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Calabresi in crisi. Ma in Regione il festival del rimborso folle

Non c’è che dire. Nel vasto campionario delle utilità da farsi rimborsare, i politici calabresi avrebbero attinto a piene mani non solo alla fantasia ma - verrebbe da pensare - anche all’originalità. L’inchiesta – per come rivelato dal Quotidiano della Calabria - in questi giorni sta montando di intensità e starebbe rivelando l’uso (anzi l’abuso) sfrenato della consolidata pratica dei rimborsi e di come noti esponenti politici della più alta assemblea esecutiva della Calabria avrebbero fatto sperpero indiscriminato dei soldi pubblici. Sia chiaro ma non consolatorio: un malcostume non circoscritto all’ambito regionale e con tutta probabilità non recente. E le bizzarrie alle quali si sarebbero votati gli esponenti calabresi spazierebbero dai viaggi, ai taxi, dalle consumazioni per caffè alle spese per il carburante, passando naturalmente per l’immancabile gratta e vinci.

Senza dimenticare cene luculliane, acquisti di fiori e gioielli, telefonini, batterie, ventilatori, pagamento di affitti e consulenze, tasse e collaborazioni, financo un bel set di valigie. Si apprende che le spese sotto la lente di ingrandimento dei magistrati Sferlazza e Centini, riguarderebbero tra le altre, quelle effettuate (e rimborsate) dall’ora senatore Bilardi (Lista Scopelliti Presidente), dell’assessore ai Trasporti Luigi Fedele (Pdl), dei consiglieri Alfonso Dattolo (Udc) e Giulio Serra (Insieme per la Calabria), del capogruppo Giampalo Chiappetta (Pdl), di Pino Gentile (Pdl); Alberto Sarra (sottosegretario del Pdl); Agazio Loiero (Autonomia e diritti), Giuseppe Bova (Misto), Sandro Principe (Pd), Nino De Gaetano (Pd, ex capogruppo di Rifondazione comunista), Vincenzo Ciconte (Pd, ex capogruppo Autonomia e diritti), Emilio De Masi (Idv). Uno schieramento bipartisan la cui visione delle spese di rappresentanza sarebbe stato evidentemente abbastanza a largo spettro se, come pare, ci si sarebbe fatti rifondere anche un armadio battente, oltre a capi di abbigliamento e abbonamenti a Sky.

Ma il primato della stravaganza avrebbe sfiorato anche vette più alte se, come emergerebbe dalle carte, ci si sarebbe spinti a farsi indennizzare persino le rate dell’auto e – meraviglia delle meraviglie – anche i detersivi. Un sistema, quello in vigore, dove alla fine paga Pantalone che viene (mal)inteso quale metodo sicuro ed affidabile di pronta cassa per le spese vive a cui la “rappresentanza” permette di garantire la copertura. Questi eccessi sono in realtà figli di una circostanza spesse volte sottovalutata che vede sovrapporsi fino all’evanescenza la figura del controllato a quella del controllore, che fa della genericità e della consuntività la chiave di volta per una permissività indiscriminata esclusa dalla rendicontazione all’elettorato, come non avviene per i meriti o demeriti politici. Ecco, quindi, decadere anche lo stupore dello scandalo di fronte all’irrazionale uso delle risorse pubbliche che mortificano ancora una volta una regione ed i suoi abitanti costretti, di giorno in giorno, ad aggrapparsi all’espediente per poter sopravvivere delle briciole che cadono dalle tavole di chi quelle risorse sarebbe tenuto, quantomeno per dovere ed etica pubblica, ad impiegarle con misura e pudore. 

 Giuseppe Campisi

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