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Montebello Jonico, Il trionfo del poeta Giuseppe Talladira, nel Premio di poesia intitolato al parroco scomparso, il leggendario don Cosimo Latella

Galvanizzato dall’associazione culturale Nicolaos Arghiropoulos, guidata dal professore Vincenzo Malacrinò, vice, la professoressa Franca Evoli, anche direttrice del Premio. Ha presentato Enzo Malacrinò ‘due’. Ospiti l’on. Giovanni Nucera, per l’associazione “Nuovi Sentieri” segretario-questore della Regione Calabria;    Luisa Catanoso Casciano dell‘Anglo-italian Club; il chirurgo dottor Nino Zema per “Storia e Progresso; Tiziana Cannatà  per Kiwanis Reghion 2007. Consegnata una targa ai parenti dell’ex parroco don Cosimo. Nel concorso di poesia in lingua grecanica, ha vinto Maria Natalia Iiriti, con la lirica ‘I limbizimenti’ (“Gl’innamorati”). Nella  sezione “Studenti” si è imposto Giuseppe Fava con la poesia “Finiu ‘a scola. Nel Premio intitolato a ‘don Pippo’ Marcianò, si è imposto Natale Cutrupi, con la poesia “Chista esti ‘a me terra”. Consegna lo scrittore e saggista, professore Luigi Sclapari che tratteggia pure la figura dello scomparso, personaggio garbato, efficiente ed indimenticabile. Sul palco anche il presidente del Premio, scrittore e saggista, professore, giornalista, Vincenzo Malacrinò, omonimo del primo. Premio speciale delle giuria, a Paolo Federico per una poesia su don Cosimo, “Mi ricordu di tia”. Ricordato Edward Lear. Sul palco pure Miss Italia (Miss Rocchetta Calabria)Elisa Familari ed una chitarrista quindicenne, Benedetta Romeo, enfant-prodige, èmula di Jennifer Batten                                                                                
MONTEBELLO JONICO (RC) SUCCESSO DI CRITICA E DI PRESENZE, IN “PIAZZA TENENTE PUGLIATTI” AL PREMIO DI POESIA, QUEST’ANNO INTITOLATO IN MEMORIA DI “DON COSIMO LATELLA”, CHE ESERCITỐ PER DIVERSI ANNI, IL MINISTERO SACERDOTALE NELLA PARROCCHIA MARIA SANTISSIMA DELLA PRESENTAZIONE. PRIMO PREMIO A GIUSEPPE TALLADIRA CON LA POESIA IN LINGUA, “CALABRIA”; ED A LEANZA ADELE CON LA LIRICA IN VERNACOLO “NOSTALGIA DA TERRA MIA”; PER LA NARRATIVA BREVE (“C’ERA UNA VOLTA”) Ể STATO PREMIATO IL POETA-SCRITTORE VINCENZO MOSCHELLA. SECONDO PREMIO A GIUSEPPE CARUSO PER LA SEZIONE IN LINGUA E CON LA POESIA “LA CASA ROSSA DEL PAESE”; E PER IL VERNACOLO AD ANGELO RIGGIO CON LA POESIA “RRESTI SEMPRI ‘NA ROSA”; PER LA NARRATIVA BREVE, IL SECONDO PREMIO ( “UNA VITTORIOSA SCONFITTA”) Ể STATO ASSEGNATO A CARLA SPINELLA. TERZO PREMIO PER LA SEZIONE IN LINGUA A CARMELA MARIA PALUMBO CON LA LIRICA “ESTATE ”; PER IL VERNACOLO, A ROCCO NASSI CON LA POESIA, “TERRA ‘I REAMI”; PER LA NARRATIVA BREVE A DANISE CARUSO (“ GERMOGLI NEL DESERTO”)




Riconoscimento speciale della Giuria a Rocco Criseo (“Vuci da terra mia”); Paolo Lacava (“Nascìa ‘ccà”); Vincenzo Borzumati (” U fidanzamentu”); Giuseppe Malacrinò (“Jhumara ‘i Maddhà’ “); Fortunata Palamara (“ Tin glossa magni, tys Kalavrìa”), Giuseppe Trimarchi (“Una cartolina in bianco e nero”); Antonino Zema (“Arabesque”); Giuseppina Zampaglione (“La vita che scorre”); Leonardo Zampaglione”Lettirudine”); Tiziana Cannatà “Mare all’imbrunire”); Vincenzo Sereti “La sera”. Spazio ai poeti in erba (Beatrice Romeo con la lirica “L’amore ed il rispetto”; frequenterà la prima media a Melito Porto Salvo, il prossimo settembre).Al pianoforte Dominella Battaglia, ha riscosso consensi. Menzione speciale per le poesie:”Mete ideali” di Claudia Pugliese; ‘A livella internazionali’ di Antonino Pitasi; “Emigranti” di Adele Toscano; “E se un giorno verrà” di Daniela Ferraro; hanno duettato incantando la platea il tenore maestro Paolo Federico e la soprano, maestro Maria Labate. Piccolo spazio anche per i boat-people, vu’ cumprà o extra-comunitari, con traduzione simultanea di una dottoressa poliglotta presente sul palco. Duro e faticoso il lavoro della giuria (Alessandra Panella, Tiziana Biondi, Luigi Sclapari, Filippo Pugliatti e Franca Evoli)
Domenico Salvatore


MONTEBELLO JONICO (RC)-  La cultura, è l’unico e solo mezzo o strumento, che  possa salvarci dalla barbarie, dalla solitudine, dall’isolamento storico, geografico e socio-economico, dall’anonimato, dall’arretratezza e dall’analfabetismo strumentale e di ritorno, dal sottosviluppo e così via. Anche il docente e giornalista Vincenzo Malacrinò, presidente del Premio di poesia e letteratura, giunto alla quinta edizione. lo ha ribadito, non solo sui giornali, ma anche nei convegni e nel corso di cerimonie di spessore culturale. Sta diventando una memoria storica importante per la cultura e per il giornalismo locale…Memoria minuitur nisi eam exerceas. La professoressa, Franca Evoli, docente di Lettere al Liceo Classico di Melito Porto Salvo ( Istituto Superiore “ Giovanni Familiari”), che ha speso la sua vita per questi valori ideali e morali, ha lavorato per questi nobili fini ed obiettivi; e continuerà a farlo per “salvare” la cultura, ma anche la “sua” Montebello. Senza nulla togliere al professore-giornalista Vincenzo Malacrinò ed agli altri “padri della patria”. Franca Evoli, col suo passo. Senza indossare gli stivali delle sette leghe.

Ferma e decisa come capitan Achab “piantato” sulla tolda del Pequod, in attesa di Moby Dick. Su questa falsariga sono sintonizzati i vari Vincenzo Malacrinò, Luigi Sclapari, Ninì Zema, Filippo Pugliatti, Paolo Marcianò, Leo Battaglia, Tito Palermo, Nicola Sgrò, tanto per citare. In silenzio. Senza rulli di tamburo, né squilli di tromba. Scripta manent, verba volant. Spesso ingoiando rospi amari. Il suo ovviamente, non è protagonismo sic et simpliciter. Al contrario, preferisce la gestione collegiale delle idee, che camminano sulle gambe degli uomini. Non ha mai detto,’ la cultura è mia’; oppure, Montebello è mia…Dieu me l’a donnèe gare a qui y touchera. C’è spazio, per tutti gli ‘homines bonae voluntatis’.  Porte in faccia invece, ai bastian contrari dalla lingua biforcuta, sempre pronti a lanciare palate di fango; a gettare l’acqua sporca col bambino dentro; a lanciare sassi in piccionaia. Per complessi d’inferiorità, ma anche per pochezza mentale, malafede, ignoranza e sottocultura. Il sommo poeta Dante, li avrebbe spediti nel girone degl’ignavi, condannati a correre dietro un’insegna, inseguiti da mosconi e vespe inferociti, che gli punzecchiano le chiappe; in vita, vissero senza infamia e senza lode; non furono fedeli a Dio e nemmeno al demonio…”

Ed elli a me: «Questo misero modo/ tegnon l’anime triste di coloro/ che visser sanza ’nfamia e sanza lodo./Mischiate sono a quel cattivo coro/ de li angeli che non furon ribelli/ né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro./ Caccianli i ciel per non esser men belli,/ né lo profondo inferno li riceve,/ ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli»./ E io: «Maestro, che è tanto greve/ a lor, che lamentar li fa sì forte?»./ Rispuose: «Dicerolti molto breve./ Questi non hanno speranza di morte/ e la lor cieca vita è tanto bassa,/ che ’nvidiosi son d’ogne altra sorte./ Fama di loro il mondo esser non lassa;/ misericordia e giustizia li sdegna:/ non ragioniam di lor, ma guarda e passa»./…  Sono questi, i veri (ma non i soli) nemici del progresso, dello sviluppo e della civiltà. Pochi sanno, che Montebello abbia una storia bimillenaria. Nel 976, Montis Belli, fu invasa dal saraceno Abu El Kasam. Durante i lavori della Liquichimica Biosintesi Spa, a Sant’Elia, negli Anni Settanta del  Novecento, furono trovati i resti dell’antico teatro greco o romano. Come ricordò più volte il professore Tito Solendo, responsabile del WWF, ecologista di spessore, che ingaggiò dure battaglie; e di una necropoli di origini romane. Un tesoro architettonico, storico e culturale, incredibilmente demolito, distrutto, annientato. Ma, non è la sola barbarie, purtroppo. A parte i castelli dei Piromallo Capece Piscicelli, baroni di Fossato, Conti di Montebello, marchesi di Saline, duchi di Capracotta; se non del barone di Montebello Bernardino Abenavoli e del borgo medievale.

Che fine hanno fatto i monasteri, abbazie o badie, eremi, cenobi della Valle del Sant’Elia? …San Giovanni, San Pietro, San Cirillo, San Marcello, Sant’Antonio, San Luca, Sant’Anastasio. E la necropoli in contrada San Luca, dove pare siano state ritrovate giare e monete antiche di origine romana, che avrebbero fondato “Villa Fossato” (Pomponio?) A poche centinaia di metri, il console Cesare Ottaviano Augusto, poi diventato imperatore, aveva le sue basi, durante il De Bello Siculo combattuto e vinto contro Pompeo Sesto, acquartierato ai Giardini Naxos e Taormina. Figli, di Giulio Cesare e Gneo Pompeo. Il vino glielo forniva la cantina di contrada Equa, popolarmente ed impropriamente chiamata “Eva”. Per certi versi rimasta intatta, come duemila anni fa. Queste alture, secondo lo scrittore e saggista defunto, don Giuseppe Pensabene, erano controllate da Marco Valerio Messalla Corvino (latino: Marcus Valerius Messalla Corvinus; 64 a.C. – 8); un generale e scrittore romano, patrono della letteratura e delle arti. Membro dell'antica gens Valeria, di ideali repubblicani, nella battaglia di Filippi combatté con Bruto e Cassio. Passò poi dalla parte di Antonio ed infine entrò nelle file di Ottaviano. Console nel 31 a.C. assieme ad Ottaviano, prese parte alla Battaglia di Azio con quest'ultimo. In seguito ebbe il comando di una missione in Asia Minore e poco dopo, incaricato di una spedizione nelle Gallie nel 30 a.C., soppresse la rivolta degli Aquitani nel 28 a.C.; per questa impresa celebrò un trionfo nel 27 a.C. Tacito riferisce che nominato praefectus urbi nel 26 a.C.,

 Messalla rinunciò alla carica dopo pochi giorni adducendo motivazioni legate alla sua incapacità di esercitare l'incarico. Nel 2 a.C., fonte Wikipedia, in quanto princeps senatus e anziano e autorevole esponente dell'aristocrazia romana, avanzò la proposta dell'attribuzione a Ottaviano del titolo di pater patriae.Alla partecipazione alla vita pubblica, accompagnò l'interesse per le lettere e le arti. Influenzò considerabilmente la letteratura che incoraggiò sull'esempio di Mecenate. Il gruppo che lo circondava era noto come il "Circolo di Messalla". Tra gli altri comprendeva Tibullo, Ligdamo e la poetessa Sulpicia. Fu amico di Orazio ed Ovidio. Fu elogiato da Tibullo per le sue vittorie in una elegia (Corpus Tibullianum, I, 7) e in un poemetto (III, 7, il Panegirico di Messalla). Una serata coi fiocchi. Davvero speciale. Hanno funzionato almeno due cose fondamentali. La platea e l’impianto voce. Illustri assenti della serata dedicata alla cultura i commissari, insediatisi a Palazzo “Conte Piromallo”, dopo lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Si sono visti però, l’ex sindaco Giuseppe Gullì, ex assessore provinciale, ex segretario della DC; ed ex consiglieri. Eravamo seduti accanto all’ex direttore delle Poste di Fossato, Giuseppe Federico ed all’ex ispettore della Polizia di Stato, Paolo Tripodi.

Nella fila davanti, poeti, scrittori, saggisti, artisti. Compresa Maria Carmela Palumbo, laurentina e Pina Zampaglione, “salinota”, ma sposata a Melito Porto Salvo. Su una fila virtuale, sedevano invece, le figlie di Zeus e Mnemosine… Clio, colei che rende celebri, la Storia, seduta e con una pergamena in mano; Euterpe, colei che rallegra, la Poesia lirica, con un flauto; Talia, colei che è festiva, la Commedia, con una maschera, una ghirlanda d'edera e un bastone; Melpomene, colei che canta, la Tragedia, con una maschera, una spada e il bastone di Eracle (Ercole); Tersicore, colei che si diletta nella danza, la Danza, con plettro e lira. Erato, colei che provoca desiderio, la Poesia amorosa, con la lira; Polimnia, colei che ha molti inni, il Mimo, senza alcun oggetto;Urania, colei che è celeste, l'Astronomia, con un bastone puntato al cielo; Calliope, colei che ha una bella voce, la Poesia epica, con una tavoletta ricoperta di cera e uno stilo; Se si potesse estendere un invito ad un dio, ci sarebbe spazio sicuramente per Apollo (in latino Apollo, Apollĭnis, in Greco Απόλλων); è una divinità dell'antica religione greca, dio di tutte le arti, della medicina, della musica e della profezia il suo simbolo principale era il Sole; in seguito fu venerato anche nella religione romana.

Era patrono della poesia, in quanto capo delle Muse, e veniva anche descritto come un provetto arciere in grado di infliggere, con la sua arma, terribili pestilenze ai popoli che lo contrariavano (una sua freccia scagliata con il suo arco portava pestilenze e malattie ad intere nazioni). In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo era anche venerato come dio oracolare, capace di svelare, tramite la sacerdotessa chiamata Pizia, il futuro agli esseri umani. Per questo, era adorato nell'antichità come uno degli dèi più importanti del Dodekatheon. Nella tarda antichità greca Apollo venne anche identificato come dio del Sole, e in molti casi soppiantò Helios quale portatore di luce e auriga del cocchio solare. Un simile "passaggio di consegne" avvenne anche presso i Romani, in quanto, a partire dalla tarda età Repubblicana, Apollo divenne "alter ego" del Sol Invictus, una delle più importanti divinità romane. In ogni caso, almeno presso i Greci Apollo ed Helios rimasero entità separate e distinte, almeno nei testi letterari e mitologici dell'epoca. Come divinità greca, Apollo è figlio illegittimo di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e il fratello gemello di Artemide (per i Romani Diana), dea della caccia e più tardi assimilata, al pari del fratello, a Selene, divinità protettrice della Luna. Di rimbalzo e carambola, in questa meravigliosa serata, si è parlato di Edward Lear (Londra, 12 maggio 1812 – Sanremo, 29 gennaio 1888); è stato uno scrittore e illustratore inglese. Scrittore nonsense (noto per i suoi limerick), spesso illustrava le sue stesse opere.



Ebbe un'adolescenza difficile (venti fratelli e un padre in prigione per debiti) e la vita turbata sin dalla giovinezza dalla malattia (era epilettico ed asmatico) ma presto cominciò a fare disegni o schizzi a carattere zoologico, che gli permisero di guadagnarsi da vivere nell'adolescenza. In seguito fu ospite e dipendente del Conte di Derby (come pittore naturalista) dove scrisse i suoi limerick per divertire i figli del conte. Tra il 1830 e il 1832 pubblicò una delle più belle opere illustrate, dedicate ai pappagalli: Illustrations of the family of Psittacidae, or Parrots, con 42 tavole litografate e colorate a mano da lui stesso. È di questi anni la collaborazione di Lear con l'illustre ornitologo John Gould, fonte Wikipedia.Veduta di Reggio Calabria e dello Stretto con l'Etna, 1847.Edward Lear passerà buona parte della sua vita a viaggiare (grazie al lavoro, che gli permette di visitare luoghi più salubri), legandosi in particolar modo all'Italia: nel 1837 è a Roma, in seguito tra il 1842 e il 1846 percorre Abruzzo, Molise, la stessa campagna romana e la Ciociaria. Nel 1847 progetta di visitare l'intera Calabria ma i moti di Reggio dell'ottobre 1847 gli permettono di vedere solo la provincia reggina. Nel 1848 visita le zone di Melfi e del Vulture in generale (la sua esperienza è raccontata nell'opera più volte ristampata Viaggio in Basilicata) e l'alta Irpinia.

Durante tutti i suoi viaggi Lear produce numerosi resoconti illustrati tra cui il Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria, resoconto del viaggio calabrese e lucano pubblicato a Londra nel 1852. Interno di Porta Maggiore ad Alatri, 1841. Quattro anni di lavoro gli permettono di raccogliere i suoi limerick corredati di illustrazioni nel celeberrimo libro A Book of Nonsense che pubblica nel 1846 dietro lo pseudonimo di Derry Down Derry. L'opera nonsense di Edward Lear non si esaurisce nei limerick: Lear si dilettò a scrivere di botanica o alfabeti nonsense, che riunì nel libro Nonsense Songs, Stories, Bot. Lo ha tirato in ballo, il professore Filippo Pugliatti, a proposito delle “ficarazze”, se non dei fichi d’india, tradizionali o sanguigni. Il globe trotter della cultura Edward Lear, se ne fece delle abbuffate pantagrueliche. Gli piacevano assai quella di rocca. Ma i gitanti, bagnanti e forestieri, che gremivano “piazza Tenente Ferdinando Pugliatti”, in ogni ordine di posti al limite della capienza, non scherzavano. Dei capienti vassoi, non è rimasta nemmeno la plastica od il vimini. Trangugiate pure le crispelline, le pizzettine e la patatine, bagnate con coca-cola, birra, aranciata ed acqua minerale. Non era una cena luculliana, ma va bene così, come surrogato della  stessa.

Il servo di Dio, don Cosimo Latella che curò le anime per ben sei anni, meglio di un curato di campagna, ha lasciato un’orma indelebile del suo ministero sacerdotale, nelle coscienze dei Montebellesi che lo adoravano, se si potesse usare  un termine idolatrario. Ricordano bene la parabola del seminatore, che il sacerdote spiegava, rispiegava e commentava bene…” In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo: “Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno”. Don Cosimo emerge gigante dai commenti di Vincenzo Malacrinò, Franca Evoli ed altri fedeli di Maria Santissima Assunta. Il classico buon pastore che lascia 99 pecore al sicuro fra i monti e va a raccogliere la pecorella smarrita. Il padre che macella il vitello più grasso per il ritorno alla casa del Padre del figliol prodigo. La grandezza apostolica di don Cosimo discende da Dio Padre Onnipotente, ma anche da suoi maestri di vita e di scuola che gli hanno insegnato a costruire la casa su fondamenta solide… “

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui, che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”. Enzo Malacrinò, se l’è cavata bene; anche perché è riuscito ad addomesticare il blocco emozionale, che attenua la verve e smorza la grinta. Il cast corposo e variegato e la ‘scaletta’ scorrevole, non gli consentivano di arzigogolare sulle ricercatezze verbalistiche, la dialettica, la retorica, l’eloquenza. Vincenzo, Malacrinò, Franca Evoli e tutto l’esecutivo, sono stati inondati di complimenti. Un boom di presenze, di consensi e di critica. Troppa grazia Sant’Antonio. Ma non si vive di allori. Bisogna pensare al futuro. La sesta edizione è già in cantiere. Per continuare a crescere, sognare e sorprendere.

Motivazioni concorso 2013

Poesia in lingua italiana
1° Premio Giuseppe Talladira-  Calabria-
La vena poetica, attraverso suggestive visioni, esprime un profondo e sincero amore per la propria terra. L’autore illustra con pittoresche immagini ed incisiva capacità descrittiva, l’attaccamento alla propria terra, vista e celebrata con sentita partecipazione emotiva.
2° premio Giuseppe Caruso- “La casa rossa del paese”
Il testo poetico descrive efficacemente scene di vita quotidiana vissuta. L’autore riesce a cogliere l’essenza delle abitudini e delle tradizioni che hanno caratterizzato la nostra realtà contadina .
3° premio-   Carmela Maria Palumbo- “Estate”
Si coglie nella lirica lo struggente rimpianto per una mancata partecipazione attiva allo scorrere del vissuto quotidiano. L’autrice riesce a trasmettere con suggestive immagini, il rassegnato sconforto di un’attesa senza fine

Poesia in vernacolo
1° premio Adele Leanza  “Nostalgia da me terra”
L’originale componimento poetico comunica, attraveso la padronanza linguistica del dialetto, lo struggente amore per la propria terra e la nostalgia del ritorno
2° premio -  Angelo Riggio “Rresta sempri na rrosa”
La lirica è un inno all’amore materno, espresso attraverso immagini dense di grazia e il sapiente utilizzo dei mezzi espressivi dialettali
3° premio -   Rocco Nassi Terra ‘i Reami Targa
L’elaborato poetico presenta uno spaccato di vita locale che rievoca nella lingua dialettale, gli antichi fasti della Calabria visitata dal pittore poeta Edward Lear.

Narrativa Breve
1° premio-  Vincenzo Moschella   “C’era una volta”
La narrazione tratteggia con struggente nostalgia, il profondo legame affettivo tra padre e figlio che ha segnato l’infanzia dell’autore in maniera indelebile, lasciando nel suo cuore un vuoto incolmabile. L’uso sapiente delle metafore rende efficacemente l’altalena dei ricordi tra passato e presente.
2° premio -Carla Spinella  “Una vittoriosa sconfitta” Targa
Il testo con efficacia descrittiva affronta una tematica di dolorosa attualità, presentandola nei suoi risvolti più toccanti e profondi.
3° premio -Denise Caruso “Germogli nel deserto”
La narrazione descrive in maniera incisiva, una realtà triste e dolorosa dove, talvolta la violenza improvvisa, falcia le speranze e i sogni dell’infanzia .

Poesia in lingua greco- calabra
Vincitrice: Maria Natalia Iiriti  ” I limbizimeni” ( gli innamorati)
La lirica celebra il sentimento eterno ed universale dell’amore attraverso efficaci metafore e ardite  immagini paniche che esaltano la dimensione onirica del mondo degli innamorati.
Premio Speciale  “ Filippo Marcianò
 Natale Cutrupi  “ Chista esti a me terra”
Attraverso suggestivi richiami alla terra d’origine, l’autore celebra il variegato paesaggio calabrese e le sue bellezze storico-architettoniche , rivelando profonda conoscenza del territorio e sviscerato amore per le proprie radici.

Vincitore sezione studenti : Giuseppe Fava  “ Finiu a scola” Targa
La lirica esprime con un linguaggio divertente, leggero e fanciullesco l’esperienza e la fatica affrontata dallo studente durante l’anno scolastico e il miraggio del meritato riposo estivo.
Premio Speciale della giuria
Paolo Federico- “ Mi ricordu di tia” Targa
Il testo poetico rievoca compiutamente la figura del parroco don Cosimo Latella che, nel corso della sua attività pastorale, svolta anche a Montebello, ha operato sempre con grande spirito di sacrificio, adoperandosi in maniera indefessa, per il bene della comunità, secondo i dettami evangelici. L’autore sottolinea il rapporto carismatico intercorso con il sacerdote, determinante per la sua crescita umana e spirituale

Sulla targa consegnata alla famiglia è stato scritto :
Al sacerdote Don Cosimo Latella per il carisma, l’operosità e lo spirito propositivo manifestati a Montebello Jonico, nel corso della sua missione sacerdotale.
Don Cosimo Latella è stato a Montebello Jonico dal 1990 al 1996 e in questi anni ha speso tutte le sue energie per venire incontro alle esigenze spirituali ma anche quotidiane della gente, si è comportato da vero parroco, generoso verso i più bisognosi, sempre dalla parte degli ultimi, disponibile a tutte le iniziative che avessero come fine la crescita morale e sociale del territorio. Ha svolto un’attività frenetica di formazione con continui incontri e catechesi rivolte alle varie fasce della popolazione, ha trasformato il volto della canonica con interventi (di rimodernamento) interni e esterni, a prezzo di enormi sacrifici, il più delle volte non disponendo dei fondi necessari, è riuscito a far costruire il tetto della chiesa, salvando gli affreschi dal disfacimento, ha rinnovato l’altare centrale che ancora manteneva la struttura preconciliare, ha fatto ristrutturare la cappella di Don Domenico Sciarrone e la cappella del cimitero, ha dato inizio ai lavori della chiesa di Masella. Ma la sua attività non si limitava agli obblighi del suo ministero , diceva che un prete può accontentarsi di celebrare la messa ma un parroco deve provvedere( come indica il significato greco del termine) a tutte le necessità dei fedeli che gli sono affidati, e così era sempre in prima fila in tutte le battaglie che abbiamo combattuto, in particolare quella contro la chiusura della direzione didattica, inoltre egli sapeva motivare i giovani e i meno giovani, allestendo rappresentazioni teatrali, presepi viventi, spettacoli musicali , veglioni di fine anno e feste in maschera di Carnevale a cui partecipava egli stesso, insomma era un fiume in piena che travolgeva gli argini, un umile grande pastore nella vigna del Signore.

Si sono spellate le mani gli spettatori presenti, per la parte riservata all’intermezzo musicale che ha visto protagonisti:Benedetta Romeo, una ragazzina di quindici anni, studentessa del Liceo Classico di Melito Porto Salvo e del Conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria; la studentessa universitaria Dominella Battaglia, che sta per laurearsi in pianoforte; Adele Leanza che ha cantato un paio di brani di musica leggera; il tenore, maestro Paolo Federico e la soprano Maria Labate che hanno cantato in coppia e singolarmente, mandando in estasi il pubblico locale. Momento toccante quando sono apparsi sullo sfondo i boat-people, extracomunitari, vu’ cumprà o migrantes. Sono stati chiamati sul palco ed abbracciati come fratelli. L’ apostolo Giovanni dice: "Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede". E  Matteo…”Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente...Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Un’interprete, ha tradotto in simultanea le loro parole e sono scrosciati gli applausi a scena aperta. Il momento politico è stato affidato all’onorevole Giovanni Nucera, segretario-questore del Consiglio Regionale della Calabria; comunque un personaggio, notoriamente vicino alla Chiesa ed ai giovani, che ha dato atto all’associazione “Nicolaos Arghiropoulos” di aver saputo dare il giusto impulso alla cultura ed all’arte. Nucera, ha riconosciuto il ruolo importante del sacerdote scomparso.
Domenico Salvatore
























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2 Commenti

  1. L'articolo nella sua complessità potrebbe generare in alcuni lettori dei fraintendimenti poichè alcune parti, quelle virgolettate o laddove( per fare un esempio) si legge " si sono spellate le mani" , sembrerebbero dipingere una caricatura della serata e non il suo successo. Il commento ha la finalità di mettere in luce questo aspetto e attenzionare che il contenuto dell'articolo è positivo.

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  2. Complimenti e grazie per la vostra presenza.
    Solo la cultura e la comunicazione potranno sostenere il mondo!
    Vincenzo Malacrinò

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