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Il degrado e (è) l'indifferenza di una città, di un Paese

3 giorni da cronista nel porto di Reggio Calabria. Immigrati provenienti dalla Libia, dalla Siria, dall'Eritrea, dall'Afghanistan, dal cosiddetto terzo mondo (?). Volontari, Istituzioni, tutti protesi in un unico sforzo. Accoglienza e sicurezza. Questo sul momento e poi?
Certo è che girare per le strade della città e ad ascoltare la gente, le cose non sono così semplici e tantomeno così idilliache.

Arrivano impreparati, disorientati, pieni di fiducia e badano di più a ripartire che a rimanere. Sono i flussi migratori del Mediterraneo, e Reggio Calabria è città baricentrica. Accoglie, prepara e smista. Il modo è efficace, professionale, umano, umanitario. Peccato però che sia e rimanga solo un flash nella notte come le tante fotografie da me scattate in questi giorni. Un flash che non illumina più nessuno, viviamo un "Moderno-Medioevo" buio e senza prospettiva.

Una trascuratezza d'animo che tocca il massimo storico. Per strada la gente cammina guardando lo schermo del telefonino, dimenticando di comunicare con chi si ha accanto e persino di guardarsi intorno. Nell'era della comunicazione regna l'incomunicabilità Come se l'interlocutore più vicino fosse sempre dall'altro lato dell'iPhone.

Eppure tutti ci laviamo la bocca con lezioni di etica, moralismo, senso civico. Un pò come rimanere servi di una servitù che ha come obiettivo impedire la libertà degli altri. Nessuno rinuncia a nulla badando però a limitare la crescita degli altri. Tutti per uno e nessuno per tutti. Ognuno per sè e tutti per nessuno. Questa la sintesi che da qualche anno riempie i nostri editoriali. Ed è sempre peggio.

Si sta costruendo con la distruzione. Giovani che non si riconoscono più, anziani rassegnati e delusi, che non raccolgono per quanto hanno seminato. Un quadro davvero da ecatombe. Nessuno si accorge della guerra, e la pace è solo un concetto astratto, come se quello che sta accadendo nel mondo non ci interessasse. Non è "guardando" la guerra degli altri che la si esorcizza. La guerra è nel nostro quotidiano. Ognuno tende all'egemonia sull'altro.

Quello che ci troviamo per strada non ci appartiene, il nostro interesse è altrove. E' dall'altro capo dell'iPhone. Ma chi ci sarà mai dall'altro capo del filo? Eppure percorriamo strade sporche, puzzolenti; incontriamo persone sull'orlo di una crisi di nervi. Il clima è di un giorno di ordinaria follia. Al momento a lasciarci le penne sono le donne. Il "femminicidio" sembra essere l'unico segnale tangibile e che ha alzato il nostro livello di guardia.

Viviamo il nostro INV(F)ERNO-MEDIOEVO e la primavera è sempre più lantana. Intanto cammino per le strade della città di Reggio Calabria immerse dalla spazzatura, e qualcuno pensa di dimostrare l'inesistente. Questo è se vi pare ... un giorno di ordinaria ... cronaca di una città, di un Paese, l'Italia.

Luigi Palamara

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