Polistena – (Reggio Calabria) 15/09/2013 -- «Dopo una gestione allegra e privatistica della cosa pubblica – si legge – consumata contro gli
interessi dei cittadini, è davvero incredibile che il PD, coautore del disastro di Polistena, abbia l’ardire di starnazzare ai quattro
venti falsità e menzogne. La storia non si cancella».
Michele Tripodi non ci sta, e presenta un conto dal totale salatissimo ai suoi avversari: 1.766.000 euro più, euro meno. Nel controbattere al Pd ed all’ex sindaco Laruffa con una dura reprensione, ha enumerato - anch’ egli in una nota-manifesto - gli argomenti cavalli di battaglia per l’accusatio alla precedente amministrazione, additata di malagestione. Ritornando sul “buco” Enel oltre ad evidenziare la ingente somma, Tripodi, ha rimarcato come la ex maggioranza, ora minoranza, sul riconoscimento della passività con delibera n. 28 del 01/10/12, si sia addirittura voluta astenere. Ma il carosello di dati e cifre è continuato con il “buco” benzina di 82.000 €, poi ridotto a 70.000 €, e comunque oggettivato alla Procura Generale della Corte dei Conti. Quindi è stata la volta dei 194.000 € dovuti a Pianambiente, ripianati attraverso la trasformazione in servizi ed il successivo passaggio alla raccolta differenziata. Altro punctum dolens preso in esame è stato quello relativo a parcelle, contenziosi e giudizi vari per un importo di circa 150.000 €, in parte riassestati – si informa - attraverso dilazioni senza interessi e sui quali Tripodi ha affermato che la loro argomentazione politica è finanche «diventato uno degli sport dell’opposizione».

Poi ha tenuto ad occuparsi delle spese certificate dalla Ragioneria comunale e che hanno rappresentato il risultato della gestione delle risorse proprie del Comune. Circa 537.000 € di rimproveri e censure, che spaziano dai 18.000 € di rimborsi per missioni, ai 22.000 € spesi in favore dell’Università per il piano del traffico, dall’ingente somma di € 240.000 destinata agli spettacoli ed attività culturali, all’acquisto ritenuto inutile di una centralina telefonica per 91.000 €, fino ad arrivare ai 76.000 € sborsati per utenze telefoniche e reti.
La nota si conclude con una stoccata che ha il sapore della provocazione, con gittata a medio termine, avuto riguardo delle venture elezioni del 2015: «Di fronte a questo scenario di infiniti ricordi – viene scritto citando Leopardi – dove ad alcuni era dolce “naufragar in questo mare” di sperperi, è chiara la frenesia di tornare al potere da parte di Laruffa e del PD». Viste le cifre e le poste in gioco sembrerebbe quasi di star assistendo ad una surreale sessione dello svago del Monopoli. Ma qui pare si parli di soldi veri. E di tasche. Specie di quelle grame e consumate dei cittadini, destinatari finali delle scelte (fortunate o scellerate) dei loro delegati amministratori.
Giuseppe Campisi
Michele Tripodi non ci sta, e presenta un conto dal totale salatissimo ai suoi avversari: 1.766.000 euro più, euro meno. Nel controbattere al Pd ed all’ex sindaco Laruffa con una dura reprensione, ha enumerato - anch’ egli in una nota-manifesto - gli argomenti cavalli di battaglia per l’accusatio alla precedente amministrazione, additata di malagestione. Ritornando sul “buco” Enel oltre ad evidenziare la ingente somma, Tripodi, ha rimarcato come la ex maggioranza, ora minoranza, sul riconoscimento della passività con delibera n. 28 del 01/10/12, si sia addirittura voluta astenere. Ma il carosello di dati e cifre è continuato con il “buco” benzina di 82.000 €, poi ridotto a 70.000 €, e comunque oggettivato alla Procura Generale della Corte dei Conti. Quindi è stata la volta dei 194.000 € dovuti a Pianambiente, ripianati attraverso la trasformazione in servizi ed il successivo passaggio alla raccolta differenziata. Altro punctum dolens preso in esame è stato quello relativo a parcelle, contenziosi e giudizi vari per un importo di circa 150.000 €, in parte riassestati – si informa - attraverso dilazioni senza interessi e sui quali Tripodi ha affermato che la loro argomentazione politica è finanche «diventato uno degli sport dell’opposizione».

Poi ha tenuto ad occuparsi delle spese certificate dalla Ragioneria comunale e che hanno rappresentato il risultato della gestione delle risorse proprie del Comune. Circa 537.000 € di rimproveri e censure, che spaziano dai 18.000 € di rimborsi per missioni, ai 22.000 € spesi in favore dell’Università per il piano del traffico, dall’ingente somma di € 240.000 destinata agli spettacoli ed attività culturali, all’acquisto ritenuto inutile di una centralina telefonica per 91.000 €, fino ad arrivare ai 76.000 € sborsati per utenze telefoniche e reti.
La nota si conclude con una stoccata che ha il sapore della provocazione, con gittata a medio termine, avuto riguardo delle venture elezioni del 2015: «Di fronte a questo scenario di infiniti ricordi – viene scritto citando Leopardi – dove ad alcuni era dolce “naufragar in questo mare” di sperperi, è chiara la frenesia di tornare al potere da parte di Laruffa e del PD». Viste le cifre e le poste in gioco sembrerebbe quasi di star assistendo ad una surreale sessione dello svago del Monopoli. Ma qui pare si parli di soldi veri. E di tasche. Specie di quelle grame e consumate dei cittadini, destinatari finali delle scelte (fortunate o scellerate) dei loro delegati amministratori.
Giuseppe Campisi

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