SOLDI DI DROGA ED ESTORSIONI DESTINATI A VERTICI ORGANIZZAZIONI IN CARCERE Milano, 8 gennaio 2014 - All'alba i carabinieri e i finanzieri dei Comandi provinciali di Milano, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito, in provincia di Milano e di Reggio Calabria, dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti appartenenti alle cosche 'ndranghetiste originarie del reggino e operanti, da decenni, nell'hinterland del capoluogo lombardo. Le indagini hanno consentito di accertare l'esistenza di un circuito economico illecito i cui introiti erano destinati al sostegno dei vertici dell'organizzazione criminale, tuttora in carcere. L'inchiesta, ribattezzata 'Operazione platinò, ha documentato «l'efficace meccanismo di controllo dei servizi di sicurezza di alcune discoteche milanesi, la consolidata procedura di 'recupero creditì, fondata sull'estorsione condotta con il metodo mafioso e il tradizionale canale di approvvigionamento economico derivante dal traffico illecito di stupefacenti» spiegano gli investigatori.
'NDRANGHETA, ARRESTATI ESPONENTI COSCA BARBARO-PAPALIA - Sono dieci i destinatari della nuova ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere di stampo mafioso a carico di esponenti della cosca Barbaro-Papalia, che ha raggiunto nuovamente in carcere Antonio Papalia fratello di Domenico e Rocco. Oltre che per Antonio Papalia, il giudice per le indagini preliminari Franco Cantù Rajnoldi ha disposto l'arresto per Agostino Catanzariti, Saverio Catanzariti, Michele Grillo, Abderrahim Halil, Giuseppe Massari, Giuseppe Mesiti, Flavio Scarcella, Natale Trimboli e Antonio Virgara, spiegando che gli inquirenti hanno raccolto un «compendio indiziario grave, ben strutturato, precisamente individualizzato» in particolare «nei confronti dell'indagato Papalia Antonio (...) non suscettibile di interpretazioni alternative in relazione al reato di appartenenza alla cosca Barbaro-Papalia». E nei confronti di Papalia sottolinea «l'assenza in atti di dichiarazioni di critica del proprio passato criminale, sia l'immediata ripresa di condotte criminali secondo lo schema dell'art. 416 bis c.p. riacquistata nel dicembre 2008 la libertà, avendo organizzato e realizzato con i sodali Catanzariti Agostino e Richichi Diego reati in materia di stupefacenti, finalizzati al rafforzamento del sodalizio, sia dal punto di vista strettamente economico finanziario (mediante l'accumulazione di ingenti illeciti profitti), sia dal punto di vista dell'affermazione egemonica e capillare sui territori dei comuni di Corsico, Buccinasco e Trezzano sul Naviglio dove si sono svolti i fatti»
'NDRANGHETA, ARRESTATI ESPONENTI COSCA BARBARO-PAPALIA - Sono dieci i destinatari della nuova ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere di stampo mafioso a carico di esponenti della cosca Barbaro-Papalia, che ha raggiunto nuovamente in carcere Antonio Papalia fratello di Domenico e Rocco. Oltre che per Antonio Papalia, il giudice per le indagini preliminari Franco Cantù Rajnoldi ha disposto l'arresto per Agostino Catanzariti, Saverio Catanzariti, Michele Grillo, Abderrahim Halil, Giuseppe Massari, Giuseppe Mesiti, Flavio Scarcella, Natale Trimboli e Antonio Virgara, spiegando che gli inquirenti hanno raccolto un «compendio indiziario grave, ben strutturato, precisamente individualizzato» in particolare «nei confronti dell'indagato Papalia Antonio (...) non suscettibile di interpretazioni alternative in relazione al reato di appartenenza alla cosca Barbaro-Papalia». E nei confronti di Papalia sottolinea «l'assenza in atti di dichiarazioni di critica del proprio passato criminale, sia l'immediata ripresa di condotte criminali secondo lo schema dell'art. 416 bis c.p. riacquistata nel dicembre 2008 la libertà, avendo organizzato e realizzato con i sodali Catanzariti Agostino e Richichi Diego reati in materia di stupefacenti, finalizzati al rafforzamento del sodalizio, sia dal punto di vista strettamente economico finanziario (mediante l'accumulazione di ingenti illeciti profitti), sia dal punto di vista dell'affermazione egemonica e capillare sui territori dei comuni di Corsico, Buccinasco e Trezzano sul Naviglio dove si sono svolti i fatti»
OTTO LE PERSONE FINITE IN MANETTE LEGATE ALLA COSCA 'BARBARO- PAPALIA" - Sono otto, si legge nella nota dei militari, gli arresti in carcere eseguiti nei confronti di altrettanti appartenenti alla cosca 'Barbaro-Papalià operante nell'hinterland milanese. Un'operazione che ha interessato anche il territorio calabrese con interventi nella Locride, luogo di origine di alcuni degli arrestati, e che ha permesso di disarticolato la struttura nota come 'La Lombardia", già al centro dell'inchiesta 'Infinito", particolarmente attiva nell'area di Corsico e dei comuni vicini. L'operazione ha accertato che gli indagati hanno fornito agli imprenditori lombardi una protezione totale, attraverso una sorta di estorsione- tangente, dove la vittima «subisce un danno patrimoniale, ma allo stesso tempo ricava un cospicuo vantaggio economico, beneficiando anche della capacità della consorteria di intimidire alcuni testimoni di un processo svoltosi avanti al Tribunale di Milano», spiegano gli investigatori. I soldi raccolti dagli appartenenti alla cosca erano destinati ai fratelli Antonio, Domenico e Rocco Papalia, tuttora detenuti. L'indagine «ha, in definitiva, riconfermato -sottolineano i militari- la presenza pervasiva e il controllo egemonico del territorio da parte dei 'calabresì, realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe». L'operazione ha visto impegnati oltre 150 tra carabinieri e finanzieri in Lombardia e in Calabria e segue gli otto arresti del maggio scorso. Maggiori dettagli saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 12 nella sala stampa del Comando provinciale dei carabinieri di Milano in via della Moscova 19.
'NDRANGHETA: CC, RICONFERMATA EGEMONIA ORGANIZZAZIONE - L'indagine che ha portato all'esecuzione da parte dei carabinieri e dei militari della Guardia di Finanza di Milano di dieci arresti di presunti affiliati alla 'ndrangheta, secondo gli investigatori, »ha riconfermato la presenza pervasiva ed il controllo egemonico del territorio da parte dei 'calabresì, realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe«. L'operazione ha visto impegnati oltre centocinquanta tra carabinieri e finanzieri in Lombardia e in Calabria e fa seguito all'esecuzione nel mese di maggio 2013 di altre otto ordinanze di custodia cautelare in carcere per traffico di sostanze stupefacenti. Maggiori dettagli saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 12 nella sala Stampa del Comando Provinciale dei carabinieri di Milano, in via della Moscova.
'NDRANGHETA,CATANZARITI INTERCETTATO SVELA AUTORI 'COLD CASE" OMICIDIO DE ROSA - . Questi i tratti salienti dell'intercettazione avvenuta nella Citroen C2 i Grillo la sera del 22 aprile 2012: Agostino: quando è successo l'omicidio ... prima, che abbiamo avuto la discussione al Parco delle Rose, gli ho detto io: andiamo, sì... gli mettiamo...>> che c'avevamo un paio di... centinaia di metri di miccia a lenta combustione... a rapida combustione Michele= sì Agostino= di tutto... gli ho detto io: gli ficchiamo un paio di eheh... gli mettiamo fuoco: come saltano! Li facciamo marmellata!>> Dice: no.>> Vai vedendo a loro [a dare retta a loro - n.d.r.]... e hanno messo la pistola all'orecchio di 'ngino [Rocco Papalia] Michele= 'u 'nginu?! Agostino= E chi?! Quando è stato il fatto di quello, ch'è morto, gli ha messo la pistola all'orecchio. Quello, giustamente... (ride) si vede sparare in testa, lo ha buttato a terra... Michele= e che cosa ha fatto? Agostino= eh? Michele= (inc.) Agostino= eh? Michele= gli ha appoggiato la pistola alla testa?! Agostino= eh [sì] Michele= a 'nginu? Agostino= sì Michele= e 'nginu come ha reagito? Agostino= è rimasto fermo lì, com'era, cosa doveva fare? Michele= e dopo? Agostino= dopo s'è infilato (inc.) s'è buttato a terra, è partito dalla testa, gli ha tolto, gli ha fatto... quello con la pistola in mano, (inc.) l'ha tagliato la spaccato tutto... Adesso, se avessero seguito quello che gli avevo detto io, avevamo fatto prima belli tranquilli... Michele= eh... Agostino= prendi che quello, se n'era uscito un pò ed era uscito pazzo di cervello... Quello la pistola all'orecchio gliel'aveva puntata... Michele= ehi... Agostino= non è che... ha fatto che... Michele= ma non gli voleva sparare... Agostino= no. Se... se che non voleva... Le persone sono fatte così: lui gli ha ficcato la pistola a lui; quest'altro, come ha visto così, l'ha sbilanciato, gli ha dato un colpo al cazzo, l'ha buttato a terra, ed è partito... Michele= e gliel'ha scaricata... Agostino= e gliel'ha scaricata tutta nel corpo, partendo dalla testa ad andare in basso... Se invece prendevano le cose a fare come si devono fare, noi sapevamo dov'erano, sapevamo tutto... e l'indomani vedi che scomparivamo dalla circolazione... (...). Secondo il giudice, tale conversazione ambientale «attribuisce la responsabilità dell'omicidio di La Rosa a Papalia Rocco» e non c'è «nessun dubbio che 'Nginù sia Papalia Rocco, atteso che nel corso delle indagini questo è sempre stato il soprannome con cui Catanzariti identifica Papalia Rocco».
'NDRANGHETA:PM,IN LOMBARDIA È IMPRENDITORE A CERCARE COSCHE - «Questa indagine conferma quanto emerso nel corso di molte altre inchieste sui legami tra 'ndrangheta e imprenditoria in Lombardia: ovvero che sono gli imprenditori a cercare le cosche, e non più viceversa». A parlare è il pm Paolo Storari della Procura di Milano nel corso della conferenza stampa organizzata per illustrare i dettagli dell'operazione che ha portato all'emissione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti appartenenti alla cosca calabrese Barbaro-Papalia.
«Il termine infiltrazione non è corretto, perchè dà l'idea di un virus che dall'esterno attacca un corpo sano», ha aggiunto il Pm. «E invece non è così, almeno non più, sono le presunte vittime, gli imprenditori, a chiedere l'aiuto della 'ndrangheta - ha spiegato Storari -. In questo caso specifico si adombra addirittura un rapporto decennale tra le parti, con una sorta di 'assicurazionè che veniva periodicamente rinnovata».
'NDRANGHETA: GENTILI, STOP A LOCALI CHE INCENTIVANO RICICLAGGIO E SPACCIO - «I locali notturni spesso diventano luoghi di riciclaggio e non solo, si trasformano in nuove piazze di spaccio, all'interno delle quali avere l'esclusiva nella distribuzione delle sostanze stupefacenti. C'è bisogno di dotarsi di antidoti, schierarsi, uscire allo scoperto». Queste le parole di David Gentili, presidente della Commissione consiliare antimafia del comune di Milano, in merito all«Operazione platinò che, questa mattina, ha portato a 10 arresti di appartenenti a famiglie 'ndranghetiste. 'Non è la prima volta -prosegue Gentili- e purtroppo non sarà l'ultima che locali notturni milanesi divengono territorio controllato dalla 'Ndrangheta o da Cosa nostra. Acquisto di quote societarie, imposizione di uomini addetti alla sicurezza. L'amministrazione comunale può offrire una sponda importante. Tocca agli esercenti e gestori onesti, coraggiosi, dare un chiaro segnalè.
Dal Corriere della Sera
I nuovi assetti della cosca Barbaro-Papalia
Trent’anni di affari, mai una guerra
Dalle indagini dei carabinieri emerge che il gruppo, malgrado le numerose condanne, è ancora molto potenteI nuovi assetti della cosca Barbaro-Papalia
Ci sono stati più di trecento arresti. Un’offensiva iniziata negli anni Novanta, quelli dei sequestri di persona, dei cento omicidi all’anno, dell’eroina brown sugar che arrivava a tonnellate dalla Turchia. Gli anni dell’indagine Nord Sud, nata dalle confessioni del pentito Saverio Morabito, il nemico numero uno. Ancora oggi un’ossessione. Domenico, Rocco e Antonio Papalia. I loro nomi, nonostante siano rinchiusi in carcere da più di vent’anni e nonostante gli sforzi (recenti) di alcune amministrazioni comunali, in molti bar restano «impronunciabili». Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone. Ma anche Zelo Surrigone, Vermezzo, Casorate Primo, Zibido San Giacomo, Gudo Visconti. Le «province» dell’impero, cresciuto nonostante la nuova offensiva della Direzione distrettuale antimafia. La cosca Barbaro-Papalia , guidata appunto dai tre fratelli Domenico, Rocco e Antonio, è da sempre considerata una della più importanti della ‘ndrangheta. Una cosca che ha il suo «seme» sulle montagne dell’Aspromonte e il suo cuore pulsante in Lombardia, a Buccinasco e Corsico. Sette chilometri dal Duomo. Una ‘ndrina che oggi, contrariamente a quanto si possa credere, è più forte di prima. Lo scrivono nero su bianco i carabinieri del Nucleo operativo di Milano impegnati in una complessa indagine che ruota tra mafia, appalti pubblici, rifiuti. Molti dei soldati della cosca, condannati per omicidi, sequestri e traffico d’armi e droga, sono tornati liberi. E come vedremo da quanto emerso finora dalle indagini, viceré e colonnelli sono tornati al loro posto.
I NUOVI ASSETTI - Per comprendere il potere della cosca bisogna partire da pagina 5 di un’informativa dei carabinieri indirizzata alla Direzione distrettuale antimafia: «Le indagini Cerberus e Parco sud hanno inferto duri colpi alla cosca che ha rischiato di venirne decapitata, tuttavia non v’è alcun segnale che si sia verificato un vuoto di potere. Oggi per di più si inizia ad intravedere il giorno in cui Rocco Papalia potrà tornare a Milano e fruire dei permessi. Nel frattempo sono tornati in libertà autorevoli membri dell’organizzazione, la cui fedeltà alla cosca e a Rocco Papalia è certificata nelle condanne passate in giudicato». Rocco Papalia, condannato all’ergastolo, ha avuto il primo permesso di uscita dal carcere di Badu ‘e carros in Sardegna dalle «13.45 alle 23 del 23 aprile 2011». La prima giornata da uomo libero dal 10 settembre 1992. Già nell’inchiesta Cerberus (luglio 2008), che portò in carcere il genero Salvatore Barbaro, il fratello Rosario e il padre Domenico l’Australiano, Rocco Papalia emergeva ancora con il ruolo di «dominus» della cosca, nonostante vent’anni di carcere. Suo fratello Antonio, fino alla cattura nei primi anni Novanta, era considerato il «referente» della cosca e le sue decisioni valevano per il Nord e per la Calabria. Scrivono ancora i carabinieri: «Le innumerevoli attività investigative che, dagli anni Ottanta a oggi, hanno riguardato la cosca insegnano che essa, nonostante gli arresti e le tante e pesantissime condanne, è caratterizzata da una solida continuità di comando. E da un rispetto assoluto delle gerarchie. È una cosca che, proprio in ragione di ciò, non ha mai subito né faide né scissioni». Oggi Antonio Papalia è detenuto nel carcere di Padova. Non è più in regime di 41 bis. Ancora più pesante il ruolo del primogenito Domenico. Rinchiuso a Roma per un omicidio degli anni ’70, spesso indicato come «vicino ai servizi segreti», è – secondo l’inchiesta Marine condotta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri – ancora oggi al vertice della cosca. Ma se è vero che i tre fratelli restano figure apicali nonostante la detenzione, la cosca ha sempre potuto contare su un «esercito» libero e sempre pronto all’azione. In più molti dei luogotenenti arrestati nelle operazioni degli anni Novanta sono ormai liberi. Si tratta di persone non indagate ma considerate dalle forze dell’ordine e dall’Antimafia come da sempre legate al gruppo dei Barbaro, dei Papalia e dei Sergi. Come Agostino Catanzariti, 66 anni di Corsico, Natale Trimboli, 63 anni di Zelo Surrigone, Michele Grillo, 66 anni di Casorate Primo. Diego Rechichi , classe ’59, era uno dei più stretti collaboratori di Rocco Papalia. Eggi è finito in un’inchiesta per droga con i nipoti dei tre fratelli Papalia. Poi c’è Antonio Musitano, 52 anni di Vermezzo. Lo chiamano «Totò brustia». Per anni Musitano «è stato l’uomo di riferimento su Milano di Giuseppe Barbaro, capocosca di Platì, detto u nigru». Scrivono i carabinieri nella loro informativa alla Dda: «Antonio Musitano può essere considerato una delle figure apicali in seno alla cosca Papalia». La conferma: il 27 maggio 2010, Musitano accompagna Rosa Sergi al carcere di Padova per un colloquio con il marito Antonio Papalia, fratello di Rocco. Tra le figure più importanti ci sono però quelle di Agostino Catanzariti e Giuseppe Grillo. Entrambi, secondo il rapporto dei carabinieri, sono affiliati.
VIA SALMA E IL FUNERALE– Luogo fondamentale per la cosca, covo dove trovarsi a parlare d’affari senza orecchie troppo curiose è un bar di via Salma a Corsico. Qui viene intercettato Agostino Catanzariti il 30 aprile 2011: «Sei al bar?», chiede Agostino. «Sì», risponde Michele Grillo. Grillo e Catanzariti sono parte del «nucleo storico di ‘ndranghetisti che, alla fine degli Anni ‘70, diede il via alla terribile stagione dei sequestri di persona in Lombardia». Il 18 giugno 1987 Michele Grillo viene condannato a 18 anni per il sequestro di Tullia Kauten. Ora Grillo lavora come camionista. Catanzariti, invece, secondo quanto ricostruito dai carabinieri è stato coinvolto e condannato nei rapimenti di Angelo Galli, Alberto Campari (1977), Giuseppe Scalari (1977), Evelina Cattaneo (1979). Il 24 maggio 1981 viene arrestato a Corsico. A Catanzariti, durante una perquisizione in carcere del 1981 venne sequestrato un pizzino piuttosto eloquente : «Barbaro Giuseppe...Agostino Catanzariti capo...Rocco Papalia supercapo». È rimasto detenuto fino al luglio del 2009. Sul conto di Grillo, nel 1982, i carabinieri della compagnia di Locri scrissero «è affiliato alla cosca mafiosa» insieme a Catanzariti e ai vertici del gruppo Barbaro-Papalia. Esce dal carcere nel 2009, sconta gli ultimi due anni di pena ai domiciliari a Corsico in piazza IV Novembre. Per l’Antimafia «si ha motivo di ritenere che, nonostante la lunghissima carcerazione, egli sia tutt’ora personaggio autorevole». Le indagini dei carabinieri partono da una serie di fotografie scattate sul sagrato della chiesa di San Silvestro in via Ludovico il Moro di Milano il 30 aprile 2011 dove si celebra il funerale di una parente dei Papalia. I carabinieri filmano Catanzariti e Grillo e anche Natale Trimboli, classe ’56. Originario di Platì, Trimboli è stato condannato a otto anni per armi e droga. Ufficialmente si occupa di movimento terra, vive a Zelo Surrigone. Suo figlio, insieme a un nipote di Catanzariti, gestisce un bar in via Fratelli di Dio a Corsico.
I MATRIMONI - Giuseppe Pangallo è un giovane astro nascente. Nato nel 1980, vive sulle rive del lago di Como: “E’ indubbiamente personaggio degno d’attenzione – scrivono i carabinieri nella loro informativa indirizzata alla Dda -, non foss’altro che per il suo rapporto di affinità con Rocco Papalia”. Pangallo è in contatto diretto con Catanzariti, ma soprattutto è il genero di Rocco Papalia: ha sposato la figlia Rosanna. E il suo è un matrimonio in qualche modo passato alla storia della ‘ndrangheta. In un’intercettazione del 2002 Rosanna Papalia, durante un litigio, si lamenta: «Stavo tanto bene con l’altro e mi hanno fatto sposare te...». Per i carabinieri è il chiaro esempio di un matrimonio di «rafforzamento». Ancora più pesanti sono però altri tre sposalizi avvenuti di recente. Il primo è quello tra il figlio di Antonio Papalia, Pasquale classe ’79 (arrestato nell’operazione Cerberus, oggi è libero e vive a Platì), e Giuseppina Pelle (’86). Lei è la figlia di Giuseppe Pelle, detto Gambazza, arrestato nell’operazione Reale della Procura di Reggio Calabria: è il figlio del notissimo capoclan di San Luca Antonio ‘Ntoni Pelle, catturato dopo una lunga latitanza e morto pochi mesi dopo. Tutto qui? Neanche per sogno perché il fratello di Pasquale, il giovane Domenico (’83) ha sposato una Barbaro. Mentre il figlio di Pasquale Barbaro (classe ’61) l’ex reggente della Lombardia (poi sostituito da Carmelo Novella dopo il suo decesso nel 2007 per cause naturali), Giuseppe ha sposato un’altra figlia di Giuseppe Pelle, Elisa. Il loro matrimonio è al centro dell’inchiesta Infinito: venne celebrato per tre giorni e il ricevimento da 1.500 invitati venne distribuito fra tre paesi dell’Aspromonte. Nozze d’amore? Nessuna prova del contrario.Ci sono stati più di trecento arresti. Un’offensiva iniziata negli anni Novanta, quelli dei sequestri di persona, dei cento omicidi all’anno, dell’eroina brown sugar che arrivava a tonnellate dalla Turchia. Gli anni dell’indagine Nord Sud, nata dalle confessioni del pentito Saverio Morabito, il nemico numero uno. Ancora oggi un’ossessione. Domenico, Rocco e Antonio Papalia. I loro nomi, nonostante siano rinchiusi in carcere da più di vent’anni e nonostante gli sforzi (recenti) di alcune amministrazioni comunali, in molti bar restano «impronunciabili». Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone. Ma anche Zelo Surrigone, Vermezzo, Casorate Primo, Zibido San Giacomo, Gudo Visconti. Le «province» dell’impero, cresciuto nonostante la nuova offensiva della Direzione distrettuale antimafia. La cosca Barbaro-Papalia , guidata appunto dai tre fratelli Domenico, Rocco e Antonio, è da sempre considerata una della più importanti della ‘ndrangheta. Una cosca che ha il suo «seme» sulle montagne dell’Aspromonte e il suo cuore pulsante in Lombardia, a Buccinasco e Corsico. Sette chilometri dal Duomo. Una ‘ndrina che oggi, contrariamente a quanto si possa credere, è più forte di prima. Lo scrivono nero su bianco i carabinieri del Nucleo operativo di Milano impegnati in una complessa indagine che ruota tra mafia, appalti pubblici, rifiuti. Molti dei soldati della cosca, condannati per omicidi, sequestri e traffico d’armi e droga, sono tornati liberi. E come vedremo da quanto emerso finora dalle indagini, viceré e colonnelli sono tornati al loro posto.
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'NDRANGHETA: CC, RICONFERMATA EGEMONIA ORGANIZZAZIONE - L'indagine che ha portato all'esecuzione da parte dei carabinieri e dei militari della Guardia di Finanza di Milano di dieci arresti di presunti affiliati alla 'ndrangheta, secondo gli investigatori, »ha riconfermato la presenza pervasiva ed il controllo egemonico del territorio da parte dei 'calabresì, realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe«. L'operazione ha visto impegnati oltre centocinquanta tra carabinieri e finanzieri in Lombardia e in Calabria e fa seguito all'esecuzione nel mese di maggio 2013 di altre otto ordinanze di custodia cautelare in carcere per traffico di sostanze stupefacenti. Maggiori dettagli saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 12 nella sala Stampa del Comando Provinciale dei carabinieri di Milano, in via della Moscova.
'NDRANGHETA,CATANZARITI INTERCETTATO SVELA AUTORI 'COLD CASE" OMICIDIO DE ROSA - . Questi i tratti salienti dell'intercettazione avvenuta nella Citroen C2 i Grillo la sera del 22 aprile 2012: Agostino: quando è successo l'omicidio ... prima, che abbiamo avuto la discussione al Parco delle Rose, gli ho detto io: andiamo, sì... gli mettiamo...>> che c'avevamo un paio di... centinaia di metri di miccia a lenta combustione... a rapida combustione Michele= sì Agostino= di tutto... gli ho detto io: gli ficchiamo un paio di eheh... gli mettiamo fuoco: come saltano! Li facciamo marmellata!>> Dice: no.>> Vai vedendo a loro [a dare retta a loro - n.d.r.]... e hanno messo la pistola all'orecchio di 'ngino [Rocco Papalia] Michele= 'u 'nginu?! Agostino= E chi?! Quando è stato il fatto di quello, ch'è morto, gli ha messo la pistola all'orecchio. Quello, giustamente... (ride) si vede sparare in testa, lo ha buttato a terra... Michele= e che cosa ha fatto? Agostino= eh? Michele= (inc.) Agostino= eh? Michele= gli ha appoggiato la pistola alla testa?! Agostino= eh [sì] Michele= a 'nginu? Agostino= sì Michele= e 'nginu come ha reagito? Agostino= è rimasto fermo lì, com'era, cosa doveva fare? Michele= e dopo? Agostino= dopo s'è infilato (inc.) s'è buttato a terra, è partito dalla testa, gli ha tolto, gli ha fatto... quello con la pistola in mano, (inc.) l'ha tagliato la spaccato tutto... Adesso, se avessero seguito quello che gli avevo detto io, avevamo fatto prima belli tranquilli... Michele= eh... Agostino= prendi che quello, se n'era uscito un pò ed era uscito pazzo di cervello... Quello la pistola all'orecchio gliel'aveva puntata... Michele= ehi... Agostino= non è che... ha fatto che... Michele= ma non gli voleva sparare... Agostino= no. Se... se che non voleva... Le persone sono fatte così: lui gli ha ficcato la pistola a lui; quest'altro, come ha visto così, l'ha sbilanciato, gli ha dato un colpo al cazzo, l'ha buttato a terra, ed è partito... Michele= e gliel'ha scaricata... Agostino= e gliel'ha scaricata tutta nel corpo, partendo dalla testa ad andare in basso... Se invece prendevano le cose a fare come si devono fare, noi sapevamo dov'erano, sapevamo tutto... e l'indomani vedi che scomparivamo dalla circolazione... (...). Secondo il giudice, tale conversazione ambientale «attribuisce la responsabilità dell'omicidio di La Rosa a Papalia Rocco» e non c'è «nessun dubbio che 'Nginù sia Papalia Rocco, atteso che nel corso delle indagini questo è sempre stato il soprannome con cui Catanzariti identifica Papalia Rocco».
'NDRANGHETA:PM,IN LOMBARDIA È IMPRENDITORE A CERCARE COSCHE - «Questa indagine conferma quanto emerso nel corso di molte altre inchieste sui legami tra 'ndrangheta e imprenditoria in Lombardia: ovvero che sono gli imprenditori a cercare le cosche, e non più viceversa». A parlare è il pm Paolo Storari della Procura di Milano nel corso della conferenza stampa organizzata per illustrare i dettagli dell'operazione che ha portato all'emissione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti appartenenti alla cosca calabrese Barbaro-Papalia.
«Il termine infiltrazione non è corretto, perchè dà l'idea di un virus che dall'esterno attacca un corpo sano», ha aggiunto il Pm. «E invece non è così, almeno non più, sono le presunte vittime, gli imprenditori, a chiedere l'aiuto della 'ndrangheta - ha spiegato Storari -. In questo caso specifico si adombra addirittura un rapporto decennale tra le parti, con una sorta di 'assicurazionè che veniva periodicamente rinnovata».
'NDRANGHETA: GENTILI, STOP A LOCALI CHE INCENTIVANO RICICLAGGIO E SPACCIO - «I locali notturni spesso diventano luoghi di riciclaggio e non solo, si trasformano in nuove piazze di spaccio, all'interno delle quali avere l'esclusiva nella distribuzione delle sostanze stupefacenti. C'è bisogno di dotarsi di antidoti, schierarsi, uscire allo scoperto». Queste le parole di David Gentili, presidente della Commissione consiliare antimafia del comune di Milano, in merito all«Operazione platinò che, questa mattina, ha portato a 10 arresti di appartenenti a famiglie 'ndranghetiste. 'Non è la prima volta -prosegue Gentili- e purtroppo non sarà l'ultima che locali notturni milanesi divengono territorio controllato dalla 'Ndrangheta o da Cosa nostra. Acquisto di quote societarie, imposizione di uomini addetti alla sicurezza. L'amministrazione comunale può offrire una sponda importante. Tocca agli esercenti e gestori onesti, coraggiosi, dare un chiaro segnalè.
Dal Corriere della Sera
I nuovi assetti della cosca Barbaro-Papalia
Trent’anni di affari, mai una guerra
Dalle indagini dei carabinieri emerge che il gruppo, malgrado le numerose condanne, è ancora molto potenteI nuovi assetti della cosca Barbaro-Papalia
Ci sono stati più di trecento arresti. Un’offensiva iniziata negli anni Novanta, quelli dei sequestri di persona, dei cento omicidi all’anno, dell’eroina brown sugar che arrivava a tonnellate dalla Turchia. Gli anni dell’indagine Nord Sud, nata dalle confessioni del pentito Saverio Morabito, il nemico numero uno. Ancora oggi un’ossessione. Domenico, Rocco e Antonio Papalia. I loro nomi, nonostante siano rinchiusi in carcere da più di vent’anni e nonostante gli sforzi (recenti) di alcune amministrazioni comunali, in molti bar restano «impronunciabili». Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone. Ma anche Zelo Surrigone, Vermezzo, Casorate Primo, Zibido San Giacomo, Gudo Visconti. Le «province» dell’impero, cresciuto nonostante la nuova offensiva della Direzione distrettuale antimafia. La cosca Barbaro-Papalia , guidata appunto dai tre fratelli Domenico, Rocco e Antonio, è da sempre considerata una della più importanti della ‘ndrangheta. Una cosca che ha il suo «seme» sulle montagne dell’Aspromonte e il suo cuore pulsante in Lombardia, a Buccinasco e Corsico. Sette chilometri dal Duomo. Una ‘ndrina che oggi, contrariamente a quanto si possa credere, è più forte di prima. Lo scrivono nero su bianco i carabinieri del Nucleo operativo di Milano impegnati in una complessa indagine che ruota tra mafia, appalti pubblici, rifiuti. Molti dei soldati della cosca, condannati per omicidi, sequestri e traffico d’armi e droga, sono tornati liberi. E come vedremo da quanto emerso finora dalle indagini, viceré e colonnelli sono tornati al loro posto.
I NUOVI ASSETTI - Per comprendere il potere della cosca bisogna partire da pagina 5 di un’informativa dei carabinieri indirizzata alla Direzione distrettuale antimafia: «Le indagini Cerberus e Parco sud hanno inferto duri colpi alla cosca che ha rischiato di venirne decapitata, tuttavia non v’è alcun segnale che si sia verificato un vuoto di potere. Oggi per di più si inizia ad intravedere il giorno in cui Rocco Papalia potrà tornare a Milano e fruire dei permessi. Nel frattempo sono tornati in libertà autorevoli membri dell’organizzazione, la cui fedeltà alla cosca e a Rocco Papalia è certificata nelle condanne passate in giudicato». Rocco Papalia, condannato all’ergastolo, ha avuto il primo permesso di uscita dal carcere di Badu ‘e carros in Sardegna dalle «13.45 alle 23 del 23 aprile 2011». La prima giornata da uomo libero dal 10 settembre 1992. Già nell’inchiesta Cerberus (luglio 2008), che portò in carcere il genero Salvatore Barbaro, il fratello Rosario e il padre Domenico l’Australiano, Rocco Papalia emergeva ancora con il ruolo di «dominus» della cosca, nonostante vent’anni di carcere. Suo fratello Antonio, fino alla cattura nei primi anni Novanta, era considerato il «referente» della cosca e le sue decisioni valevano per il Nord e per la Calabria. Scrivono ancora i carabinieri: «Le innumerevoli attività investigative che, dagli anni Ottanta a oggi, hanno riguardato la cosca insegnano che essa, nonostante gli arresti e le tante e pesantissime condanne, è caratterizzata da una solida continuità di comando. E da un rispetto assoluto delle gerarchie. È una cosca che, proprio in ragione di ciò, non ha mai subito né faide né scissioni». Oggi Antonio Papalia è detenuto nel carcere di Padova. Non è più in regime di 41 bis. Ancora più pesante il ruolo del primogenito Domenico. Rinchiuso a Roma per un omicidio degli anni ’70, spesso indicato come «vicino ai servizi segreti», è – secondo l’inchiesta Marine condotta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri – ancora oggi al vertice della cosca. Ma se è vero che i tre fratelli restano figure apicali nonostante la detenzione, la cosca ha sempre potuto contare su un «esercito» libero e sempre pronto all’azione. In più molti dei luogotenenti arrestati nelle operazioni degli anni Novanta sono ormai liberi. Si tratta di persone non indagate ma considerate dalle forze dell’ordine e dall’Antimafia come da sempre legate al gruppo dei Barbaro, dei Papalia e dei Sergi. Come Agostino Catanzariti, 66 anni di Corsico, Natale Trimboli, 63 anni di Zelo Surrigone, Michele Grillo, 66 anni di Casorate Primo. Diego Rechichi , classe ’59, era uno dei più stretti collaboratori di Rocco Papalia. Eggi è finito in un’inchiesta per droga con i nipoti dei tre fratelli Papalia. Poi c’è Antonio Musitano, 52 anni di Vermezzo. Lo chiamano «Totò brustia». Per anni Musitano «è stato l’uomo di riferimento su Milano di Giuseppe Barbaro, capocosca di Platì, detto u nigru». Scrivono i carabinieri nella loro informativa alla Dda: «Antonio Musitano può essere considerato una delle figure apicali in seno alla cosca Papalia». La conferma: il 27 maggio 2010, Musitano accompagna Rosa Sergi al carcere di Padova per un colloquio con il marito Antonio Papalia, fratello di Rocco. Tra le figure più importanti ci sono però quelle di Agostino Catanzariti e Giuseppe Grillo. Entrambi, secondo il rapporto dei carabinieri, sono affiliati.
VIA SALMA E IL FUNERALE– Luogo fondamentale per la cosca, covo dove trovarsi a parlare d’affari senza orecchie troppo curiose è un bar di via Salma a Corsico. Qui viene intercettato Agostino Catanzariti il 30 aprile 2011: «Sei al bar?», chiede Agostino. «Sì», risponde Michele Grillo. Grillo e Catanzariti sono parte del «nucleo storico di ‘ndranghetisti che, alla fine degli Anni ‘70, diede il via alla terribile stagione dei sequestri di persona in Lombardia». Il 18 giugno 1987 Michele Grillo viene condannato a 18 anni per il sequestro di Tullia Kauten. Ora Grillo lavora come camionista. Catanzariti, invece, secondo quanto ricostruito dai carabinieri è stato coinvolto e condannato nei rapimenti di Angelo Galli, Alberto Campari (1977), Giuseppe Scalari (1977), Evelina Cattaneo (1979). Il 24 maggio 1981 viene arrestato a Corsico. A Catanzariti, durante una perquisizione in carcere del 1981 venne sequestrato un pizzino piuttosto eloquente : «Barbaro Giuseppe...Agostino Catanzariti capo...Rocco Papalia supercapo». È rimasto detenuto fino al luglio del 2009. Sul conto di Grillo, nel 1982, i carabinieri della compagnia di Locri scrissero «è affiliato alla cosca mafiosa» insieme a Catanzariti e ai vertici del gruppo Barbaro-Papalia. Esce dal carcere nel 2009, sconta gli ultimi due anni di pena ai domiciliari a Corsico in piazza IV Novembre. Per l’Antimafia «si ha motivo di ritenere che, nonostante la lunghissima carcerazione, egli sia tutt’ora personaggio autorevole». Le indagini dei carabinieri partono da una serie di fotografie scattate sul sagrato della chiesa di San Silvestro in via Ludovico il Moro di Milano il 30 aprile 2011 dove si celebra il funerale di una parente dei Papalia. I carabinieri filmano Catanzariti e Grillo e anche Natale Trimboli, classe ’56. Originario di Platì, Trimboli è stato condannato a otto anni per armi e droga. Ufficialmente si occupa di movimento terra, vive a Zelo Surrigone. Suo figlio, insieme a un nipote di Catanzariti, gestisce un bar in via Fratelli di Dio a Corsico.
I MATRIMONI - Giuseppe Pangallo è un giovane astro nascente. Nato nel 1980, vive sulle rive del lago di Como: “E’ indubbiamente personaggio degno d’attenzione – scrivono i carabinieri nella loro informativa indirizzata alla Dda -, non foss’altro che per il suo rapporto di affinità con Rocco Papalia”. Pangallo è in contatto diretto con Catanzariti, ma soprattutto è il genero di Rocco Papalia: ha sposato la figlia Rosanna. E il suo è un matrimonio in qualche modo passato alla storia della ‘ndrangheta. In un’intercettazione del 2002 Rosanna Papalia, durante un litigio, si lamenta: «Stavo tanto bene con l’altro e mi hanno fatto sposare te...». Per i carabinieri è il chiaro esempio di un matrimonio di «rafforzamento». Ancora più pesanti sono però altri tre sposalizi avvenuti di recente. Il primo è quello tra il figlio di Antonio Papalia, Pasquale classe ’79 (arrestato nell’operazione Cerberus, oggi è libero e vive a Platì), e Giuseppina Pelle (’86). Lei è la figlia di Giuseppe Pelle, detto Gambazza, arrestato nell’operazione Reale della Procura di Reggio Calabria: è il figlio del notissimo capoclan di San Luca Antonio ‘Ntoni Pelle, catturato dopo una lunga latitanza e morto pochi mesi dopo. Tutto qui? Neanche per sogno perché il fratello di Pasquale, il giovane Domenico (’83) ha sposato una Barbaro. Mentre il figlio di Pasquale Barbaro (classe ’61) l’ex reggente della Lombardia (poi sostituito da Carmelo Novella dopo il suo decesso nel 2007 per cause naturali), Giuseppe ha sposato un’altra figlia di Giuseppe Pelle, Elisa. Il loro matrimonio è al centro dell’inchiesta Infinito: venne celebrato per tre giorni e il ricevimento da 1.500 invitati venne distribuito fra tre paesi dell’Aspromonte. Nozze d’amore? Nessuna prova del contrario.Ci sono stati più di trecento arresti. Un’offensiva iniziata negli anni Novanta, quelli dei sequestri di persona, dei cento omicidi all’anno, dell’eroina brown sugar che arrivava a tonnellate dalla Turchia. Gli anni dell’indagine Nord Sud, nata dalle confessioni del pentito Saverio Morabito, il nemico numero uno. Ancora oggi un’ossessione. Domenico, Rocco e Antonio Papalia. I loro nomi, nonostante siano rinchiusi in carcere da più di vent’anni e nonostante gli sforzi (recenti) di alcune amministrazioni comunali, in molti bar restano «impronunciabili». Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone. Ma anche Zelo Surrigone, Vermezzo, Casorate Primo, Zibido San Giacomo, Gudo Visconti. Le «province» dell’impero, cresciuto nonostante la nuova offensiva della Direzione distrettuale antimafia. La cosca Barbaro-Papalia , guidata appunto dai tre fratelli Domenico, Rocco e Antonio, è da sempre considerata una della più importanti della ‘ndrangheta. Una cosca che ha il suo «seme» sulle montagne dell’Aspromonte e il suo cuore pulsante in Lombardia, a Buccinasco e Corsico. Sette chilometri dal Duomo. Una ‘ndrina che oggi, contrariamente a quanto si possa credere, è più forte di prima. Lo scrivono nero su bianco i carabinieri del Nucleo operativo di Milano impegnati in una complessa indagine che ruota tra mafia, appalti pubblici, rifiuti. Molti dei soldati della cosca, condannati per omicidi, sequestri e traffico d’armi e droga, sono tornati liberi. E come vedremo da quanto emerso finora dalle indagini, viceré e colonnelli sono tornati al loro posto.
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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