Il maxi sequestro è stato disposto nell'ambito dell'inchiesta "Fisher Lange", l'indagine che ha portato il 17 luglio scorso all'arresto dell'intera famiglia Ligresti e di alcuni ex top manager di Fondiaria Sai con le accuse di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato. La misura cautelare è scattata in conseguenza dei nuovi accertamenti svolti dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Torino, coordinati del procuratore aggiunto Vittorio Nessi e dal sostituto Marco Gianoglio Finanza dai Ligresti, sequestri per 250 mln,12 agosto, 09:32 Bloccati alberghi lusso, complessi immobiliari, conti correnti e polizze assicurative
Anche i ricchi piangono
Domenico Salvatore
Non c'entra niente, la celeberrima, interminabile telenovela affascinante, emozionante, strappalacrime scritta dall'autrice cubana Inés Rodena per un dramma radiofonico, adattata per la televisione, trasmessa in Italia per la prima volta nel 1982, con Mariana Villareal (Verónica Castro), Irma, (Flor Procuna),Padre Adrián (Rafael Banquells); Don Alberto Salvatierra,( Augusto Benedico): Marilú Elizaga, (Elena Alicia Rodríguez) Luis Alberto Salvatierra (Luis Antonio) Rogelio Guerra), Don Leonardo Villareal (Fernando Mendoza), Luis de la Parra (Antonio Bravo) e così via. Sebbene in qualche pallida maniera un po' le assomigli. Nel mirino delle forze di polizia, coordinate dalla magistratura, la famiglia Ligresti… Salvatore Ligresti (Paternò, 13 marzo 1932) è un imprenditore italiano. E' nato a Paternò, in provincia di Catania, da una famiglia di agiati commercianti, ha un fratello minore Paolo, medico cardiologo e imprenditore. Ha studiato Ingegneria prima a Palermo poi a Padova. Giunse a Milano per prestare servizio militare nell'Aeronautica. Congedato decise di stabilirsi nel capoluogo lombardo e aprì uno studio di progettazione. Nel 1966 si sposò con Antonietta Susini detta Bambi, figlia del provveditore alle Opere pubbliche della Lombardia Alfio Susini. Dal matrimonio nascono tre figli: Giulia Maria, Gioacchino Paolo e Jonella. Negli anni intrecciò importanti e proficue relazioni con l'avvocato Antonino La Russa, il finanziere Michelangelo Virgillito, entrambi originari di Paternò, l'imprenditore Raffaele Ursini ed Enrico Cuccia patron di Mediobanca.
L'ascesa nel campo degli affari è rapida, specialmente a cavallo dei primi anni Ottanta, nel 1978 dichiarò al fisco 30 milioni di Lire di imponibile, e nell'arco di pochi anni divenne uno degli uomini più ricchi d'Italia. E' infatti in questi anni che la fortuna economica di Ligresti, soprannominato Don Salvatore, fa il salto di qualità, complice il boom edilizio della cosiddetta Milano da bere, degli importanti appalti edilizi che riuscì ad ottenere e delle amicizie influenti . Ligresti reinvestì i proventi ricavati dalle attività di costruzioni in una serie di partecipazioni societarie di importanti aziende italiane dell'epoca, come per esempio Pirelli, Gemina, Mediobanca e SAI. Queste partecipazioni societarie gli valgono il soprannome di Mister cinque per cento. Grazie al sistema di scatole cinesi, ai patti di sindacato e alle azioni di risparmio Ligresti fu in grado di controllare diverse s.p.a malgrado detenesse soltanto una piccola parte delle azioni.Scandali giudiziari. Sequestro della moglie e sospetti di legami con la Mafia. I 5 febbraio 1981 Bambi Susini, moglie di Ligresti, venne rapita dai mafiosi, Pietro Marchese, Antonio Spoica e Giovannello Greco fedelissimo di Stefano Bontate. Il sequestro si risolse un mese più tardi senza conseguenze per la Susini, che venne rilasciata a Origgio grazie al pagamento del riscatto di seicento milioni di Lire.
I tre autori del sequestro dopo essere stati individuati sono stati ritrovati morti ammazzati. Antonio Spica in una discarica di Bollate alle porte di Milano, Pietro Marchese nel carcere dell'Ucciardone, mentre Giovanni Greco è scomparso nel nulla.Nel 1984 Ligresti è stato oggetto di un'inchiesta della procura di Roma e poi nel 1985 di quella di Milano per questi fatti ma entrambi i fascicoli non portarono a nulla. Scandalo delle Aree d'oro. Nel 1986 Ligresti è protagonista dello scandalo delle cosiddette Aree d'oro. Il 18 marzo 1986 l'assessore all'Urbanistica Carlo Radice Fossati fece approvare una delibera con cui il Comune di Milano acquistò dei terreni agricoli di Ligresti a 5000 lire il metro quadro. In ottobre una giornalista informò Radice Fossati che la precedente giunta di sinistra aveva già concordato l' acquisto di quei terreni a prezzi molto più bassi: 500, 800 e 1000 lire al metro quadro. L'assessore allora, fatta una ricerca negli archivi comunali, trovò le lettere di impegno, firmate dal suo predecessore Mottini e da Ligresti. Come conseguenza di questo scandalo si dimise la giunta socialista presieduta dal sindaco Carlo Tognoli e la magistratura aprì un'inchiesta che terminò in un'archiviazione.Tangentopoli. Nel 1992, fonte Wikipedia, venne arrestato nell'ambito dello scandalo di Tangentopoli, accusato di corruzione per aggiudicarsi gli appalti per la costruzione della metropolitana di Milano e delle Ferrovie Nord. Trascorse 112 giorni presso il carcere di San Vittore e fu condannato a due anni e quattro mesi ma con l'affidamento ai servizi sociali e lavoro per la Caritas ambrosiana al posto del carcere.
La condanna definitiva del 1997 comportò la perdita dei requisiti di onorabilità richiesti per ricoprire incarichi in Premafin e Fondiaria-Sai. Per questo motivo i figli gli subentrarono negli incarichi operativi. Il caso Unipol-Fonsai.Dopo anni di cattiva gestione Fonsai, Milano Assicurazioni e Premafin, le principali società della famiglia Ligresti, sono profondamente indebitate e sull'orlo del fallimento. Nel 2011 i Ligresti sono costretti a cederne il controllo su pressione di Mediobanca, storico partner di famiglia, alla Unipol. Per evitare il fallimento delle tre società il management di Mediobanca, che da un simile evento rischierebbe di perdere oltre un miliardo di euro, propone ad Unipol la fusione con esse. A partire da questa vicenda sono stati avviate due inchieste dalle Procure di Milano e Torino.Inchiesta della procura di Milano.Viene aperta nel 2012 allo scopo di indagare Ligresti per il reato di aggiotaggio in relazione a due trust esteri titolari del 20% di Premafin riconducibili a Don Salvatore, un secondo filone d'inchiesta riguarda la bancarotta delle holding immobiliari di famiglia. Nel maggio dello stesso anno Ligresti e l'a.d. di Mediobanca Alberto Nagel vengono indagati in merito ad un patto occulto in cui il primo si impegnava a non ostacolare la fusione Unipol-Fonsai in cambio della concessione da parte di Nagel di una lunga lista di privilegi.Inchiesta della procura di Torino.
L'inchiesta viene aperta nell'estate del 2012, sulla scorta dell'indagine milanese, per falso in bilancio e ostacolo all'attività di vigilanza. Il 17 luglio 2013 Ligresti viene arrestato dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura di Torino per il reato di falso in bilancio e manipolazione di mercato. La magistratura ritiene che Ligresti, agli arresti domiciliari per via dell'età avanzata, abbia nascosto la carenza di 600 milioni di euro nella riserva sinistri, la cui mancata comunicazione avrebbe provocato un grave danno per le scelte degli investitori. Nell'ambito della medesima inchiesta vengono arrestate le figlie Giulia e Jonella mentre il figlio Paolo, diventato cittadino svizzero da soli 21 giorni, trovandosi nella sua abitazione sul lago di Lugano evita l'arresto.Partecipazioni imprenditoriali.Presidente onorario di Fondiaria-Sai. Presidente onorario di Premafin. Tra i soci di Banca Intermobiliare. Dopo la fusione Unicredit-Capitalia è passato dal consiglio di Capitalia a quello di Unicredit Group.Premafin e Fondiaria Sai.La holding Premafin HP S.p.A. nasce nel 1986, negli anni seguenti, tramite una serie di acquisizioni di varie società, acquisisce una partecipazione di controllo della compagnia di assicurazione SAI. Nel 1986 viene quotata alla Borsa valori di Milano.
Dopo l'acquisto di Montedison nel 2001, viene rilevato il 29% della Fondiaria Assicurazioni, la quale nell'anno successivo viene incorporata nella SAI, assumendo la nuova denominazione di Fondiaria-SAI. Nel 2012 il gruppo assicurativo Unipol conquista il controllo di Premafin grazie all'acquisto del pacchetto di maggioranza. Fino alla fine del 2012 Premafin è stata controllata da un patto di sindacato stipulato tra società riconducibili a Salvatore Ligresti e ai suoi tre figli.RCS Mediagroup.Nel 2004 entra nel consiglio di amministratore della Rcs Media Group, società editrice di quotidiani quali il Corriere della Sera e la free press City. Sempre attraverso Premafin, la famiglia Ligresti possedeva il 5.291% di Rcs MediaGroup e partecipava al patto di sindacato che controllava la società editrice.Unicredit. Salvatore Ligresti è stato membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Unicredit fino al 22 marzo 2011, data in cui ha rassegnato le dimissioni "in relazione all'evolversi delle relazioni di affari del gruppo facente capo alla famiglia Ligresti con UniCredit".Attività immobiliari. Salvatore Ligresti è stato coinvolto nei più rilevanti interventi urbanistici di Milano (Expo, Fieramilanocity e Garibaldi-Repubblica), di Firenze (Castello e Manifattura Tabacchi), di Torino.
A seguito della crisi immobiliare e della finanziaria di famiglia Ligresti è stato costretto ad abbandonare questi progetti. Il 6 febbraio del 1987 su La Repubblica, sezione "Affari & Finanza, Nino Sunseri scriveva…SPUNTA LA STELLA LIGRESTI…Roma ENRICO CUCCIA lo chiama semplicemente "Don Salvatore" e lui, Salvatore Ligresti, risponde con un deferente "dottore" in omaggio agli anni e all' autorevolezza del mago di via Filodrammatici. L' asse fra questi due finanzieri di origine siciliana è stato costruito da poco ma la sua nascita ha definitivamente lanciato l' immobiliarista catanese nell' orbita dei grandi affari. Ormai a Piazza degli Affari non c' è più indiscrezione di qualche rilievo che non lo veda tra i protagonisti. Così, di volta in volta, Ligresti viene indicato come il più accreditato acquirente di Retequattro che Berlusconi deve cedere, campione del fronte privato nel futuro riassetto di Mediobanca e infine alleato di Schimberni con un complicato scambio di azioni Sai contro azioni Meta. Lui smentisce tutto, ma intanto mette a segno nuovi colpi come l' intesa con Attilio Monti (attraverso una partecipazione nel gruppo editoriale dell' ex petroliere), oppure il consolidamento del controllo sulla Sai mediante un sapiente rastrellamento in Borsa. La sua ultima iniziativa, però, ha un teatro molto diverso da Piazza degli Affari. Si tratta, infatti, della costruzione di una nuova clinica da 130 posti letto, altamente specializzata nella cura dei tumori. I partner sono tutti d' eccezione: dovrebbero esserci, infatti, la Fiat, la Pirelli e un gruppo di banche.
LIGRESTI aggiungerebbe l' istituto alla collana di cliniche private che già possiede a Milano. Sono tutte di gran nome. Si tratta, infatti, della "Madonnina", della "Clinica città di Milano" e dell' "Istituto ortopedico Galeazzi". A gestire il "settore" medico Ligresti ha chiamato suo fratello, Antonino. Ma il "business" della cura della salute è marginale per l' immobiliarista-finanziere catanese. Il grosso delle sue attività è concentrato nel campo dell' edilizia. E' lui, infatti, il gestore del 70 per cento dell' intera volumetria del Piano-casa di Milano (circa 900 mila metri cubi). E' lui a controllare dodici delle ventitrè imprese edili che attualmente hanno cantieri aperti nel capoluogo lombardo e che starebbero edificando (secondo un sommario calcolo dei "Verdi") qualcosa come un milione e 400 mila metri cubi di terziario. Ligresti, insomma, sembra vestire davvero i panni del padrone di Milano. Ma i suoi interessi stanno spaziando altrove. Attraverso l' impresa di costruzioni Grassetto, di cui è il maggiore azionista, sembra fermamente intenzionato a farla da padrone anche nel "mega-business" della ristrutturazione degli stadi italiani in vista del "Mundial" del ' 90.
L' alleanza con Cuccia, adesso, gli ha spalancato anche le porte dell' alta finanza dove, finora, si era mosso sempre con grande attenzione evitando di entrare in conflitto con le realtà consolidate e cercando anzi di farsi accogliere con benevolenza in tutti i "salotti buoni" cui decideva di bussare ("A che serve fare le guerre? - ama ripetere -. Sono controproducenti"). Attraverso la Sai (terza compagnia assicurativa italiana) può affacciarsi nei consigli d' amministrazione di Montedison, Pirelli, Italmobiliare, Cir, Agricola, come dire il meglio che c' è su piazza. Può trattare alla pari con Gardini, De Benedetti, Pesenti, Pirelli e Schimberni. Soltanto gli Agnelli che una volta possedevano la Sai e poi l' hanno venduta ad Ursini non hanno mai avuto rapporti con lui. Ligresti, però, in Borsa non si è mai mosso a caso. Ha cercato sempre delle alleanze che, comunque, fossero funzionali alla sua attività principale, cioè l' edilizia. Così è entrato in Montedison in quanto spera di svolgere un ruolo di primo piano nella costruzione di Montecity, il nuovo centro direzionale della società di Foro Bonaparte. Con la Pirelli potrà partecipare alla ristrutturazione dell' area della Bicocca mentre l' intesa con Pesenti e Gardini si spiega ricordando che si tratta dei principali produttori italiani di cemento e calcestruzzo. In ogni caso i suoi interventi sono sempre stati limitati, le partecipazioni ristrette entro confini ridotti tanto da meritargli l' appellativo di "mister cinque per cento".
L' alleanza con Cuccia è servita per entrare nel grande giro e così ha portato al 4 per cento circa la sua partecipazione in Montedison. Ligresti ha così aderito all' invito rivoltogli da via Filodrammatici che, a quanto pare, è ancora alla ricerca di una rivincita nei confronti di Schimberni e Gardini che vorrebbero sottrarre la Fondiaria alla sua influenza. Ad accomunare Cuccia e Ligresti giocano numerosi elementi come la comune origine siciliana, la stessa antipatia per ogni forma di pubblicità (Cuccia non ha mai rilasciato interviste, Ligresti una sola) e soprattutto la medesima dimestichezza con il potere che ha portato uno a essere, per decenni, il capo assoluto della finanza nazionale e l' altro il padrone di Milano e uno dei più grandi immobiliaristi italiani. Ma da dove arriva quest' uomo carico di miliardi, del quale autorevoli quotidiani non hanno ancora ben capito nemmeno come si scrive il cognome? Più volte è apparso come Li Gresti, altre volte come Lingresti. Arriva da Paternò, grosso centro alle falde dell' Etna, famoso per i suoi agrumeti, dove Don Salvatore nasce 55 anni fa da una famiglia benestante di proprietari terrieri e commercianti di tessuti. A 19 anni lascia la Sicilia e si trasferisce al "Nord": prima a Bologna, poi a Torino e infine a Padova. Nel 1962 sbarca a Milano, giovane di belle speranze.
Nell' unica intervista finora rilasciata racconta l' inizio della sua avventura. Il primo affare è un sopralzo da costruire in una strada semicentrale di Milano. Per cominciare i lavori si fa prestare 10 milioni dal Credito Commerciale. Da quell' operazione guadagna trentacinque milioni. E' il seme da cui sarebbe fiorito l' impero. Ma come ha fatto, in poco meno di vent' anni a diventare uno degli uomini più ricchi d' Italia? Per capirlo, forse, bisogna fare un passo indietro e tornare ancora a Paternò che diede i natali anche a Michelangelo Virgillito, uno dei grandi "corsari" della Borsa negli anni Sessanta e soprattutto ad Antonino La Russa che ancora oggi, nonostante i suoi 73 anni, è uno degli strateghi del gruppo Ligresti. La Russa, senatore missino, ex capo del partito fascista di Paternò, reduce di El Alamein è, probabilmente, l' artefice principale delle fortune di Don Salvatore. Agli inizi degli anni Sessanta ha un importante studio di avvocato a Milano ed è cognato di Virgillito avendone sposato la sorella ed è il braccio destro di Ursini in quanto cura l' ufficio legale della Liquigas. Con questi "sponsor" il giovane Salvatore comincia a farsi largo nel mondo della finanza e dell' imprenditoria milanese. Il suo grande colpo lo mette a segno nel 1978 quando si assicura il controllo della Sai, trasformandola nella cassaforte in cui chiudere i suoi gioielli più preziosi.
La sua dichiarazione dei redditi nel 1978 era di trenta milioni. Come fece, in queste condizioni a raccogliere i soldi necessari per un' operazione tanto costosa come la conquista della compagnia d' assicurazione? Una delle più radicate leggende della Borsa di Milano vuole che, dopo La Russa, l' altro grande protettore di Ligresti sia stato Raffaele Ursini il quale, prima di fuggire all' estero, avrebbe "regalato" la Sai al giovane Salvatore nel tentativo di salvarla dall' imminente crack della Liquigas. Come unica garanzia si sarebbe tenuto un "diritto d' opzione" per riprendersi tutto, quando la situazione lo avrebbe permesso. Per moltissimi anni, quindi, tutta Piazza degli Affari è stata convinta che il vero proprietario della Sai fosse ancora Ursini. Ad aumentare il mistero contribuiva anche il fatto che la proprietà della società era celata dietro il paravento di quattro fiduciarie (Finetna, Aster, Premafin e Infin). Ligresti, ovviamente nega tutto e afferma di aver comprato la Sai in Borsa "quando anche Ursini, per salvare la Liquigas vendeva e il titolo valeva quattromila lire". La corsa di Ligresti verso i vertici della finanza e del mattone ha conosciuto, finora, tre soli incidenti. Il primo risale al 1978 quando ricevette una comunicazione giudiziaria per concorso in peculato continuato. Il suo nome, infatti, venne coinvolto nel crack della Liquigas. Il secondo intoppo, ben più grave risale al 5 febbraio 1981 quando la moglie, Giorgina Susini detta "Bambi", venne rapita e rilasciata dopo quaranta giorni nelle campagne di Origgio, alle porte di Varese.
Su quel rapimento circolarono per anni voci contraddittorie destinate a restare tali. I tre autori del sequestro, infatti, dopo essere stati individuati sono morti (Antonio Spica in una discarica di Bollate alle porte di Milano, Pietro Marchese nel carcere dell' Ucciardone, mentre Giovanni Greco è scomparso nel nulla). L' ultimo incidente è di pochi mesi addietro. Ligresti fu coinvolto nello scandalo delle aree d' oro che il Comune di Milano si apprestava ad acquistare ad un prezzo di parecchie volte superiore a quello pattuito nel 1982. Si sospetta che la differenza servisse a Ligresti per versare delle tangenti agli "sponsor" dell' affare. Su questa buccia di banana è caduta la giunta di Milano guidata da Carlo Tognoli. Al suo posto è andato Paolo Pillitteri, con cui Don Salvatore può vantare un' antica amicizia. Ma d' altronde un grande costruttore edile è, per definizione, "amico" degli amministratori pubblici. E Ligresti questa capacità di tessere rapporti impegnativi l' ha sempre dimostrata. Per esempio nel dicembre 1971 ottenne dall' allora sindaco Aldo Aniasi la licenza per costruire un garage sotterraneo nel centro di Milano. Nel gennaio 1972 il provvedimento viene ritirato. Ligresti ricorre al Consiglio di Stato che, immediatamente sblocca l' iniziativa. Ancora oggi l' episodio viene ricordato come la più veloce pratica nella storia burocratica italiana.
Il 15 ottobre 1982 fece demolire la "Cassinazza", antico complesso rurale alle porte di Milano per far posto a un parcheggio. Contro l' iniziativa si schierarono migliaia di cittadini e lo stesso sindaco Tognoli, ma inutilmente. La costruzione venne abbattuta."Raffaele Vittorio Ursini (Roccella Ionica, 1926 – Losanna, 7 aprile 2008) è stato un imprenditore italiano. Raffaele Ursini, ragioniere entrò alle dipendenze della Liquigas, società chimica leader in Italia nella distribuzione di GPL (Gas di Petrolio Liquefatti), nel 1949, all'età di 23 anni, ricoprendo la funzione di impiegato. A seguito di una rapida carriera, propiziata dalle fortune del suo mentore, Michelangelo Virgillito di Paternò, nel 1955 passò alla direzione generale, dove quattro anni dopo entrò nel consiglio di amministrazione e quindi divenne amministratore delegato.In seguito rilevò il patrimonio di Virgillito e la Liquigas, ampiamente ricapitalizzata, divenne la finanziaria capogruppo di società che operano in Italia e all' estero in una pluralità di settori, secondo la formula, allora diffusa, della conglomerata. Si avvalse grandemente di crediti agevolati da parte della Cassa per il Mezzogiorno e dell'Icipu. La successiva espansione, anche con l'aiuto di Bastogi e Pierrel furono indirizzati al settore zootecnico dove acquisisce Cip-Zoo. Rileva, poi due aziende quotate in borsa del settore ceramica: la Pozzi e la Richard Ginori e infine la SAI da Gianni Agnelli.
Costruì uno stabilimento per produrre proteine da fermentazione di idrocarburi, pensati dapprima per la mangimistica di carne commestibile, poi per conigli da pelliccia. Tra il 1966 e 1971 gli furono conferite tre onorificenze al merito della Repubblica italiana, tra cui il titolo di cavaliere del lavoro. Negli anni '70 la crisi del comparto chimico italiano portò la Liquigas a grosse difficoltà e costrinse Ursini a cedere la società all'ENI e la SAI a Salvatore Ligresti. Per falso in bilancio dopo la condanna fuggì in Sud America. Il flash dell'Ansa…La Guardia di Finanza sta eseguendo un sequestro preventivo di beni per oltre 250 milioni di euro riferibili alla famiglia Ligresti. Il provvedimento riguarda alberghi di lusso, complessi immobiliari, conti correnti e polizze assicurative ed è stato emesso dal Gip di Torino Silvia Salvatori.
Il maxi sequestro è stato disposto nell'ambito dell'inchiesta "Fisher Lange", l'indagine che ha portato il 17 luglio scorso all'arresto dell'intera famiglia Ligresti e di alcuni ex top manager di Fondiaria Sai con le accuse di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato. La misura cautelare è scattata in conseguenza dei nuovi accertamenti svolti dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Torino, coordinati del procuratore aggiunto Vittorio Nessi e dal sostituto Marco Gianoglio.
Secondo le stime delle Fiamme Gialle, il totale dei beni sequestrati (251,6 milioni) e riferibili alla Fondiaria Sai, alla famiglia Ligresti e agli altri ex manager arrestati, corrisponde al profitto illecitamente ottenuto attraverso i reati commessi dagli arrestati.Sequestrati hotel Torino, Milano, Campiglio e Taormina - Sono il "Principe di Piemonte" di Torino, il "Naxos Beach" di Taormina, il "Grand hotel Fiera Milano" e il "Golf hotel Campiglio" gli alberghi della catena "Atahotels" riconducibili alla famiglia Ligresti e posti sotto sequestro dalla Gdf nell'ambito dell'indagine della procura di Torino. Tra i beni sequestrati in diverse parti d'Italia - 25 complessivamente le province in cui stanno operando i finanzieri su disposizione del Gip di Torino - anche il comprensorio di Milano dove risiede la famiglia Ligresti."
Operazione "Fisher Lange" …La Stampa di Torino dice…" Agli amministratori di Fonsai interessava un dato finale che fosse coerente con il piano industriale, indipendentemente da come poi sarebbe stato conseguito, quel risultato purché costruito in modo accettabile». È così Sergio Pappadà, addetto al controllo di gestione della compagnia, spiega come Fonsai fosse un giocattolo da manipolare. Una miniera quasi inesauribile di denaro. I manager trovano il sistema per aggiustare i numeri, piegando la rigida matematica che governa l'esistenza delle assicurazioni in modo da garantire un flusso di denaro in un'unica di direzione. Destinazione Ligresti. È per questo motivo che viene manipolata la riserva sinistri, voce fondamentale delle assicurazioni. Basta cambiare i criteri di calcolo e il gioco è fatto. Nell'ordinanza il giudice Silvia Salvadori spiega il meccanismo della riserva sinistri usato dai Ligresti per prosciugare le casse di FonSai. «La riserva sinistri - spiega il gip - rappresenta una voce di costo nello stato patrimoniale, che deriva dall'accantonamento per il futuro delle somme necessarie a pagare i sinistri». Occorre essere «prudenti» e accantonare risorse adeguate. Ad esempio, se si chiudono troppo in fretta le pratiche sugli incidenti in vista dell'approvazione di bilancio, si rischia di dover riaprire le pratiche nell'anno successivo. Può capitare nelle società assicurative, ma di recente in Fonsai il numero delle «riaperture» era eccessivo e veniva manipolato col metodo matematico «fisher lange», usando la media dei sinistri degli ultimi anni. Dato che l'Isvap, l'autorità di controllo sulle assicurazioni, ha segnalato, ma «avrebbe dovuto farlo con più sollecitudine» dicono gli investigatori. Come vasi comunicanti, i sinistri «aperti» o «chiusi» posso modificare il saldo di un bilancio.
Ma la «sottoriservazione» non era nota solo all'Isvap, ma come sottolineano gli inquirenti anche all'interno della società e ciò nonostante questa pratica è stata portata avanti senza adeguare gli accantonamenti. E giocare con questi numeri, significa alterare la percezione del mercato sulla solidità della società. Su tutti questi temi vengono interrogati in procura e poi intercettati per mesi manager e dipendenti di Fonsai. L'ad Emanuele Erbetta, parlando al telefono delle indagini del pm Gianoglio, è scandalizzato. «È il teorema che loro pensano, non conoscendo l'azionista, che l'azionista potesse esercitare, no, il solito sistema Ligresti, tipico magari degli immobili, ma cioè veramente pazzesco». Poi però, parlando al caffè Norman di Torino il 29 maggio scorso, Erbetta dice a Fausto Marchionni, sempre in relazione alle indagini: «Torino ha in mano le dichiarazioni di Gismondi, (Fulvio Gismondi, consulente per Fonsai ndr) che anche se è vero che le ha certificate, noi lo sapevamo già che nel 2008 c'erano 500 (milioni) di sottoriservazione che poi nel 2012 sono diventati 800...». Il dialogo è raccolto da un sottufficiale della finanza. Marchionni risponderebbe: «Madonna, non finisce più questa storia, speriamo che ci si ferma a queste ipotesi qua, che non salta fuori tutta la storia della parte immobiliare e della corruzione altrimenti viene fuori un casino». In casa Fonsai, per altro, si sapeva che i numeri venivano manipolati con leggerezza. Una dipendente consola al telefono Erbetta e dice: «Ho capito, però sai il buon Marchionni ne faceva una peggio dell'altra sui bilanci, non è che lo tenesse nascosto».
Infatti, in un'altra conversazione, parlando delle giustificazione da dare alla procura sulla scelta del metodo matematico adottato da Fonsai, rispetto ad altri, Marchionni discute con Erbetta del Fisher Lange, più funzionale alle esigenze societarie. Marchionni: «Perché tu in una azienda usi solo la Fisher Lange e nell'altra ne usi un'altra?». Erbetta: «È quello il tema!». Marchionni: «O comunque usi il coso dei tre metodi? Ecco quello lì, effettivamente, una giustificazione su quella roba lì e difficile trovarla!». Erbetta: «Però bisogna darla!». Antonio Talarico lo dice chiaramente dialogando con Marchionni: «Io non sono disposto a... prendermi certe responsabilità, che erano degli azionisti. Io ero un manager e quindi eseguivo quello che erano le disposizioni del socio di maggioranza». Cioè i Ligresti. Più avanti aggiunge: «Caro mio molta gente entrava in consiglio e approvava queste operazioni e non fiatava, non perché non era al corrente o roba del genere. Lo conosciamo tutti, le perizie le abbiamo sempre distribuite a tutti. È verbalizzato ed è vero, cioè a dire è la sacrosanta verità. Quindi uno se la leggeva, visto che siede in consiglio, viene pagato per sedersi in quel consiglio e se approvi un'operazione è perché la condividi». Marchionni colloquia con Andrea Novarese, direttore generale di Premafin, su un'ipotesi difensiva: «L'ho fatto perché sennò dovevo fare un aumento di capitale ancora più grande?
Benissimo e cosa succedeva se c'era un aumento di capitale più grande, perdevo il controllo? Benissimo perché tutti gli anni hai sottoriservato? Per dare dividendi». E Novarese conferma: «E dove finivano sti' dividendi? Ehi dici Premafin, eh capirai, chi c'era prima di me li vedeva passare anche lui». Marchionni, in un'altra conversazione, con indagini già ben avviate si sfoga con un altro manager Fonsai. Dice: «Ho anche un po' le scatole rotte, perché adesso se continua così poi uno racconta un po' di cose eh, insomma, diventa anche fastidioso». Poi aggiunge: «...Allora comincio a parlare e allora le cose diventano difficili per tutti». Il giudice in merito considera: «In realtà Marchionni è depositario di importanti verità sulla storia di Fondiaria che si è impegnato a non divulgare ma in cambio dell'incarico di presidenza del consiglio di amministrazione di Siat. E così, il rapporto con i Ligresti, meno di un mese fa, si fa delicato, dopo una serie di interrogatori e sfoghi pubblici di Jonella. Marchionni, parlando con Talarico sbotta: «A me cosa mi fa girare i c... Antonio, come fa la Jonella a dire: "io non c'ero se c'ero dormivo, hai visto la sua dichiarazione: "ah ma io non facevo niente". Tra l'altro si dà pure la zappa sui piedi, se non facevi niente". Anche i ricchi piangono?…Lombardi, piemontesi, veneti o siciliani è la stessa cosa! Domenico Salvatore







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