Una preghiera di Franco Califano: Dio fai in modo che lei rimanga nella mia vita. Lasciala con me Tu che puoi
di Pierfranco Bruni
"Una preghiera mi manca quando cala la sera". È il primo verso di "Una preghiera" di Franco Califano. Un testo, raccolto nell'album del 1995 dal titolo: "Giovani uomini" e scritto insieme a Alberto Laurenti,. Ha la dolcezza nelle parole e la tensione emotiva nell'approccio lirico. Sviluppa una dimensione che è quella della richiesta di una voce, non aulica ma tenera, che possa dare un senso ad un amore vero. È, appunto, l'amore che diventa accoglienza ma anche accettazione e dono.
È uno dei testi in cui la metafisica dell'anima si fa più forte, più penetrante, più marcata e il vero tende sostanzialmente ad un recupero di un confronto, che è dato da una volontà chiaramente religiosa.
Franco Califano si rivolge al Dio che illumina, che è paziente ma è anche un Dio che si richiama ad una potenza d'amore. "…io pregherei per quello che ho perso…".
Il Dio si accosta, chiaramente, alla preghiera e la preghiera è un atto non solo contemplante ma anche una cerca nella speranza. E questo Dio di Califano che è implorazione trova, appunto, nella preghiera il senso e l'orizzonte di un amore che si fa vita, che è vita, che è mistero.
Canterà con la sua intrecciata visione della vita: "…una preghiera per questa nostra storia insicura/per questo amore che non vuol crescere mai/adesso pregherei verso chi non saprei/datemi un Dio che si presenti uomo sono io/il grande padre, tu un figlio mio/certo urlerei ti prego mio Dio/dammi un po' del tuo tempo/per un amore che non ha scampo/che cerca quella luce che non trova mai/e salvalo tu puoi".
Chiede a Dio un po' del suo tempo. Provocante ma straordinariamente mistica questa affermazione. Il mistero della solitudine, della noia, della malinconia ha bisogno del tempo di Dio per capire e per vivere il tempo suo della salvezza.
La preghiera, la richiesta di salvezza e il Dio che si possa presentare come uomo dicendo anch'io sono un uomo e sono il grande padre che accoglie il figlio. Una metaforizzata visione che è antropologia della religione, ma è sottilmente una cristianità vissuta, perché, in questa cristianità vissuta, l'amore come dono assume i contorni di un racconto delineato sotto le pieghe di un Cantico vero e proprio.
Il testo si delinea proprio come se fosse una esplicita richiesta, ma anche una definizione di umanità nel richiamo forte dell'onirico e del passaggio tra padre e figlio che si manifesta in un archetipo che incide il suo solco. Il Cantico si esprime in questo lirismo dentro il verso: "Amata mia è tempo di guardarci negli occhi di più".
È un verso meraviglioso. Si chiede al Dio di salvare un amore e all'amata si chiedono gli occhi. Ma quegli occhi dell'amata sono nello sguardo di Dio che salva, nel Dio che purifica, nel Dio che assolva, in un Dio che non concede mai alcuna punizione. È il Dio illuminante.
Vorrei che somigliasse tanto al mio dio del Sole, che riesce a guardare e a portare la luce negli occhi dell'altro e il silenzio nelle parole che recidono la bellezza. Le parole se hanno la bellezza del sole hanno il diritto di essere pronunciate altrimenti è la bellezza del silenzio che deve trovare spazio, vitalità, sorriso, armonia.
Quella bellezza che si vive soltanto nell'amore che salva o nell'amore che viene salvato. È un viaggiare tra le vele di San Paolo. Il San Paolo che comprende la forza di un dio che illumina e non soltanto di un dio eucaristico.
I versi di Califano centralizzano la preghiera, il Dio e l'amore. Un dialogare tra l'infinito e il rischio della morte di un amore. Questo è il punto che permette di fare l'attraversamento del labirinto e il necessario abbandono del labirinto conduce alla luce, alla grazia, al mistero. Come può essere salvato questo amore al quale il poeta affida la sua esistenza?
C'è la fortezza che si spalanca e spiega il tutto: "… una preghiera prima di addormentarmi la sera/a un Dio che se ascoltasse direi/Lasciala qui tu puoi".
Sì, lei, la donna che è amore, la donna che è amare, la donna che intreccia la percezione al magico. Questo Dio che gioca con la magia mentre il poeta chiede salvezza? Ma come è possibile salvare un amore? È possibile! Ritornando alla verità e "…ogni bugia sostituirla con la realtà che sei tu…".
Califano non poteva non conoscere questo viatico religioso e mistico - contemplante e la preghiera, alla quale si aggrappa, è il segno tangibile non di una teologia ma di un mistero. Un mistero salvifico. Non può esserci un Dio che condanna perché non c'è il tempo del peccato nell'amore, perché soltanto lei è la realtà, lei che è la sua amata.
Amata mia guardiamoci negli occhi perché soltanto guardandoci negli occhi è possibile catturare il segreto del nostro amore nell'immensità, che è infinito desiderio ma è soprattutto indefinibile destino. Una preghiera per una storia d'amore che si mostra con la sua insicurezza, ma fa diventare questo "insicuro" nella realtà della bellezza. È questo ciò che si chiede. E si chiede ancora la durata dell'amore. La continuità dell'amore.
Rivolgendosi al Dio chiede di bussargli al petto, almeno una volta, perché questo tocco cambierebbe due esistenze in una storia: "…mi bussi in petto almeno una volta/poi sarebbe diverso anche per noi sarebbe diverso…". Una preghiera: accoglimi accogliendo le mie parole, salvami salvando questa storia.
È un testo, questo di Califano, che ha la perfezione solcata sul sale della pelle. Perché di sale è fatto questo dolore che incide, goccia dopo goccia, nel canto malinconico.
Molto bella quell'espressione degli occhi che hanno bisogno di non perdere gli altri occhi, ma di ritrovarsi negli altri occhi. E gli occhi fanno l'espressione del volto.
Un volto che resta in attesa. Un volto che resta sorpreso e in ascolto, perché bisogna restare sempre in ascolto per sentire l'altro e per avvertire dell'altro il battito, la vita, la presenza, l'essere accolto.
In questo essere accolto di Califano c'è il bisogno di donarsi. È questo un amore. È questo l'amore. Il Dio implorato diventa uomo e dialoga con il figlio e il figlio gli chiede di salvare il suo amore perché in quel suo amore c'è tutta la storia di un uomo. Una storia che supera il vuoto, attraversa l'assenza, recupera le distanze e si fa essenza.
Il Dio pregato porta gli occhi dentro gli occhi e salva sempre. Ti prego mio Dio, fai in modo che la mia amata rimanga sempre con me e non solo dentro di me. Ti prego mio Dio, fai in modo che la sua bellezza riempia la mia vita in un amore che ha senso soltanto se siamo e restiamo insieme.
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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