REGGIO CALABRIA. «Non c'è nessun poliziotto infedele, anzi. Un poliziotto è venuto da me solo per chiedere informazioni ma è un'altra persona». Domenico Condemi, a giudizio per associazione mafiosa e altri reati, ha scagionato, rilasciando spontanee dichiarazioni, il poliziotto della Digos Bruno Doldo, pure lui imputato nello stesso processo scaturito dall'operazione «Alta Tensione 2» insieme ai presunti affiliati della cosca Caridi-Borghetto-Zindato perchè avrebbe fornito informazioni riservate alla 'ndrangheta. Doldo, in servizio all'ufficio scorte, era stato arrestato nel febbraio di due anni fa e oggi è a piede libero.
Il poliziotto con cui Condemi avrebbe avuto a che fare ha lo stesso nome ma un cognome diverso, Bruno Falco, e sarebbe andato da Domenico Condemi a chiedere informazioni sul pestaggio di un uomo. «Era stato mandato dal suo superiore. - ha raccontato in aula Condemi - Fortunato Quartuccio, il cugino di Diego Quartuccio, era stato picchiato dallo zio per un macchina».
Il poliziotto Bruno Doldo era stato accusato di avere rivelato la presenza di microspie nelle auto degli indagati. Dopo poco tempo dalle intercettazioni ambientali, effettivamente Domenico Condemi trovò una cimice. La spiegazione fornita oggi in aula, tuttavia, è diversa rispetto alla ricostruzione degli investigatori. «Ho scoperto la microspia perchè quando andavo a caccia non riuscivo a parlare con la trasmittente sulla macchina».
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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