Una vita tranquilla, diretto da Claudio Cupellini nel 2010, in onda su Rai Movie martedì 21 gennaio alle 21.15, si inserisce idealmente in un filone gangster\noir all'italiana, inaugurato da Le conseguenze dell'amore e continuato poi dal più documentaristico Gomorra. Se Hollywood da Scarface a Casino ha proposto un modello di mafioso identificabile come un "eroe nero", un cavaliere con molte macchie ma avvicinabile al mito, l'Italia decenni dopo ha ribattuto riportando la questione alla realtà (o quasi). Il mafioso, in questo caso il camorrista, non è fascinoso né elegante: è ignorante, coatto, trucido, prepotente.
Toni Servillo, sempre maiuscolo, sempre imponente nei suoi silenzi, ripropone il personaggio già visto ne Le conseguenze dell'amore di Sorrentino: mimiche facciali che raccontano più delle parole, sguardi penetranti, parole come coltellate. La vita tranquilla agognata dal camorrista emigrante viene squarciata dal figlio, delinquente in erba: il vecchio "io" riemerge prepotentemente come in una A History of Violence, ambientata però tra gli emigranti sotto il cielo plumbeo della Germania.
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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