di Pierfranco Bruni
Le culture arabo – mediterranee sono chiavi di lettura per comprendere sia sul piano antropologico e linguistico, ma anche sulla funzione che dovrebbero avere i nuovi processi europei nel campo delle economie e della finanza sistematica, quella geo-politica di un’Europa che non può perdere la sua identità , ma non può fare a meno, in un contesto geo-politico moderno, dei modelli immigratori.
Non è una questione soltanto basata (o da finalizzarsi su un piano di investimento o su politiche intrecciate tra risorse e nuove economie di sviluppo) su piattaforme di mercati o su idee di mercati nelle commercializzazioni dei prodotti o nelle interpretazioni delle finanze.
Bisogna fare i conti, il gap problematico iniziale sta proprio qui, con delle culture altre che entrano a far parte di una tradizione che è stata tutta europea. Non si risolvono i problemi dei mercati se non si entra in una antropologia della conoscenza dei popoli. È completamente inutile tentare di ragionare soltanto su una questione monetaria. Si corre il rischio di creare una nuova visione politica semplicemente su delle linee economiche.
D’altronde già con la Unione europea si è commesso un errore di fondo. Si è pensata di costruire l’Europa sulla base delle monete facendole diventare una moneta unica. Ovvero su una strategia meramente di incontri e confronti se non scontri di finanze. Il peso oggi è ancora maggiore.
Soprattutto un’Europa del Sud, quella che è stata Regno di Napoli già subito dopo la Rivoluzione Francese, non ha mai abbandonato i legami con il mondo arabo – mediterraneo, musulmano – islamico – bizantino. Non è assolutamente vero che le Nazioni si uniscono e cercano di dialogare sulla base di un progetto economico.
Possono dialogare in piena armonia o concordanze di idee o discordanze di posizioni se si ha ilo coraggio di capire le distinzioni culturali e le condivisioni culturali moderne che hanno sempre matrici storiche.
Un esempio che non può essere praticato o inteso su visioni letterarie. In tutto il mondo l’icona dell’opera di Dante Alighieri è centralizzante. Ma nell’Oriente musulmano Dante assume altre connotazioni anche metafisiche e non solo prettamente poetiche. Il duellare tra i Guelfi e i Ghibellini non è uno scontro in una Firenze medievale. È, invece, la visione di idee contrastanti che hanno come punto di partenza il concetto di dominazione, di potere economico, di strategie. L’esiliato Dante non è, meramente, un personaggio carico di idealità poetica. Entra in gioco la politica delle strategie. Il mondo musulmano, leggendo Dante propone una chiave di lettura completamente diversa da come viene proposta in Italia e in molte scuole di pensiero del nord Europa.
Altre cesellature. L’interpretazione che si propone di Machiavelli è al centro di un grande dibattito tra quell’Europa Firenze centrica e Napoli capitale del Sud sino alla caduta del Borbone. Lo stesso poeta Pascoli costituisce, dopo studi seri e appropriati, non il malinconico poeta dolorante per la morte del padre, ma è lo spartiacque tra l’annuncio di un interventista convinto e la nascita del Fascismo in Europa e nel Mediterraneo. Pascoli è il capostipite di una interpretazione di un Mediterraneo che deve essere recuperato dal mondo mediterraneo e che diventare, addirittura, Italia.
Tutto questo per dire che un‘Europa nordica oggi non ha più senso. Perché se questa, storicamente, ha avuto una sua triangolarizzazione tra Austria - Ungheria, Germania e Paesi nobili come la Francia reducista tra rivoluzione francese e robesberiano bolscevismo, c’è stata un’altra Europa che non ha mai smesso di dialogare con il nord Africa, con i Paesi arabi e con le geografie dell’Adriatico. Se c’è un’Europa cristiana e calvinista c’è anche un’Europa che ha posto le premesse per un dialogo tra popoli cristiani e musulmani.
Se non si parte da una strategia culturale, recuperando la vera anima dell’umanesimo, il dialogo diventerà impraticabile tra le diverse Europe e il mondo occidentale americano. Insistere sul recupero di una eredità e di un’identità europea crea sempre più delle lacerazioni, che non resteranno soltanto all’interno di una visione “estetizzante” dell’Europa moderna, ma diventeranno delle “bifore” tra le storie europee e le culture arabe e mediterranee.
Non si tratta di chiudere o meno le frontiere. Sono problemi da non porsi. È sostanzialmente una questione culturale che non può essere arenata sugli scogli dell’impossibile. L’Europa deve smettere di pensare che tutto sia risolvibile e proponibile su una “identità” economica vera e propria.
La storia dell’Unità d’Italia e le conseguenti divisioni, in un conflitto storico ancora non del tutto assopito, dovrebbero servire da insegnamento. Ancora oggi non c’è l’Europa, o meglio non c’è una sola Europa. È una impostazione antropologica che va capita, ma che va sostanzialmente applicata all’interno di una volontà di dialogo tra le Europe e i Mediterranei.
Questo non significa osservare, ascoltare, auscultare, semplicemente una tavolozza geografica. Ma incidere in uno scavo che deve essere sempre più umano, culturale, linguistico, antropologico e storico. Le Europe devono saper confrontarsi, e viceversa, con le culture arabo – mediterranee in una tradizione dell’umanesimo vero.
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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