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UE, dismissione programma Pead: una mannaia che si abbatte sui poveri

Un decisione rischiosa presa ancora una volta sulla pelle dei più deboli. La fine del programma Pead (Programma europeo di aiuti alimentari agli indigenti) prevista da gennaio 2014 potrebbe seriamente compromettere l’accesso al cibo - a causa dei tagli per l’erogazione dei finanziamenti Ue destinati agli aiuti alimentari - a poveri e gli indigenti, stante una sentenza della Corte di Giustizia sollecitata su ricorso della Germania che inteso contestare la natura prettamente sociale e non agricola del programma, che ha rivisto l’utilizzo dei fondi medesimi rideterminandone la competenza in capo ai singoli stati. Un brutto colpo anche per le numerose associazioni di volontariato spalmate sul territorio che proprio grazie a questo programma hanno finora potuto garantire la redistribuzione di cibo e derrate alimentari ai bisognosi.  Fu Jacques Delors ha lanciare nel 1987 il progetto di impiegare le migliaia di tonnellate di prodotti alimentari accumulati nei depositi dell`Ue quali eccedenze delle regole della politica agricola comune che venivano praticamente stivate sotto forma di scorte di emergenza e che hanno permesso di garantire – almeno fino al 2013 - un pasto caldo alle fasce più deboli della popolazione. E di ben 90 milioni di euro di aiuti ha potuto godere l’Italia, prima beneficiaria del programma, somme r-distribuite sul territorio ai diversi enti caritativi e sociali (come Caritas o Banco Alimentare) che operano a favore degli indigenti grazie all’impiego specifico per l’acquisto di derrate alimentari e che ora, stante il passaggio di competenze dal Ministero dell’Agricoltura a quello del Welfare (che si dovrà davvero industriare per impiegare l’esiguità dei finanziamenti) ne dovrà rivedere l’utilizzo sulla base di una platea non più specifica e peraltro composta da indirizzi di servizio ai cittadini molto più ampli e generici. Il rischio è quello di azzardare l’ennesimo dramma sociale in una Europa burocratizzata sempre più attenta alla forma e poco alla sostanza, più intenta a seguire cervellotiche quadrature di bilancio che a perseguire i veri bisogni dei suoi cittadini. Un verdetto che “gode” anche dell’aggravante del silenzio e della quasi totale indifferenza mediatica ma che impatterà concretamente e non poco sul terzo settore e sui quasi 3,4 milioni di persone che oggi in Italia vivono in situazioni di povertà assoluta a cui si dovrà anche spiegare come e perché - per via di capziosi cavilli legali sollevati da stati membri piuttosto benestanti quali Germania, Regno Unito od Olanda - non si potrà più garantire il diritto alla sopravvivenza.        

 

Giuseppe Campisi        

 


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