Reggio Calabria 25 gennaio 2014 - Che delusione! Un accordo abbastanza facile quando la risultante è continuare ad avere parlamentari nominati: è proprio il caso di dire "che la montagna ha partorito il topolino". Ma il problema non era quello di ridare la possibilità ai cittadini di votare e scegliere i candidati? Pare che la Corte Costituzionale si sia espressa in questo senso, il fenomeno Renzi non è riuscito ad andare oltre. Allora che facciamo? Basta trovare una soluzione, una qualunque, purché sia una proposta accettata dalle parti da approvare in Parlamento, perché, sia ad ogni costo, quella giusta e l'unica possibile, e non si dica che la scelta dei candidati generi clientelismo e corruzione, gli italiani hanno diritto ad una vera riforma democratica, dove i candidati eletti non siano scelti dai segretari di partito. Si è vero è una riforma che - sulla carta – dovrebbe fare risparmiare sulla spesa della politica, che sinora, a conti fatti, assorbe gran parte del bilancio dello Stato italiano. Ma bisognerebbe riflettere sulla trasformazione del Senato della Repubblica a quello delle Autonomie Locali: certo qualche motivo c'era se i costituzionalisti hanno pensato a due passaggi per l'approvazione delle leggi! Forse sarebbe stato più opportuno pensare ad una riduzione dei "componenti" le due camere per avere lo stesso risultato di risparmio di risorse pubbliche. Lo stesso dicasi per la cancellazione delle Province, di cui è indubbia la bontà dell'operazione con forti ricadute negative sul territorio e sul personale impegnato presso queste Amministrazioni: al momento, infatti, non si capisce dove i dipendenti andranno a finire. Le deleghe, per quanto riguarda la Provincia di Reggio Calabria, torneranno alla Regione, passeranno alla Città Metropolitana, e la Polizia Provinciale dove sarà collocata? Si dice che i CPI verranno centralizzati. Sono tutti interrogativi che i dipendenti si pongono con giustificata preoccupazione e che obiettivamente – in atto – è difficile dare una risposta, anche per i mutamenti istituzionali e i capovolgimenti continui che questa materia subisce costantemente. A tutto questo, si aggiunge il blocco dei contratti del pubblico impiego al 2014 da parte del Governo Letta, di cui nessuno parla, ma che sta portando ad un appiattimento ed a una perdita di potere d'acquisto degli stipendi dei dipendenti con la più bassa retribuzione rispetto al resto della media europea, con conseguente impoverimento delle famiglie.
Firmato
Dirigente Sindacale
Adolfo Romeo
Luigi Palamara
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