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ORRORE IN CALABRIA,UCCISI E BRUCIATI,C'È ANCHE UN BIMBO

Tre corpi ridotti a scheletri, ipotesi vendetta ambienti droga (di Clemente Angotti) (ANSA) - CASSANO ALLO JONIO (COSENZA), 19 gennaio 2014 - Orrore, misto a sgomento. Ma anche rabbia, tanta rabbia, per tanta efferatezza e crudeltà. Tre morti ammazzati, tra cui un bambino di appena tre anni. Ci può essere violenza più inaudita? Li cercavano da giorni, non solo in Calabria, ma erano solo a pochi chilometri di distanza da casa, uccisi e dati barbaramente alle fiamme all'interno di un'auto sotto la croce di un campanile di una cappella di campagna. Non c'è la certezza assoluta, che potrà essere data solo dall'esame del dna, ma si nutrono pochi dubbi sull'identità dei cadaveri ridotti a scheletri, trovati in una zona impervia di Cassano allo Jonio. Giuseppe Iannicelli, sorvegliato speciale di 52 anni, la compagna marocchina Ibtissam Touss, di 27, e il nipotino dell'uomo, di soli tre anni, scomparsi giovedì scorso senza lasciare tracce, sarebbero stati uccisi e poi dati alle fiamme dentro la Fiat Punto con la quale si erano allontanati da casa. Giustiziati, senza un minimo di pietà per un bimbo di soli tre anni ma già provato dalla vita, in contrada Fiengo, dietro una masseria diroccata in una zona impervia e difficile da raggiungere. Da tre giorni la coppia, che si frequentava da tempo, e il bambino sembravano svaniti nel nulla. Si pensava ad un allontanamento volontario e nessuno avrebbe mai potuto immaginare un epilogo del genere. Erano stati il fratello e uno dei figli di Iannicelli a lanciare l'allarme dopo che l'uomo, con alle spalle anche una condanna ad otto anni finita di scontare da poco più di un anno per reati di droga, non aveva fatto rientro a casa con la compagna e il piccolino. Il bambino, difatti, era stato affidato al nonno dopo che la figlia e il marito erano finiti in carcere, sempre per reati di droga. Da quando aveva riacquistato la libertà, però, Iannicelli aveva rispettato le regole. Per questo il mancato rientro a casa per le 20 aveva messo giustamente in allarme i parenti. Una condizione particolare, quella della famiglia Iannicelli, con l'attività illecita dello spaccio di sostanze stupefacenti quasi come comune denominatore criminale. Anche la moglie del cinquantaduenne, infatti, è in carcere per droga mentre, per le stesse ragioni, un'altra delle figlie è agli arresti domiciliari. E proprio per questo, tra le ipotesi in ballo per un delitto così efferato, si fa strada quella di una vendetta legata alla criminalità organizzata che gestisce il traffico della droga nella zona. Il triplice omicidio sarebbe avvenuto nel corso di un incontro per discutere la spartizione dei proventi dello spaccio. Iannicelli, per tutelarsi, avrebbe portato con sè la donna ed il nipote. Presenze che non hanno impedito agli assassini di mettere in atto il triplice omicidio. Orrore e efferatezza, in queste ore, sono comunque le parole che più ritornano dopo il ritrovamento dei cadaveri carbonizzati. Le fa proprie anche il Procuratore della Repubblica di Castrovillari, Franco Giacomantonio, che coordina le indagini affidate al pm di turno, Roberto Quaranta. «Come si fa - si è chiesto Giacomantonio - ad uccidere un bambino di tre anni in questo modo? Si è superato ogni limite. È qualcosa di inaudito, di orrendo. In tanti anni di lavoro credo che questo sia uno degli omicidi più efferati di cui è toccato occuparmi».

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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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