Un via vai di gente che non ha voluto far mancare con una parola, con un gesto o con una silenziosa carezza la propria vicinanza ai familiari. Nei volti di ciascuno, palpabile, una sorta di rabbia composta, di velata tristezza di quelle sopraggiunte col senno del poi che questa assurda fatalità con tutto ciò che ha comportato ed irreparabilmente comporterà, potesse essere evitata. Ed è stato con l'abbraccio di un intero paese che si sono svolti i funerali del giovane centauro. Una fiumana di gente - ancora scossa, costernata ed incredula per l'accaduto – giunta anche da tanti paesi limitrofi a porgere, con tangibile commozione l'ultimo doloroso saluto a Michele. C'erano anche i suoi amici motociclisti – riuniti in una grande famiglia - che in sella alle loro moto hanno praticamente scortato il feretro sino in chiesa, come si conviene nel miglior picchetto d'onore. E sul frontale di ogni mezzo è stato apposto un volantino con scritto: "Rimarrai sempre vivo nei nostri pensieri, e quando saremo in sella alla nostre moto, tu ci sarai! Ciao Miky, uno di noi".
«Abbiamo pensato di rendergli omaggio così – ci confida Michele Sorace, uno dei promotori dell'iniziativa – come a lui sarebbe certamente piaciuto. Lo abbiamo fatto dando seguito ad un desiderio esplicito anche degli stessi familiari. E' bastato poco, il semplice passaparola trasformatosi ben presto in una sorta di tam tam, ed ognuno di noi ha immediatamente aderito all'invito». E poi c'erano i giovani, suoi coetanei. Tanti. Con le lacrime agli occhi che sgorgavano irrefrenabili rigando volti imberbi e gote arrossate, affranti per una perdita che ancora appare difficile metabolizzare. E molti genitori, padri e madri, straziati anch'essi dalla condivisione d'una sofferenza strozzata in gola che ha deciso questa volta di bussare dalla porta e di entrare senza preavviso in casa della famiglia Franco.
All'ora prevista il corteo s'è mosso, composto e silenzioso, preceduto da una schiera di fiori bianchi, dalle decine e decine di moto rombanti dei centauri e con dietro la folla. All'uscita della salma, un lunghissimo quasi interminabile applauso spontaneo sì è levato all'indirizzo di Michele a tributare lì e per l'ultima volta un affetto genuino e partecipato, istintivo, e quasi per compensazione a voler rappresentare un monito a chi è rimasto, affinché l'uso consapevole di questo affascinante mezzo di trasporto, ma anche di piacere, divertimento e stile di vita, posa aiutare a riflettere i piloti e le loro coscienze. Ma anche e soprattutto perché simili strazi non abbiano più a ripetersi.
Giuseppe Campisi
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