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L'agguato di Ciminà con un morto ed un ferito riporta a galla la faida, ma si scava anche nel racket delle estorsioni e nella politica

Un consigliere di maggioranza per una lista civica al Comune di Ciminà Domenico Ieropoli, 50 anni, di Ciminà, e' rimasto ferito in un agguato nel quale è stata uccisa la persona che si trovava su un fuoristrada insieme a lui, Vincenzo Ierace, 53 anni, di Siderno, commerciante. I due, secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri del Gruppo di Locri, diretto dal tenente colonnello Giuseppe De Liso, il vicecomandante maggiore Alessandro Mucci e della Compagnia diretta dal  capitano Nico Blanco, ( tutti agli ordini del colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale), viaggiavano sul fuoristrada guidato da Ieropoli percorrendo una strada di montagna, quando un uomo ha sparato  alcuni colpi di fucile caricato a lupara, fuggendo subito dopo. 
CIMINÁ (RC), ESECUZIONE DI STAMPO MAFIOSO NEI PRESSI DEL VILLAGGIO TURISTICO "MOLETI", UN CONSIGLIERE COMUNALE, VINCENZO IERACE (UCCISO)TITOLARE DI UN MANEGGIO A SIDERNO ED UN COMMERCIANTE, DOMENICO IEROPOLI (FERITO), NEL MIRINO DI UN KILLER, CHE HA SPARATO CON LA LUPARA DA CORTA DISTANZA, VENDETTA PRIVATA O FAIDA?
I coli, hanno ferito di striscio ad un braccio ed al torace Ieropoli, centrando al fianco sinistro Ierace che è morto sul colpo. E' stato lo stesso Ieropoli a dare l'allarme ad alcuni passanti sopraggiunti poco dopo. L'uomo è adesso ricoverato nell'ospedale di Polistena. Le sue condizioni non sono preoccupanti. Nessuna ipotesi viene formulata al momento dai carabinieri circa il possibile movente dell'agguato o su chi fosse l'obiettivo del sicario, visto che oltretutto sia Ierace che Ieropoli sono incensurati. Sul posto del mortale agguato anche il medico legale Aldo Barbaro, il p.m. di turno presso il Tribunale di Locri, Simona Ferraiuolo, diretto dal procuratore capo della Repubblica, Luigi D'Alessio
Domenico Salvatore
CIMINÁ (RC)-Torna il "canto della lupara" sui piani alti dello Zomaro, nel cuore dell'Aspromonte, sui luoghi della faida degli Anni Sessanta e Settanta. Nel pomeriggio di oggi 25 agosto 2013. Forse si stavano recando al maneggio, a Siderno, dove la vittima era proprietario anche di un'azienda di mangimi. Due o tre i colpi di fucile, calibro dodici, caricato a lupara, esplosi con inaudita violenza da corta distanza. Una chiara ed inequivocabile esecuzione di stampo mafioso. La vittima designata, Vincenzo Ieraci, commerciante, raggiunta al tronco dalla micidiale scarica è stato ridotto come un colabrodo. Ma i morti, potevano essere anche due. Questione di millimetri, se non di prontezza di riflessi o buona sorte. Il commerciante Vincenzo Ieraci di 52 anni, incensurato, centrato al torace ed all'addome, è crollato dentro l'abitacolo del fuoristrada, praticamente stecchito, in un lago di sangue. L'assassino, eseguita la sua macabra missione di sangue, morte e rovina, con tutta calma è risalito su un altro mezzo "pulito" e si è dato alla latitanza. Sebbene la cintura militare, organizzata come sempre in casi del genere da polizia, carabinieri, guardia di finanza e corpo forestale dello Stato, avesse ben poche probabilità di successo; date le asperità del luogo. Tuttavia, i posti di blocco volante, il controllo dei pregiudicati della zona e loro alibi orario, ma anche guanto di paraffina, talora offrono risultati apprezzabili. Sarà l'autopsia eseguita dal medico legale Aldo Barbaro a fornire gli ultimi dettagli. 

Non è stata ritrovata la macchina o lo scooter, con cui il killers, dopo la lugubre esecuzione, si era eclissato, uccel di bosco. Il commerciante Domenico Ieropoli, riavutosi dalla spavento, terrore, angoscia e dolore, sebbene ferito, è sceso dalla macchina ed ha sperato che qualche passante si fermasse. Così, è stato soccorso e trasportato al Pronto Soccorso dell'ospedale "Santa Maria degli Ungheresi" di Polistena, dove i sanitari di turno lo hanno medicato per ferite d'arma da fuoco all'arto ed all'addome. Non corre pericoli di vita s.c. Ed è scattato l'allarme rosso. I Carabinieri della locale stazione, in collaborazione con quelli della stazione di Sant'Ilario dello Jonio coordinati dal capitano hanno avviato le indagini per identificare il sicario e gli eventuali mandanti e risalire al movente del delitto. Il primo pensiero corre subito alla faida di Ciminà degli Anni Settanta. Una quarantina i morti ammazzati. Compreso il parroco di Cirella don Antonio Esposito, che si stava recando in chiesa per celebrare la messa di trigesimo per la morte del presunto boss Francesco Barillaro, vittima di faida. Non ci sarebbero testimoni all'agguato. Ammesso per assurdo che in una zona ad alta densità mafiosa, vi sia qualche "scheggia impazzita", disposta, a fare l'eroe, mettere a repentaglio la sua vita e quella della sua famiglia; ed a testimoniare in Tribunale. In una zona, dove l'omertà regna sovrana, e cuce le bocche a doppia mandata; per paura di vendette anche trasversali, reazioni inconsulte, rappresaglie. Il ferito benché ferito alla spalla e di striscio all'addome si è catapultato sulla strada, dopo i primi momenti di panico, paura e terrore. Ha chiesto aiuto ed ha lanciato l'allarme. Il più vicino ospedale in linea d'aria era quello di Polistena. 

Qui è stato soccorso e medicato per ferite d'arma da fuoco e ricoverato in corsia. Le piste da battere sono orientate a 360 gradi, come da prassi. Compresa la faida ed il rakett delle estorsioni. Ma s'indaga anche in chiave politica, visto che uno dei due sia anche consigliere di maggioranza al Comune di Ciminà.Tuttavia una delle piste privilegiate è la pista mafiosa. A prescindere dal contesto, in cui è avvenuto il delitto. Da riscontrare, per esempio se corrisponda al vero il legame tra lo Ieropoli ed il narcotrafficante Antonio Spagnuolo, che sarebbe legato al fidanzamento della figlia con un esponente del clan od altra persona. Non trova molto credito in questa fase un possibile legame con fatti vecchi. Tipo la discarica fantasma in Aspromonte, di cui si è parlato negli anni scorsi. Non si esclude che il fascicolo, pèossa rimbalzare sul tavolo del p.m. di turno, coordinato dal procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho. Qualora dovessero emergere elementi di stampo mafioso. Ieraci e Ieropoli, incensurati, erano uniti anche dalla passione per i cavalli. I Carabinieri tentano di capire se i due stessero recandosi in un vicino maneggio oppure avessero un appuntamento con qualcheduno. Dopo l'autopsia, la salma verrà restituita alla famiglia, per i funerali, che si svolgeranno a Ciminà in forma pubblica. Salvo diversa disposizione del questore di Reggio Calabria, Guido Niccolò Longo.Le indagini, partono in salita. Anche perché non ci sarebbero testimoni al delitto. Tranne il "palo", che ha trasferito d'urgenza il boia, fuori dalla mischia e dai controlli ravvicinati sempre pericolosi. 

Gl'inquirenti, sono costretti a gettare un'occhiatina anche all'operazione della DDA "Saggezza", in cui per la prima volta, si parlava di una struttura, "La Corona", sovrastante ai cinque locali di 'ndrangheta, di cui sono state individuate le figure apicali, riferibili alle municipalità di Antonimina (famiglia Romano), Ardore (famiglia Varacalli), Canolo (famiglia Raso), Ciminà (famiglia Nesci) e Cirella di Platì (famiglia Fabiano), della zona di Ciminà, Ardore, Canolo, Sant'Ilario dello Jonio. Agli atti del procedimento penale "Saggezza", l'informativa "Veni, vidi, vici"  che portò all'esecuzione  il 13 novembre 2012 di 39 ordinanze di custodia cautelare. "Corona", che sarebbe stata guidata dal "capo corona" Vincenzo Melia; con Nicola Nesci e Nicola Romano, considerati entrambi "capo consigliere"; come pure: Giuseppe Siciliano e Giuseppe Varacalli. Gli arrestati, sono stati accusati a vario titolo per associazione di tipo mafioso, estorsione, porto abusivo e detenzione di armi, usura, illecita concorrenza volta al condizionamento degli appalto pubblici, minaccia, esercizio abusivo dell'attività di credito, truffa, furto di inerti, intestazione fittizia di beni, con le aggravanti di avere agito al fine di agevolare l'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta, e della trans nazionalità. I Varacalli, fonte Wikipedia, sono una 'ndrina di Ciminà. Operano anche al nord nel torinese. A Torino ,sono attivi nel traffico di stupefacenti. Esistono affiliati, anche a Biella. A partire dal 4 giugno 1966, con l'omicidio di Francesco Barillaro, capobastone di Ciminà, scoppia la cosiddetta faida di Ciminà, in cui vengono coinvolti anche i Varacalli. 

Una faida con circa 50 morti che arrivò anche a Torino, il 14 novembre 1981 con l'omicidio di Rocco Zucco, "saltato" in aria con tutto il suo furgone,  tramite una carica di dinamite.  Recentemente, un super-pentito della 'ndrangheta Rocco Varacalli, origini calabresi nel triangolo di San Luca-Africo-Natile di Platì, ha spifferato quasi cinquecento nomi, nell'ambito dell'operazione"Minotauro", diretta dal procuratore capo della Repubblica di Torino, Giancarlo Caselli. Il che, ha consentito di svelare un business del traffico di droga, del gioco d'azzardo, delle estorsioni e, soprattutto, le infiltrazioni negli appalti pubblici; con imprenditoria e politica in primo piano. Il lavoro di corriere e piazzista dello stupefacente è redditizio; Varacalli, arriverà a guadagnare fino a 100 milioni  del vecchio conio, al mese. Nelle interviste ed al processo 'Minotauro' ha svelato tanti retroscena: "La 'ndrangheta ha bisogno della politica e i politici hanno bisogno della 'ndrangheta. Il patto si fa prima: a loro i voti a noi i cantieri". I clan,  c'erano già nel '93. Mio fratello era vestito di nero e si fece crescere la barba, quando gli chiedevano il motivo del lutto in famiglia diceva, che gli era morto un fratello; forse, pure la messa in chiesa, mi hanno fatto dire". Domenico Salvatore
 


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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862

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