Ed ora ripenso a due tartarughine che si sono addormentate per raccontare il silenzio tra le parole mancanti…
Un giorno l’uomo che dialogava con le tartarughe mi disse…
di Pierfranco Bruni
Ripenso a due tartarughe che si sono addormentate per raccontare il silenzio e sono rimaste addormentate, con gli occhi aperti, guardandosi nello sguardo. Tra le parole mancanti la pazienza di essersi consegnati all’attesa. La dolcezza non ha frontiere.
L’uomo che dialogava con le tartarughe arriva nei giorni in cui le nuvole incontrano il buio. È stato sempre così. Con il suo passo lento e le sue mani forti. Mi accarezza il viso e mi invita a vivere la vita come se fosse la fantasia ad inventare le ore.
Ho passi che mi pesano e dolori mai assopiti e mai troveranno il registro della rassegnazione.
“Perché rassegnarsi è perdersi e perdere non una sola volta. Bisogna sempre credere che tutto abbia un senso. Anche il sonno di una tartaruga ha un senso. Cerca di leggere sempre nei segni per tentare di capire il viaggio che farai domani, il viaggio che troverai, il viaggio che tu non conosci, il viaggio che è in te…”.
Mi diceva spesso l’uomo che dialogava con le tartarughe.
“Nella vita c’è il coraggio di capire, ma una volta che hai capito o pensi di aver capito non far mancare mai la tua autorevolezza. Ogni ferita che porti dentro custodiscila sino al silenzio ultimo, ma chi ha cercato di inchiodarti o di lanciarti macigni di roccia o macigni di invidie non devi mia ripagarlo con lo stesso ago di vetro appuntito. Devi trattarlo per quello che è, e dimenticarlo il giusto necessario per non farti aggredire nuovamente. Allestisci intorno a te un palazzo di distanze e tienilo nel porcile perché è degno di vivere tra i porci”.
Non so perché mi ritorna in queste sere e mi consegna queste parole, che non hanno eleganza ma forza e amarezza. Cammino tra lune e pensieri.
Ho visto morire due tartarughe. Piccole. Erano legate al ricordo dell’uomo che amavo e che mi amava e che tanto mi ha dato. Mi parla ancora nell’amore. Non mi sono rattristato. Ho soltanto cucito pensieri.
Se ci fosse l’uomo che dialogava con le tartarughe mi direbbe semplicemente: “Mai pensare alla morte. Pensa che si sono addormentate con il loro silenzio e pazienti si sono attese. Quando sono in due muoiono in due. Come i grandi amori. I grandi amori vivono in due e muoiono in due. Nessuno può capire quando inizia il primo segnale che porterà alla morte. Non bisogna mai pensarci e tanto meno ascoltarsi nel senso di colpa. Non ci sono sensi di colpa. Mai porseli. Perchè, semplicemente, non esistono. Ho visto tante tartarughe addormentarsi. Ricordi quella tartaruga finita sotto le macerie della pesante palma del nostro giardino? Si è persa tra gli spilli della palma. Era destino. Tutto è destino e proprio perché tutto è destino tutto ha un senso. Ciò che mi ha sempre colpito è il loro silenzio. Le tartarughe si addormentano come hanno vissuto: con il silenzio e la pazienza di aspettare il tempo che li condurrà oltre. Se li osservi sembrano in contemplazione. È il sonno degli dei. Affidali agli dei. O alle tredici lune che portano sul guscio. Carezza ad una una le tredici lune e poi lascia loro, nel sonno, tutto il tempo del contemplante silenzio. Dormono il sonno della pazienza”.
Poi aggiunse: “Sai, una volta è venuto a trovarmi uno sciamano che cantava il suono delle aquile. Mi strinse la mano e si fermò ad osservare con quanta lentezza legavo i rami di una pianta di limone. Mi disse: ‘Quanto tempo passi per una sola pianta…’. Ed io risposi: ‘La lentezza è misurare il tempo. Misurare il tempo è avere il coraggio di osservare. Osservare è cercare di capire. Una volta che in te è sceso il silenzio della comprensione sentirai la lentezza dell’anima che diventerà il tuo riposo’. Dopo queste mie parole lo sciamano mi indicò il volo di un’aquila e il vento…”.
Non smetto di cercare l’uomo che dialogava con le tartarughe. Se sono quello che oggi sono è perché i suoi insegnamenti sono il mio viaggio.
“Non perdere mai l’eleganza anche nei momenti più duri e più tragici, ma non perdere mai il coraggio di essere dignitoso e tutto ciò che possiedi nel tuo cuore devi difenderlo con la volontà e l’autorevolezza dei capi, quando si trovano in combattimento, che sanno che soltanto il rispetto e la dignità sono vincenti anche quando tutti ti crederanno sconfitto. Non arrenderti mai e quando incontri quegli uomini che si fanno chiamare uomini e invece sono soltanto la miseria degli individui non accettare neppure il confronto. Non ti appartengono”.
Una pausa e poi: “Ti ho sempre detto che tu non sei gli altri. Gli altri ti vorrebbero imitare ma tu, impeccabile, resti unico. Ti possono chiamare saccente, ma tu lascia credere loro tutto ciò che vorranno. Ti chiameranno pazzo. Ma solo i pazzi sono veri. Sai perchè dicono ciò? Perché non hanno mai avuto il coraggio di guardarsi in uno specchio. Ti chiameranno, con un sorriso beffardo, dopo averti tradito, per offrirti un caffé, per una stretta di mano, per un saluto… Tu ignorali perché non dimenticarlo mai: sei altro non sei gli altri e per te non esistono, ma se cercheranno di pugnalarti, come è nel loro uso e costume, alle spalle usa soltanto lo sguardo, basterà il distacco e lo sguardo della tua forza e della tua volontà per farli ritornare nel recinto del loro porcile… E tutto il resto è amore, soltanto amore… I miseri che abitano il porcile vanno sempre, ricordati il sempre, considerati abitanti di un porcile e mai permettere loro di scalfire una tua ruga, un tuo capello, un tuo silenzio. Se tu sei Ulisse non dovrò aggiungere altro… ”.
Un finale epico. Ma forse in questi anni mi ero dimenticato di essere Ulisse.
Ha ragione l’uomo che dialogava con le tartarughe. Chi ha infranto la mia Itaca sa… Non è più tempo di rincasare, ma non è più tempo di accettare.
Questa sera ho raccolto in una conchiglia tutti i miei ricordi e urlano echi. Echi di mare, echi di battaglie, echi di luna. Echi di paesi abbandonati. Echi di madri doloranti. Echi di una voce che non smette di stringermi tra la sua voce, echi di occhi che con dignità guardano oltre e sanno che il coraggio della lealtà è nella lealtà delle scelte. Sono echi che mi riportano alla realtà.
“Si può perdere con onore e si può vincere con viltà. Mai perdere il sorriso della lealtà che è nel coraggio della dignità”.
Non dimentico queste antiche parole. Sono state tue, sono mie e saranno sempre nel cuore dei miei figli.
Ed ora ripenso a due tartarughine che si sono addormentate.
Sognano soltanto.
Il sogno degli sciamani è un silenzio tra le parole mancanti… Ma il sogno è il coraggio dei giusti. E non mi lascio sopraffare dalle malinconie.
La vita è anche tutto ciò che sarà domani…
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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