MILANO. «I locali notturni spesso diventano luoghi di riciclaggio e non solo, si trasformano in nuove piazze di spaccio, all'interno delle quali avere l'esclusiva nella distribuzione delle sostanze stupefacenti. C'è bisogno di dotarsi di antidoti, schierarsi, uscire allo scoperto». Queste le parole di David Gentili, presidente della Commissione consiliare antimafia del comune, in merito all'Operazione Platino che, questa mattina, ha portato a 10 arresti di appartenenti a famiglie 'ndranghetiste. "Non è la prima volta -prosegue Gentili- e purtroppo non sarà l'ultima che locali notturni milanesi divengono territorio controllato dalla 'ndrangheta o da cosa nostra. Acquisto di quote societarie, imposizione di uomini addetti alla sicurezza. L'amministrazione comunale può offrire una sponda importante. Tocca agli esercenti e gestori onesti, coraggiosi, dare un chiaro segnale". Le 10 ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dai carabinieri e dai militari della Guardia di finanza di Milano nell'ambito dell'operazione disposta dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo. E' emerso che il gruppo controllava i servizi di sicurezza in alcuni locali milanesi e si era reso responsabile di numerose estorsioni. Nell'ordinanza, il gip Cantù Rajnoldi spiega che l'inchiesta è nata come uno stralcio dell'indagine sulle infiltrazioni mafiose nel settore del movimento terra a Buccinasco, Pavia, Lecco e Monza e che gli inquirenti si sono poi imbattuti in soggetti a loro già noti, ovvero Agostino Catanzariti e Michele Grillo, entrambi originari di Platì dove sono nati nel 1947 e reduci da un lunghissimo periodo di detenzione carceraria in seguito alle sentenze di condanna subite per la partecipazione ad alcuni sequestri di persona degli anni Settanta. Sono stati quindi i pedinamenti e le intercettazioni telefoniche e ambientali a carico di Catanzariti e Grillo che hanno permesso ai carabinieri di scoprire che adesso si occupavano di traffico di droga, estorsione e subornazione di testimoni, avvalendosi «della forza di intimidazione derivante dall'appartenenza al sodalizio mafioso di tipo 'ndraghetistico (famiglia Barbaro-Papalia), di cui è stata da tempo accertata la presenza massiccia ed egemonica in Corsico, Buccinasco e comuni limitrofi» attraverso le indagini Nord-Sud, Infinito, Parco Sud e Cerberus. Tra gli episodi contestati, emergono l'acquisizione di importanti quantitativi di stupefacente dalla Calabria che venivano nascosti in appositi depositi a Corsico e Milano e poi ceduti a marocchini per la vendita al dettaglio a Milano ma anche a Rimini; un tentativo di estorsione ai danni del gestore di un' area di servizio Tamoil sulla Vigevanese; e la subornazione di alcuni testi in fase dibattimentale nel processo in corso davanti alla terza sezione penale a carico di Franco Menna e altri imputati per reati di truffa, frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Le discoteche milanesi «protette» dagli 'ndranghetisti erano i Magazzini Generali, il Codice a barre, il De Sade, e il Borgo dei sensi (ex Parco delle rose). Locali importanti della movida meneghina, per i quali l'imprenditore che gestiva la società a cui facevano capo aveva chiesto un occhio di riguardo alla cosca calabrese. L'indagine della Procura di Milano che ha portato all'emissione di otto ordinanze di custodia cautelare, parte proprio da un processo per bancarotta fraudolenta a carico di Silvano Scalmana, al quale i boss «avevano offerto anche la protezione dalla giustizia», come ha commentato il pm Paolo Storari nel corso della conferenza stampa alla presenza di carabinieri e Guardia di finanza. «I quatto dipendenti della società di Scalmana hanno fornito al curatore fallimentare chiare dichiarazioni accusatorie nei confronti dell'imprenditore, ma poi sono stati avvicinati dai boss che li hanno minacciati di ritorsioni in caso avessero raccontato le stesse cose in tribunale. E infatti - continua Storari - davanti al magistrato hanno tutti ritrattato le loro affermazioni». A Papalia, il gip contesta il «ruolo di capo» dell'organizzazione mafiosa con l'aggravante di essere un'associazione armata, perché «sovrintende all'attività di spaccio di stupefacente nel territorio di Corsico - Buccinasco, manifestando il suo ruolo di vertice non maneggiando mai la sostanza stupefacente, ma avvalendosi di altri soggetti (Diego Rechichi, Agostino Catanzariti) ed intrattenendo rapporti con soggetti già condannati per il delitto di cui all'art. 416 bis. È inoltre accusato di aver violato l'articolo 12 quinquies del decreto legislativo 306/92, perché, per eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale, ha intestato fittiziamente l'impresa che gestisce la sala giochi di piazza Europ a Corsico a un complice. A Papalia, secondo gli inquirenti, faceva riferimento Agostino Catanzariti, a cui pure è contestato il ruolo di "organizzatore" dell'associazione mafiosa. Nel capo di imputazione si legge che aveva "il compito di coordinare l'attività degli altri associati, di tenere i contatti con gli altri sodali detenuti, provvedendo anche al loro sostentamento economico"; che ha organizzato "l'intimidazione dei testimoni nel processo« milanese a carico di Silvano Scalmana"; che partecipava "direttamente, ove necessario, alle attività di recupero crediti con modalità intimidatorie, alle più disparate attività estorsive (...), a sequestri di persona a scopo di estorsione (Evelina Cattaneo, sequestrata il 5.2.1978 e liberata il 15.5.1979 a fronte di un riscatto di 500.000.000 di lire; Tullia Kauten, sequestrata il 5.3.1981 e liberata il 1.7.1981 a fronte di un riscatto di 841.000.000 di lire; altri sequestri di persona allo stato non individuati, tra i quali probabilmente quello ai danni di Rosanna Restani, sequestrata il 6.5.1980), alle attività di spaccio di stupefacenti e che esercitava forme di controllo del territorio attraverso l'uso della violenza, posta in essere e progettata". Intercettato, è stato sentito dichiarare: "se sono questi zingari, li bruciamo... gli diamo fuoco come escono... li potevamo proprio sequestrare e li... torturavamo fino a quando non dicono come e quanto...,", quando è successo l' omicidio "... prima, che abbiamo avuto la discussione al Parco delle Rose, gli ho detto io: 'Andiamo, sì ... gli mettiamo ...' - che c'avevamo un paio di ... centinaia di metri di miccia a lenta combustione ... a rapida combustione - 'gli ficchiamo un paio di eheh ... gli mettiamo fuoco: come saltano ! Li facciamo marmellata". E anche ricevere le confidenze di altri complici in relazione agli omicidi di Giuseppe De Rosa e Antonino Marino rimasti impuniti. All'associazione, secondo la ricostruzione degli investigatori, hanno partecipato anche Saverio Catanzariti, figlio di Agostino, e Flavio Scarcella, gestore della Scf snc. Il primo in particolare si sarebbe dedicato all'attività di spaccio di sostanze stupefacenti ed entrambi avrebbero mediato con la famiglia mafiosa Flachi "per la gestione della sicurezza all'interno della discoteca De Sade". I dieci destinatari della nuova ordinanza di custodia cautelare sono: Antonio Papalia, Agostino Catanzariti, Saverio Catanzariti, Michele Grillo, Abderrahim Halil, Giuseppe Massari, Giuseppe Mesiti, Flavio Scarcella, Natale Trimboli e Antonio Virgara.
Pino D'Amico
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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