Operazione "Cosa mia 4" contro la cosca dei Gallico, oramai annichilita dalle ben numerose indagini della DDA reggina. Quattro fermati:Antonio Cosentino, 52enne di Palmi; G. A., minorenne; Rocco Bartuccio, 27enne nato a Oaxaca (Messico), residente a Palmi; Rocco Brunetta, 36enne nato a Palmi, quest'ultimo non risponde del reato associativo. Sono accusati di associazione di tipo mafioso e tentata estorsione commessa in danno di imprenditori e commercianti del luogo, aggravata dalla finalità di agevolare le attività della cosca Gallico. il procuratore della Dda reggina Federico Cafiero De Raho in conferenza stampa ha dichiarato:"Si tratta di un gruppo criminale agguerrito, che in assenza dei capi della cosca Gallico aveva avviato una intensa attività estorsiva a Palmi. Hanno iniziato a chiedere somme di danaro per il sostentamento dei detenuti e dei parenti in carcere, progettando gradualmente le estorsioni. Addosso ad un minorenne che accompagnava G.A. gli agenti hanno trovato la lista degli imprenditori a cui imporre il pizzo con le cifre riportate a fianco di ogni nominativo. Non tutti però hanno accettato l'imposizione e si sono così rivolti allo Stato per porre fine a questa angheria insopportabile"
PALMI (RC)… FIGLIO MIO, UN GIORNO, TUTTE QUESTE "COSE MIE" SARANNO TUE
La brillante operazione antimafia è stata eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Palmi. I provvedimenti di fermo OCCC, nei confronti di altrettante persone, considerate affiliate a vario titolo alla cosca di 'ndrangheta dei Gallico sono stati emessi dalla Dda diretta dal procuratore capo della DDA, Federico Cafiero De Raho e dalla Procura per i minorenni di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo Carlo Macrì; estorsioni, per sostenere le spese dei carcerati. Il procuratore dei minori Carlo Macrì, presente in conferenza stampa, anche il sostituto Francesca Stilla, ha detto: "Tra l'attività dei capicosca e le giovani leve, non si nota soluzione di continuità. E' in gioco, il controllo del territorio e, malgrado l'età, G.A. aveva assunto un ruolo di primo piano: si presenta in prima persona a nome del capo bastone in carcere, ricorda agli usurati di versare quanto pattuito, minaccia di gravi rappresaglie chi non paga il pizzo. Già dal 2010 la Procura dei Minori, aveva segnalato il caso al Tribunale che aveva ordinato il ricovero di G.A. in un centro di accoglienza proprio per sottrarlo alle logiche criminali. I servizi sociali del territorio, invece non hanno mai dato corso al provvedimento, lasciandolo inattuato".
Domenico Salvatore
PALMI (RC)- Lotta alla mafia in Calabria, lo Stato c'è e picchia forte, ma c'è di converso, qualcosa di nuovo sotto il sole, che va sottolineato. Il nuovo procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, con tutto il rispetto per le idee degli altri, ha una sua tesi, ben diversa da quella dei suoi predecessori. Almeno sul piano della metodologìa. Com'è naturale e scontato che sia. Fermo restando, i canoni legati alla migliore tradizione. Per intenderci le linee guida, tracciate a più alto livello e tutte le leggi e leggine intorno alla DDA; l'organo delle Procure della Repubblica presso i Tribunali dei capoluoghi dei 26 Distretti di Corte d'Appello, a cui viene demandata la competenza sui procedimenti relativi ai reati di stampo mafioso. Sistema, voluto dal defunto procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo, Giovanni Falcone. Legge 30 dicembre 1991 n. 41, istitutiva della Direzione Investigativa Antimafia. Articolo 5 del decreto legge 20 novembre 1991 n. 367, convertito con modificazioni in legge 20 gennaio 199 n. 8. Importante, convergente e complementare anche, il d.l. n. 8 giugno 1992, n. 306 (convertito in legge n. 7 agosto 1992 n. 356), meglio noto come "legge sui pentiti". Gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Palmi (RC) in collaborazione con quelli della Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidata dal primo dirigente Gennaro Semeraro, ha individuato i responsabili di un'associazione mafiosa, affiliati al clan dei Gallico, che avrebbero tenuto sotto scacco l'area di Palmi, taglieggiando imprenditori e commercianti per pagare le spese legali e di detenzione. È stata la collaborazione delle vittime a consentire agli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria diretta dal dottor Gennaro Semeraro e del Commissariato di Palmi diretto dal vicequestore aggiunto, Fabio Catalano, ai giungere agli associati della cosca.
Nell'operazione è invischiato pure un minore con compiti di direzione. Nelle more, il 30 luglio 2013, è stata emessa dalla Corte d'Assise di Palmi, presieduta da Silvia Capone, Gaspare Spedale a latere, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Roberto Di Palma, p.m., una delle sentenze relative alle varie operazioni "Cosa mia", la naturale prosecuzione di un'altra indagine della DDA reggina, 'operazione Arca' ( 'Cosa mia 1', dell' 8 giugno 2010; 'Cosa mia 2', 30 novembre 2011; 'Cosa mia 3', 7 dicembre 2012; confluite in unico procedimento). Ed ora anche "Cosa mia 4", 21 ottobre 2013. La più famosa è la prima. Quella dell'otto giugno del 2010, in cui furono arrestati: 1) ARICO' Massimo, nato a Palmi, cl. 1980, ivi residente;2) BARONE Vincenzo, nato a Palmi, cl. 1980, ivi residente;3) BELLOCCO Umberto, nato a Rosarno, cl. 1937, in atto detenuto presso la casa circondariale di Padova (nuovo complesso);4) BRUZZISE Elena, nata a Gioia Tauro, cl. 1981, residente in Seminara;5) BRUZZISE Giovanni, nato a Oppido Mamertina,cl. 1984, residente in Seminara;6) BRUZZISE Giuseppe, nato a Seminara, cl, 1955, in atto detenuto presso la casa circondariale di Nuoro.7) CAMBARERI Vincenzo, nato a Palmi, cl. 1981, residente in Seminara, frazione Barritteri;8) CARATOZZOLO Roberto, nato a Scilla, cl. 1957, ivi residente;9) CARBONE Rocco, nato a Bagnara Calabra, cl. 1967, residente in Seminara;10) CASADONTE Pasquale, nato a Palmi, cl. 1973, ivi residente;11) CIAPPINA Antonino, alias " U Mericanu", nato a Vibo Valentia (VV), cl. 1976, residente in Palmi;12) COSTANTINO Antonio, nato a Seminara, cl. 1970, ivi residente;13) DINARO Antonio, inteso "Totò'", nato a Melicuccà, cl. 1946;14) FICARRA Antonino nato a Palmi, cl. 1965 ed ivi residente;15) FICARRA Roberto nato a Palmi, cl. 1977, ivi residente;16) GAGLIOTI Carmine, nato a Seminara, cl. 1967, ivi residente;17) GAGLIOTI Mariangela, nata a Seminara, cl. 1969, ivi residente;18) Galimi Pasquale, nato a Seminara, cl. 1958, residente in Palmi;19) GALLICO Antonino, nato a Palmi, cl. 1968, ivi residente di fatto domiciliato nel Comune di Sonnino (LT);20) GALLICO Antonino, alias "Mastro Lindo", nato a Scilla, cl. 1987, residente in Palmi;21) GALLICO Carmelo, nato a Palmi, cl. 1963, ivi residente;22) GALLICO Domenico, nato a Palmi, cl. 1958, in atto detenuto presso la casa circondariale di Carinola (CE);23) GALLICO Giuseppe, nato a Palmi, cl. 1955, in atto detenuto presso la casa circondariale di Secondigliano (NA);24) GALLICO Italia Antonella, nata a Scilla, cl.1985, residente in Palmi;25) GALLICO Lucia, nata a Oppido Mamertina, cl. 1982, residente in Palmi;26) GALLICO Maria Antonietta, nata a Palmi, cl. 1960, ivi residente;27) GALLICO Rocco, nato a Palmi, cl. 1965, ivi residente;28) GALLICO Teresa, nata a Palmi, cl. 1948, ivi residente;29) GIOFFRE' Rocco Antonio, alias "U 'Ndolu", nato a Seminara, cl. 1936, in atto detenuto presso la casa circondariale di Parma.30) GRAMUGLIA Matteo, alias "U Roccàli", nato a Palmi, cl. 1953, residente in Seminara;31) GRAMUGLIA Vincenzo, nato a Palmi, cl. 1979, residente in Seminara;32) IANNINO Giulia, nata a Palmi, cl. 1966, ivi residente;33) MORABITO Alfredo, detto "Alfredino", nato a Palmi, cl. 1972, ivi residente;34) MORGANTE Filippo, detto "Pippo", nato a Palmi, cl. 1970, ivi residente;35) MORGANTE Lucia Giuseppa, nata a Delianuova, cl.1926, residente in Palmi. ARRESTI DOMICILIARI 36) MORGANTE Salvatore, nato a Palmi, cl. 1963, ivi residente;37) OLIVERIO Vincenzo, detto "Zio Cecio", alias "U Murcu", nato a Palmi (RC), cl. 1931, ivi residente. ARRESTI DOMICILIARI:38) PAPASERGI Giuseppe, nato a Palmi , cl. 1958, ivi residente;39) RAO Diego, nato a Seminara, cl. 1981, ivi residente;40) SANTAITI Carmine Demetrio, nato a Seminara, cl. 1954, in atto detenuto presso la casa circondariale di Ancona;41) SANTAITI Gaetano Giuseppe, nato a Seminara, cl. 1967, ivi residente;42) SCIGLITANO Carmelo, nato a Palmi, cl. 1982, residente in Seminara;43) SCIGLITANO Domenico, nato a Palmi, cl. 1974, ivi residente;44) SCIGLITANO Vincenzo, nato a Palmi, cl. 1980, residente in Seminara;45) SGRO' Carmelo, nato a Oppido Mamertina, cl. 1982, residente in Palmi;46) SGRO' Elena, nata a Seminara, cl. 1931, residente in Palmi. ARRESTI DOMICILIARI: 47) SGRO' Rosario, detto Saro, alias "PENDULUNI", cl. 1944, ivi residente;48) SURACE Maria Carmela, nata a Molochio il 07.11.1958, residente in Palmi, alla via Concordato;49) BRUZZISE Antonio, nato a Seminara, cl. 1967, residente in Seminara, frazione Barritteri;50) COSTA Antonino, nato a Palmi, cl. 1987, ivi residente;51) GALIMI Vincenzo, nato a Seminara, cl. 1951, residente in Palmi;52) GALLICO Domenico, alias " U Professori", nato a Palmi, cl. 1973.
Nell'occhio del ciclone i cantieri per i lavori di ammodernamento dell'A3, Salerno-Reggio Calabria, stretti nella morsa delle cosche della 'ndrangheta, che imponevano una tangente del 3% sugli appalti del costruendo V macrolotto. Opere pubbliche da realizzarsi in località "Madonna delle Nevi"; territorio che si estende per circa centosettanta ettari nella frazione Barritteri, a ridosso del Monte Sant'Elia. Il così detto "Rischio mazzetta". L'indagine, era stata coordinata dai pm della Dda di Reggio, Roberto Di Palma e Giovanni Musarò, che si muovevano agli ordini del procuratore capo del tempo, Giuseppe Pignatone e del procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta, anch'esso trasferito a Roma. Gli arresti, furono eseguiti dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, allora guidata dal primo dirigente, Renato Cortese, trasferito nella Capitale. Quel processo, in cui la pubblica accusa, aveva chiesto ben sette ergastoli e 580 anni di carcere contro il cartello di 'ndrangheta Gallico- Sgrò-Morgante-Sciglitano, capeggiato dai fratelli Giuseppe e Domenico, attivo tra Palmi e Seminara, e quello dei rivali, Bruzzise-Parrello-Condello. Giovanni Bruzzise, inteso Spannavento 71 anni ucciso a colpi di pistola sul monte Sant'Elia ucciso il 15 agosto 2005, accanto alla sua Fiat-Brava Per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e reati contro il patrimonio e la persona, ma anche omicidio. Compresi i delitti dei tre fratelli Merlino, ritenuti all'epoca vicini alla famiglia Condello. Un quarto Merlino, Luciano 46 anni,originario di Palmi (R C ) ma da anni trasferitosi a Girifalco, e' stato ammazzato il 5 settembre 2013, nel corso di un'imboscata a Girifalco (CZ). All'ingresso del paese.
Da due centauri, che hanno esploso numerosi colpi di pistola, uccidendolo sull'istante. Nel 1991, era stato condannato a 25 anni di reclusione per l'omicidio di un imprenditore di Palmi (Reggio Calabria), Rosario Sgro, assassinato il 4 maggio 1989 davanti al Comune palmisano. La magistratura che sul territorio coordina le forze di polizia, inquadrò il grave fatto di sangue, nella faida tra i clan di 'ndrangheta dei Gallico e dei Condello, che si trascinava da anni tra morti e feriti. Una delle due fazioni in lotta era guidata dal pregiudicato Franco Condello, latitante da undici anni, condannato all'ergastolo, padre di quattro figli. I suoi nemici, lo fecero saltare in aria con un'autobomba. Gli artificieri della Piovra calabrese, piazzarono un potente ordigno, collegato ad un radiocomando, sotto la sua Peugeot 305, in contrada San Gaetano di Gioia Tauro, il 20 settembre 1989. Processo "Cosa mia", che fra abbreviato (l'11 gennaio 2012, davanti al Gup Antonino Laganà, che ha condannato: Umberto Bellocco, a 18 anni; Antonio Dinaro, a11 anni di reclusione e 600 euro di multa; Italia Antonella Gallico, a 9 anni e 2200 euro; Francesco Campagna, a 9 anni; Lucia Gallico, a 8 anni 6 mesi e 1600 euro; Carmelo Sgrò, a 8 anni 6 mesi e 700 euro; Maria Antonietta Gallico, a 8 anni 4 mesi e 600 euro; Giulia Iannino, a 8 anni 2 mesi e 600 euro; Massimo Aricò, a 8 anni; Vincenzo Barone, a 8 anni; Pasquale Casadonte, a 8 anni; Antonino Ficarra, a 8 anni; Roberto Ficarra, a 8 anni; Domenico Gallico classe '73, a 8 anni; Rosario Sgrò, a 8 anni; Vincenzo Sgrò, 8 anni; Elena Sgrò, a 6 anni 2 mesi e 600 euro; Vincenzo Gioffrè, 6 anni; Rocco Carbone, 6 anni; Gaetano Giuseppe Santaiti, 3 anni; Alberto Cedro, 9 mesi; assolto Vincenzo Caccamo dal reato di favoreggiamento personale con la formula perché il fatto non sussiste) ed ordinario, si concluse con sei assoluzioni e 41 condanne a pene varianti fra i 2 anni di reclusione ed i 25 (Giuseppe Bruzzise 25 anni, Teresa Gallico 22 anni e 9 mesi, Rocco Gallico 21 anni, Carmelo Bruzzise 20 anni, Antonino Gallico 19 anni e 6 mesi, Filippo Morgante 18 anni e 6 mesi, Domenico Sciglitano 17 anni, Antonio Bruzzise 16 anni, Carmelo Sciglitano 15 anni, Vincenzo Bruzzise 14, Matteo Gramuglia 14 anni, Francesco Cutrì 14 anni e 9 mesi, Maria Carmela Surace 14 anni e 3 mesi, Antonio Costantino 13 anni e 6 mesi, Mariangela Gaglioti 12 anni, Carmine Gaglioti 12 anni e 9 mesi, Vincenzo Sciglitano 12 anni, Antonio Costa 12 anni, Diego Rao 10 anni, Vincenzo Oliviero 9 anni, Giovanni Bruzzise 9 anni, Vincenzo Surace 9 anni, Fortunata Bruzzise 7 anni, Elena Bruzzise 7 anni, Vincenzo Cambareri 7 anni e 6 mesi, Pasquale Galimi 5 anni e 6 mesi, Roberto Caratozzolo 5 anni, Giuseppe Papasergi 3 anni e 6 mesi, Oscar Barbaro 3 anni, Pasquale Mattiani 3 anni, Maria Ditto 2 anni, Antonino Campagna 2 anni, Domenico Vincenzo Campagna 2 anni, Fortunato Princi 2 anni); e 4 assoluzioni. Antonio Cilona, Vincenzo Galimi, Salvatore Gaglioti e Vincenzo Gramuglia. La Corte d'Assise, comminò anche, cinque ergastoli per: Domenico Gallico, Giuseppe Gallico, Lucia Giuseppa Morgante, Salvatore Morgante e Carmine Demetrio Santaiti. Potente e prestigioso cartello di 'ndrangheta rivale Bruzzise-Parrello, operativi a Seminara e nella frazione di Barritteri.
Operazione della DDA,condotta nell'aprile 2010 poi amplificata con operazioni successive "Cosa mia 2 e Cosa mia 3; ed ora Cosa mia 4. Da notare che, siano stati condannati anche gl'impresari, Giuseppe Mattiani, Pasquale Galimi ed Oscar Barbaro, che non hanno denunciato la "tassa ambientale" del 3%, imposta dai clan a suon di camion bruciati; escavatori saltati in aria e materiale edilizio rubato o danneggiato; ed altre tirannie. E ben otto donne alle quali è stato riconosciuto un ruolo di primo piano. In qualche caso, quello di sostituto capobastone: Teresa Gallico, Lucia Giuseppa Morgante, Mariangela Gaglioti, Carmela Carbone, Maria Carmela Surace, Elena Bruzzise, Fortunata Bruzzise e Maria Ditto. Indagati pure i i presunti favoreggiatori della cosca Gallico: Vincenzo, Antonio e Giuseppe Galimi, padre e figli; Gesuele Misale e Domenico Nasso. Anche l'avvocato Vincenzo Minasi, già in carcere per i rapporti più che cordiali, che intratteneva con la famiglia di 'ndrangheta dei Valle-Lampada; soggetto, che gli inquirenti, identificavano come colui che nel corso degli anni avrebbe permesso di far mantenere i patrimoni della cosca; al riparo da sequestri e confische. I mammasantissima, padrini e capi'ndrangheta, non si accontentavano di amministrare lucrosi e congrui affari. Volevano gestire tutto: appalti, sub-appalti, maestranze, servizio refezione e lavanderia ed anche il materiale edilizio delle ditte "amiche".
Terra bruciata. Alle aziende, che avevano vinto le gare d' appalto, non rimanevano nemmeno le briciole. Era già tanto, che non ammazzassero i titolari o loro delegati. Ma qualche addetto ai lavori, ci ha rimesso la ghirba. Nel processo, hanno offerto il loro contributo anche i collaboratori di giustizia: Saverio "Saro" Mammoliti, Concetta Managò,vedova Condello, Gaetano Giuseppe Santaiti e Antonio Di Dieco. Alla lettura dell'importante sentenza, hanno presenziato pure il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho e l'aggiunto Michele Prestipino Giarritta. Il cartello di 'ndrangheta, egemonizzato dai Gallico, senza essere Brenno dei Galli, mirava a conquistare Roma. Quanto meno ad assoggettare una fetta di territorio per espandere il business. Attraverso anche, l'aiuto di un agente immobiliare romano e l'intestazione fittizia di beni a prestanome e parenti. Aveva tentato di infiltrarsi nella realtà economico-finanziaria della Capitale, tramite il reinvestimento di cospicue somme di denaro di provenienza illecita. Ma subì altre pesanti "stangate". Come quella della DIA, che aveva arrestato a Roma Alessandro Mazzullo, 29 anni, nato a Oppido Mamertina colpito da OCCC emessa dal gip di Roma ed anche una cittadina moldava, che era con lui, per favoreggiamento e ricettazione dell'autovettura sulla quale erano stati bloccati, accusato di trasferimento fraudolento di beni, aggravato dal metodo mafioso.
La cosca dei Gallico, aveva concluso varie operazioni di acquisto e cessioni di società nel settore della ristorazione, tipo la società Colonna Antonima 2004 srl, già titolare del noto Bar Chigi sottoposto a sequestro preventivo ed il bar Antiche Mura, situato in via Leone IV, della società Macc4 srl. Sequestrati una ventina di fabbricati tra Palmi e Roma; una cinquantina di appezzamenti di terreno in provincia di Reggio Calabria; una trentina di conti correnti bancari/postali e diverse partecipazioni societarie per un valore superiore a 20 milioni di euro. Il 5 giugno 2012, i militari del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, in collaborazione con i colleghi romani dello SCICO (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata), in esecuzione del provvedimento di sequestro n. 29/12, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, a firma del Presidente d.ssa Kate Tassone, su proposta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria D.D.A, nelle persone del Procuratore Aggiunto dott. Michele Prestipino Giarritta e Sost. Proc. d.ssa Sara Ombra, eseguivano sequestri patrimoniali nei confronti di alcuni soggetti, vicini e/o contigui alle potenti cosche Gallico di Palmi e Alvaro di Sinopoli. Anche a Francesco Frisina 56 anni, peraltro arrestato a Roma insieme a Carmine Saccà (e altre due persone coinvolte sono, la moglie Maria Antonia Saccà, e il 28enne Alessandro Mazzullo, ritenuto vicino alla cosca Gallico di Palmi), mercoledì 30 gennaio 2013, il quale risulta gravato da numerosi precedenti di polizia e giudiziari, quali associazione di tipo mafioso, porto abusivo e detenzione di armi, tentato omicidio, omicidio, stupefacenti, estorsione, tentata rapina, sorveglianza speciale, nonché una condanna per associazione a delinquere e detenzione e porto illegale di armi e munizioni; invischiato nell'operazione DDA "Tallone d'Achille".
I giudici Kate Tassone, Alessandra Borselli e Anna Carla Mastelli, della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, definiscono Francesco Frisina, 55 anni, originario di Palmi, comune della Piana di Gioia Tauro, come un soggetto che, almeno a partire dal 2009, avrebbe intrattenuto "plurimi, regolari e sistematici rapporti di frequentazione e di affari con soggetti a vario titolo legati alla criminalità organizzata". Tra i beni immobili sequestrati, anche il famosissimo "Antico Caffè Chigi", proprio davanti alla Presidenza del Consiglio, a pochi passi dalla Camera. Ammappela! Quanto puntava in basso la 'Gramigna'. Omonimo di quel Francesco Frisina, che nel 1994 fece parlare tutta l'Italia, se non oltre per una love story con Rossella Casini 25 anni, studentessa di Psicologìa, una ragazza bella e molto in gamba di Firenze, quartiere di Santa Croce, figlia unica di una madre, morta di disperazione e di Loredano. Lesse sulla Nazione di Firenze che sua figlia, rapita, , il 22 febbraio ' 81, uccisae gettata in mare, fosse rimasta vittima per amore di una sanguinosa faida calabrese. Per aver convinto il fidanzato di Palmi, Francesco Frisina, a rompere le leggi dell' omertà. Vicenda ricostruita dai magistrati della DDA di Reggio Calabria , il procuratore aggiunto Salvatore Boemi ed il sostituto Giuseppe Verzera, oggi procuratore capo di Mistretta, che indagavano sulle cosche Gallico-Frisina e Parrello-Condello di Palmi, protagoniste di una feroce faida all'interno della più vasta guerra di mafia. Tre persone furono accusate del sequestro e dell' omicidio di Rossella, presunti assassini tutti assolti: Domenico Gallico, Pietro Managò e Concetta Frisina, sorella del fidanzato di Rossella.
La favola era cominciata nel 1977, quando Francesco, (il 4 luglio del 1979 il padre di Francesco, Domenico Frisina, fu ucciso da due sconosciuti; il 9 dicembre ' 79, anche Francesco fu ferito alla testa in un agguato) che studiava Economia all' Università, era andato a vivere nella palazzina ottocentesca dove abitava la famiglia Casini. Rossella, quando seppe del ferimento del fidanzato si precipitò a Palmi e riuscì a far trasferire il fidanzato alla clinica neurochirurgica di Firenze. Francesco Frisina si pentì e vuotò il sacco sulla catena di omicidi, ma venne convinto a ritrattare e fu risparmiato. Rossella, continuò a far la spola fra Firenze e Palmi A poche battute dal processo, Rossella scese nuovamente a Palmi, nel 1981 e non tornò mai più in Toscana. La rivelazione dell'omicidio della ragazza venne da un pentito evaso di Cosa Nostra, il palermitano, Vincenzo Lo Vecchio. Il 22 ottobre 2012, i Gallico devono ingoiare un altro rospo. La villa simbolo del potere mafioso esercitato dalla famiglia Gallico nel territorio di Palmi, scrive l'Adn Kronos, e' stata sequestrata su disposizione del Tribunale di Reggio Calabria (Sezione Misure di Prevenzione) su richiesta della locale Procura della Repubblica, con decreto emesso il 16 ottobre scorso. L'immobile, che si trova nel Comune di Palmi, in via Concordato, era nella disponibilita' della famiglia Gallico e di proprieta' della vedova di Antonino Gallico. L'11 novembre 2012 altra "sberla".
I Carabinieri del comando provinciale diretto dal colonnello Roberto Saltalamacchia riuscirono a catturare il super-latitante Vincenzo Galimi, 61 anni, nascosto fra l'armadio e il muro, nella camera di una casa sorvegliata con un impianto video a infrarossi, latitante da 10 anni, considerato un imprenditore di riferimento della cosca di 'ndrangheta Gallico. I figli, Giuseppe e Antonio, erano stati arrestati in Calabria, per intestazione fittizia di beni, aggravata dall'aver favorito la cosca di 'ndrangheta, Gallico di Palmi. Arrestati anche, lo spacciatore Fabrizio De Luca, e suo fratello Francesco, che lo stavano ospitando nella casa di Cavriglia. Altra stangata il 23 maggio2013. Beni mobili ed immobili: imprese e societa' aventi sede nelle province di Reggio Calabria, Milano, Bergamo e Cremona, nonche' polizze assicurative e conti correnti, nei confronti di due presunti 'ndranghetisti Antonino Ciappina, 37 anni, di Vibo Valentia e Matteo Gramuglia, 60 anni, di Palmi (RC), destinatari di provvedimento cautelare nell'ambito dell'operazione denominata "Cosa Mia",
accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata e altri delitti contro il patrimonio, con particolare riferimento agli appalti legati all'ammodernamento del V macrolotto dell'autostrada A3 (tra gli svincoli di Gioia Tauro e Scilla) per un valore complessivo di dieci milioni di euro furono sequestrati dalla polizia di Stato di Reggio Calabria in esecuzione di un provvedimento emesso dall'autorita' giudiziaria nei confronti di due presunti appartenenti alle cosche di 'ndrangheta Gallico e Bruzzise, operanti nei territori di Palmi e Seminara protagoniste di una sanguinosa faida tra il 2004 ed il 2008. Il dispositivo è stato eseguito dalla Squadra Mobile del capoluogo reggino, diretta da Gennaro Semeraro. Estorsioni che servivano, anche e soprattutto per le spese giudiziarie a carico degli affiliati detenuti. Compresi i padrini in galera. Nel processo "Cosa Mia 3", il Gup Rodolfo Palermo, pm della Dda di Reggio Calabria, Giovanni Musarò e Roberto Di Palma, ha inflitto vent'anni di reclusione a Carmelo Gallico, (difeso dagli avvocati Antonio Managò e Sergio Arcari), che rispondeva, oltre che di intestazione fittizia di beni, anche di associazione per delinquere di stampo mafioso e sei anni di reclusione ciascuno a Rocco (avvocato Antonio Managò e Guido Contestabile), e Domenico Gallico (avvocato Domenico Ceravolo), e quattro anni e dieci mesi a Teresa Gallico(difeso da Domenico Putrino e Guido Contestabile. Scrive anche Pino D'Amico su Reggio Press…" Nel corso delle indagini, che costituiscono la naturale prosecuzione delle note operazioni di polizia denominate "Cosa Mia I, II e III", che a più riprese, dal 2010 in poi, hanno duramente colpito la cosca Gallico
con l'arresto dei capi e numerosi gregari, è stato possibile accertare che gran parte delle risorse economiche impiegate dai Gallico per il sostentamento dei componenti del nucleo familiare, compresi i soggetti detenuti, per l'acquisto di beni mobili ed immobili e per l'avvio di attività commerciali, era provento di attività estorsive poste in essere "a tappeto" nei confronti di imprenditori e commercianti di Palmi. L'attività di indagine, compendiata in una corposa informativa di reato della Squadra mobile e del locale Commissariato, rappresenta una sorta di "termometro" del clima respirato a Palmi negli anni più recenti. Dopo le formalità di rito, i fermati sono stati associati alla Casa circondariale "Giuseppe Pazera" di Reggio Calabria e il minore al Centro di prima accoglienza di Catanzaro a disposizione della Dda e della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria. I particolari dell'operazione sono stati forniti alla stampa nel corso di una conferenza, svoltasi nella sala "Nicola Calipari" della Questura di Reggio Calabria
cui hanno partecipato il procuratore capo di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria Carlo Macrì, il sostituto procuratore dei minori Francesca Stilla, il questore Guido Nicolò Longo, il capo della Squadra Mobile Gennaro Semeraro, il dirigente del Commissarito di Palmi Fabio Catalano, il dirigente della Sezione criminalità organizzata Francesco Rattà.". La novità in questo frangente, se non storia è l'attività della Procura della Repubblica dei Minori, diretta da Carlo Macrì, di cui poco si parla o niente. Il "vecchio leone" ancora scatenato, si è presentato in conferenza stampa con un look giovanile, 'friscu e pittinatu', si dice così, no? Lo ricordiamo tale e quale da circa quarant'anni, allorquando, primo pool antimafia della Repubblica e gloriosi sottufficiali del calibro e della statura di Spanò, Strati, Sframeli, Tripodi, Marino ecc.( a Bovalino c'erano pure i Naps) era impegnato sulla terribile frontiera della Locride, nella stagione in cui imperversavano le bande dell'Anonima Sequestri Calabrese; e picchiava i pugni sui tavoli di Palazzo dei Marescialli, di fronte al CSM. Nei mesi scorsi ha ritirato la sua candidatura a procuratore capo della Repubblica di Locri; ha concorso pure alla nomina a Procuratore Capo della DDA di Reggio Calabria. La grinta è sempre la stessa; quella, del braccio di ferro, assieme al collega Ezio Arcadi con Rocco Lombardo, procuratore capo della Repubblica di Locri.
I due dissidenti, rilasciavano interviste a settimanali e quotidiani, radio e televisione se non agenzie di stampa, un giorno sì e l'altro pure; e spaccavano il CSM, l'ANM e la Suprema Corte di Cassazione. Quella, della fermezza e determinazione nella lotta contro la mafia. Macrì ed Arcadi, rinviati a giudizio, venivano assolti con formula ampia davanti al CSM; né puniti, né trasferiti. Lo stesso Procuratore Generale della Cassazione, Giovanni Tranfo li scagionava. In conferenza stampa, nella sala "Nicola Calipàri", anche il sostituto procuratore Francesca Stilla, attivissima, esaustiva ed esauriente nei convegni, di cui abbiamo dato anche notizia; efficiente, efficace e funzionale nella professione di magistrato. Da sottolineare anche il grande gioco di squadra del questore Guido Nicolò Longo; sempre pronto a riconoscere il lavoro dei dirigenti dei vari settori. Compreso in questi casi, quello del dirigente della Squadra Mobile Gennaro Semeraro; dello SCO, Francesco Rattà; del Commissariato di Palmi, Fabio Catalano; uno "sceriffo di Dodge City" dalla mira olimpionica. Il nuovo corso a cui si alludeva sopra è legato al tipo di rapporti sociali, istituzionali e morali che s'intende lanciare e rilanciare alla classe imprenditrice, ai lavoratori, ai cittadini. La "Gramigna", non intende solamente controllare tutto, ma anche tutti. Lo hanno detto e ribadito procuratori capo della DDA come Antonio Vincenzo Lombardo, Francesco Messineo, Piero Grasso, Salvatore Boemi, Giuseppe Tuccio, Federico Cafiero De Raho, Armando Spataro, Vincenzo Macrì.
Il peso della lotta alla mafia, della tutela e difesa della liberta e della democrazia, non può gravare sempre, solo e comunque sulla spalle delle forze di polizia e della magistratura. Il cittadino deve darsi una mossa; deve svegliarsi dal torpore atavico. Gl'impresari, devono collaborare; le imprese, le ditte, le aziende, non possono farsi spennare come polli ed aspettare la manna dal cielo. Non possono essere sempre gli "Homines bonae voluntatis", un Salvation Army, a cavare le castagne dal fuoco con la zampa di gatto. Ogni cireneo deve portare la sua croce. Il legislatore, sta facendo la sua parte sull'argomento minori a rischio. Non si possono lasciare i minori in balia delle onde e di se stessi, ancorchè bamboccioni, mammoni e fannulloni; anche se figli di mafiosi. Molto importante il ruolo delle Procure dei Minori e dei Servizi Sociali. Carlo Macrì, ha indossato i panni di Marco Catone il Censore ed è stato duro in conferenza stampa, assestando severe bacchettate. I Servizi Sociali, non possono essere il ventre molle della lotta alla mafia; del recupero dei minori a rischio. Sebbene da quella sponda, si ribatte che nonostante le grosse difficoltà economiche, ambientali e morali, sia stato fatto un grosso lavoro…Memoria minuitur nisi eam exerceas! La novità del nuovo corso è, che le due Procure dialoghino. Comunque, sembra che non vogliano recitare la parte dei capponi di Renzo. Sicuramente, si sentono due vasi di ferro.
Non si lasceranno ammaliare da nessuna stagione del corvo. Il venticello della polemica è stato imprigionato dentro l'otre di Eolo. Il canto delle sirene dello scarico di responsabilità sarà stoppato con potentissimi tappi di cera. Si apre una nuova, efficace stagione in riva allo Stretto? Parrebbe di sì! Spese per detenuti e avvocati da pagare, in aula.Tuttavia dallo Stretto a Castrovillari qualcosa sta cambiando. Basta andare nelle aule giudiziarie o sfogliare un giornale come "Il Quotidiano della Calabria". In aula, gl'imprenditori vibonesi Antonio e Salvatore Chiaromonte di Triparni, frazione di Vibo Valentia, vittime di richieste estorsive, costituitisi parte civile nel processo antimafia "Remake", hanno confermato le estorsioni; ed hanno fatto i nomi e cognomi sia degli emissari: Domenico Macrì, 28 anni, e Francesco Antonio Pardea, 26 anni, accusati e poi condannati in altro stralcio del processo per l'estorsione, che dei mandanti: Nicola Manco, 50 anni e Giuseppe Lo Bianco, 40 anni, imputati per concorso in tentata estorsione, aggravata dalle modalità mafiose. A Vibo Valentia, la provincia più 'movimentata' dell'intera Calabria, i titolari di alcune aziende edili, hanno denunciato e confermato che …"nei cantieri si presentarono gli emissari delle cosche per chiedere di "mettersi a posto con gli amici di Vibo".
Con la modica cifra di tre mila euri (iniziali n.d.r.) per conto di "Zio Carmelo" Lo Bianco, alias "Piccinni", boss dell'omonima cosca, finalizzate al sostentamento di detenuti e avvocati da pagare; ma anche delle vedove e degli orfani e degli affiliati che rispondono di fronte alla Legge ed alla Giustizia, a piede libero. La crisi economica globale, ha impoverito anche il fiorente rakett delle estorsioni. Sono tempi di vacche magre, spighe vuote, austerity e depauperamento; un fenomeno economico e sociale caratterizzato dalla presenza di larghi strati di popolazione, o anche di intere aree, in condizioni di profonda miseria dovuta a fattori economici e strutturali (mancanza di capitali o di risorse) o a fattori eccezionali (guerre, calamità naturali, carestia ecc.). Nelle città ed anche nei paesi e nei piccoli centri, si sta allargando a dismisura la forbice dei clochards e dei barboni, accattoni, mendicanti e straccioni;a prescindere dagli extra-comunitari sospinti verso questa parte per problemi connessi con le guerre; triboli di religione; oppressione della povertà; guai con la loro Giustizia; desiderio di cambiare vita; voglia di libertà e di democrazia ecc. Italia nuovo eldorado sì, ma per le banche e gli speculatori senza scrupoli e senza cuore. Ritornano in voga, personaggi come Jean Valjean, Javert, Fantine, Cosette, Marius Pontmercy, Thènardier, Monseigneur Myriel, Père Fauchelevent, Monsieur Gillenormand, che sembrano schizzati fuori dalle immortali pagine de "I Miserabili" di Victor Hugo… Domenico Salvatore
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