DOPO LA PERIZIA, ASSOLTO INVECE GRANATA
Vicenda Italcitrus, la Corte dei Conti condanna Scopelliti
Reggio Calabria. Vicenda Italcitrus. Irrompe, come un fulmine a ciel sereno, in questo primo scorcio di 2014, la sentenza – giunta proprio in queste ore – con cui la Corte dei Conti condanna Giuseppe Scopelliti al pagamento di 300 mila euro come risarcimento all'erario per l'incauto acquisto effettuato dall'Amministrazione Comunale, quando a guidarla, come sindaco c'era proprio l'attuale Governatore della Calabria. È la seconda sentenza che boccia l'acquisizione dell'ex fabbrica per la lavorazione degli agrumi, già in rovina all'epoca dell'acquisto. Nel 2009 i magistrati contabili avevano condannato l'ex primo cittadino ad un risarcimento in solido con l'ingegnere Giuseppe Granata (autore della perizia con cui fu stabilito il valore dell'intera area) per 1 milione e 300 mila euro.
Sentenza poi riformata a seguito dell'appello presentato tanto da Scopelliti, quanto da Granata, con cui si chiedeva una nuova perizia tecnica che stabilisse il valore dell'immobile al momento dell'acquisto. Istanza accolta dai giudici contabili che hanno dato mandato all'Agenzia del Territorio di procedere ad una nuova valutazione. Una decisione salutata con certa soddisfazione da un orgoglioso Scopelliti, esattamente un anno fa, nel corso di una conferenza stampa durante la quale il Governatore ha continuato a difendere la bontà dell'operazione legata all'acquisto del dismesso e fatiscente impianto ex Italcitrus. Tuttavia, non è servita la nuova perizia a salvarlo. Si chiude così – positivamente solo per l'ingegnere Granata – una vicenda giudiziaria che ha tenuto banco per circa un decennio in riva allo Stretto, contribuendo allo stesso tempo ad alimentare il dibattito, non solo politico, legato al corretto operato di chi dovrebbe amministrare la cosa pubblica nel solo ed esclusivo interesse della collettività. E la sentenza giunta ieri, nello "scagionare" la parte tecnica, al di là della cifra da risarcire, evidenzia una chiara responsabilità della politica, proprio in un momento in cui quest'ultima ha ripreso a puntare l'indice contro la burocrazia (certamente da rivedere in certi suoi apparati), per giustificare il malumore, sempre più imperante, dei cittadini ormai stanchi di dover pagare a caro prezzo gli errori altrui.
Una vicenda, si ricorderà, di cui l'opinione pubblica venne messa a conoscenza nel 2007, durante le elezioni amministrative che hanno visto l'attuale assessore tecnico alla Cultura e Legalità della giunta provinciale, Eduardo Lamberti-Castronuovo, subito dopo la vittoria delle primarie, candidato a sindaco di Reggio per il centrosinistra. Durante la campagna elettorale, che lo vedeva affrontare il sindaco uscente Giuseppe Scopelliti, il 18 maggio di quell'anno, fu inviato, mezzo posta, alle famiglie reggine, un opuscolo, che riportava il testo "dell'invito a dedurre" in merito all'acquisto dell'Area dell'ex Italcitrus rivolto dalla Procura Regionale della Corte dei Conti al sindaco pro tempore, oggi Governatore, agli otto componenti della Giunta Municipale, al Dirigente comunale dell'Unità Operativa Programmazione e Progettazione Pasquale Crucitti e al responsabile del procedimento Giuseppe Granata. Un acquisto che a parere del Sostituto Procuratore Generale del tempo, Pierpaolo Grasso, appariva "a dir poco incauto" e "da cui si evinceva un ingente danno" per l'erario comunale. L'acquisto - sottolineava all'epoca il sostituto procuratore – aveva, difatti, comportato alle casse del comune una spesa di 2.500.000 di euro, inserita nel programma triennale 2002/2005 delle Opere Pubbliche, a cui si sarebbero dovuti aggiungere altri 2.000.000 di euro per la ristrutturazione dei locali e la necessaria bonifica dall'amianto presente. Un acquisto che i giudici contabili avevano definito "incauto" in quanto area "in totale stato di degrado", su cui sussistevano "numerose procedure esecutive pendenti innanzi al Tribunale civile di Reggio Calabria" e su cui all'atto dell'acquisto non si prevedeva una precisa destinazione di uso.
Nell'opuscolo, dichiarandosi fin dal principio "un garantista", che "non intendeva giudicare", l'allora candidato sindaco Lamberti poneva all'attenzione dei concittadini fatti e circostanze che "a suo sommesso parere, dimostravano che chi aveva amministrato Reggio negli ultimi cinque anni, non aveva curato gli interessi della città non applicando il principio proprio ad ogni Amministratore saggio: quello del buon padre di famiglia". Chiedeva pertanto ai lettori, non di sposare la sua visione, ma di porsi delle domande, giudicando "con serenità in base alle risposte. E sulla scorta delle risposte che lo stesso cittadino si sarebbe dato di esprimere il proprio voto elettorale. L'invio dell'opuscolo aveva tuttavia causato l'avvio di una richiesta nei confronti di Lamberti di risarcimento, pari a complessivi un milione di euro, avanzata dall'Ingegnere (assolto con la sentenza di ieri) Giuseppe Granata, autore della perizia e dall'Ingegnere Pasquale Crucitti, citato nell'atto in quanto dirigente del settore preposto che aveva avallato la procedura di acquisto, inserendola nel programma triennale. Richieste di indennizzo, in toto, rigettate, nell'aprile dello scorso anno, dal Tribunale di Reggio Calabria che ha dichiarato la non sussistenza di ipotesi diffamatorie o di violazione della privacy. Significativo, comunque, già allora il passaggio del giudice in merito alla prima parte dell'opuscolo, del tutto conforme al diritto di cronaca e di critica. Una divulgazione ritenuta lecita, rispondente "ad un apprezzabile interesse dei cittadini ad essere informati onde poter effettuare scelte più consapevoli nell'ambito della vita associata". F.C.
Giovedì 09 gennaio 2014
Ore 22:14
Fonte: ReggioTV
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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