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Venezia è una magia e tu sei un’assenza. Questa città di mercanti di stoffe e d’Orienti si porta il cielo in una mano e le stelle giocano nella Laguna mentre io e te non ci ascoltiamo più.

Venezia è una magia e tu sei un'assenza. Questa città di mercanti di stoffe e d'Orienti si porta il cielo in una mano e le stelle  giocano nella Laguna mentre io e te non ci ascoltiamo più
 di Pierfranco Bruni
 
 
 
 
 
Venezia non è una storia. "Parla più piano e vieni più vicino a me…".  Già in "Passione e morte" ho citato questo verso. Perché parlare piano e avvicinarsi? Perché nessuno deve sapere. Ma se io ormai ho manifestato pubblicamente, senza alcuna reticenza, il mio amore per la donna dai riccioli biondi? Venezia è la decadenza ma resta sempre la bellezza. Una notte a Venezia nell'isola della Giudecca. Non sono solo.
Mi ha raggiunto la donna dai riccioli biondi e mi recita: "Ti ho cercato tra le case e nei labirinti/ho viaggiato con i vaporetti/da una piazza alle girandole dell'anima/mi sono vestita da zingara/e ho cantato nei teatri delle case abbandonate/per te e soltanto per te/amato mio". Mi parla, siamo uno di fronte all'altra. Ha una voce calda.

Nella dolcezza si consumano i silenzi dell'eros e già con gli occhi si comincia a fare l'amore.  Ci siamo amati amandoci sotto la pioggia di aprile, ci siamo amati baciandoci in piedi e sfidando la notte delle città che abbiamo abitato, ci siamo amati con il corpo e con le mani intrecciate. Ora fermo l'istantanea della macchina fotografica.  Aspetto il giorno nuovo.
La pioggia è un tic tac insondabile. Eppure la città ha l'odore delle secche. Thomas Mann, vestito di bianco, ha raccontato le macerie. Morte a Venezia. Ma Venezia muore con le pietre che cadano ad una ad una sul limitare dei porticcioli dove si ancorano i vaporati. Da dove partono i vaporetti? Ho vissuto un amore a Venezia. Altre volte ho slanciato sguardi e passi. Anni lontani ma ricomposti nella memoria.

Questa città muore, questa città di mercanti di stoffe e d'Orienti si porta il cielo in una mano e le stelle sono impazienti di restare fermi tra la luna e il cordone dei sogni. La viola intona. La chitarra è Andalusia e non ha senso a Venezia. Solo il Rondò riappacifica questa città dagli amori conosciuti e mascherati. Venezia è un corteo di maschere.

In Albergo la musica è barocco, ma non quello spagnolo o sud – americano. È il barocco che intreccia la storia ai destini. Vedo donne parruccate. Non è carnevale. Nel calendario. Ma c'è sempre un carnevale che viola le nubi grigie di questa sera. Non sono solo.
La donna dai riccioli biondi mi dice: "… che pensavi? Ho scoperto che saresti venuto a Venezia. Ormai non ti lascerò ogni qualvolta presenterai il tuo libro dedicato a questi amanti perduti, Asmà e Shadi, io ci sarò. Perché ti conosco. Non mi sfuggi. Se una notte diventi Casanova, come lo sei sempre stato, sono bella e fitta. Io ti amo per l'eternità anche se hai scritto che il nostro è un amore candidato a recitare l'epilogo. Casanova o Don Giovanni? Deciditi. Ma con me sei non c'è spazio per divagazioni". 

Si ferma. Un lungo respiro e poi come un botto continua: "Non pensare di voler  anche  imitare il tuo personaggio – eroe che decanti in altre pagine. Il tuo Pedro Alarcon. Guardati intorno. Tutte le belle faccine che avevi intorno alla fine della presentazione sono andate via. Lo sai perché? Perché io ho fatto da barriera. Ti ho sorpreso Casanova e furfante in amore. Ma non sfuggi. Neppure in questa città di incanto. Dove gli incantesimi sono magia e con un colpo di stelle tutto sparisce e tutto ricompare. Una volta mi avevi detto che io ero la tua Asmà. Ora parli di epilogo di un amore e addirittura, in una tua poesia, ha scritto che siamo alla dissolvenza dell'amore. Perché disegni questo scenario? Ho catturato una tua telefonata con una certa Fabienne mentre le dicevi: 'Il tuo rossetto amaranto è il tocco più estremo della tua eleganza francese'.  Non ti era bastata la sud-americana e la spagnola. Ora  anche la francese? Fingitore. Ti amo ancora e tu giochi ma io non sono uno dei tuoi giochi impermeabili. Amami fino a straziarmi perché io ti amerò fino a strapparti tutti i veli".

Parole decise. Dure. Mia riccioli biondi sei dovuta rincorrermi sino a Venezia per  fasciarmi il cuore di lusinghe e di minacce? Non vedi, qui tutto si sfilaccia. Una città nel Canal Grande ha l'odore della sconfitta. Persino le maschere nella notte scendono nel sonno e Piazza San Marco è il dettaglio di tutto ciò che è già accaduto. Ascolto echi già  ascoltati come voci.
Venezia è una scommessa. Non ci regala nulla ma tutto ci chiede. In questo silenzio le acque sembrano far festa. Si colora la notte. Ricordo la frase con la quale Giuseppe Berto ha aperto il suo "Anonimo veneziano".

Malinconica e triste: "Questo popolo per mille anni lottò coraggiosamente per la vita, poi per altri trecento anni non fece che invitare alla morte". È tratta da "Le pietre di Venezia" di  John Ruskin.
Forse è così il nostro amore, mia adorata riccioli biondi. Abbiamo rubato un attimo pensando che restasse un attimo più un istante. Invece ha segnato le nostre vite. Mi dispiace non mi dispiace. Ma tu non sei la mia donna. La donna che doveva catturare un mio silenzio per capire, percepire, raccogliere il tutto di me. No. Non sei quella che avevo pensato che tu fossi. Te lo dico proprio in questo momento mentre ci rincorriamo protestiamo urliamo in questa notte veneziana.
"Vuoi un caffé?" Mi dice. "No. Voglio soltanto te". Rispondo. "Voglio te mia inaffidabile donna che percorri lo spazio della illusione e delle disillusioni".

Se Venezia  non è una storia ma un destino degli amanti che si lasciano e si cercano e poi si abbandonano e poi ancora si ritrovano, io e te cosa siamo? Un amore o l'amore. Venezia è bugiarda. Ma i fantasmi in maschera camminano da calle in calle e nei vaporetti navigano la Laguna o i fantasmi sono dentro di noi? Rispondi a questa domanda. Ma tu rispondere non puoi perché è tanto il tempo che ci manca e il non vederci spezza o accresce l'incantesimo.
Dalla torre più alta, in questa ora di notte, ti grido: "Domani all'alba vado via. Tu resta a Venezia e non temere le mie fughe. Io non sono un Casanova che fugge ma resto fedele ai miei inganni fino a farmi distruggere. Scherzo. Non senti la mia voce e il mio tono si fa aulico e sarcastico? Le ragioni  del cuore, diceva Pascal. Ma io cerco il cuore della ragione per poterti offrire la verità dell'amore e invece tu, sognatrice svagata, credi che tutto ti sei dovuto, tutto ti sia concesso. E no. Su questo bivio si disputano le nostre sfide che poi sfide non sono.

Io ti lascio tutto il palcoscenico. Non saprei che farmene. Ho altri teatri dove poter recitare la disperata canzone di un amore violato: "A perderti basta una nuvola/A ritrovarti  un'ombra,/A non  amarti la tua inaffidabilità./Ma tutto è nel cerchio magico in questa città che muore e che rinasce".                                                                                                                                                                        Avrebbe senso un amore senza il tradimento? Mettiamo in ordine il nostro ragionamento. Vedi, ti parlo in prima persona, poi apro le virgolette e le chiudo, poi in terza persona. Insomma ti faccio scendere in ogni tempesta. Ma non ti chiedo di sacrificarti.
Il nostro amore, mia riccioli biondi, consuma la sua stagione di emozione e si avvia alla conclusione. Non resterai mia amica. Io non ho amici perché amici e nemici io me li scelgo. E tu non sarai mia amica.  E tanto meno posso avere per amica una donna che ho amato. Amica mia quando nella foresta il leone, anche se riposante o resta con gli occhi chiusi, non perde il suo ruggito significa che tutto ha ascoltato e tutto ha visto e appena si scuote un po' la terra alza la polvere e quella polvere annebbia lo sguardo.

Cosa ti voglio dire con questo? Domandalo alla tua coscienza. Mentre Venezia ascolta il tempo si dilegua. Sono giunto a Venezia con l'obbligo di non pensare ma questa mia donna capricciosa dai riccioli biondi mi trascina tra i deboli pensieri e i pensieri altisonante. Se non ci sei mi manchi. Ma quando ci sei vorrei che non ci fossi.
Ecco ti ho pronunciato la frase fatale. Non mi è scappata spaccando le parole. L'ho studiata per farti capire che una ragione c'è e non più quella del cuore. La ragione della mente ha vinto quella del cuore. Non farmi domande.

Qui a Venezia tutto finisce nelle correnti e quando piove sono pericolose. Come in questa notte.
Avvicinati pure con quel broncio da ragazzina: "Finiamola con questi dispetti. Ci basta far l'amore per riconciliarci. Lo so. Ecco perché sono venuta sino a Venezia. Io salgo in camera nostra. Ti aspetto mi troverai vestita di rosso e sotto il vestito ti accoglierò come gli antichi accoglievano le loro amanti dopo lunghe attese".

Mi lascia e con la mano mi attira a sé. È notte inoltrata. Tra poco sorgeranno i segni della nuova alba. Venezia era una festa. Ora è luci sparse nei Canali. Io qui dalla Giudecca mi sento un inviato speciale per trascrivere un amore dopo aver parlato del destino di Asmà e Shadi.
Sono provato dalla giornata intesa, caro lettore, ti assicurò questa notte farò l'amore con la donna dai riccioli biondi. Nel lieve tremolio di una candela ci saranno le ombre. Abbiamo fatto l'amore nella stanza dalla tenda blu nel cerchio delle candele con i suoni del  mare. Le nostre ombre si specchieranno sul grande specchio posto ai piedi del letto. Ci ameremo guardandoci  amare. I nostri corpi si specchiano n elle luci della Laguna.

Venezia resta nell'attesa dei riflessi. La Luna è un gioco di colori. Piove con una pioggia leggera.
Signori, sono stanco e salgo in camera, nella nostra camera.
A domani per il seguito ammesso che ci sia un seguito e ammesso che ci sia un domani.
L'ultimo vaporetto taglia le acque. Non so se sia il primo del nuovo giorno. I riflessi fanno cerchi. La vita è un restare sveglio anche quando il sonno ti rapisce.
La vita è sapere che dopo il  sonno tutto può essere possibile. L'amore  è un sapore di silenzio nel rumore leggero   di  una trasparenza che segna l'attesa.
Io e te siamo un   "anonimo veneziano" tra gli sguardi che disegnano l'assenza.

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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862

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