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ROMA. E' morto Giulio Andreotti protagonista indiscusso della vita politica italiana

ROMA. E' morto Giulio Andreotti protagonista indiscusso della vita politica italiana

ROMA. Giulio Andreotti è morto nella sua abitazione romana in corso Vittorio Emanuele, alle 12.25. Lo rende noto un collaboratore del senatore e vita. Un minuto di raccoglimento sarà osservato in tutti gli eventi sportivi di questa settimana per commemorare la figura di Andreotti, che fu anche presidente del comitato organizzatore dei Giochi di Roma '60. Lo ha disposto il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Al Foro Italico le bandiere sono già state portate a mezz'asta. ''Con Giulio Andreotti se ne va un uomo di Stato, una persona civile, rispettosa, un gran lavoratore. Un uomo che ha fatto del bene al Paese''. Lo afferma il senatore Franco Carraro, giunto all'abitazione di Giulio Andreotti per esprimere il cordoglio alla famiglia dell'ex premier scomparso oggi. Carraro sottolinea che ''si poteva anche dissentire da alcune sue opinioni ma ha sempre meritato rispetto. L'ultima volta l'ho incontrato in occasione di una celebrazione sportiva, mentre l'ho sentito qualche mese fa. I ricordi personali sono tanti e in questo momento li terrei per me...'' C'è persino un 'no' all'idolo sportivo dell'epoca, Gino Bartali, nel fittissimo carnet di episodi che hanno costellato la vita di Giulio Andreotti. Era l'Italia del 1948, molto prima del boom e subito dopo la guerra, con gli italiani più divisi del solito tra democristiani e comunisti: e sull'orlo della guerra civile, dopo l'attentato a Palmiro Togliatti del 14 luglio, a tre mesi dalle elezioni politiche che sancirono la sconfitta del Fronte popolare, Pci più Psi, precipitato al 30% dei voti. Un giovane studente di destra, Antonio Pallante, fu l'autore del gesto che scatenò la furia degli italiani 'rossi': operai in piazza, fabbriche occupate, scuole cattoliche devastate e un crescendo di violenze scollegate che comunque alla fine fecero contare 30 morti e 800 feriti. Fu in quel contesto che il capo dello Stato di allora, Alcide De Gasperi, telefonò a Gino Bartali, in quel momento sulla spiaggia a Cannes in uno dei giorni di riposo del Tour de France. A raccontare l'episodio, che di tanto in tanto viene riportato alla superficie, è Gianni Mura, in un colloquio con Cycle Magazine, nuova rivista specializzata ma già cult negli ambienti del ciclismo moderno. "Pronto, Gino, ciao, sono Alcide De Gasperi, ci davamo del tu una volta", esordì De Gasperi. Bartali sapeva dell'attentato a Togliatti perchè quasi tutti i giornalisti italiani inviati in Francia erano stati richiamati in patria, e De Gasperi, dopo i convenevoli andò al punto: "Gino, puoi vincere il Tour?" "Eccellenza, il Tour non lo so, ma la tappa di domani la vinco", rispose Bartali, all'epoca già corridore 'anziano' con i suoi 34 anni; ma era l'unico italiano in grado di portare risultati, visto l'assenza di Coppi: e De Gasperi puntava su una vittoria per distrarre gli italiani inferociti. La tappa la vinse, si prese la maglia gialla e poi infilò una serie leggendaria di vittorie che lo portò a Parigi in trionfo. De Gasperi lo chiamò a Roma per ringraziarlo, gli disse che si meritava un regalo, l'Italia aveva un debito con lui. A quell'offerta Bartali rispose."Eccellenza, non è che quest'anno posso evitare di pagare le tasse?" E fu qui che entrò in campo Andreotti, presente al colloquio tra i due: "Mi spiace Gino, questo proprio non è possibile". Bartali ringraziò e se ne andò senza chiedere altro. La stampa di lingua tedesca dà grande risalto alla morte di Giulio Andreotti, che l'autorevole quotidiano svizzero 'Neue Zuercher Zeitung' (Nzz) definisce "la figura simbolica della prima repubblica". Secondo la Nzz, "nessun politico ha caratterizzato il dopoguerra italiano come Andreotti, un rappresentante della stabilita' in un Paese notoriamente instabile, anche se coinvolto in numerosi scandali". Anche il settimanale 'Der Spiegel' scrive che "quasi nessun uomo di Stato è stato tanto oggetto di dicerie come Andreotti, una figura politica determinante nel dopoguerra del suo Paese". La progressista 'Sueddeutsche Zeitung' titola il suo articolo "Il Papa nero" e parla di un personaggio "temuto per il suo clientelismo, per i suoi patteggiamenti politici e per la sua assoluta volontà di potere, che gli ha procurato rispetto, ma anche molti nemici".

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