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Piana, dramma dei migranti. Longo (Prc) si appella alle istituzioni: «Dov'è la cultura dell'accoglienza?»

Reggio Calabria – Con una lettera accorata il consigliere Longo si è appellato a governo, regione, provincia e prefettura sottoponendo una riflessione sull'emergenza migranti della Piana di Gioia Tauro alla quale ciclicamente si assiste senza porre in atto quelle misure efficaci da sempre promesse e mai effettivamente realizzate per l'accoglienza e la regolamentazione dei "flussi migratori". «Le tendopoli in cui li abbiamo relegati – scrive risoluto il consigliere provinciale di Prc - nella zona industriale intorno al Porto, non bastano più a placare i nostri sensi di colpa offrendo loro riparo: sempre più decadenti, quest'anno sono prive persino dell'elettricità e del calore dei volontari che negli anni scorsi provvedevano al loro sostentamento con un paio di pasti caldi al giorno». Una situazione che si perpetua ogni anno (ed anche questo non fa certo eccezione) con la promessa di porvi riparo spostando - di fatto - il problema un anno più avanti, con le medesime criticità e ripercussioni umane e sociali. Con i sindaci di San Ferdinando e Rosarno in prima fila assieme a pochi volontari – purtroppo del tutto insufficienti - a tamponare una situazione drammatica davvero ben lungi dall'essere risolta in radice e, quel che più inquieta, con fondi e mezzi scarsi se non addirittura di fortuna impiegati per prestare i primi inevitabili quanto indispensabili aiuti. Di qui l'appello di Longo alle istituzioni tutte affinché possano fare rete e cercare di dispiegare tutto il necessario supporto verso una realtà davvero molto dolorosa e verso un territorio anch'esso provato sotto questo aspetto, che ha già vissuto la virulenza di una rivolta sociale che ha fatto esplodere in tutta la sua cieca violenza la miscela di culture e di bisogni che gravitano nell'orbita della piana, in una sorta di guerra tra poveri, contrapposizione neorealista di comunque sfruttati, siano essi stranieri o locali. «Dimostriamo – conclude la sua missiva il consigliere Longo - che la cultura dell'accoglienza non può esaurirsi nei discorsi ampollosi delle istituzioni e dei politici in campagna elettorale ma che essa è il valore umano più alto da mettere in pratica in tempi duri come quelli attuali».
Giuseppe Campisi

La lettera di Giuseppe Longo

L’eterna emergenza migranti della Piana di Gioia Tauro. Provincia, Regione e Governo non rimangano sordi all’appello del territorio


Egregio
Presidente del Consiglio dei Ministri
Enrico Letta

Egregia
Ministro per l’Integrazione
Cécile Kyenge

Egregio
Presidente della Giunta Regionale
Giuseppe Scopelliti

Egregio
Presidente della Giunta Provinciale
Giuseppe Raffa

Egregio
Prefetto di Reggio Calabria
Dott. Vittorio Piscitelli

Oggetto: L’eterna emergenza migranti della Piana di Gioia Tauro. Provincia, Regione e Governo non rimangano sordi all’appello del territorio.
C’è un popolo di fantasmi che si aggira nella Piana di Gioia Tauro, sospesi nel limbo di un destino precario e balordo. Si tratta degli oltre tremila migranti africani che ogni anno, di questi tempi, ricompaiono come per magia nelle cronache quotidiane sotto la voce “emergenza”. Molti li chiamano “gli invisibili” ma la loro sofferenza è concreta e scricchiola nelle pieghe della nostra società borghese come il gelo dell’inverno nelle loro ossa. Le tendopoli in cui li abbiamo relegati, nella zona industriale intorno al Porto, non bastano più a placare i nostri sensi di colpa offrendo loro riparo: sempre più decadenti, quest’anno sono prive persino dell’elettricità e del calore dei volontari che negli anni scorsi provvedevano al loro sostentamento con un paio di pasti caldi al giorno. Poche settimane fa, uno di loro, il liberiano Man Addia, è morto di bronchite in una tenda gelata dalle infiltrazioni d’acqua. Ma l’inverno e appena cominciato.
Lo scenario appena riassunto viene tuttora considerato emergenziale, sui giornali leggiamo espressioni come “nuova ondata di migranti” o “a Rosarno è di nuovo emergenza” e ogni volta ce ne stupiamo e spaventiamo, senza accorgerci che sono gli stessi titoli dell’anno scorso e, drammaticamente, di quelli precedenti. Ciò che affrontiamo ogni anno di questi tempi con mobilitazioni e contribuiti straordinari è, sotto gli occhi di tutti, la situazione cronicamente problematica dell’accoglienza dei migranti nel nostro territorio.
Parole come “ondata” e “allarme” suscitano in noi automaticamente un atteggiamento difensivo: pensiamo subito a una nuova imminente rivolta, ci prepariamo a contrastare una “invasione” e, mossi infine da un sentimento di umana compassione, rispondiamo con mezzi straordinari e temporanei. Quante volte abbiamo sentito le istituzioni fissare una data di smantellamento delle tendopoli di San Ferdinando? Ogni volta sembra che, passato l’inverno, l’intera situazione sia destinata a risolversi fisiologicamente e permanentemente. Ma quante emergenze annuali dovremo ancora affrontare prima di renderci conto che i movimenti migratori sono periodici e la parola giusta per definirli è, come dice Erri de Luca, “flussi”? Non “ondata”, dunque, con tutta la violenza che il termine si porta dietro, ma “flusso”, vitale, linfatico, capace, come nel caso della Riace di Mimmo Lucano, di irrorare le nostre terre aride e metterle a frutto.
L’allestimento della tendopoli è stato un primo importante passo nel processo di umanizzazione della questione ma, a molti anni dalla prima installazione, possiamo dire oggi che è mancata scandalosamente la volontà politica per trasformare l’emergenza in una risorsa anche culturale per le nostre comunità. E, come spesso avviene in Calabria, è mancata la lungimiranza per evitarne la cronicizzazione.
Le istituzioni che contano, dopo le periodiche passerelle, hanno abbandonato la situazione alle cure dei pochi e ormai impotenti sindaci che, pur non tirandosi mai indietro, si trovano oggi allo stremo delle forze. Coadiuvati da una manciata di volontari e qualche parroco, i primi cittadini di Rosarno e San Ferdinando garantiscono un minimo di umanità ai nostri fratelli africani ma da tempo ormai lanciano il loro grido di disperazione: sono stati lasciati soli da una Regione e da un Governo sordi e insensibili.
Di nuovo, dunque, rivolgo un appello al Presidente della Provincia affinché, nei limiti delle difficoltà di bilancio a me ben presenti, faccia un ennesimo sforzo per rendere onore anche all’istituzione che rappresenta, un ente troppo spesso ritenuto inutile e che invece si dimostra continuamente il più sensibile alle reali esigenze del territorio.
Allo stesso modo, invito la Regione e il Governo a individuare insieme ai sindacati e ai sindaci di Rosarno e San Ferdinando una strategia condivisa capace di pensare e consentire una convivenza civile tra le diverse culture, a cominciare da un piano di sensibilizzazione per la nostra comunità al senso del dovere istituzionale e, soprattutto, a un sentimento di fratellanza sempre più raro e irrintracciabile.
Dimostriamo che la cultura dell’accoglienza non può esaurirsi nei discorsi ampollosi delle istituzioni e dei politici in campagna elettorale ma che essa è il valore umano più alto da mettere in pratica in tempi duri come quelli attuali.

Reggio Calabria, 17/12/2013
Giuseppe Longo
Consigliere provinciale Prc


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