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Quelle penne spezzate dell'informazione, 'L'Ora della Calabria', diretto dal suo deus ex machina Piero Sansonetti, nel mirino della magistratura. La scandalosa omertà della stampa nazionale e locale

Il provvedimento, firmato dal procuratore della Repubblica Federico Cafiero de Raho, dagli aggiunti Ottavio Sferlazza e Nicola Gratteri, dai sostituti Giuseppe Lombardo, Antonio De Bernardo e Giovanni Musarò è stato adottato dalla Procura di Reggio Calabria; ed eseguito dagli agenti della Squadra Mobile, diretta da Gennaro Semeraro (con il suo vice, Francesco Rattà). Perquisizione, ispezione e sequestro di computer alla redazione reggina dell'Ora della Calabria Sequestato l'hard disk del server centrale. Perquisizione domiciliare anche in casa del caposervizio del quotidiano, Consolato Minniti. L'intervento dei responsabili nazionali della FNSI, Franco Siddi e Carlo Parisi (Fnsi): "Profondo disagio e inquietudine". L'assordante silenzio della comunicazione ufficiale. La polizia nella redazione de "L'Ora de la Calabria".Torna d'attualità il memoriale di Nino Lo Giudice. Non ci sono prove, che il pentito di essersi pentito, sia morto, ma neppure che sia vivo
 "L'ORA DELLA CALABRIA" NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA, UN ALTRO 11 SETTEMBRE (2013)CHE RISCHIA DI TRAVOLGERE L'INFORMAZIONE IN CALABRIA? SCANDALOSO TONFO DELLA STAMPA NAZIONALE ( E LOCALE) CHE NON HA SPESO UN SOLO RIGO, PERCHỂEEEE!?!
Domenico Salvatore

In primis,  d'acchito esprimiamo la solidarietà al quotidiano "L'Ora della Calabria" al direttore Piero Sansonetti ed al caposervizi Consolato Minniti. In secundis, ricordiamo a noi stessi, (memoria minuitur nisi eam exerceas), che i giornali ed i giornalisti calabresi, siano stati da sempre  nel mirino della magistratura. Denunzie, querele, esposti, ma anche condanne e soprattutto perquisizioni delle redazioni ed in qualche caso anche la chiusura della testata, proprio così. A parte la serie impressionante di attentati, intimidazioni, pressioni, minacce, ricatti, soprusi, vassazioni e soperchierie. Ne sa qualcosa, pure lo scrivente. Nella democraticissima America, ciò avrebbe provocato uno tsunami e clamorose proteste di piazza per diversi giorni. Ma qui, siamo in Italia. In Calabria. A Reggio. Poi entriamo in punta di piedi nella vexata quaestio, che definirla 'mina vagante' potrebbe sembrare riduttivo, rispetto alla gravità se non delicatezza dell'argomento in Giovanni Musarò e "fa esplicito riferimento alla possibilità che sul giornale possa essere pubblicata la seconda parte della vicenda, con la rivelazione di atti riservati che il bravo cronista si è procurato con le sue fonti facendo né più ne meno che il proprio mestiere (anche sul "Sole 24 Ore" il giornalista Roberto Galullo ha pubblicato un articolo con medesimi contenuti e non siamo a conoscenza di provvedimenti analoghi)". Sansonetti, difende coi denti e con le unghie, la libertà di stampa e l'operato del suo capo servizi Minniti, fatto scontato ed inevitabile, a cui la Polstato, ha sequestrato due telefonini: quello di servizio ed il suo personale. Fermo restando le esigenze della magistratura; l'art. 101 della Costituzione italiana, stabilisce: "I giudici sono soggetti soltanto alla legge". L'articolo 21 della Costituzione  afferma: "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.". 

Domanda:" Ể facile o difficile, se non impossibile, fare informazione nel 38.esimo parallelo? E qual è il prezzo economico-morale e spirituale, che bisogna pagare?". Tutto questo in Calabria; a Reggio Calabria. La città di Reggio Calabria, quasi duecentomila abitanti, ex capoluogo di regione, nella quale siamo inglobati, è sempre alla ribalta della cronaca; nell'occhio del ciclone; dello tsunami. Non soltanto per fatti e vicende di riffe o di raffe legate e collegate alla 'ndrangheta, che qui, assicurano gli esperti, ma anche le forze di polizia, coordinate dalla magistratura, avrebbe il suo cuore pulsante. Una perquisizione nella redazione di Reggio Calabria del quotidiano l'Ora della Calabria, è stata eseguita dalla polizia su disposizione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria,  diretta da Federico Cafiero De Raho, ieri sera attorno alle 20; sequestrato contestualmente l'hard disk centrale di redazione. La Polstato, della Questura di Reggio Calabria, ha eseguito poi, una perquisizione domiciliare a casa di Consolato Minniti, caposervizio della redazione reggina del quotidiano. Gli agenti, hanno sequestrato le utenze cellulari, personale e di redazione. La notizia, è stata resa nota dal segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, dal vicesegretario nazionale della Fnsi. Diverse le contestazioni. 

Potrebbe esserci, anche secondo le prime indiscrezioni, tutte da verificare,  la pubblicazione di uno scottante verbale della Dna, che svelerebbe le indagini condotte dal procuratore aggiunto Gianfranco Donadio sulle stragi siciliane e la trattativa Stato-mafia. La 'Città del Bergamotto e dei Bronzi di Riace, è "Una delle 14 città metropolitane italiane, capofila di un'agglomerazione  di oltre 260.000 abitanti, è il maggiore polo funzionale di una più vasta area metropolitana policentrica, che conta circa 400.000 abitanti, e fa parte della estesa e popolosa conurbazione siculo-calabra detta Arco etneo. Forti, sono i legami storici, culturali ed economici con la dirimpettaia città di Messina, fonte Wikipedia. Reggio, insieme a Napoli e Taranto, è sede di uno tra i più importanti musei archeologici dedicati alla Magna Grecia (dove sono custoditi i famosi Bronzi di Riace, rara testimonianza della scultura bronzea greca, divenuti tra i simboli della città), di due giovani università (la "Mediterranea" e la "Dante Alighieri") e del Consiglio Regionale della Calabria". È tra le più antiche città d'Europa: la colonia calcidese venne fondata nell'VIII secolo a.C. presso il sito in cui sorgeva un antichissimo insediamento risalente al III millennio a.C. Il luogo fu precedentemente occupato da popolazioni autoctone quali gli Aschenazi, gli Ausoni, gli Itali governati da Re Italo (da cui il nome di Italia successivamente esteso alla penisola) e dal mitico re Giocasto (la cui tomba sorgeva sul promontorio di Punta Calamizzi - Pallantiòn, punto d'approdo dei coloni greci). 

La colonia mantenne il preesistente nome di Rhegion (Ρήγιoν, Capo del Re), già noto come Erythrà (Ερυθρά, La Rossa).Reggio fu una tra le più importanti città della Magna Grecia raggiungendo nel V secolo a.C. una notevole importanza politica ed economica sotto il governo di Anassila. La polis raggiunse dunque un grande pregio artistico-culturale grazie alla sua scuola filosofica pitagorica ed alle sue scuole di scultura e di poesia nelle quali si formaranno artisti come Pitagora da Reggio e Ibico. La 'ndrangheta è il fattore principale che ha reso Reggio e la Calabria tristemente famosa. Essa è una piaga che ha diminuito e condizionato le potenzialità economiche e turistiche della città e del suo comprensorio. La derivazione diretta dal termine greco andragathía, (ανδραγαθια) vuol dire "virilità", "coraggio", nel senso di "associazione di uomini valenti"; o secondo un'altra etimologia deriverebbere dal toponimo "Andragathia Regio", che in età moderna designava un'ampia zona comprendente Calabria e Basilicata. Nata dunque a metà dell'Ottocento, la 'ndrangheta si afferma nei successivi 50 anni -grazie alla scarsa presenza nel territorio delle autorità- imponendosi in tutta la regione.La mancanza di una "cupola ", una struttura capace di governo unitario capace di regolare i conflitti, ha causato una lunga serie di faide e guerre tra le 'ndrine (famiglie 'ndranghetiste). 

Nella seconda metà degli anni ottanta le strade di Reggio furono insanguinate da una guerra di 'ndrangheta tra le famiglie che facevano capo ai due boss Paolo De Stefano e Antonino Imerti. Proprio in quel periodo avvenivano le segretissime "riunioni di Polsi", vani tentativi di creare un'autorità mafiosa che potesse bloccare la sanguinosa guerra cominciata nel 1985. Questa guerra tra clan si concluse grazie alla mediazione dei boss di Cosa nostra solo nel 1991. La confessione di Filippo Barreca (già legato ai servizi segreti) descrive infatti l'opera di mediazione svolta da Paolo Romeo, e l'accordo tra i De Stefano e gli Imerti. Gli effetti della "pace" tra le cosche, furono di lunga durata e ben visibili ancora oggi. Prima conferma di questo, fu una considerevole, netta e costante diminuzione degli omicidi mafiosi in provincia di Reggio. I dati forniti dal prefetto di Reggio per il periodo 1990-2001 sono particolarmente significativi.,Quello che però appare evidente è che alcune zone della città e della sua provincia continuano ad essere controllate da famiglie 'ndranghetiste, che spesso rendono impossibile lo sviluppo economico attraverso il racket o il controllo diretto delle imprese.,Dopo la cosiddetta "pace mafiosa", nei primi anni novanta si venne a creare una struttura di comando che faceva da unione tra le maggiori 'ndrine calabresi. Ciò era simile, anche se non uguale, alla Commissione di Cosa nostra, che si riunisce solo per decidere in merito a questioni particolarmente importanti. Questa pseudo-organizzazione impegna tutte le 'ndrine al rispetto di tali decisioni lasciandole nel contempo libere ed autonome scelte per ciò che riguarda il resto delle attività mafiose. In questo modo la 'ndrangheta ha superato una storica mancanza di direzione unitaria riuscendo a garantire sia un certo controllo delle questioni più importanti, sia un ampio margine di autonomia alle singole 'ndrine, caratteristica tipica della plurisecolare mafia calabrese. 

A causa degli ultimi eventi criminosi avvenuti in città e legati alla n'drangheta, il 28 gennaio 2010 si è tenuto nella Prefettura della città un Consiglio dei ministri straordinario per adottare un provvedimento legislativo articolato in 10 punti contro le organizzazioni criminali italiane (Cosa Nostra-'Ndrangheta-Camorra-Sacra Corona Unita). Il 9 ottobre 2012 il Comune di Reggio Calabria, guidato dal PdL Demetrio Arena, viene sciolto dal Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri per "contiguità" ad ambienti mafiosi."La Polizia di Stato, su disposizione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha eseguito un provvedimento di ispezione e sequestro nella redazione di Reggio del quotidiano «L'Ora della Calabria»". A rendere nota e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi."Fnsi e Sindacato Giornalisti della Calabria – affermano Siddi e Parisi – provano profondo disagio e inquietudine per il provvedimento di ispezione e sequestro del computer e di altri documenti del collega Consolato Minniti, responsabile e coordinatore della redazione di Reggio del quotidiano «L'ora della Calabria»"."Finire sotto inchiesta e addirittura trovarsi con l'impedimento temporaneo a proseguire il proprio lavoro per notizie pubblicate col criterio della professionalità giornalistica (cioè verifica della fondatezza, dell'attualità e dell'interesse pubblico) – sottolineano segretario e vicesegretario della Federazione Nazionale della Stampa –  inquieta e introduce un oggettivo elemento di limitazione del diritto di cronaca dei giornalisti e all'informazione dei cittadini. 

Il provvedimento disposto dalla Procura di Reggio è, infatti, legato alla pubblicazione di notizie che, anche se riservate, sono arrivate alla disponibilità del giornalista che, in quanto di interesse pubblico, le ha rese note, in ordine ad indagini della Dna. Il provvedimento – affermano Franco Siddi e Carlo Parisi – ci appare enorme anche per la portata e le conseguenze che genera, rischiando di rendere impossibile domani la pubblicazione dell'edizione di Reggio del giornale per il blocco del computer che guida il server di un'intera redazione"."Auspichiamo – concludono Siddi e Parisi – un rapido chiarimento della vicenda in cui eventuali indagini della magistratura si svolgano senza impedire il corso dell'informazione, che non può dipendere da alcun potere". Fin qui, l'intervento dei massimi organi del giornalismo nazionale, che hanno il diritto-dovere, a prescindere, di vegliare e vigilare ed eventualmente difendere e tutelare per giusta causa e giusta ragione, l'operato dei giornali e dei giornalisti. Senza la pretesa, di voler svolgere in questa sede, alcuna inchiesta giornalistica, andiamo ad approfondire la cosa. Con rigore scientifico ed amore per la verità. Dice Gesù: Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi(Giovanni 8:32). Ed Eduardo Galeano:"Il diritto di sognare il mondo che vorremmo non figura tra i trenta diritti umani che le Nazioni Unite hanno proclamato alla fine del 1948. 

Ma se non fosse per il diritto di sognare, e per l'acqua che esso dà da bere, la maggior parte dei diritti morirebbe di sete. Entriamo ora, nel portale di Calabria Ora o come ha deciso da quale giorno di chiamarsi "L'Ora di Calabria"…L'Editoriale del Direttore Piero Sansonetti.L'ordine è: Demolite Calabria Ora ,05/07/2013. "Ci ho pensato un po', e poi ho deciso che è giusto che i nostri lettori sappiano come stanno le cose. Stanno così: è in corso un attacco violentissimo contro il  nostro giornale, che ha lo scopo di demolirlo. E' una cosa abbastanza grave perché questo attacco è un attacco potentissimo alla libertà di stampa e un tentativo di normalizzare ("asfaltare") l'informazione in Calabria. Tra qualche riga vi dirò in cosa consiste questo attacco e quale credo ne sia lo scopo. Intanto vi dico subito da dove viene: da un pezzo di magistratura guidato da un pezzo di mondo politico e appoggiato per scopi non limpidissimi da un pezzetto di giornalismo calabrese. Partiamo dai fatti. E' in corso una indagine sul fallimento della società "Paese Sera" che fino a un anno e mezzo fa editava il nostro giornale. Niente di male in questa indagine, se c'è un fallimento è giusto che i giudici vadano a guardare bene come stanno le cose. 

Anche se va osservato che in Italia nell'ultimo anno e mezzo ci sono stati tra i centomila e il milione di fallimenti di piccole aziende, e non tutti o forse, più precisamente, quasi nessuno è stato sottoposto a indagine. Il problema, comunque, non è l'indagine, sono i metodi dell'indagine. Da un paio di mesi la metà dei Pm di Cosenza è impegnato in questo lavoro. Che è come dire che la metà dei problemi della giustizia di Cosenza mafia, criminalità varia, furti, saccheggi, truffe, estorsioni, pestaggi, stupri, qualche omicidio, eccetera si concentri nelle attività dell'ex "Paese Sera". Questi Pm hanno interrogato per ore e ore, giorni e giorni, senza interruzione, tutti i giornalisti di "Calabria Ora". Molti interrogatori sono stati "stremanti", durati quattro o cinque ore, senza pause, con domande ripetute cento volte, con minacce di incriminazione per falsa testimonianza, con l'alternanza di Pm quando uno era stanco subentrava un collega seguendo le tecniche che si usano in genere nei film polizieschi quando bisogna far crollare un "omicida". E' successo anche che al giornale ci siamo trovati in difficoltà, nel lavoro, perché un numero cospicuo di nostri giornalisti erano stati convocati a palazzo di Giustizia. C'è molto da dire anche sulle tecniche di convocazione (telefonate dirette, senza alcuna formalità, ai cellulari dei redattori) e su parecchie altre cose. Capitolo secondo (e mi limito ai capitoli principali). E' stata aperta una indagine sul suicidio del nostro collega Alessandro Bozzo. 

Non  perché ci siano dubbi sul suo gesto accompagnato da una lettera ai familiari ma perché si avanza l'ipotesi di "induzione al suicidio" e si insinuano dubbi sui rapporti di lavoro che aveva Alessandro, cioè sulla direzione e sulla proprietà del giornale.  Su questa base si cercano indizi frugando nelle pagine di un diario privatissimo tenuto da Alessandro, e mentre i giudici hanno ripreso gli interrogatori dei redattori di "Calabria Ora" alcuni colleghi giornalisti hanno iniziato a pubblicare articoli su articoli in prima pagina sui quotidiani concorrenti (parlo dell'autorevole "Gazzetta del Sud") nei quali mettono nel mirino "Calabria Ora" e cercano di riempirla di fango senza nessun rispetto per i sentimenti, i pensieri, le rabbie e le paure riservatissime di un giovane essere umano che ha compiuto la scelta gigantesca e tragicissima di togliersi la vita. E' molto penoso, tutto questo, non vi pare? E' una via di mezzo tra cultura medievale e sistemi di potere da modernissima dittatura. E soprattutto a me pare un insulto alla vicenda privata e pubblica di Alessandro. Poi qualcuno mi può chiedere: "Ma tu non hai nessun rimorso per i rapporti che hai avuto con Alessandro?". Vi giuro che ne ho tantissimi e vi giuro anche che non andrò certo a raccontarli a un giudice, né a un hajatollah come invece si usa in Iran. 
Ci sono dicevo due domande: chi muove questo attacco al nostro giornale e perché lo fa. 

Chi muove questo attacco è presto detto (e lo ho già accennato): una parte, credo minoritaria, della magistratura, guidata a sua volta da un pezzo di politica. E' inutile che facciamo finta che non sia così: c'è una parte della magistratura italiana e quella calabrese non fa eccezione che dipende da settori della politica, dai loro interessi e dai loro disegni. Questo "plotone" trova forza e alleanza in settori del giornalismo. E' così da molti anni, in Italia: non è un mistero;  e questa alleanza tra magistratura, politica e giornalismo ha prodotto una crisi gravissima e una disgregazione dello stato di diritto. La Calabria non fa eccezione (l'unica differenza è che a livello nazionale l'alleanza è tra pezzi di sinistra della magistratura della politica e dei giornali, e qui in Calabria invece i protagonisti sono settori della destra. Il risultato è identico).Perché il target dell'attacco sia "Calabria Ora" è una domanda più difficile. Io però mi sono convinto che l'attacco sia dovuto all'anomalia di "Calabria Ora". Il nostro giornale non ha mai avuto timore reverenziale per la magistratura, l'ha criticata anche duramente ogni volta che ha creduto giusto farlo, e spesso si è trovato al centro di polemiche feroci. Non ha mai avuto timori reverenziali neppure per la politica, ha attaccato spesso e volentieri il Pdl, il Pd, Sel e i grillini. 

Senza rispondere ad ordini di scuderia, senza guardare in faccia.  E poi ha rivolto una critica severissima alle classi dirigenti calabresi non solo politiche accucciate agli ordini della grande borghesia e dei grandi interessi del Nord. Lo ha fatto in modo spregiudicato, talvolta rumoroso, e con una visibilità nazionale che forse gli altri giornali non hanno. Ora ci presentano il conto. Ci dicono: "andate via che date fastidio".Per quel che riguarda il comportamento di un pezzo di magistratura, ho chiesto in modo ufficiale un colloquio al Procuratore di Cosenza, dottor Granieri, al quale chiederò di intervenire per ristabilire lo stato di diritto e impedire le intimidazioni e il lancio di fango contro "Calabria Ora". Sono convinto che dentro la magistratura stessa ci siano le forze e gli anticorpi per fermare questo degrado. Per quel che riguarda gli altri nemici del giornale li avverto che non avranno vita facile: "Calabria Ora" continuerà ad esistere, sarà un giornale sempre più libero e spregiudicato e sempre di più in mano ai suoi giornalisti e alla loro professionalità, che è molto grande. Bisognerà che ve ne facciate una ragione. Piero Sansonetti". Stamani abbiamo ben spulciato le pagine della stampa nazionale e locale, ma del fatto in questione, non c'è nessuna traccia. Un atteggiamento assolutamente scandaloso; se non omertoso. 

Chi, ha paura di chi?Tanti vorrebbero trovarsi al posto di Sansonetti. Un giornalista, che ha il vizietto-coraggio di criticare i giudici:"Noi abbiamo un grande rispetto per il lavoro dei giudici, afferma nel suo editoriale in prima pagina. Però, ci piace anche criticarli. Lo abbiamo fatto spesso. Possiamo farlo ancora?"Pietra dello scandalo, un articolo di Consolato Minniti a pagine 8 dell'edizione di ieri giovedì 12 settembre 2013, Caso Lo Giudice, dal titolo "Stragi di mafia, asse Reggio-Palermo", sottotitolo: Dna, i verbali di Donadio: Francesco Calabrò ucciso per far tacere il fratello?..."C'è un sottile filo rosso che da Palermo giunge fino a Reggio Calabria. Ma non si tratta di traffici di droga. Questa volta i soldi c'entrano poco, almeno direttamente. Quella linea quasi invisibile, che attraversa lo Stretto ed approda in terra di Calabria, pare nasconda segreti inconfessabili, che svelerebbero un pezzo di storia recente ed inedita dell'Italia dei primi anni '90:'ndrine e Cosa Nostra insieme in un disegno stragista che ha portato morte e terrore in tutto il Paese. Ed in ciò, entrerebbero tanto le stragi di Capaci e Via D'Amelio, che l'omicidio dei due carabinieri Fava e Garofalo…. La trattativa Stato-mafia   porta dritta in Calabria. 

Stando a quanto si legge nel verbale della Dna pubblicato sull'edizione odierna dell'Ora della Calabria, sarebbero da inscrivere nella trattativa Stato-mafia sia la scomparsa di Francesco Calabrò – il fratello dell'ex collaboratore Giuseppe – sia gli omicidi degli appuntati Fava e Garofalo e quella stagione di attentati all'Arma che insanguinò le strade di Reggio nel '94.   Anche Villani (cugino di Lo Giudice), l'autore del duplice omicidio dei carabinieri, fa riferimento a una matrice stragista. L'articolo conclude…Anche perché lo ribadiamo, Aiello alias 'il mostro'l'uomo che legherebbe Palermo a Reggio Calabria, ha visto la sua posizione archiviata dal Gip di Caltaniissetta, il 23 dicembre 2012 dopo eguale richiesta del pm.(1. continua). Ci sarà la seconda puntata? In questa storia  par di capire che c'entri Nino Lo Giudice, il pentito della 'ndrangheta?Ma è ancora vivo o è morto?.... E i medici arrivarono subito uno dopo l'altro: arrivò, cioè, un Corvo, una Civetta e un Grillo-parlante."Vorrei sapere da lor signori " disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio "vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!"A quest'invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio, poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi e quand'ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole: "A mio credere il burattino è bell'e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!""Mi dispiace" disse la Civetta "di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero."

E lei non dice nulla?" domandò la Fata al Grillo-parlante. "Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. Del resto quel burattino lì, non m'è fisionomia nuova: io lo conosco da un pezzo!". Ultimo argomento inerente a questa storia, non abbiamo capito bene a che titolo, la scomparsa del giornalista Alessandro Bozzo, redattore ordinario del quotidiano "Calabria Ora" che ha messo fine alla sua esistenza con un colpo di pistola. "Non andava più d'accordo con la vita", hanno scritto i suoi colleghi, annunciando il tragico gesto di un "giovane intelligente, informatissimo, sicuramente uno dei più brillanti giornalisti calabresi".Ieri pomeriggio, nella sua casa di Marano, si è chiuso in camera e, con un colpo di pistola (ce l'aveva perché amava il tiro a segno), ha lasciato questa terra, aprendo una voragine nel cuore dei colleghi che non riescono a darsi pace al pensiero di non rivederlo più. "Ha lasciato una lettera", raccontano i colleghi, nella quale "ha scritto che non c'era una ragione precisa per quella scelta: non ce la faceva più a vivere".Nato a Cosenza il 12 marzo 1973, dopo gli esordi con alcuni periodici ed emittenti televisive, era stato assunto dal quotidiano "La Provincia Cosentina", con la qualifica di praticante, dal 1° ottobre 2003. Superato l'esame di idoneità professionale il 27 luglio 2005, vi aveva lavorato come redattore fino al 31 dicembre 2005, per poi entrare, dal 1° marzo 2006, nella squadra del nuovo quotidiano "Calabria Ora", impegnandosi anche nel Comitato di redazione. Sposato con Mariuccia, aveva una bambina, Venere. Sette anni nella redazione centrale del quotidiano cosentino ad occuparsi soprattutto di cronaca. Un carattere difficile, quello di Alessandro, che, dietro ad uno sguardo burbero, nascondeva un cuore grande, come raccontano in lacrime i suoi colleghi di "Calabria Ora". Tante storie apparentemente slegate e scollegate, che s'incrociano incredibilmente. Domenico Salvatore



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