previsti dalle leggi antiriciclaggio o sulla limitazione del contante
MILANO BRIANZA, MA LA ‘NDRANGHETA AVEVA APERTO A SEVESO, UNA…”FILIALE” DELLA BANCA D’ITALIA? ED AVEVA PURE LA SANTA BENEDIZIONE DEL…”PAPA” GIUSEPPE PENSABENE 47 ANNI, PADRINO DI DESIO, ORIGINARIO DI MONTEBELLO DI REGGIO CALABRIA
Domenico Salvatore

La ‘ndrangheta cambia pelle? Forse, ma l’imperativo categorico dei “Mastri di seta” è di non sparare. Ci sono altri modi e maniere; se non mezzi e strumenti per ottenere il risultato programmato. Il controllo del territorio, indispensabile, per fare business. L’esordio di un nuovo filone della “Gramigna” Spa: le Poste Italiane, diventate la succursale della “bacinella”di un boss della ‘ndrangheta, nato e cresciuto sulla ‘punta’ dello “Stivale” Affiliato con il clan degl’Imerti di Fiumara di Muro e trapiantato in Brianza; nei pressi della grotta di Alì Babà…Apriti Sesamo! La compravendita del denaro ad usura, per ‘strozzare’ gl’imprenditori. Come procurare cinque-dieci milioni di euri in pochi giorni e riciclarne a centinaia in un mese. Roba da far girare la testa come una trottola. Un anonimo insospettabile tugurio di Seveso, che ricorda vagamente, la stamberga di Corleone (Montagna dei cavalli) dove l’11 aprile 2006, l’attuale Capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, strinse le manette intorno ai polsi del mammasantissima Bernardo Provenzano, inteso ‘U zu’ Binnu, capo dei capi della Cupola. Se non, la topaia di Santa Venere, dove il ‘condor’ dell’Aspromonte Valerio Giardina e la buon’anima del colonnello Antonio Fiano, comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria,  il 18 febbraio del 2004, arrestarono il capo dei capi della ‘ndrangheta, Giuseppe Morabito, inteso ‘U Tiradrittu, padrino di Africo. Una catapecchia, non il bunker dei dobloni d’oro di Paperon dei Paperoni, dove si asciugano con il fono, i soldi di provenienza illecita, da tenere nel vetro, prima di riciclarli. La Lombardia, regione più ricca d’Italia, da colonizzare, provincia per provincia;  da sottomettere, città per città; da soggiogare, quartiere per quartiere; da subordinare, isolato per isolato; da asservire, strada per strada; da schiavizzare al Comune, alla Provincia ed alla Regione; un serbatoio di quattrini da ciucciare per dodici mesi all’anno. I

l Comune di Sedriano è stato sciolto per mafia. Il sindaco era a disposizione della ‘ndrangheta. Migliaia di miliardi per comprare tutto, intestandolo a prestanome o esportando fiumi di capitali all’estero. Un altro presunto padrino della ‘ndrangheta, è stato ‘sbattuto ‘ in prigione per associazione mafiosa. Il boss Giuseppe Pensabene, mammasantissima di Desio, locale già decapitata dall’operazione Crimine-Infinito del 13 luglio 2010, in passato, guidato dal presunto boss Paolo Crea, è stato arrestato. Sotto a chi tocca. I sottocapi o vice-padrini, già attendono l’investitura ufficiale.  I capitali freschi, in contanti, provenienti da attività illecite e che i membri del clan, Roberto Morgante e Vincenzo Cotroneo, mettevano a disposizione di Pensabene,  venivano impiegati in vari modi: con l’usura classica, prestando denaro a imprenditori e commercianti lombardi con un interesse del 20% mensile; oppure,  messi da parte venivano esportati in Svizzera e San Marino e riutilizzati dall'organizzazione attraverso l'acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione. I membri dell'organizzazione avevano anche  predisposto una raccolta di denaro per sostenere i familiari di 'ndranghetisti detenuti. Nella banca clandestina venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari; parte integrante della così detta ‘zona grigia’. 

Domenico Zema, (genero di Annunziato Moscato?), ex assessore in un comune della Brianza e uno dei presunti capi della locale di 'ndrangheta di Desio, avrebbe portato ''voti'' a favore dell'ex assessore regionale lombardo Massimo Ponzoni. Lo sostiene in una telefonata intercettata il presunto boss Giuseppe Pensabene e i suoi sodali, tutti eredi della locale di Desio già decapitata dall’inchiesta Infinito del 2010. La ‘ndrangheta, come hanno più volte riferito i pentiti e confermato le carte processuali e le intercettazioni, non abbandona nemmeno i carcerati od i latitanti. Le vedove ed i ‘soldati’. I membri dell'organizzazione, avevano anche preparato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di 'ndranghetisti detenuti. Nella banca clandestina venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari; parte integrante della così detta ‘zona grigia’.Le mani in pasta pure nel pallone? Sai che novità?! Il procuratore capo della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati, cade dalle nuvole. Il responsabile della DDA, Ilda Boccassini, ed il p.m. Giuseppe D’Amico, stentano a credere: “ Abbiamo trovato imprenditori usurati e malmenati che hanno preferito non denunciare". Le carte giudiziarie però lasciano pochi dubbi al riguardo. 

Il vicepresidente del Genoa, Antonio Rosati, già presidente del Varese calcio, il direttore generale della Spal, Giambartolo Pozzi, (Walter Mattioli, presidente della Spal 2013 che la scorsa estate ha riportato i biancazzurri tra i professionisti prende le distanze dalla vicenda che coinvolge l'ex digì Bortolo Pozzi, perchè «sporca il nome e l'immagine della Spal: noi c'entriamo nulla, la nostra società ha niente a che vedere con la vecchia 1907 di Butelli e Pozzi  estromessa dal professionismo nell'estate del 2012), il presidente della Nocerina Giuseppe De Marinis pestato sino al distacco della retina per un debito usuraio, non hanno mai denunciato i loschi traffici. Scoperchiato anche il vaso di Pandora della così detta “zona grigia”. Vincenzo Bosco e Walter Alessandro La Coce, direttore e vicedirettore dell'ufficio postale di Paderno Dugnano (Milano), ai domiciliari con l’accusa di corruzione,secondo l’accusa, avrebbero autorizzato "sistematicamente presso i loro sportelli le operazioni di prelievo di ingenti somme di denaro contante" per la cosca. I sodali di Pensabene, secondo l’accusa, potevano prelevare fino a 200mila euro per volta anche quando il conto corrente della società di copertura non aveva più disponibilità. Le cisterne da cui pappare soldi necessari, raggirando normative e controlli, erano alcuni uffici postali… Paderno Dugnano, Desio, Cinisello Balsamo, Rho, Cesano Maderno, Seveso, Seregno. Dice ancora Giuseppe Gennari:” A volte si tratta di omertà indotta dal timore. Altre volte l'impresa è in rapporto diretto con l'organizzazione mafiosa, fino ad arrivare a veri e propri episodi di collusione”. 

Non sorprende nemmeno che la ‘ndrangheta si sia inventato una banca per il riciclaggio del denaro sporco. Il gip Giuseppe Gennari, 40 anni, tante inchieste al suo attivo, ha spiegato le progative della ‘Gramigna’. Il procuratore nazionale aggiunto Vincenzo Macrì, negli Anni Ottanta e Novanta, ha chiarito in tutte le salse, che la ‘ndrangheta si sarebbe impadronita di Milano e della Lombardia; poi del Piemonte, della Liguria e dell’Emilia Romagna e piano piano di tutte la Pianura Padana, ma nessuno gli credette. Fece la fine di Cassandra e Laocoonte. Lo disse Alla Commissionae Parlamentare Antimafia; al CSM; al Parlamento; in assemblea; all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario; sui giornali e le agenzie di stampa, alla radio ed in televisione; nelle interviste e sui libri. Disse chiaro, forte e tondo, l’attuale procuratore generale di Ancona, che la ‘ndrangheta, fosse, già allora, la mafia più forte. Tempo, fiato e fatica sprecati. Era come parlare al muro. I procuratori suoi colleghi, si facevano il risolino sotto i baffi. I Prefetti, i Questori, i Sindaci e Presidenti della Provincia, ed altri pezzi della società civile, non ne volevano neppure sentir parlare; e lo dichiaravano sulla stampa ed in assemblea…

”La mafia a Milano e in Lombardia, non esiste. Non c’è nemmeno l’ombra. Le nostre regioni sono pulite ed esenti”. Anzi si arrabbiavano pure se qualcheduno insistesse o lo mettesse in dubbio. E che c’è di  sorprendente? Sino all’altro giorno erano convinti di tutto ciò. Solo l’assegnazione dell’Expo a Milano, servì per aprire gli occhi. Ma il gip Giuseppe Gennari sibila…“Nelle nostre indagini trattiamo nomi della mafia milanese e lombarda noti a tutti da oltre vent'anni. Come fanno i politici a dire di non conoscerli?” C'è un radicamento storico nell'area lombarda da parte di organizzazioni mafiose. E la politica è troppo interessata a raccogliere facilmente voti”. L'insediamento della 'ndrangheta al Nord Italia, ha tutta una sua peculiarità rispetto alle altre organizzazioni mafiose. Difatti al nord, fonte Wikipedia, vi sono delle vere e proprie filiali fisse delle cosche-madre della Calabria. Quindi un maggior controllo del territorio. Un esempio eclatante è la 'ndrina dei Mazzaferro: Giuseppe Mazzaferro controllava le "locali" (insieme di più 'ndrine) di Lombardia, Francesco Mazzaferro Torino e Vincenzo Mazzaferro Gioiosa Jonica, il luogo d'origine della 'ndrina. Le altre organizzazioni invece si stabiliscono al nord solo per il periodo dell'affare da stipulare. Questo fenomeno si è comunque esteso all'intero paese. Inizialmente scelgono paesi, anziché grandi città come basi operative per ricreare lo stesso ambiente d'origine e per un controllo migliore del territorio. Si potrebbe datare l'inizio della presenza mafiosa dagli anni cinquanta. 

Il primo capobastone di rilievo ad arrivare al nord è Giacomo Zagari di San Ferdinando nel 1954, della piana di Gioia Tauro. Vive per un periodo a Gallarate e poi si trasferisce a Buguggiate.Molti 'ndranghetisti vengono mandati anche dallo stato in soggiorno obbligatorio. Questa procedura si rivelò controproducente, poiché i mafiosi ritrovarono lo stesso ambiente che lasciavano, e per il fatto che ormai ci si poteva spostare e comunicare velocemente in tutta Italia e tenere ugualmente i contatti con la Calabria. Negli anni settanta con il caso Teardo venne alla luce la presenza di cosche in Liguria: Asciutto, Grimaldi, Bruzzaniti, De Stefano (esponenti del calibro di Paolo Martino e Vittorio Canale), e altre. Nella regione esiste anche una struttura della 'ndrangheta di enorme rilievo: la "camera di compensazione", che ha il compito di gestire e organizzare le attività mafiose della regione con quelle dei "locali" di Nizza e della Costa Azzurra.. A Desio si insediano gli Iamonte-Moscato. Ma è negli anni ottanta che la 'ndrangheta cominciò a investire al nord i proventi illeciti e al controllo dei mercati illegali. I mafiosi acquistarono immobili, alberghi, discoteche, imprese commerciali. Penetrarono nelle imprese che fallirono e successivamente se ne impossessarono. 

Nel 1985 a Buccinasco (MI) si svolse un incontro fra Sergi e Papalia per il controllo del traffico di eroina. Nel milanese sono gli anni di Giuseppe Flachi e Franco Coco Trovato. Negli anni novanta Cosa nostra lascia il passo alla 'ndrangheta che si insedia in modo ancora più preponderante. Ciò, è dovuto anche alle azioni giudiziarie da cui è stata colpita Cosa nostra, e al numero notevolmente inferiore di pentiti. La 'ndrangheta inoltre ha intrecci con la politica al nord, come dimostrato da alcuni episodi avvenuti in Lombardia, Liguria e Piemonte. Nel 1995 venne sciolto per mafia il consiglio di Bardonecchia, primo caso al nord. Sempre in questo periodo vi furono le operazioni "Wall Street", "Count Down", "Hoca Tuca", "Nord - Sud", "Belgio" e "Fine". che arrestarono in Lombardia oltre 3 000 persone. Le 'ndrine colpite furono: Flachi, Trovato, Papalia, Sergi e Morabito e Paviglianiti. A seguito delle operazioni nel 1995 si avviò il maxiprocesso conclusosi nel 1997 con condanne pesanti verso numerosi imputati.Oggi le cosche nel sud di Milano (specie quelle dei Barbaro, Papalia e Sergi) monopolizzano appalti e subappalti nel campo edilizio e il traffico di cocaina. Si può affermare che sul territorio milanese sono presenti in modo diretto o rappresentate con alleanze tutte le 'ndrine calabresi.

È molto forte anche la presenza delle cosche crotonesi, i Farao e Oliverio e gli Arena specialmente, come è emerso nel 2009 dall'operazione Isola a Monza e dai numerosi arresti di ciò che era la Locale di Lonate Pozzolo. I lavori per l'EXPO 2015 di Milano sono tuttora ad altissimo rischio infiltrazioni delle cosche. Il 13 luglio 2010 viene scoperta una nuova struttura nel Nord Italia chiamata Lombardia che federa i locali del settentrione ma sempre alle dipendenze dei mandamenti calabresi. Il capo della Lombardia Carmelo Novella è stato ucciso a San Vittore Olona nel 2008 perché esigeva più indipendenza dalla Calabria, e fu sostituito il 31 ottobre 2009 con il platiota corsichese Pasquale Zappia in una riunione presieduta da Giuseppe Neri a Paderno Dugnano, incaricato anche di costituire una camera di controllo per gestire i vari locali lombardi. La relazione della DIA al Parlamento, riguardo al 1º semestre 2010, rileva "nel Nord, soprattutto in Lombardia, una costante e progressiva evoluzione della 'ndrangheta" che si muove attraverso "consenso" e "assoggettamento"; così determinando "un vero e proprio condizionamento ambientale che si è insinuato a tutti i livelli da quello sociale a quello economico e politico-amministrativo".Il 21 ottobre 2011, il presidente della Commissione antimafia Giuseppe Pisanu afferma che in Liguria la criminalità organizzata calabrese è ben radicata e si interessano del settore edilizio, appalti in genere, traffico di armi e droga, ciclo dei rifiuti, gioco d'azzardo lecito e illecito.

A fine 2012 cade la giunta regionale della Lombardia a causa dei ripetuti indagati in consiglio regionale e per ultimo il coinvolgimento dell'assessore PDL Zambetti accusato di aver preso voti da Giuseppe D'Agostino dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara alle ultime elezioni.. Il lancio dell’Ansa come di consueto è tempestivo ed illuminante …”Decine di arresti in Lombardia e in altre regioni italiane al termine di un'indagine nei confronti di presunti appartenenti alla 'ndrangheta operanti in Brianza. Anche perquisizioni e sequestri di beni mobili, immobili e società per un valore di decine di milioni di euro.L'inchiesta, condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla Dda milanese, ha portato all'emissione di 40 ordinanze di custodia cautelare (21 in carcere e 19 ai domiciliari). Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni e società. L'organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe più volte fatto ricorso all'intimidazione e alla violenza mentre in più occasioni sarebbe intervenuta per pacificare i dissidi sorti all'interno della stessa 'locale' di 'ndrangheta o con altre organizzazioni criminali.

Vittime dell’usura anche due dirigenti sportivi: il vice presidente esecutivo del Genoa Antonio Rosati, e il dg della Spal Giambortolo Pozzi tra gli imprenditori finiti nella morsa dell'organizzazione della 'ndrangheta smantellata. Lo hanno precisato in conferenza stampa in Questura a Milano. Fanno parte di una lunga lista di imprenditori diventati vittime.  Agli atti dell'inchiesta anche una telefonata del boss della cosca di Desio, Giuseppe Pensabene, secondo cui Domenico Zema, ex assessore in un comune della Brianza e uno dei presunti capi della 'ndrangheta di Desio, avrebbe portato voti a favore dell'ex assessore regionale lombardo Massimo Ponzoni, 'braccio destro di Formigoni'. Tra i collaboratori più strategici del gruppo emerge Emanuele Sangiovanni, broker e titolare di una serie di società svizzere (ma anche una inglese con sede a Hong Kong) che servivano all’organizzazione per schermare il denaro e il patrimonio immobiliare acquisito in modo illecito.  L'organizzazione aveva a Seveso una vera e propria banca clandestina, in cui venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari I capitali accumulati, hanno inoltre accertato gli inquirenti e gli investigatori, oltre ad essere esportati in Svizzera e a San Marino venivano reimpiegati dall'organizzazione attraverso l'acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione. 

Secondo gli inquirenti, inoltre, i membri dell'organizzazione avevano anche organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di 'ndranghetisti detenuti.  Giuseppe Pensabene, il presunto capo del clan della 'ndrangheta radicata in Brianza smantellato con un'operazione della Dda di Milano, era "una sorta di 'Banca di Italia'". Lo scrive il gip di Milano Simone Luerti nell'ordinanza di custodia cautelare riportando le parole di uno degli arrestati che così descrive in un'intercettazione il presunto boss. Non è un'esagerazione affermare, scrive il gip nell'ordinanza a carico di 40 persone ''che Pensabene ed il suo gruppo criminale hanno operato come una vera e propria banca clandestina, gestendo flussi di denaro liquido ingentissimi sicuramente di provenienza delittuosa, ed investendolo in operazioni finanziarie e speculazioni immobiliare illecite''. L'enorme disponibilità di denaro liquido, spiega ancora il giudice Luerti, ''da parte di Pensabene Giuseppe giustifica pienamente, e rende perfettamente calzante, l'affermazione di Morabito Maurizio, nel corso della conversazione ambientale del 03.08.2011, alle ore 16.54, quando, dopo avere riepilogato le consistentissime somme di denaro investite nei diversi affari, lo stesso Morabito definiva Pensabene come una sorta di 'Banca di Italia'''. 

Morabito intercettato diceva: "ah, già stasera la devi vedere? Mannaggia ... ci vuole la Banca di Italia per davvero con te … e abbiamo bisogno della Banca di Italia? Tutti i giorni abbiamo … 50, 60, 30 …''. Si riferisce, chiarisce il gip, ''a somme di denaro contante variabili dai 30 ai 60 mila euro''.Il giudice, spiega l’omertà degli imprenditori: "Nessuno degli imprenditori o commercianti vittima di usura ha mai presentato denunzia all’autorità giudiziaria; ciò si spiega chiaramente se si tiene conto della strategia intimidatoria tipicamente mafiosa, a volte esplicita e sfociata in concrete condotte estorsive, a volte più sottile ed implicita, esercitata dall’associazione mafiosa nei loro riguardi, strategia che ha determinato chiaramente un diffuso clima di soggezione e di omertà per i debitori usurati ed intimiditi. La presente indagine che si inserisce e costituisce integrazione e sviluppo delle altre rilevanti indagini dirette dalla Dda di Milano sul fenomeno della ‘ndrangheta lombarda, rende evidente come tale struttura criminale essenzialmente unitaria risulti essersi infiltrata in taluni settori strategici della economia nazionale". 

ll capo della Squadra Mobile di Milano, Alessandro Giuliano afferma:” Se l'organizzazione 'ndranghetista è riuscita ad arricchirsi e diventare così potente, è stato anche per colpa della collusione di imprenditori e di altre figure che non c'entrano nulla col mondo criminale”. Il riciclaggio del denaro sporco, con un gettito prossimo ai cinquanta mila miliardi, rappresenta per la ‘ndrangheta spa, una delle prerogative più importanti. Per questo motivo la ‘Gramigna’ è sempre protesa alla ricerca di “lavanderie”, per purificarli. Ma lo Stato vigile, tempestivo ed efficace, ha vinto, anche stavolta. Un’altra battaglia, tuttavia, la guerra è lunga. I colpi, sono terribili, ma “l’idra di Lerna”, riesce sempre a rigenerarsi. La ‘Medusa’, ancora paralizza e spadroneggia, con il suo sguardo pietrificante. Serve tempo, pazienza e denaro da investire nella lotta alla mafia. La “Gramigna” in Lombardia, a Milano, polmone economico del Paese, c’è ed è molto forte. Continuare a negare l’ esistenza, facilita la sua espansione sul territorio e ritarda la soluzione del problema , a data da destinarsi.
Domenico Salvatore


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