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La patata bollente della morte del detenuto Antonino Vadalà, recluso nel carcere di Melfi, ma i parenti vogliono verità e giustizia, non vendette e risarcimenti

A monte, la classe politica litiga spesso e volentieri e  non sono rari i casi in cui, la mette sotto i piedi. A valle, il cittadino, non la osserva e la contesta, a prescindere dai ben numerosi Referendum. Il caso di Antonino Vadalà di Bova Marina, morto di galera, a poche battute dalla fine della pena
MA LA CARTA COSTITUZIONALE É ANCORA ATTUALE?
Domenico Salvatore

L'intervista a Nicola Criseo


Un altro caso di malagiustizia? Quella dell'ex tecnico comunale di Bova Marina, Antonino Vadalà, invischiato in vicende giudiziarie, è una storia simile a tante altre. Lo Stato, come abbiamo detto e scritto in altra parte, non le può azzeccare tutte. A prescindere dalla pastoie burocratiche dei buro-sauri, se non dinosauri, schizzati fuori da Jurassic Park e dalla eseguità del materiale umano e tecnico negli uffici preposti. I tonfi della Giustizia, in questi ultimi anni, non sono pochi. Basta sfogliare i giornali, accendere un televisore, sintonizzarsi su una radio, smanettare su un computer, i-pad, i-phone. Non potest servire duobus dominis. Non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Occorrono risorse economiche ed umane e strumenti tecnologici. Coi tempi che corrono di austerity, vacche magre, spighe vuote, pauperismo è come cercare la pietra filosofale ( capace di fornire un elisir di lunga vita in grado di conferire l'immortalità fornendo la panacea universale per qualsiasi malattia;far acquisire l'onniscienza ovvero la conoscenza assoluta del passato e del futuro, del bene e del male (cosa che spiegherebbe anche l'attributo di "filosofale");la possibilità infine di trasmutare in oro i metalli vili (proprietà che ha colpito maggiormente l'avidità popolare). Ma nemmeno la bacchetta magica di Harry Potter. Luigi Palamara su queste stesse colonne venerdì 18 ottobre scriveva…" Bova Marina, muore in carcere Antonino Vadalà tra mille sofferenze e con uno Stato indifferente. ". I parenti di Antonino Vadalà, non ci stanno a questo assurdo gioco al massacro, ma non chiedono vendette tremende, risarcimenti colossali, rivincite e castighi esemplari. Vogliono solamente un po' di giustizia e di verità. Ci sono nella vicenda troppe cose che non tornano. Nino Vadalà era stato condannato a 7 anni di reclusione, ma in primavera sarebbe tornato libero. Perché lo Stato non gli ha consentito di curarsi in una struttura specializzata, visto che gli era stato diagnosticato un tumore? Chi ha sbagliato e perché?  


Scriveva Luigi Palamara su queste stesse colonne…"Bova Marina (Reggio Calabria) 18 ottobre 2013 Un'altra triste storia che riguarda il nostro sistema carcerario. Una storia che porta alla morte di una persona che oramai aveva espiato quasi completamente la sua condanna.Un'indifferenza e un cinismo che fa male. Fa male a tutti. Una società che oramai davvero non riesce a mediare e ad avere un briciolo di buon senso. Quello che segue è un manifesto dell'orrore. Un  orrore che molti detenuti affrontano ogni giorno della pena. Altro che rieducazione.
Questa la sintesi della tragedia.
VADALA' Antonino, nato a Bova Marina (RC) il 25.05.1952 e deceduto in Napoli il 16.10.2013, già assistito dall'avv. Francesco Floccari del Foro di Reggio Calabria.


Il sig. Vadalà, in carcere dal mese di luglio 2008, era stato condannato alla pena definitiva di anni 7 di reclusione nell'ambito del processo nato dall'operazione investigativa convenzionalmente denominata "Bellu Lavuru", coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Alla luce dei periodi di liberazione anticipata già riconosciutagli dal Magistrato di Sorveglianza di Melfi (per il positivo comportamento carcerario), avrebbe cessato di espiare la pena nei prossimi mesi.


•         Agosto 2013: presso la Casa Circondariale di Melfi viene diagnosticata al sig. Vadalà una "lesione espansiva a livello dell'angolo ponto-cerebrale di sx, di 2° grado intra e extracanicolare....necessitando di RADIO TERAPIA e di continui controlli c/o presidi sanitari esterni" ("documentazione sanitaria del carcere di Melfi");


•         Dal 29.08.2013 al 04.09.2013: viene ricoverato presso l'Ospedale San Carlo di Potenza, ove gli viene prescritto: "TRATTAMENTO RADIANTE";

•         04.09.2013: rientro (inspiegabile) del detenuto presso la Casa Circondariale di Melfi;

•         05.09.2013: il difensore inoltra al Magistrato di Sorveglianza di Potenza, per il tramite della Casa Circondariale di Melfi,  istanza per il rinvio dell'esecuzione della pena e chiede, in via subordinata, la concessione degli arresti domiciliari o, comunque, il ricovero in una struttura ospedaliera altamente specializzata;

•         Nei giorni successivi: il detenuto rimane presso la Casa Circondariale di Melfi


•         17.09.2013: il detenuto viene ricoverato presso I.R.C.C.S. di Rionero in Vulture. L'Istituto rileva che: "la tecnica stereotassica che siamo in grado fornire non rappresenta l'optimum per la patologia in questione che per le caratteristiche dimensionali vede nella cyberknife l'opzione di cura ottimale. Qualora il paziente non possa fruire della metodica dinanzi citata, rimane aperta la nostra opzione e la nostra disponibilità a procedere....in data di domani...dopo opportuna sedazione....si effettuerà centraggio TC, fase che prelude al trattamento di cui sopra ma non preclude l'altra opzione, ossia la cyberknife";

•         18.09.2013: il Magistrato di Sorveglianza di Potenza rigetta la richiesta di differimento dell'esecuzione della pena, o di arresti domiciliari, o di ricovero in struttura altamente specializzata, già presentata dal difensore il 05.09.2013 e dispone l'eventuale trasferimento di Vadalà Antonino IN ALTRA STRUTTURA CARCERARIA;

•         In seguito: rientro (inspiegabile) del detenuto presso il carcere di Melfi;


•         22.09.2013: il detenuto viene trasferito presso il carcere di Secondigliano;

•         qualche giorno dopo: il detenuto viene trasferito presso l'Ospedale Cardarelli di Napoli;

•         25.09.2013: il difensore (dopo aver personalmente constatato, in Ospedale, le STRAZIANTI condizioni di salute del proprio asssitito) inoltra al Magistrato di Sorveglianza di Napoli nuova istanza di rinvio dell'esecuzione della pena o, comunque, di trasferimento del detenuto in una struttura ospedaliera altamente specializzata;

•         nei giorni successivi: il detenuto viene trasferito presso il reparto di rianimazione dell'Ospedale Cardarelli;

•         nei giorni successivi: il detenuto viene trasferito presso l'Ospedale Pellegrini (reparto rianimazione); 

•         02.10.2013: il difensore sollecita il Magistrato di Sorveglianza di Napoli ad evadere la richiesta di differimento dell'esecuzione della pena già pendente dal 25.09.2013;

•         03.10.2013: il Magistrato di Sorveglianza di Napoli rinvia provvisoriamente l'esecuzione della pena per gravi motivi di salute;

•         nei giorni successivi: il paziente, ormai affetto da gravissime complicazioni (polmonite, convulsioni), rimane ricoverato presso il reparto di rianimazione dell'Ospedale Pellegrini di Napoli;

•         16.10.2013, ore 07,10: il sig. Vadalà muore.


Sintesi: sin dal mese di agosto 2013, il detenuto avrebbe avuto necessità di "radio terapia e continui controlli c/o presidi sanitari esterni".
La radio terapia (o eventuale diversa tecnica d'intervento) non è mai stata praticata.
Il paziente dopo circa 2 mesi di sofferenze ha perso la vita.


Il genero del sig. Vadalà, sig. Nicola Criseo, che si trovava al capezzale del suocero il giorno della morte, ha immediatamente sporto, con l'assistenza del legale di famiglia, avv. Francesco Floccari, denuncia/querela dinanzi alla Procura della Repubblica di Napoli.
L'Autorità Giudiziaria ha disposto l'immediato sequestro della salma, che, dunque, è stata trasferita presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli per rimanere a disposizione degli inquirenti.

E' probabile, a questo punto, che nei prossimi giorni verrà disposto l'esame autoptico della salma al fine di accertare le cause della morte e le eventuali responsabilità.

Antonino Vadalà muore, muore lontano da casa, tra mille sofferenze. Quello che rimane dentro chi scrive è il vuoto. Senso di nausea. Dov'è la Patria? Dov'è lo Stato? Uno Stato che dovrebbe accudire tutti i suoi cittadini e invece li lascia morire tra mille sofferenze con un cinismo tipico solo dei regimi dittatoriali.

Mi vergogno di essere un cittadino italiano."

Non stiamo difendendo nessuno. Esprimiamo soltanto la nostra opinione, sancita dall'articolo 21 della Costituzione. Se ce lo consentano. Un paio di volte, non ce l'hanno permesso. Ministri e Sottosegretari, non solo a Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche Governatori nei loro Palazzi, avvocati nelle aule giudiziarie, giornalisti sulla loro testate, segreterie politiche e partitiche in ogni dove, tutti i giorni si chiedono, se sia ancora attuale la carta Costituzionale. Anche perché, la violazione dei più elementari diritti sanciti per legge, si verifica, a sentire Marco Pannella a Radio Radicale, con cadenza giornaliera. La Costituzione viene  calpestata. In barba alla memoria degli eroi del nostro Risorgimento, che versarono il sangue per la Patria; per il riconoscimento dei diritti. Fioccano le proposte di legge per  cambiarla ed aggiornarla. In qualche caso, rari nantes in gurgite vasto, si è pure riusciti a modificarla. Da decenni, si blatera e si farfuglia di riforme e controriforme, ma il nulla osta tarda a venire. Non lo fece il Centrosinistra e nemmeno il Centrodestra, entrambi con la maggioranza assoluta in Parlamento…. Pussa via, brutta bertuccia, chi t'ha visto maaaaiiiiii! Il popolo bue, pazienta, aspetta e spera. Abbiamo ascoltato il grido di dolore di Nicola Criseo, genero del detenuto Antonino Vadalà, che non era in attesa di giudizio, ma in attesa della fine della pena, da qui a qualche mese. Abbiamo pure ospitato la sua opinione e riflessione. La parola passa ora ai suoi legali di fiducia. A cominciare da un principe del foro, l'avvocato Francesco Floccari, che di cause ne ha vinte tantissime, in questi quindici anni; che sapranno perorare per mestiere, assai meglio di noi, che avvocati non siamo. In questa sede, vogliamo solo ripassarci i seguenti articoli della Costituzione…"
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 13.
La libertà personale è inviolabile. 
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. 
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.
Art. 27.
La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. 
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. 
Non è ammessa la pena di morte3. 
Art. 32.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. "
Per quanto ci riguarda, la comunicazione s'intende aperta a tutti; nel pieno, totale ed incondizionato rispetto della Carta Costituzionale. Domenico Salvatore


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