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Il candidato segretario Pd Gianni Pittellla interviene a Cinquefrondi: «I miei punti? Europa, Mezzogiorno e un Pd che superi il romanocentrismo»

Cinquefrondi (Reggio Calabria) – L’on. Gianni Pittella si dimostra determinato, con le idee chiare e la grinta giusta, per affrontare la corsa ad ostacoli verso la segreteria del Pd che lo vede competere assieme a Renzi, Civati e Cuperlo. Intervenuto a Cinquefrondi su iniziativa del locale circolo “Proserpina” guidato dal segretario Michele Galimi quale principale relatore del convegno “Un’Europa riformista per la pace ed il lavoro” assieme a Francesco Rao coordinatore dei Giovani Democratici, Giovanni Laruffa dirigente Pd e Lucia Alì componente il circolo e moderatrice per l’occasione.

 L’europarlamentare lucano ha voluto subito fissare i cardini sui quali impernia la sua candidatura attraverso la mozione da lui presentata: Europa, Mezzogiorno e Pd, punti fermi dai quali egli intende partire per un percorso che ritiene legante ed allo stesso tempo indissolubile.

Temi concreti dei quali «il Pd vuole parlare per essere vicini alla gente» ha detto la Alì con il supporto del segretario Galimi che ha incalzato Pittella a farsi carico delle sofferenze di un comprensorio laddove «parlare di solidarietà è la priorità» ha ribadito con enfasi, nel contempo invitando i sostenitori piddini ad appropriarsi delle urne per le elezioni europee, da prendere a modello, in quanto «non essendoci la vergogna del porcellum si possono scegliere direttamente i propri rappresentanti».

Di «un candidato del sud che ha scelto la Calabria per l’inizio della sua campagna per la segreteria nazionale» ha riferito Rao, sottolineando a Pittella i drammi della disoccupazione generale e giovanile arrivata a livelli d’allarme sociale e dell’immigrazione con le recenti tragedie di Lampedusa, riservando una frecciata alla gestione della Bce, ancora ibrida istituzione a metà tra servizio pubblico e servizio alle lobbies.

Secondo Laruffa «l’Europa ci costringe sempre e comunque a tirare la cinghia» con ricadute tuttavia non sempre positive se questa unione deve trattare solo di finanza trascurando il resto degli aspetti, consentendo, ad esempio, che «il Mediterraneo sia trasformato in una grande tomba a cielo aperto nell’indifferenza generale degli altri paesi» quando invece occorrerebbe «incrementare l’offerta delle opportunità per porci alla pari delle altre realtà europee».

A chiudere, Gianni Pittella che nel suo intervento ha ribadito che «questa Europa così com’è non va bene» se a comandare sono tecnocrazia, lobbies finanziarie e governi nazionali verso cui è stato particolarmente critico e sui cui ricade, ha affermato, «la responsabilità della non azione».
La ricetta che Pittella propone è basata su un cambio di rotta sostanziale della politica economica e della governance europea, abbandonando l’assurda politica d’austerity voluta dalla Merkel che soffoca i paesi maggiormente in difficoltà come l’Italia o la Grecia, imponendo condizioni gravose che peraltro creano solo recessione, crollo della domanda interna e abbattimento dei consumi non risolvendo neanche il problema del debito pubblico.

Un disastro, secondo Pittella, che entrando nel merito critica apertamente l’architettura politica europea dove «a decidere dovrebbe essere il Parlamento e non il Consiglio», chiara espressione degli stati nazionali, ciascuno con interessi evidentemente diversi.

Il vice Presidente vicario dell’Europarlamento se la prende anche con il patto di stabilità imposto ai comuni che «non può essere immodificabile» immaginando la costruzione di una Europa politica e federale attraverso l’istituzione degli Stati Uniti d’Europa quale vera evoluzione di questo sistema socio-politico che così com’è stato pensato finora non ha inciso veramente positivamente sulla vita dei cittadini europei.

Sulla moneta unica è stato tranchant affermando che «Grillo racconta frottole quando propone l’uscita dall’euro, perché l’euro semmai può fallire ma è irreversibile». E circa l’allegro utilizzo dei fondi europei è stato piuttosto sarcastico: «sono stati mal gestiti dalle regioni e dai politici regionali più intenti ad accontentare gli amici che non a pensare allo sviluppo strutturale». Infine ha tenuto a spiegare le motivazioni della sua candidatura alla segreteria del Pd, un partito che vorrebbe si occupasse non di tematiche populistiche, alla stregua di Grillo, la Le Pen in Francia o Alba Dorata in Grecia ma che deve collocarsi nel solco del Partito Socialista Europeo, indicato come la sua vera casa.

«Rilanciare il mezzogiorno è un interesse primario di tutta l’Italia» poiché secondo Pittella – peraltro unico candidato segretario meridionale in lizza - questo potrebbe rappresentare il motore di una nuova spinta economica che ancora deve evolversi attraverso la creazione di zone economiche speciali, pensando all’alta velocità che si ferma ancora solo a Salerno od al porto di Gioia Tauro da potenziare con la creazione dei corridoi marittimi tirrenico ed adriatico. «Se vinco – ha chiosato - costruirò un Pd federale che non romanocentrico com’è ora dove 20 persone comandano su tutti, ma punterò sui territori e sui militanti, dove le scelte importanti saranno referendate, condivise e compartecipate».

Pittella ha pensato persino alle “doparienella forma del sistema di monitoraggio e rendiconto ex post dei punti programmatici per attuarne la verifica. «Un partito – ha ricordato Pittella – senza correntismi e gruppi di potere, che decida a maggioranza e non sia autoreferenziale». Ora la palla passa ai circoli impegnati dal 7 al 17 novembre a radunare gli iscritti per decidere la scrematura dei candidati alla carica di segretario la cui elezione avverrà col successivo metodo delle primarie aperte.

 Giuseppe Campisi

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