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Una coppia di generali della Guardia di Finanza e due procuratori sulle tracce dell'Araba Fenice


È in corso un'operazione del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico di Roma della Guardia di finanza per l'esecuzione di 47 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti imprenditori e professionisti affiliati, riferiscono gli investigatori, alla 'ndrangheta. Perquisizioni in Calabria, Piemonte, Veneto, Lombardia e Puglia. I provvedimenti restrittivi che sono in esecuzione sono stati emessi dal gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria. L'inchiesta che ha portato alle misure cautelari è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. Le perquisizioni in corso sono 90 e riguardano altrettante persone indagate nell'inchiesta.
DUE GENERALI DELLA GUARDIA DI FINANZA ED UN PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA(E  CINQUECENTO BASCHI VERDI SGUINZAGLIATI SU CINQUE REGIONI) ALLA RICERCA DELL”ARABA FENICE”
La Guardia di finanza ha anche sequestrato 14 società ed un consistente quantitativo di beni per un valore di oltre 90 milioni di euro. Le società ed i beni sequestrati appartengono agli imprenditori ed ai professionisti arrestati, ai quali viene contestata l'associazione per delinquere di tipo mafioso ed i reati di trasferimento fraudolento di valori, abusiva attività finanziaria, utilizzo ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, favoreggiamento, peculato, corruzione, illecita concorrenza ed estorsione, tutti aggravati dalle ''modalità mafiose''. Le indagini, riferiscono gli investigatori, hanno accertato l’esistenza di un vero e proprio cartello criminale di tipo mafioso, operante nel territorio di Reggio Calabria, in grado di condizionare la realizzazione di complessi residenziali privati e di eseguire tutti i relativi e connessi lavori di completamento, con la conseguente, illecita percezione di profitti.
Domenico Salvatore

REGGIO CALABRIA- Trasferimento fraudolento di valori, abusiva attività finanziaria, utilizzo ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, favoreggiamento, peculato, corruzione, illecita concorrenza ed estorsione, tutti aggravati dalle ''modalità mafiose''…Vincere si può, va ripetendo, sin dal suo insediamento al CEDIR, il procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho in conferenza stampa ed in tutte le altre occasioni, che non sono poche; a parte la convegnistica. A patto e condizione che…lo Stato lo voglia veramente. Un concetto base che il magistrato aveva già ribadito in illo tempore, per esempio ai referenti del Comitato” Don Peppe Diana” e di Libera coordinamento provinciale di Caserta promotori del Festival dell’Impegno Civile, perché questo, è il suo habitus mentis; unica manifestazione al mondo ad essere interamente realizzata sui beni confiscati, quando dirigeva la DDA partenopea, scripta manent, verba volant:” I clan sono stati messi in crisi sotto l’aspetto militare, ma, non sotto l’aspetto economico; certo, siamo sulla buona strada, ma per raggiungere la meta dovranno essere arrestati tutti gli imprenditori, i politici, gli amministratori, i professionisti, gli uomini delle forze dell’ordine e tutti coloro che sostengono con azioni e pensiero la camorra”. Un anatema, contro i “venduti”, gl’infedeli, i collusi e chi, si accorda segretamente con la malavita organizzata, ricoprendo incarichi politici o di pubblica amministrazione. Una scomunica, contro il connubio, la relazione fraudolenta e la connivenza dei traditori, che passano con la criminalità organizzata e si schierano contro la parte sana della società. Guarda caso, parla la stessa lingua del suo grande amico, Franco Roberti, nuovo procuratore nazionale antimafia, (due colossi di Rodi della Giustizia), che stamani, lo affiancava, all’interno dell’aula delle conferenze stampa, al Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, diretta dal colonnello Alessandro Barbera.

Lo sosteneva, in quel frangente, a dire il vero anche, il segretario regionale del PD campano, Enzo Amendola, che commentando l'arresto di un mammasantissima della Camorra, Massimo Di Caterino disse… "Oggi lo Stato, ha dimostrato ancora una volta, che la battaglia contro la camorra si può vincere. Un ringraziamento, per l'ennesimo successo, va alle forze dell'ordine e ai magistrati che, nonostante le enormi difficoltà, quotidianamente sono sul fronte per liberare le nostre terre dalla morsa soffocante dei poteri criminali. Ma, da solo nessuno ce la può fare; tocca a tutti, innanzitutto alle forze sociali e alle istituzioni, fare fronte comune e alzare barriere invalicabili per emarginare e mettere alla porta chi cerca di rubarci con la violenza il futuro". Insomma, il peso della difesa e tutela della libertà e della democrazia, seriamente messe in pericolo, non può pesare e gravare sulle spalle della magistratura e delle forze di polizia. Bisognava sentire in conferenza stampa, l’appassionata arringa del procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, che scrosciava come il Niagara Falls sotto il ‘Ponte dell’Arcobaleno’. Le tesi, le ipotesi, antitesi e sintesi e le risposte ai giornalisti, che incalzavano con domande, definite ‘importanti’ dallo stesso magistrato. Un giudice-coraggio, a noi molto noto, per le sue battaglie contro la Camorra, che seguiamo sin dagli Anni Novanta.

Comprese, le sue epiche gesta, nello storico processo “Spartacus”, a carico di membri del clan camorristico campano dei Casalesi, durato dal 1998 al 2010 da un'indagine avviata dalla DDA sin dal 1993, pool investigativo composto da Lucio Di Pietro, Federico Cafiero De Raho, che ha sostenuto l´accusa durante il dibattimento, Franco Greco e Carlo Visconti; equivalente, del processo “Olimpia”, del 1992, processo il 19 gennaio 1999, contro la ‘ndrangheta e del maxi-processo di Palermo degli Anni Ottanta, iniziato il 10 febbraio 1986 e terminato il 16 dicembre 1987: 19 ergastoli, 2665 anni di carcere, undici miliardi e mezzo di lire di multe e 114 assoluzioni; dopo la “cantatina” di don Masino Buscetta, il super-pentito di Cosa Nostra furono arrestate quasi 500 persone. Il processo Spartacus, fonte Wikipedia, si è concluso il 15 gennaio 2010, con la sentenza della Cassazione, che ha colpito duramente i vertici del clan dei casalesi:Giuseppe Caterino, Cipriano D'Alessandro, Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Russo, Francesco Schiavone, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria, Alfredo Zara, Raffaele Diana e il latitante Mario Caterino. Francesco Schiavone (Sandokan), Francesco Bidognetti, Michele Zagaria e Antonio Iovine; escussi 508 testimoni (25 dei quali collaboratori di giustizia), l'interrogatorio di Carmine Schiavone, cugino del capoclan, pentito dal 1993 (e grazie al quale la DDA avviò l'indagine), è durato 49 udienze, 50 udienze per la requisitoria del pubblico ministero, 108 udienze per le arringhe dei difensori. L'esito provvisorio di questa prima fase è stato di 95 condanne (di cui 21 ergastoli), 21 assoluzioni (assolti quasi tutti i politici coinvolti e i rappresentanti delle forze dell'ordine) mentre altri dieci imputati sono morti prima della conclusione del dibattimento. Stranamente, ma non troppo, il processo venne snobbato dalla stampa, che ha dato un risalto prossimo allo zero; escluso le rare eccezioni.

Di questo, incredibile ploff!se ne dorrà, lo scrittore e saggista  Roberto Saviano nella sua celeberrima opera “Gomorra” . Antonio Bardellino (legato a Stefano Bontate e Tommaso Buscetta) e Lorenzo Nuvoletta (legato ai Corleonesi), stavano a Napoli come Totò Riina e Bernardo Provenzano, stavano a Palermo. Bardellino e Nuvoletta, vincitori del braccio di ferro con ‘don Raffaele Cutolo’, re della NCO, fra l’altro, intermediario per il sequestro di Ciro Cirillo, assessore ai Lavori Pubblici, rapito dalle Brigate Rosse il 27 aprile 1981. La DC,  era scesa a patti con le Br proprio tramite la NCO di Cutolo, catturato  il 15 maggio 1979. Ma le imprese giudiziarie di Federico Cafiero De Raho, non  si limitano solo questi colpi mancini contro la Piovra napoletana. Tuttavia, non è questa la sede più opportuna, di cui dobbiamo occuparcene. Sebbene ogni tanto, ci sembri doveroso, segnalare ai nostri lettori sovrani distratti, chi sia e da dove venga e provenga il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria. Un giudice, che ha messo in ginocchio la Camorra. Ed ora, ci prova con la ‘ndrangheta. Il rovescio della medaglia del suo collega Agostino Cordova, che combattè dapprima la ‘ndrangheta e poi la Camorra. O di Giancarlo Caselli, che lottò contro Cosa Nostra ed ora contro la ‘ndrangheta in Piemonte.

In conferenza stampa si è parlato di un patto federativo tra i vari clan da Nord a Sud (FICARA-LATELLA, ROSMINI, FONTANA SARACENO, FICAREDDI, CONDELLO, NICOLO’-SERRAINO) per impossessarsi degli affari; un’intesa tra ‘amici ed amici degli amici’; il ‘compare di mio compare è…mio compare’. La ‘ndrangheta, ha fiutato il pericolo sugli appalti pubblici. Predilige di più l’appalto privato; più redditizio e meno costoso, assolutament6e duttili e malleabili. Sebbene vi arrivi comunque, attraverso i sub-appalti, i prestanome e gl’impresari corrotti e collusi; se non con le minacce, i ricatti e la violenza diretta ed indiretta. Controllano tutto-denunziano alla pubblica opinione i due procuratori, in conferenza stampa-con incredibile precisione. Individuano il terreno; lottizzano, acquistano a prezzi stracciati, se non altro. Nessun problema per la progettazione, a cura di ingegneri, architetti, geometri, geologi amici; se non parenti addirittura. Non è raro, il caso del figlio del padrino con la laurea; come scrive sui suoi capolavori  letterari, il procuratore aggiunto della DDA e scrittore-saggista, Nicola Gratteri; assieme al giornalista Antonio Nicaso. Magari con tanto di master, specializzazione post-laurea o para-universitaria, iscrizione all’albo professionale, conoscenza di almeno due lingue straniere, oltre all’Italiano. Nessun problema per l’ostacolo dei vincoli paesaggistici, regolarmente by-passati; con le buone o con le cattive; se non attraverso le “teste di legno” e financo le “teste di uovo”, ma non chiamatela ‘zona grigia’.

I Comuni, come tutti sanno, sono condizionati e controllati dalla mafia, in ogni settore. Lo dimostrano, i ben numerosi consigli comunali sciolti  per infiltrazioni mafiose, nell’ordine delle decine; e soprattutto gli ancor più numerosi attentati contro sindaci, assessori, consiglieri, segretari dei partiti, sindacati e semplici cittadini, nell’ordine delle centinaia. Quando parte l’appalto, diventa tutto più facile. Maestranze, mano d’opera, a prezzi…”stracciati”, fornitura cemento, ferro, tavole, mattoni, materiale elettrico, idraulico per bagni, cucine, caminetti ed altro materiale edilizio, talora altra tassa ambientale del 3%, sotto forma di “pizzo” o tangente, se non rischio mazzetta, “deve” filtrare, attraverso le ditte amiche delle cosche, per una…”Mangiata ‘e pipi” se non per un piatto di lenticchie. Quasi sempre le stesse ditte, imprese e società. Controllate dai mammasantissima e loro accoliti ed in extrema ratio, anche dalle donne di mafia. Beni e servizi, devono ‘passare’ dal placet del padrino. Non sfugge niente. Nemmeno la riparazione od il piccolo appalto. Come hanno dimostrato le varie operazioni della DDA. Stesso discorso, per i vari collaudi:statico, abitabilità, elettrico, idraulico ecc. I lettori sovrani, che ci seguono, si meravigliano delle “strane” alleanze fra cosche, notoriamente rivali e distrutte dalle faide. Ignorano forse che i padrini del calibro di Peppe Morabito il Tiradrittu; Domenico Alvaro classe 1924; Giuseppe Commisso dei “Quagghia”; Rocco Aquino di Marina di Gioiosa; Cosimo Leuzzi, ma anche i Pesce, i Piromalli, i Gioffrè, i Mammoliti, gli Iamonte di Melito Porto Salvo; Condello, De Stefano, Tegano, Zindato, Libri, Ficara-Latella ecc.

in città sulla Tirrenica e sulla Jonica, tanto per fare dei nomi, abbiano imposto la fine degli omicidi per esempio, che attiravano gli “sbirri” come api intorno al miele ed impedivano di fatto, che si potesse fare business, di qualsiasi tipo. Per fare affaires, è necessaria la calma (solo apparentemente) piatta. Primum vivere, deinde philosophari. C’è sempre, un padrino di peso e di statura, se non un “saggio compare”, pronto a tappare il buco, assicurano i magistrati. Anche di quelle teste calde, che non riescono a tenere la ‘zucca’ sulle spalle; a ragionare; di quei ’bampapagghiara’, che in nome del loro morto ammazzato da vendicare, vorrebbero combinare sfracelli, farsi schizzare l’adrenalina a mille e mandare tutto il business alleluja. Alla fin fine, la decisione più utile viene fuori a denti stretti e pugni chiusi; è meglio, che beccarsi due colpi di lupara a tradimento; alternativa alla lupara bianca. Così i De Stefano, fanno affari con i Condello; i Serraino con i Tegano; i Libri con i Rosmini e via di seguito. Si spara ancora d’accordo, ce lo ricorda la cronaca asettica ed impersonale. Ma solo per motivi, non riconducibili a ragioni di mafia. Dove il padrino, comunque non può arrivarci. Non è solo questione di “corna e non corna”. C’è di più: sono saltati certi equilibri e certe alleanze, ma soprattutto la rigida divisione territoriale. Gli Alvaro, possono sbarcare a Reggio. I Ficara-Latella a San Luca e Bovalino; il capo crimine Antonio Pelle inteso Gambazza di San Luca, ricoverato all’ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena ecc. Il problema principale per le imprese, è come tutti sanno, la penuria di liquidità. Non resta che piangere, oppure…rivolgersi alle convergenze parallele. Alle banche della ‘ndrangheta, un pozzo di San Patrizio inesauribile, ma a tassi usurari: il capestro; il tunnel dell’horror; se non della perdizione. Fine dei sogni, inizio degl’incubi notturni, fine della tranquillità. Alcuni però, al culmine della disperazione, dell’impotenza e della rabbia, si rivolgono al magistrato ed alle forze di polizia e mandano tutto a carte quarant’otto. S’innesta un altro girone infernale per la ritrattazione o parziale modifica delle dichiarazioni a verbale. Tattica maligna e perversa, che conoscono bene i collaboratori di giustizia. In quest’operazione, sono tanti. Sebbene, abbiano prevalso le indagini tradizionali, le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Com’è stato precisato in conferenza stampa. Ma lo Stato (che in parte siamo noi stessi, non è una cosa astratta), per liberare il cittadino dalle catene della schiavitù, servitù, sudditanza psicologica e timore riverenziale, chiede una maggiore e più tempestiva collaborazione.

Ma sentiamo cosa dice il comunicato ufficiale, che come di consueto, pubblichiamo integralmente…”Dalle prime luci dell’alba, i Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria – Nucleo di Polizia Tributaria – Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata – con l’ausilio di uomini dello SCICO di Roma, stanno eseguendo - su tutto il territorio nazionale - un’ordinanza di custodia cautelare, emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 47 persone, tra cui professionisti e imprenditori a vario titolo collegati alle locali cosche di ‘ndrangheta, nonché il sequestro di 14 società e beni per un valore complessivo di circa 90 milioni di euro. Altre 17 persone sono state denunciate a piede libero. Con il predetto provvedimento cautelare, emesso dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, le Fiamme Gialle stanno procedendo nei confronti di un “gruppo criminale misto”, composto dalla compartecipazione economica di diverse cosche reggine di ‘ndrangheta (FICARA-LATELLA, ROSMINI, FONTANA SARACENO, FICAREDDI, CONDELLO, NICOLO’-SERRAINO) dedito, in particolare, alla realizzazione e gestione di opere di edilizia privata, nonché responsabile dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni, abusivo esercizio dell’attività finanziaria, utilizzo ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, favoreggiamento, peculato, corruzione, illecita concorrenza ed estorsione, tutti aggravati dalle modalità “mafiose”.

Le ordinanze colpiscono quasi tutte le principali cosche reggine, dai “FONTANA–SARACENO”, egemoni nella parte Nord della città, ai “FICARA–LATELLA”, predominanti nella parte Sud, passando dai CONDELLO del quartiere di Archi ai “SERRAINO–ROSMINI-NICOLÒ” e “LO GIUDICE” ed “AUDINO”, operanti nel centro cittadino. Le investigazioni, infatti, hanno consentito di acquisire concreti e solidi elementi indiziari in ordine all’esistenza di una ben organizzata e strutturata “cabina di regia”, dedita all’accaparramento di importanti lavori edili nella città di Reggio Calabria, per il tramite di una serie di imprese, tutte legate - direttamente e\o indirettamente - alle più note “famiglie di ‘ndrangheta” operanti in città.
Le indagini hanno disvelato uno stretto legame tra la famiglia di imprenditori edili reggini, i CALABRÒ, nei cui confronti era inizialmente stata avviata l’attività investigativa, e ROCCO MUSOLINO, a seguito dell’interesse manifestato dalla famiglia CALABRÒ ad edificare un imponente complesso edilizio su un terreno di proprietà del predetto MUSOLINO Rocco, ricadente nel quartiere reggino di Ravagnese, territorio della cosca “LATELLA – FICARA”. Tale terreno è stato concesso dal MUSOLINO in permuta con la contropartita del 24% degli immobili realizzati.

Per il buon esito dell’affare nella zona di influenza di altra cosca, comunque, CALABRÒ Giacomo Santo e il figlio Antonino, titolari della società “EDILSUD S.n.c. di CALABRÒ Francesco & C.”, si sono consapevolmente serviti,per la fornitura di materiale ovvero per l’esecuzione di lavori edili,di “determinati” soggetti economici,risultati essere tutti legati alle varie cosche reggine operanti in città .Il tutto sulla base di un preciso ruolo all’interno di un comune e composito disegno criminoso, teso alla spartizione, a tavolino di tutti i lavori di edilizia, affinché ogni famiglia di ‘ndrangheta beneficiasse della “propria parte di competenza”, consistente in sostanziose “entrate economiche”, non altrimenti conseguibili. In più, le indagini tecniche nei confronti degli imprenditori reggini non lasciavano alcun dubbio circa l’esistenza di un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, necessarie a “sistemare” la contabilità delle aziende coinvolte nell’attività illecita del predetto gruppo criminale. Tutti i soggetti economici sono stati “chiamati”  dalle famiglie di ‘‘ndrangheta ad emettere, utilizzare o annotare fatture per operazioni inesistenti, in maniera seriale, sistematica e abituale, a volte anche al solo scopo di mera cortesia imprenditoriale.

Inoltre, per la realizzazione dell’opera edificatoria i CALABRÒ hanno fatto affidamento sull’apporto di capitali non propri, ma riconducibili a due noti esponenti di famiglie criminali di Reggio Calabria, LIUZZO Giuseppe Stefano Tito e LO GIUDICE Antonino, dando solo una parvenza di legalità all’investimento imprenditoriale. Questi ultimi assumevano, in tal modo, il ruolo di veri e propri “soci occulti” della EDILSUD S.n.c., al punto tale da essere interpellati in caso di qualsiasi decisione imprenditoriale ovvero per la definizione delle compravendite degli immobili realizzati,senza mai apparire formalmente ed in alcun modo nella compagine societaria. Le operazioni tecniche, infatti, hanno permesso di svelare come sia ricaduto proprio in capo al socio occulto della EDILSUD S. n. c., LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, il compito di scegliere, anche a seguito di un vero e proprio “summit mafioso”, le imprese che avrebbero lavorato presso il cantiere della predetta società, dovendosi occupare del completamento delle strutture murarie innalzate, della realizzazione degli impianti elettrici ed idraulici, della posa dei pavimenti e delle piastrelle, della pitturazione interna ed esterna, degli infissi e di svariati altri lavori necessari al completamento dello stabilimento residenziale.

La disinvolta attività imprenditoriale svolta di LIUZZO Giuseppe Stefano Tito ha, inoltre, portato alla luce un’ulteriore ed inquietante circostanza, che ha visto coinvolta la dott.ssa Commercialista MARCELLO Francesca, amministratrice giudiziaria di una delle società sequestrate, e poi confiscate,proprio al pregiudicato reggino, la EUROEDIL S.a.s.. Difatti,i gravi elementi indiziari raccolti hanno evidenziato come la professionista reggina, nominata dal Tribunale di Reggio Calabria allo scopo di tutelare gli interessi dell’amministrazione giudiziaria e, di conseguenza, dello Stato, ha svolto il proprio mandato –anche con la connivenza dell’impiegato di banca LUGARA’ Giulio per le operazioni sul conto corrente bancario della EUROEDIL Sas, consentendo al LIUZZO - talvolta quasi in posizione di sottomissione - nonostante il provvedimento di confisca emesso nei confronti della società a lui riconducibile, di continuare liberamente nella gestione della stessa società arrivando,altresì, a trarre, come corrispettivo della sua opera dolosamente omissiva, vantaggi personali, come nel caso dei lavori che il LIUZZO ha effettuato, o ha fatto effettuare, presso la sua abitazione.
Altra figura di rilievo affiorata nel corso delle indagini e che può essere ricompresa, a pieno titolo, in quella che viene definita l’area grigia reggina, è il Dott. Comm. QUATTRONE Carmelo.

Quest’ultimo, unitamente al collega CREACO Francesco, nel rapporto con LIUZZO non si limitava a svolgere solo la sua attività di consulente, ma si poneva come vero e proprio consigliere del pregiudicato mafioso, al punto tale da chiarire come fosse necessario effettuare una rivisitazione societaria, tale da evitare eventuali misure ablative di qualsiasi tipo. L’apporto del QUATTRONE è stato costante e decisivo, tanto da influenzare e plasmare le decisioni che LIUZZO ha assunto per mettere in pratica il suo disegno criminoso.  Nel corso delle conversazioni intercettate il professionista reggino teneva aggiornato l’ASSUMMA Natale, “factotum” e cognato del LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, delle vicende societarie riguardanti le principali persone giuridiche appartenenti al c.d. “Gruppo LIUZZO.
Nel novero degli ambigui rapporti intrattenuti dal LIUZZO Giuseppe Stefano Tito con i colletti bianchi della città di Reggio Calabria, particolare menzione meritano i colloqui intrattenuti con l’avvocato Mario GIGLIO, il quale si può considerare sicuramente un consolidato punto di riferimento per il LIUZZO, e non solo per questioni legali. Infatti, l’Avv. GIGLIO Mario, al di là del suo ordinario ruolo di legale, si poneva nei confronti del LIUZZO sia come consigliere,

in ordine alla gestione della confiscata EUROEDIL S.a.s. ovvero alla gestione dei rapporti con l’assente amministratore giudiziario, MARCELLO Francesca, sia come “canale di collegamento” per la conoscenza di eventuali indagini a suo carico in virtù dei suoi “importanti agganci e amicizie”. Altra circostanza emersa nel corso delle indagini è quella che ha visto i CALABRÒ ricorrere al mercato “bancario” parallelo, essendo stati pressati sia dagli istituti di credito che dai fornitori.
Infatti, allorquando gli stessi si sono resi conto di dover ripianare l’ormai insostenibile esposizione debitoria nei confronti delle banche, si rivolgevano ai germani BILARDI Pasquale e Giovanni, che hanno intermediato tra il CALABRÒ e tale D’AGOSTINO Antonio, allo scopo di far ottenere agli imprenditori reggini la somma di denaro di cui necessitavano, trascinandoli, nel contempo, nel vorticoso contesto criminale, dedito all’erogazione di prestiti - verosimilmente a tassi usurari - o comunque effettuati al di fuori dei normali canali creditizi, non autorizzati. L’indagine portata a termine dalle Fiamme Gialle reggine denota un moderno quadro di un’imprenditoria ‘ndranghetista” ed un nuovo modo di “fare mafia”, dove, non creando allarmismi sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, si creano vincoli di affiliazione derivante da un’unica matrice: il denaro e l’ingiusto arricchimento.

Tutto questo con una totale trasposizione delle consuetudinarie modalità mafiose nel mondo dell’imprenditoria e dell’economia legale - in ciò abilmente guidati dal contributo dei professionisti - falsando il libero mercato e la leale concorrenza tra imprese.

In conclusione, il condizionamento dei settori più produttivi dell’economia locale, prima affidato solo ai proventi delle estorsioni a tappeto, si è trasformato, giovandosi del processo di modificazione delle locali famiglie di ‘ndrangheta, che hanno acquisito una vocazione direttamente imprenditoriale e che operano trasversalmente, quasi sempre dietro il paravento di prestanome, direttamente nei singoli settori economici infiltrati.
La dimostrazione di tale assunto si ha anche solo guardando a chi siano i personaggi, espressione delle diverse articolazioni territoriali locali della ‘ndrangheta, che hanno preso parte alla spartizione dei lavori della EDILSUD S.n.c..Infatti le opere di completamento delle edificazioni formalmente curate dalla EDILSUD S. n. c. sono state “assegnate” non solo alle imprese riconducibili a cosche inserite nella zona sud della città, quella di competenza, in altri termini, sull’area ove insiste il cantiere in questione, ma anche ad altre famiglie di ‘ndrangheta, il cui territorio di competenza ricade nelle altre zone della città di Reggio Calabria.

In altri termini, le indagini in parola hanno evidenziato come si sia instaurato un nuovo assetto criminale che ha consentito alle varie articolazioni cittadine della ‘ndrangheta di operare congiuntamente nei più redditizi settori criminali, mediante un’equa e “rispettata”distribuzione delle risorse economiche.
Sulla scorta dei gravi elementi indiziari raccolti, in data odierna, sono stati eseguiti i seguenti provvedimenti, emessi dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria:
(a) Nr. 29 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di: AMBROGIO Francesco; ASSUMMA Natale; ASSUMMA Serena; AUDINO Francesco; AUTOLITANO Antonio; AUTOLITANO Saverio cl. ’61; CALABRO’ Antonino; CALABRO’ Giacomo Santo; FICARA Giovanni; GIGLIO Mario; GOZZI Antonino; GOZZI Giuseppe; LAGANA’ Salvatore;  LATELLA Antonino; LATELLA Vincenzo; LIUZZO Giuseppe Stefano Tito; LO GIUDICE Antonino; MANGIOLA Giuseppe; MARCELLO Francesca; MASSARA Osvaldo Salvatore; MASUCCI Francesco Giuseppe; MORELLO Francesco; MUSARELLA Sebastiano; NICOLO’ Antonino; PAVONE Antonino; QUATTRONE Carmelo; SARACENO Salvatore; SERRAINO Domenico cl. ‘1955;  SERRAINO Domenico cl. ‘1962;(b) Nr. 18 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di: AUTOLITANO Antonino cl.’80; AUTOLITANO Antonino cl. ‘74; AUTOLITANO Francesco; AUTOLITANO Saverio; CARDIA Ilenia; CASCIANO Angelo; CREACO Francesco; FAZIA Vincenzo Giovanni; FONTANA Caterina;LATELLA Silvana; LUGARA’ Giulio; MASUCCI Teresa; NICOLO’ Demetrio; NICOLO’ Fortunata; SARACENO Angela; VAZZANA Giuseppa; CHIRICO Francesco; D’AGOSTINO Antonio.
(c) Nr. 14 sequestri preventivi d’azienda, unitamente al relativo intero capitale sociale, quote societarie e patrimonio aziendale nei confronti della:ditta individuale “GIEFFE COSTRUZIONI” di FICARA Giovanni; DIAMANTE S.r.l.; ditta individuale “FERRO LIBERTY” di LATELLA Vincenzo; ditta individuale “MASSARA Osvaldo”; ditta individuale “PAVONE Antonino”; EDILSUD s.n.c. di CALABRÒ Francesco & C.; ditta individuale “SERENA ASSUMMA”; FIMPREDIL COSTRUZIONI di CARDIA Ilenia & C. s.a.s.; EDIL SA.F. S.r.l.; ITALSAVIA di AUTOLITANO Saverio & C. s.n.c.; ditta individuale “LATEDIL” di LATELLA Silvana; ditta individuale “IMPIANTI E COSTRUZIONI” di FAZIA Vincenzo Giovanni; ALI COSTRUZIONI S.r.l.; NAIKE di NICOLÒ Antonino & C. S.N.C..
(d)

Ulteriori sequestri preventivi di unità immobiliari, terreni, autoveicoli e conti correnti bancari per un totale di circa 90 milioni di euro.Altresì, sono state eseguite su tutto il territorio nazionale, in particolare tra Calabria, Piemonte, Veneto, Lombardia e Puglia, circa 90 perquisizioni e contestuali sequestri, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti non solo dei destinatari dei provvedimenti restrittivi, ma anche nei confronti di ulteriori nr. 17 soggetti, denunciati a piede libero nell’ambito del procedimento penale in parola. L’operazione odierna ha, pertanto, richiesto l’impiego di ben 500 militari della Guardia di Finanza impegnati nell’esecuzione delle 47 ordinanze di custodia cautelare, di 90 perquisizioni domiciliari, nonché nel sequestro di 45 immobili e di 14 imprese con relativo patrimonio aziendale. Reggio Calabria 6 novembre 2013. Ecco i nomi dei professionisti arrestati. Complessivamente sono stati disposti 29 provvedimenti di custodica cautelare in carcere e 18 ai domiciliari





























Questi i nomi delle persone per i quali è stata disposta la custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti tra noti professionisti reggini e le cosche locali:
1. AMBROGIO Francesco, 48 anni;
2. ASSUMMA Natale, 37;
3. ASSUMMA Serena, 29;
4. AUDINO Francesco, 55 anni;
5. AUTOLITANO Antonio, 60 anni;
6. AUTOLITANO Saverio, 52 anni;
7. CALABRO’ Antonino, 33 anni;
8. CALABRO’ Giacomo Santo, 69 anni;
9. FICARA Giovanni, 49 anni;
10. GIGLIO Mario, 54 anni;
11. GOZZI Antonino, 32 anni;
12, GOZZI Giuseppe, 30 anni;
13. LAGANÀ Salvatore, 34 anni;
14. LATELLA Antonino, 64 anni;
15. LATELLA Vincenzo, 49 anni;
16. LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, 45 anni;
17. LO GIUDICE Antonino, 51 anni;
18. MANGIOLA Giuseppe, 29 anni;
19. MARCELLO Francesca, 50 anni;
20. MASSARA Osvaldo Salvatore, 48 anni;
21. MASUCCI Francesco Giuseppe, 56 anni;
22. MORELLO Francesco, 44 anni;
23. MUSARELLA Sebastiano, 35 anni;
24. NICOLO’ Antonino, 61 anni;
25. PAVONE Antonino, 52 anni;
26. QUATTRONE Carmelo, 50 anni;
27. SARACENO Salvatore, 56 anni;
28. SERRAINO Domenico, 58 anni;
29. SERRAINO Domenico, 51 anni.
Il provvedimento degli arresti domiciliari è stato, invece, disposto nei confronti di:
1. AUTOLITANO Antonino, 33 anni;
2. AUTOLITANO Antonino, 39 anni;
3. AUTOLITANO Francesco, 31 anni;
4. AUTOLITANO Saverio, 34 anni;
5. CARDIA Ilenia, 34 anni;
6. CASCIANO Angelo, 26 anni;
7. CHIRICO Francesco, 78 anni;
8. CREACO Francesco, 54 anni;
9. D’AGOSTINO Antonio, 49 anni;
10. FAZIA Vincenzo Giovanni, 48 anni;
11. FONTANA Caterina, 25 anni;
12. LATELLA Silvana, 55 anni;
13. LUGARÀ Giulio, 60 anni;
14. MASUCCI Teresa, 29 anni;
15. NICOLO’ Demetrio, 33 anni;
16. NICOLÒ Fortunata, 34 anni;
17. SARACENO Angela, 29 anni;
18. VAZZANA Giuseppa, 49 anni.

Nella rete sono finiti pesciolini, ma anche autentici squali del crimine organizzato, che si credeva morti e sepolti e che invece sono tornati a galla. Proprio come l’araba fenice.
Domenico Salvatore

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