Egregio Signor Presidente,
sono un imprenditore di Reggio Calabria e da oltre cinquant'anni opero in varie attività che, anche se in piccolo, hanno creato una fonte occupazionale in questa terra martoriata; ho sempre vissuto con onestà ed ottemperato a tutti gli obblighi derivanti dalle mie attività, condizione purtroppo non più praticabile, a causa dei momenti drammatici che sta vivendo da parecchio tempo la mia città, governata da Commissari Straordinari. La situazione economico-sociale italiana sta andando sempre più a regredire col passare del tempo, ma soprattutto la stessa situazione, proiettata nella mia città, è diventata ormai insostenibile per le tasse troppo esose e impossibili da pagare da parte dei cittadini e degli imprenditori come me. Non si può reggere un governo, una nazione, un "popolo", senza intervenire in qualche modo sulla gestione smisurata e paradossale delle entrate allo Stato e ai Comuni. Bisogna riconoscere ai cittadini i loro "veri diritti", le loro reali "aspirazioni". Diritto al lavoro, che non c'è, diritti ad avere servizi adeguati e commisurati alle tasse che pagano regolarmente, tasse per servizi inesistenti o, ove esistenti, mal funzionanti e scarsi (faccio riferimento ovviamente alla città in cui vivo, Reggio Calabria).
Non abbiamo diritto forse a tasse eque, commisurate alla condizione sociale del singolo, della famiglia o al volume d'affari? Uno stato di diritto non può non tenere conto della condizione in cui versa la propria linfa (che non è il proprio governo, ma i cittadini) dopo che quest'ultima ha creduto ed è stata fiduciosa verso persone (loro rappresentanti) che hanno tradito, di volta in volta, questa fiducia.
Mi rivolgo a Lei sì, Signor Presidente, perché si deve rendere conto di come, noi cittadini, noi Reggini, siamo considerati meno di niente, quando si tratta di coprire un buco causato da amministrazioni che hanno solo programmato i loro profitti.
Paghiamo le tasse regolarmente, siamo presenti quando lo Stato ci chiama a pagare ciò che è dovuto e che è giusto secondo la condizione di ognuno, ma adesso si è arrivati ad un punto di non ritorno, abbiamo di fronte un "buco nero"... E' indecoroso per noi dover ricorrere a manifestazioni di piazza per fare valere quei diritti riconosciuti dalla Costituzione, tanto voluta, pensata e difesa dai fondatori di uno Stato di diritto a tutela del cittadino, del lavoratore, della famiglia... Stato (centrale e di ripartizione locale) che sembra oramai aver sovvertito questo PRIMARIO PRINCIPIO, a tutela dei governi, a favore dei parlamentari, a perenne scudo di protezione di qualsiasi "errore" amministrativo e non....
Dov'è lo Stato a difesa del cittadino? Dov'è lo Stato che tutela un lavoratore che non può pagare una tassa maggiorata (sproporzionatamente) solo per rimpinguare le casse comunali e ripianare un buco di bilancio, con una contropartita inesistente in termini di servizi per la collettività? Dov'è lo Stato quando un lavoratore perde il posto e non può più mantenere una famiglia in quanto le imprese non possono pagare le tasse? Dov'è lo Stato che difende gli ideali di onestà e sopratutto di coerenza parlamentare e non....? Dov'è?
Beh caro Presidente, credo che Lei non avrà nessuna risposta chiara e precisa da dare alle mie semplici domande, domande formulate dai milioni di italiani e dalle migliaia di Reggini che ogni giorno combattono per poter pagare paradossalmente il "non giusto", il "non equo", "l'arroganza dei signori onorevoli", "il menefreghismo della politica in genere e verso ciò per il quale è nata: "Lo Stato al servizio del cittadino"... Ma dove? Ma Quando? Ma come?
Mi saprebbe rispondere? - No, credo proprio di no.
Chissà quante missive avrà ricevuto, chissà quante ne avrà cestinate, forse compreso questa; ma sa che Le dico? Qualcuno la leggerà... nessuno la prenderà in considerazione, ma la leggerà (sempre se potrà comprendere il mio spirito di cittadino insoddisfatto e deluso).
L'Italia muore, caro Presidente, e lo sanno tutti; gli altri Stati si fanno quattro risate alle nostre spalle, e noi? Chiniamo il capo, facciamo finta di nulla, tanto le brutte figure fanno parte ormai del DNA dei governi italiani degli ultimi anni, ci siete abituati. Io purtroppo no, come anche milioni di cittadini ormai stanchi delle solite tiritere...
Le tasse stanno uccidendo la mia città, le tasse stanno uccidendo i lavoratori che perdono il posto di lavoro e la dignità, in barba all'art. 36 della Costituzione, che recita il principio secondo il quale ogni cittadino ha diritto ad un lavoro che possa assicurargli una vita libera e dignitosa. E quante persone per un'impennata di dignità hanno scelto di togliersi la vita perché oberate dai debiti o impossibilitate a mantenere le famiglie? Ma il governo è malato e, di conseguenza siamo malati anche noi, sì, malati di depressione per non aver avuto mai (negli ultimi decenni) delle seppur minime soddisfazioni, per non essere stati tenuti nella dovuta considerazione da chi ci governa.
Spero che un giorno questa situazione si possa cambiare, spero che qualcuno possa reggere le sorti di uno Stato e governarlo davvero guadagnandosi la fiducia dei cittadini tutti, soprattutto di noi reggini che, nel nostro piccolo, abbiamo sempre dato il nostro contributo affinché ciò potesse accadere.
Concludo carissimo Signor Presidente auspicando un Suo urgente intervento, incisivo e diretto affinché si possa imprimere una decisiva sterzata a questo stato di cose...., avrà questo coraggio da cittadino di fede e cultura storica?
Perché io, imprenditore di vecchio stampo, il coraggio lo sto perdendo, le energie stanno venendo meno e chi ne subirà gli effetti sarà il mio personale che, a breve, sarà destinato ad allungare le liste dei disoccupati.
Cordiali saluti
Giuseppe Granato
MNews.IT | Stadio Online, le notizie sportive | Giochi Gratis | Calabria 24Ore .IT | NewsOn24.IT





0 Commenti