Lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
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| Il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano |
Ritroviamo la fiducia in noi stessi. Tuona il Presidente della Repubblica. Basta lesionismo. Gli fa eco Letta, Presidente del Consiglio dei Ministri.. Dobbiamo avere più fiducia in noi stessi contrastando le tendenze pessimistiche e le diatribe domestiche. Dobbiamo uscire dalla cappa di sottovalutazione e autolesionismo. Questa è l'Italia secondo chi ci guida.
E' come dire che chi ha la pancia piena non crede a chi non mangia da giorni. Caro Presidente, il problema non è avere fiducia in noi stessi. non abbiamo in voi. Voi classe dirigente da sempre. E da sempre non rappresentate che voi stessi. Altro che orgoglio nazionale.
Le sfide si vincono se si riesce a fare rete. Facile a dirsi. Che rete si può fare con uno Stato "Canaglia", forte con i deboli.
Lei Presidente guarda all'Europa, ma non vede gli Italiani. Le sue sono parole vuote, come vuota è la politica degli ultimi decenni. Solo potere. Poteri forti sempre più forti. L'Europa poi, un grande bluff. Il gioco per i ricchi, i potenti. Noi al Sud di europa ne vediamo ben poco, la percezione è più di Africa, con tutto il rispetto.
Voci che sembrano provenire da un altro pianeta. "Sono certo che l'Expo sarà l'occasione per aumentare la voce Ue nel mondo". Josè Manuel Barroso, presidente Commissione Ue. "La strada è ancora lunga ma nell'ultima settimana c'è stato un vero e proprio cambio di passo" Giuseppe Sala, Commissario unico Expo. "E' importante che adesso ci sia unione di tutte le istituzioni", Giuliano Pisapia, sindaco di Milano.
Ma che razza di discorsi. Parole vuote e senza alcun significato. Almeno per la gente comune. Un gioco per i ricchi e per i grandi interessi.
Caro Presidente della Repubblica, l'Italia, il Sud, la Calabria è allo stremo delle forze. Nessuna prospettiva. Zero possibilità. E ancora giochiamo con le parole.
POVERTA'. Questa è la parola che andrebbe utilizzata. Siamo poveri. E di questo bisogna prenderne atto. Poveri nei rapporti con gli altri. Poveri di cultura. Poveri di riferimenti istituzionali. Poveri con le tasche vuote. Poveri e affamati. Viviamo un moderno-medioevo, buio, con le luci accese nelle finestre degli altri.
Unità europea? Non scherziamo, proviamo prima ad essere un popolo. Questo per essere ottimisti. Ognuno per sè e tutti per nessuno, ha travolto il vivere sociale e molti fanno finta di non accorgersene. Vivere è diventato impossibile, e alla gente di sopravvivere non importa. Non più.
Luigi Palamara

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