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| Antonio Nucera classe 1941 |
REGGIO CALABRIA. Sono 22 le
persone arrestate nell'ambito dell'operazione denominata "El Dorado",
condotta dai carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo, diretta
dal capitano Gennaro Cascone e del Reparto operativo (tenente colonnello
Carlo Pieroni) e del Nucleo investigativo (maggiore Michele Miulli) del
Comando provinciale, coordinata dalla locale Direzione investigativa
antimafia. Si tratta di Antonino Casili, 58 anni, di Condofuri; Alberto
Corso, 37 anni, di Canepina (VT); Augusto Corso, 51 anni, di Vallerano
(VT); Domenico Foti, 55 anni, di Condofuri; Concetto Manti, 43 anni, di
Condofuri; Tommaso Mesiano, 55 anni, di Condofuri; Antonio Nucera, 72
anni, di Gallicianò; Antonio Nucera, 58 anni, di Condofuri; Bruno
Nucera, 55 anni, di Condofuri e residente a Visp (Svizzera); Carmelo
Nucera, 63 anni, di Gallicianò; Carmelo Nucera, 43 anni, di Condofuri;
Diego Nucera, 65 anni, di Condofuri; Domenico Nucera, 42 anni, residente
a Graffignano (VT); Filippo Nucera, 72 anni, di Condofuri; Francesco
Nucera, 32 anni, di Condofuri; Giuseppe Nucera, 67 anni, di Condofuri e
residente a Reggio Calabria; Raffaele Nucera, 50 anni, di Condofuri;
Raffaele Nucera, 40 anni, di Condofuri; Roberto Raso, 41 anni, di
Mazzano Romano (RM); Pietro Rodà, 47 anni, di Condofuri; Domenico
Vitale, 54 anni, di Santo Sefano in Aspromonte e residente a Reggio
Calabria; Girolamo Zindato, 40 anni, di Condofuri.
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| Carmelo Nucera classe 1950 |
All’operazione hanno partecipato anche i carabinieri dei Comandi
provinciali di Viterbo, Terni, Chieti e Roma. L’ordinanza di custodia
cautelare in carcere, è stata emessa dal capo dell’Ufficio Gip Silvana
Grasso, che ha accolto le richieste formulate dalla Procura della
Repubblica presso il Tribunale (sostituto procuratore Antonio De
Bernardo, procuratore aggiunto Nicola Gratteri). Gli indagati, devono
rispondere a vario titolo di associazione per delinquere di stampo
mafioso, detenzione illegale di armi comuni da sparo, riciclaggio,
impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, tutte ipotesi
delittuose aggravate dall’associazione per delinquere di stampo
mafioso. L’indagine dei carabinieri nasce nel settembre 2009 nei
territori di Condofuri, ponendo la propria attenzione sulla famiglia
Nucera e sulle loro attività economico-commerciali.
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| Domenico Vitale |
Uno degli elementi essenziali è la scoperta del locale di ‘ndrangheta di
“Gallicianò”, cuore dell’area Grecanica e frazione aspromontana del
Comune di Condofuri, caratterizzato tra l’altro dalla presenza di già
due locali: Condofuri Marina e Condofuri San Carlo. Le attività, ancora
una volta, dimostrando la presenza e il controllo del territorio da
parte della ‘ndrangheta, hanno consentito individuare, addirittura, le
precise delimitazioni territoriali e le competenze dei rispettivi
locali. La località Acquapendente, infatti, dividerebbe il confine del
locale di Gallicianò con quello di San Carlo. Eloquente è il contrasto
sorto per l’assunzione del “comando” all’interno della famiglia, dove,
per ribadire i poteri di un capo su un altro, sono dovuti intervenire
altri soggetti “importanti” che, nonostante non appartenessero a quel
locale, hanno posto soluzione alla questione.
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| Antonino Casili |
Il tutto nasce nel 2002 con l’arresto per associazione mafiosa di
Giuseppe Nucera classe ’46, già capo-locale di Gallicianò e allorquando,
secondo gli inquirenti, Antonio Nucera classe ’55, si surroga il
diritto di autonominarsi capo-locale, senza chiedere alcuna
autorizzazione ne far giungere al primo alcuna “imbasciata”. Quando nel
2008, Giuseppe Nucera viene scarcerato ed ha terminato tutti gli
obblighi di legge, pretende nuovamente la carica toltagli. Gli
investigatori sostengono che Domenico Nucera, genero di Giuseppe e
nipote di Antonio Nucera, interviene per porre fine alla questione e
organizza un incontro che si risolve a favore di Giuseppe Nucera. Le
investigazioni, rivela il comandante provinciale dei carabinieri,
colonnello Lorenzo Falferi, hanno consentito di appurare come sin
dall’inizio, Alberto Corso socio in affari dei fratelli Nucera e loro
referente nella provincia di Viterbo, è indicato da Domenico Foti e
Antonio Nucera come “contrasto onorato” ed è lui stesso a ricevere un
illuminante lezione sulla ‘ndrangheta da parte di Domenico Nucera che
gli spiega l’organizzazione, l’assegnazione delle cariche in occasione
della festa della Madonna di Polsi, la suddivisione dei locali, lo
sviluppo della carriera ‘ndranghetistica dal basso, gli fa vedere la
propria incisione e la carica di Santa che detiene.
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| Tommaso Mesiano |
Alberto Corso, spiega il procuratore aggiunto Nicola Gratteri viene poi
rassicurato da Domenico Nucera che gli promette direttamente la carica
di sgarrista, senza passare per quella intermedia di camorrista e che,
se poi vorrà andare oltre, non deve preoccuparsi poiché comunque lo
aiuterà lui. Domenico Nucera continua raccontandogli il rito del
Battesimo, la lettura di una formula, la ferita da procurarsi con un
coltello sul dito e la goccia di sangue che deve fare cadere su un
limone ed infine il santino che deve essere completamente bruciato.
L’indagine ha consentito, evidenzia il capitano Gennaro Cascone, di
appurare un sistema di riciclaggio di denaro sporco che partendo dalla
Calabria, passava per il Lazio attraverso alcune ditte e ritornava in
provincia di Reggio Calabria. Già nel mese di aprile 2009, Alberto Corso
e Francesco Nucera, titolari di alcune piccole aziende nella provincia
di Viterbo, si sarebbero presentati a Reggio Calabria e tramite Antonio
Nucera, avrebbero chiesto del denaro poiché la ditta ortofrutticola
Cimina dei fratelli Corso era in forti difficoltà economiche.
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| Carmelo Nucera classe 1970 |
Nel maggio 2009, Antonio Nucera, fermato a un posto di controllo nella
provincia di Viterbo, viene trovato in possesso di circa 50.000 euro in
contanti dalla Guardia di finanza e lo stesso dichiara che erano soldi
provenienti dalla Svizzera e che servivano ai nipoti Nucera per pagare
gli operai. Invece, rivelano gli inquirenti, si evince che i soldi erano
per i fratelli Corso e provenivano dalla Calabria. I fratelli Nucera e
Corso si stima abbiano preso circa 600.000 euro dalla Calabria e
reinvestiti nelle ditte Nucera Trasporti, Vitercalabra, Ortofrutta
Cimina. La restituzione del denaro, spiega ancora il procuratore
aggiunto Gratteri, avveniva mediante l’invio mensile di 7.500 euro e di
50.000 euro una tantum, allo zio Antonio Nucera, che per il tramite di
Domenico Vitale, li restituiva a chi aveva dato il credito, fra cui
Rocco Musolino.
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| Pietro Rodà |
L’intera operazione, convenzionalmente denominata “El Dorado”, prende il
nome proprio da questa attività di riciclaggio, che ha consentito di
costruire un intero impero e paradiso economico nella provincia di
Viterbo. Sono state poi sottoposte a sequestro probatorio sei aziende
del valore complessivo di circa 20 milioni di euro, tutte riconducibili
ai fratelli Corso e Nucera. Le aziende sottoposte a sequestro sono:
Trasporti Centro Italia srl; Vitercalabria autotrasporti srl; Ortofrutta
Cimina srl; Ortfruit internazionale srl; Cimina immobiliare. Alla
conferenza stampa hanno partecipato il procuratore aggiunto Nicola
Gratteri, il colonnello Lorenzo Falferi, il tenente colonnello Carlo
Pieroni, il maggiore Michele Miulli, il capitano Gennaro Cascone e il
tenente Alberto Provenzale
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| Girolamo Zindato |
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