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Ma il processo "Nuovo potere" alla 'ndrangheta di Roghudi e Roccaforte del Greco, ha fatto splash-down? Colpo di spugna della Suprema Corte di Cassazione

Le'ndrine di Roghudi e Roccaforte del Greco (Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli-Stelitano) erano state debellate, se non  azzerate dall'omonima operazione della DDA, diretta a suo tempo dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, trasferitosi Lari e Penati, sulle rive del Tevere, scattata il 13 gennaio 2012. Eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale, articolazione compagnia di Melito Porto Salvo. Grazie alle accuse, del p.m.dottor Antonio De Bernardo alimentate dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carlo Mesiano, anche lui imputato nel processo e condannato in appello a un anno e otto mesi. Secondo l'accusa le cosche controllavano tutto. Compresi gli appalti e l'elezione del sindaco e della Giunta, sciolto per tre volte, record nazionale

SI STA SGONFIANDO IL PROCESSO "NUOVO POTERE", LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE HA ACCOLTO LE ISTANZE DELLA PROCURA GENERALE E DELLE DIFESE, MOLTI SONO STATI SCAGIONATI, QUALCHEDUNO Ể AGLI ARRESTI DOMICILIARI

Moderata soddisfazione tra i banchi degli avvocati per l'ennesimo successo, ma ancora non si grida "vittoria". Il collegio di difesa ( sulle spalle, un  grosso bagaglio di esperienza, competenza, professionalità, grinta e mordente): Nico D'Ascola, Antonio Managò, Maurizio Punturieri, Francesco Floccari, Loris Nisi, Basilio Pitasi, Corrado Politi, Carlo Morace, Umberto Abate, Paola Carbone, Giacomo Iaria, Antonino Aloi, Pietro Catanoso, Giovanni Antonio Gurnari, è riuscito a smontare il castello delle accuse, pezzo per pezzo
Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA- Lo Stato di diritto od altra denominazione vince sempre. Quando bisogna garantire l'ordine pubblico e la sicurezza; e quando occorre assicurare pure alla Giustizia i malfattori, i malavitosi, i mafiosi. Comunque i soggetti che infrangano il codice penale. Ma lo Stato, garantisce il diritto alla difesa, sino al terzo grado di giudizio ed anche oltre. Il cittadino ( non solo se ha i mezzi economici e la fortuna), ha la facoltà di dimostrare la sua innocenza. La Giustizia, fa un passo indietro e riconosce il diritto sacro, santo ed inviolabile del cittadino. Vince la democrazia e la libertà. Vince la Carta Costituzionale. Anche i vituperati giornalisti, hanno riportato la notizia. Un loro diritto-dovere. Non sono speculatori, profittatori e sfruttatori, ma informatori; se non pennivendoli, scribacchini, ficcanasi ed impiccioni. Sanno bene gli avvocati, quale sia il ruolo della comunicazione, della stampa, dell'informazione. Lo sanno bene, anche i loro clienti, che spesso e volentieri e talora a sproposito, mostrano i muscoli e digrignano i denti. La notizia, dice Luigi, quando c'è, va data. E questo è lapalissiano. Amen!  Ma anche l'assoluzione o lo sconto di pena è una notizia; e, va data. Ovvero la non colpevolezza. Tutto da rifare dunque. Si torna in Corte d'Assise d'Appello. Così ha stabilito in terzo grado, la Suprema Corte di Cassazione. Per questo si erano battuti gli avvocati, il fior fiore del Foro "riggitano" e per la verità, in parte, ne conveniva pure il P.G. Francesco Mollace; sebbene avesse contestato il mancato riconoscimento delle aggravanti legate all'associazione mafiosa. Sul banco degl'imputati, le 'ndrine dei locali di Roccaforte del Greco e di Roghudi, considerati cerniera fra la città e il Mandamento Jonico, Scagionato Vincenzo Gullì, che era stato condannato in primo grado a 12 anni per tentato omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso e assolto con formula piena, quindi assolto in secondo grado.  I giudici di Cassazione hanno rigettato il ricorso per quattro capi di imputazione. Massimo Idà, Vincenzo Pasquale Ivan Romeo, Annunziato Iaria, Antonino Pannuti,   Francesco Pangallo   Domenico Carmelo Iaria,  Agostino Palamara, Pietro Verno, Giovanni Pangallo,  Domenico Proscenio,  Francesco Pangallo e Domenico Carmelo Iaria, Francesco Pangallo '74 e Andrea Pasquale Mesiano, ma anche Natale Tripodi, Arnaldo Proscenio e Carmelo Rocco Iaria, che si erano dichiarati non colpevoli, possono guardare con rinnovata fiducia nella Giustizia e speranza per il nuovo processo. I loro legali di fiducia, avevano  contestato la sentenza di secondo grado, sottolineando il mancato riconoscimento delle attenuanti per i loro assistiti. Tranne, Domenico Carmelo Iaria, Giovanni Pangallo, Domenico Proscenio, Pietro Verno e Agostino Palamara, 

Dal secondo grado, la Corte d'appello di Reggio Calabria, che era presieduta dal giudice Rosalia Gaeta, con a latere Adriana Costabile e Angelina Bandiera, era giunta una valanga di assoluzioni (tredici) e riduzioni di pena per i 27 imputati Lo stesso Vincenzo Gullì, condannato in primo grado a 12 anni per tentato omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso, era stato  assolto con formula piena. Come pure:Domenico Attinà, condannato in primo grado a 7 anni, Massimo Idà, in prima istanza condannato a 6 anni e 8 mesi,  Annunziato Iaria,  Carmelo Rocco Iaria ed Arnaldo Proscenio; tutti assolti per non aver commesso il fatto.  Cancellate le condanne inflitte in primo grado a Domenico Pangallo, condannato in prima istanza 7 anni, Bruno Pizzi (3 anni e 4 mesi), Filippo Stelitano (7 anni), Natale Tripodi (6 anni e 8 mesi), Francesco Romeo (3 anni e 4 mesi), Vincenzo P. Romeo (6 anni e 8 mesi), Carmelo Iaria, condannato a 8 anni e due mesi di reclusione al posto dei 12 anni e 6 mesi in primo grado, Agostino Palamara,  condannato a 4 anni e 8 mesi rispetto ai 6 anni e 8 mesi inflitti in primo grado e Giovanni Pangallo, che passa da 10 anni di reclusione a 6 anni e 8 mesi e Francesco Pangallo, che passa dai 13 anni inflitti in prima istanza, ai 9 comminati in appello. Riduzioni di pena per Pietro Verno, che dovrà scontare 6 anni e 8 mesi, al posto dei 10 inflitti in primo grado e Vittorio Verno, la cui condanna è passata da 7 anni e 6 mesi a 4 anni e 8 mesi. Riduzione per Teodoro Spanò, condannato in appello a 2 anni,  a fronte dei 9 rimediati in prima istanza.  Andrea Pasquale Mesiano, ha rimediato  una condanna a 8 mesi più 400 euro di multa a fronte dei 2 anni e 8 mesi in primo grado. Ed ancora, un anno ad Antonino Pannuti , in prima istanza aveva rimediato 3 anni e 4 mesi. Ma non tutti ridono. Andrea Mesiano, mastica amaro; passa da un'assoluzione a una condanna a 1 anno più 1400 euro di multa, con pena sospesa.  Mugugna anche Francesco Pangallo, condannato in prima istanza a 4 anni e 8 mesi. La Corte d'appello ha stabilito una condanna a 1 anno e 600 euro di multa, con pena sospesa. Immediata scarcerazione, se non detenuto per altra causa. Confermate le condanne  per Mario Attinà (2 anni e 8 mesi), Massimo A. Gabello (1 anno e 4 mesi),  il collaboratore Carlo Mesiano (1 anno e 8 mesi), Domenico Proscenio (7 anni e 6 mesi) e Girolamo Romeo (3 anni e 4 mesi).  

In primo grado l'8 giugno, 2011,   il gup di Reggio dott. Antonino Laganà, aveva determinato la pena per gl'imputati: Vincenzo Pasquale Romeo 16 anni 8 mesi; Francesco Pangallo (classe 1975) 13 anni; Domenico Carmelo Iaria 12 anni 6 mesi; Vincenzo Gullì 12 anni; Giovanni Pangallo 10 anni; Pietro Verno 10 anni;  Annunziato Spanò 9 anni; Teodoro Spanò 9 anni; Domenico Proscenio 7 anni 6 mesi; Vittorio Verno 7 anni 6 mesi; Domenico Attinà 7 anni; Domenico Pangallo 7 anni; Filippo Stelitano 7 anni; Annunziato Iaria 6 anni 8 mesi; Carmelo Rocco Iaria 6 anni 8 mesi; Massimo Idà 6 anni 8 mesi; Agostino Palamara 6 anni 8 mesi; Natale Tripodi 6 anni 8 mesi; Arnaldo Proscenio 6 anni 8 mesi; Francesco Pangallo  4 anni 8 mesi; Antonino Pannuti 3 anni 4 mesi;  Girolamo Romeo 3 anni 4 mesi; Bruno Pizzi 3 anni 4 mesi; Francesco Romeo 3 anni 4 mesi; Mario Attinà, 2 anni 8 mesi;  Andrea Pasquale Mesiano, 2 anni 8 mesi; Carlo Mesiano 1 anno 8 mesi; Antonio Gabello, 1 anno 4 mesi. Agostino Cento assolto; Paolo Attinà assolto; Francesco Ferraro assolto; Carmelo Pangallo assolto; Antonino Iaria assolto;  Antonino Gullì assolto; Ugo Iaria assolto; Andrea Gelsoni assolto; Annunziato Spanò; Leone Luigi Iofrida assolto; Massimo Andrea Trapani assolto. Le indagini furono condotte dai militari dell'Arma della Compagnia di Melito Porto Salvo, agli ordini del capitano Onofrio Panebianco. Gl'indagati erano accusati, a vario titolo, di aver fatto parte di un'organizzazione dedita alla gestione di grossi traffici di sostanze stupefacenti ed armi, condizionamento del Comune e del Consiglio Comunale, ma anche al controllo del territorio e degli appalti pubblici. La mafia a Roccaforte del Greco e Roghudi non è stata cancellata. Esiste ed insiste, come hanno decretato il Prefetto, il Ministero degl'Interni ed il Presidente della Repubblica. Servono prove inoppugnabili. E non solo. Le 'Plurimae leges in corruptissima repubblica' non sempre assolvono al loro compito. Per non parlare degli appigli giuridici voluti dal legislatore, per il recupero del detenuto…arresti domiciliari, soggiorno obbligato, domicilio coatto, obbligo di dimora, obbligo di firma, affidamento ai servizi sociali, rito abbreviato, sconto di pena, libertà vigilata, semilibertà, e così via. I fautori e cultori dell'esegesi e dell'ermeneutica, si fanno venire gli eroici furori, la collera e l'agitazione

Domenico Salvatore


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