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Faida di Palmi, Seminara e Barritteri, si valuta se gli episodi di Girifalco e Palmi, siano anelli della stessa catena

Le indagini per risalire al movente ed all'esecutore materiale dei delitti, vengono eseguite dai Carabinieri delle Compagnie di Palmi, diretta dal capitano Maurizio De Angelis coordinato dal colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale di Reggio Calabria; e di Girifalco, diretta dal capitano Vitantonio Sisto. Coordinato dal colonnello Salvatore Sgroi, comandante provinciale di Catanzaro.  Luciano Merlino venne ucciso a Girifalco il 5 settembre 2013. Originario di Palmi (RC) e ben noto alle forze di polizia; condannato a 25 anni di galera per l'omicidio di Rosario Sgró, eseguito il 4 maggio 1989 davanti al  comune di Palmi.  Delitto che venne inquadrato dagli inquirenti nell'ambito della faida Gallico-Condello.Un paio di anni fa, era stato rimesso in libertà, con il divieto di risiedere nella provincia di Reggio Calabria. Aveva posto la sua residenza nuova a Girifalco (CZ 
PALMI (RC), LE SPARATORIE DI GIRIFALCO E PALMI, ANELLI DELLA FAIDA DI SEMINARA-BARRITTERI-PALMI OD EPISODI SCOLLEGATI? FRANCESCO BARBERA A CUI I MEDICI HANNO ASPORTATO LA MILZA, CENTRATA DA UN PROIETTILE, SAREBBE FUORI PERICOLO DI VITA
Luciano Merlino, stava passeggiando, assieme ad un bambino, in una via del centro, nei pressi di un esercizio pubblico, ignaro di essere nel mirino della 'ndrangheta. Forse non si è nemmeno accorto di passare dalla vita alla morte, quando una tempesta di piombo e fuoco, lo ha ridotto come un colabrodo. Colpito al tronco, al capo ed agli arti, l'uomo è stramazzato al suolo in un lago di sangue. Approfittando del fuggi-fuggi generale dei passanti, disorientati, atterriti, angosciati ed increduli, i killers eseguita la loro lugubre missione di morte, sangue e rovina, si sono dileguati immediatamente, verso luoghi più salubri. Ben lontani dalla cintura militare disposta intorno al vasto comprensorio. Francesco Barbera, venne ferito, da un killer solitario, a colpi di pistola, sabato 14 settembre  2013, nei pressi di casa sua, angolo Via Diaz a Palmi 

Domenico Salvatore

PALMI (RC)-Luciano Merlino, era stato scarcerato da poco; dopo la condanna per l'omicidio di un imprenditore a Palmi (RC); rimesso in libertà e sottoposto a divieto di dimora nella provincia di Reggio Calabria. Condannato a 25 anni di reclusione per l'omicidio dell'imprenditore Rosario Sgro, assassinato il 4 maggio 1989 davanti al municipio della città del reggino. Stava passeggiando per le vie del paese, quando una moto con due sicari a bordo, gli si è affiancata e sono stati sparati una decina di colpi con una pistola calibro 9X21.  Giovedì 5 settembre 2013, un uomo Luciano Merlino di 46 anni, originario del reggino, nato a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, ma da anni, si era trasferito a Girifalco, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Girifalco, in provincia di Catanzaro, mentre si trovava nel centro del paese;da anni viveva nel paese in provincia di Catanzaro.  Una moto con due persone a bordo. Gl'inquirenti, inquadrarono il movente del delitto, nella faida tra le famiglie Gallico e Condello con propaggini a Seminara e Barritteri. Gli investigatori, i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, diretti dal colonnello Salvatore Sgroi, coordinati dal p.m. di turno che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Antonio Giuseppe Lombardo, non esclusero alcuna ipotesi circa il movente; anche se la pista che porta alla criminalità sembrasse la più ovvia.

Sabato 14 settembre  2013, potrebbe (il condizionale è d'obbligo) essere arrivata la risposta… Un macellaio, Francesco Barbera, di 36 anni, titolare di una  rivendita di carni, commerciante, con precedenti penali e ritenuto dagli investigatori vicino alla cosca  di 'ndrangheta,  dei Gallico, egemone sul territorio, rimane ferito in modo grave in un agguato di stampo mafioso a Palmi (RC). Secondo una prima sommaria ricostruzione dell'agguato, il Barbera, aveva appena chiuso la macelleria ed era salito a bordo della propria automobile (un fuoristrada Mercedes), quando, hanno fatto la loro sinistra comparsa i "centauri"; una persona, ha sparato contro la vittima designata dal  lato guida della vettura, numerosi colpi di pistola che hanno crivellato la macchina; due o tre dei quali, hanno raggiunto il Barbera ad un fianco e ad un arto inferiore. Non è escluso che la vittima tenesse gli occhi bene aperti, temendo evidentemente di poter finire nel mirino di un sicario della 'ndrangheta. Può darsi, che abbia compiuto dei movimenti utili per sottrarsi alla traiettoria dei colpi. Professionista o no, anche un killer, deve avere condizioni ottimali per non sbagliare. Sono accorsi immediatamente, subito dopo i primi spari, i parenti ed il vicinato. Soccorso dai familiari, amici e conoscenti, il macellaio è stato portato al P.S. dell'ospedale di Polistena, successivamente, è stato ricoverato con prognosi riservata. Sul ferimento indagano i carabinieri del capitano Maurizio De Angelis, che si muove sotto le direttive del p.m. e del procuratore capo della  Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo. La prima scontata ed inevitabile ipotesi investigativa, che viene fatta, ritiene che il Barbera, sia rimasto vittima, di una vendetta maturata negli ambienti della criminalità.

Almeno dieci, i colpi di pistola, sparati contro Francesco Barbera, 36 anni, titolare di una macelleria. L'agguato è avvenuto intorno alle 20:00 in via Telesio, angolo Diaz a pochi passi dal centro della cittadina di Leonida Repaci e Francesco Cilea, della sterminata Piana di Gioia Tauro. Era pedinato, perché il Barbera aveva appena chiuso la saracinesca dell'esercizio commerciale e si stava recando probabilmente a casa sua. Il killer si è avvicinato all'autovettura sulla quale si trovava la vittima designata, un fuoristrada grigio Mercedes, ed ha aperto il fuoco. Un tiro a segno. Il capitano Maurizio De Angelis, che comanda la locale Compagnia dei Carabinieri e si muove sotto le direttive del colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale, sta cercando di capire se vi sia stato prima un battibecco-alterco, una divergenza, in diverbio, quale molla scatenante. Il giovane è stato subito soccorso e portato al Punto di Primo Intervento di Palmi, dove ha ricevuto le prime cure e successivamente trasferito all'ospedale "Santa Maria degli Ungheresi"di Polistena, dov'è stato operato e ricoverato in corsia. Si è resa necessaria l'asportazione della milza, devastata dai colpi, per evitare guai peggiori. Le sue condizioni sono stabili e non destano preoccupazioni. In altri termini, dovrebbe spuntarla salvo complicazioni. 

Sul luogo dell'imboscata, sono giunti oltre ai Carabinieri, anche gli agenti del locale Commissariato della Polstato, diretta dal vice-questore aggiunto Fabio Catalano, e la Squadra Mobile diretta da Gennaro Semeraro in sinergìa; tutti coordinati dal questore di Reggio Calabria Guido Longo e gli uomini della SIS, la sezione investigativa dei carabinieri, per i rilievi utili alle indagini. Tante le ipotesi come detto…faida, vendetta privata, rappresaglia personale, vous cherchez la femme, regolamento di conti maturato nell'ambiente della criminalità organizzata e così via. Stando ai primi accertamenti, dal dossier emerge un pedigree pesante; sarebbe legato alla cosca di 'ndrangheta Gallico, impelagata in una faida con i Bruzzise-Parrello-Condello, operante  sul territorio di Palmi, Seminara, Barritteri, Melicuccà. Nel maggio del 1977, fonte Wikipedia, scoppia una faida tra i Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano ed i Bruzzise-Parrello-Condello di Palmi, ma che controllavano la zona "Montagna delle nevi". Per la prima fazione erano presenti anche i Frisina, i Mazzullo, i, Gramuglia e i Costantino, mentre per la seconda: gli Iemma, i Merlino, i Gullo. i Papasergi, i Papaianni e alcuni esponenti dei Porpiglia, Celi, Anastasio, Crucitti, Zirino, Riotto, Cristofaro e Fameli. La faida  conobbe una tregua solo nel 1990 con l'arresto di esponenti dei Gallico

Già il 16 maggio 1987, l'Alto Commissario per la lotta alla mafia, Pietro Verga,  era giunto a Reggio, dove tenne un vertice operativo, per tentare di arginare la recrudescenza di delitti, che avevano destato preoccupazione ed allarme sociale. Si mosse pure l'allora ministro degli Interni, Oscar Luigi Scalfaro, poi eletto Presidente della Repubblica.  Tre delitti sanguinosi ed efferati. Due, eseguiti nella frazione Barritteri di Seminara; uno in localtà Petrosa, dove Romano Melara, 27 anni,  venne trovato morto in campagna, nei pressi della villa, dello scrittore Leonida Repaci. Ucciso con numerosi colpi d' arma da fuoco. Omicidio, seguìto dalla duplice esecuzione a colpi di lupara di altri due  assassinii.  L'eliminazione di due pregiudicati, anch'essi palmisani, Antonino Sgrò, 43 anni, e il cognato Antonino Sciglitano, 43 anni, contadino il primo e pastore il secondo, venne eseguito nella notte, sui Piani della Corona; con molti colpi di fucile caricati a lupara. I sicari, dopo avere abbattuto i due cognati, hanno sparato loro, il classico colpo di grazia alla testa. L'Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa (a cui ci si riferisce più spesso come Alto Commissariato per la lotta alla mafia, o talvolta come Alto Commissario per la lotta contro la delinquenza mafiosa) venne istituito con un decreto del Governo Spadolini il 6 settembre del 1982. La decisione di istituire tale figura, fonte Wikipedia, fu presa in seguito alla Strage di via Carini, avvenuta 3 giorni prima a Palermo, in cui erano stati uccisi il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie ed un agente di scorta.

L'incarico poteva essere affidato solo ad un Prefetto della Repubblica su nomina del Ministro dell'Interno e comportava particolari poteri investigativi, come la possibilità di eseguire accertamenti in banche ed altri enti, di effettuare intercettazioni telefoniche e di ricevere informazioni dal SISDE.Questa figura istituzionale smise di esistere il 1º gennaio 1993, quando le sue competenze furono rimesse al Ministero dell'Interno, coadiuvato dai prefetti e dalla Direzione investigativa antimafia (allora appena istituita).Gli alti commissari succedutisi. Il primo a ricoprire questo incarico fu il direttore del SISDE Emanuele De Francesco, nominato alto commissario (contestualmente alla sua nomina come Prefetto di Palermo, a ricoprire il posto lasciato dal generale Dalla Chiesa) già il 7 settembre, giorno successivo a quello dell'emanazione del d.l..De Francesco fu sostituito, su sua stessa richiesta[3] il 22 marzo 1985 da Riccardo Boccia, già prefetto di Bologna e di Napoli, dove si era fatto notare nella sua attività contro la Camorra.A Boccia, nominato presidente dell'azienda pubblica Italispaca, subentrò, il 30 dicembre 1986, Pietro Verga, prefetto di Catania, poi Presidente del CERISDI.Il 5 agosto 1988 fu la volta del magistrato romano Domenico Sica. Questa scelta rappresentò un durissimo colpo per Giovanni Falcone, che si era candidato e di cui ci si aspettava l'elezione (non fu però il primo segnale del grave isolamento di Falcone, di cui era stata bocciata, pochi mesi prima, la candidatura alla guida dell'Ufficio istruzione di Palermo). 

La nomina di Sica creò un certo scandalo anche per le numerose polemiche, che avevano circondato il suo operato nella Capitale. Le faide in Calabria. Si sa quando cominciano, spesso con motivazioni futili e pretestuose(Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat lupus, longeque inferior agnus. Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:"Cur -  inquit - turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?..." Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, vanno allo stesso ruscello. Il lupo, sta più in alto e, un po' più lontano, in basso, l'agnello. Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cerca una causa di litigio."Perché - dice - mi hai fatto diventare torbida l'acqua che sto bevendo?...), ma non quando finiscono e possono avere appendici e seguiti, anche fuori dal territorio controllato. In attesa, di capire se i fascicoli, debbano transitare sui tavoli della DDA di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo, Federico Cafiero De Raho; e di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo. Oppure, se ne debba occupare, la Giustizia 'ordinaria'. Domenico Salvatore



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