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Dissolta Civica: svanisce anche il cartello elettorale moderato. Divergenze insuperabili affossano ciò che resta del centro

La flebile stagione degli amori tra UDC, FLI e Scelta Civica può dirsi formalmente conclusa. A margine di un incontro interpartitico si è definitivamente consumata la rottura che ha visto ravvivare gli schieramenti dei montiani da una parte e dei  casiniani dall'altra. L' ennesimo fallimento della proposizione del solito cartello elettorale che, con esso, ha dissipato anche le aspettative di molti illusi del neocentrismo democratico quale base fondante di una nuova alternativa di governance possibile all'all'esse destra-sinistra.

A pesare moltissimo saranno stati gli errori di strategia ricollocativa di personaggi slegati dal territorio dove, più ha pesato un certo interesse personale a dispetto della rappresentanza autoctona, sono stati candidati - per arricchimento variopinto - soggetti imposti dall'alto ai quali era stato demandato il compito esclusivo di farsi eleggere per andare a rimpinguare l'esercito dei "graditi" ai capi partito (si veda in Calabria). Scelta d'insuccesso, altro che civica. Ora a quatto mesi dalle elezioni cosa resta? Un miscuglio di  parlamentari che andati alla conta interna hanno fatto emergere nettamente tutte le contrapposizioni - sinora tenute ben nascoste sotto il tappeto – di modi diversi di intendere la politica. Al sodo, tutte le divergenze (in primis la mancata fusione identitaria di UDC e Scelta Civica) e poi quelle organizzative di pesi e contrappesi (tipici dell'old style politichese) sono emerse in tutta la loro strabordante ineluttabilità.

Quel che forse è mancato ai vertici è stato dare l'impressione di non avere una visione prospettica e lungimirante di medio lungo periodo, disperdendo il consenso capitalizzato attraverso il difetto di non aver saputo mettere in campo quella, necessaria quanto inevitabile, operazione di rinnovamento delle facce e delle idee essenziale nel frenetico agone politico. Al contrario, si è assistito ad un sostanziale appiattimento verso un progetto di governo innaturale, benché inderogabile, rilevatosi più utile ad invadere poltrone ed a convogliare centri di potere che non a costruire attraverso l'influenza della propria identità pezzi del programma di governo (come rivendicano quotidianamente PD e PDL) già presentato agli elettori nel corso della campagna elettorale per incidere favorevolmente sulla vita dei cittadini a cui la prima esperienza dei tecnici ha chiesto (ed ottenuto) quei sacrifici indispensabili e necessari per invertire la tendenza al disastro e riportare a galla un paese affondato da un ventennio di dilanianti lotte intestine tra destra e sinistra, con l'
unico fine dell'inconcludenza.

Ebbene oggi, terminata non senza strascichi quella fase emergenziale, quel che resta dei centristi è impegnato a battagliare  per spartirsi le vesti di un soggetto politico mai veramente nato, tirando e con forza per ottenere brandelli di visibilità mediatica in più, utili a mantenere in vita certi irriducibili ormai sorpassati monoliti della politica, piuttosto che a ricercare nell'insieme dei bisogni dei cittadini una nuova collocazione che ne colga e rappresenti le legittime aspettative. Così è stato
azzerato il centro. Scomparso,  soffocato in culla al primo vagito da quegli stessi padri che ne avrebbero dovuto garantire la sopravvivenza. In barba ai militanti.

Giuseppe Campisi

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