CARABINIERI: AZZERATO IL MANDAMENTO MAFIOSO DI BAGHERIA.
PREMESSA
I
Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, unitamente a quelli
della Compagnia di Bagheria e del Reparto Anticrimine di Palermo,
coordinati dalla D.D.A. di Palermo (Procuratore Aggiunto dott. Leonardo AGUECI, Sost. Proc. dott.ssa Francesca MAZZOCCO e dott.ssa Caterina MALAGOLI), hanno dato esecuzione a 21 fermi del P.M. nei confronti di altrettanti soggetti riconducibili al Mandamento mafioso di Bagheria, in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione
per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, rapine, detenzione illecita
di armi da fuoco, scambio elettorale politico mafioso e traffico internazionale di stupefacenti.
Nello
stesso contesto, si è proceduto al sequestro preventivo di sette
complessi aziendali e di numerosi beni mobili e immobili, tutti
riconducibili a elementi di spicco della consorteria mafiosa, per un
valore complessivo di circa trenta milioni di euro.
L’operazione
è la risultante di parallele e coordinate indagini che, partendo da tre
distinte direttrici, hanno consentito: al Nucleo Investigativo, di
documentare le dinamiche criminali del mandamento mafioso di Bagheria e,
in particolare, delle famiglie di Villabate e Ficarazzi; alla Compagnia
di Bagheria, di scompaginare le fila della famiglia mafiosa di
Altavilla Milicia; al Reparto Anticrimine, di accertare le
responsabilità a carico di cinque soggetti in contatto con il sodalizio
in ordine ad un traffico internazionale di sostanze stupefacenti tra
l’Italia ed il Canada.
L’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE
GLI ASSETTI DEL MANDAMENTO E I SUOI VERTICI
Le
indagini, avviate nel 2011, hanno permesso di ricostruire gli assetti
organizzativi e gli equilibri del mandamento mafioso di Bagheria,
duramente colpito nell’anno 2008 con l’operazione Perseo, che
portò all’arresto di numerosi affiliati e, tra questi, del suo reggente
SCADUTO Giuseppe, uno dei protagonisti del progetto di ricostituzione
della commissione provinciale di cosa nostra.
ZARCONE
Antonino, già a capo della famiglia di Altavilla Milicia, assumeva
quindi la reggenza del mandamento, gestendone le dinamiche criminali, in
sinergia con i vertici del mandamenti più influenti del capoluogo
palermitano (Porta Nuova, Pagliarelli, San Lorenzo/Tommaso Natale).
La sua ascesa veniva interrotta nel dicembre del 2011 quando, con l’operazione Pedro, finiva in manette unitamente ad altri uomini d’onore del mandamento palermitano di Porta Nuova.
Con
l’arresto di ZARCONE Antonino, la compagine criminale bagherese
evidenziava chiari segni di crisi, di cui si faceva interprete, una
volta divenutone reggente, un anziano mafioso, DI SALVO Giacinto (detto Gino), già capo famiglia di Bagheria.
Tale
periodo di reggenza è stato caratterizzato da alcune vicende che hanno
influito sulla rimodulazione delle articolazioni del mandamento
bagherese, tra esse l’indebolimento del vicino mandamento di Misilmeri
che, a seguito dell’arresto del reggente, LO GERFO Francesco, perdeva la
famiglia mafiosa di Villabate che, quindi, transitava al contiguo
mandamento di Bagheria. Tale sostanziale cambiamento, a sua volta,
traeva origine dalla fine della latitanza (con la cattura in Indonesia ad opera del Nucleo Investigativo, in collaborazione con l’Interpol) del capo della famiglia di Villabate, MESSICATI VITALE Antonino, che
agevolava la ascesa criminale di LAURICELLA Salvatore, amico del
MESSICATI e già a capo della famiglia mafiosa di Ficarazzi, al quale
veniva affidato anche il compito di reggere la famiglia villabatese.
Alla
luce di quanto sopra, può affermarsi che, attualmente, costituiscono
articolazioni del mandamento mafioso di Bagheria le famiglie di Bagheria
(che comprende anche i territori della frazione di Aspra nonché del comune di Santa Flavia), di Villabate e di Ficarazzi, di Altavilla Milicia e di Casteldaccia.
Le
investigazioni hanno permesso di dimostrare che la struttura della
consorteria di Bagheria riproduce il classico assetto verticistico dei
sodalizi mafiosi, caratterizzati da una chiara e definita ripartizione
dei ruoli. DI SALVO Giacinto si colloca a capo del sodalizio, in quanto
forte di un passato criminale che lo ha visto trarre in arresto, nel
1998, nell’ambito dell’operazione Grande Oriente, in quanto ritenuto responsabile di aver favorito la lunga latitanza di Bernardo PROVENZANO, anche ospitandolo nella sua lussuosa villa bagherese.
Dai servizi di intercettazione è emerso in maniera chiara ed inconfutabile che DI SALVO Giacinto costituisce un autorevole elemento
di raccordo delle più significative manifestazioni criminali del
mandamento, talvolta contestato dai suoi diretti collaboratori che gli
imputano un atteggiamento
rigido ed accentratore, spesso finalizzato al soddisfacimento di
interessi personali. A tal proposito è illuminante una conversazione
intercettata, avente come protagonista FLAMIA Sergio Rosario che,
testualmente, afferma: … questi …non hanno quella mente
imprenditoriale …. ma che è giusto secondo te che a Bagheria ci sono un
sacco di ditte di queste … di movimento terra … e i lavori li deve fare
tutti Gino (DI SALVO Giacinto)?
FLAMIA
Sergio Rosario, pregiudicato per fatti di mafia, è uno dei più fidati
collaboratori del DI SALVO, per conto del quale gestisce la cassa del mandamento di Bagheria. Egli, in qualità di capo decina, si avvale di un gruppo di spregiudicati e pericolosi picciotti, a lui fedelmente legati, investiti di incombenze di mero carattere esecutivo ed individuabili in BRUNO Salvatore Giuseppe, GIRGENTI Silvestro, MOZDHAIR Driss detto Andrea, CENTINEO Francesco e GAGLIANO Vincenzo.
Sullo stesso piano criminale del FLAMIA, nella veste di capo decina, si colloca BARTOLONE Carmelo, già tratto in arresto nel 2005 per associazione mafiosa nell’ambito della operazione Grande Mandamento, recentemente tornato in libertà e subito reinserito a pieno titolo nelle fila del sodalizio.
Anch’egli, che svolge un ruolo determinante nel reinvestimento dei capitali illecitamente acquisiti, è a capo di alcuni soldati, con mansioni meramente operative e individuabili principalmente in GRANITI Vincenzo e LIGA Pietro.
Particolarmente
significativo, al fine di lumeggiare lo spessore criminale del
BARTOLONE, è uno stralcio del provvedimento cautelare, relativo
all’operazione Grande Mandamento, che testualmente riporta:
…omissis…
BARTOLONE
Carmelo risponde nel presente procedimento del reato di cui all'art.
416 bis c.p., quale componente della famiglia mafiosa di Bagheria,
legato da peculiari vincoli personali e fiduciari con la famiglia
EUCALIPTUS - in particolare con EUCALIPTUS Nicolò e con MORREALE Onofrio
- ed impegnato attivamente sia nel circuito di trasmissione dei
biglietti da e per il latitante PROVENZANO Bernardo, sia come prestanome
nella titolarità dell’impresa SICULA MARMI, facente parte del
patrimonio occulto del capomafia EUCALIPTUS Nicolò.
Omissis …
Il
carisma del BARTOLONE è messo in evidenza in un’intercettazione nella
quale GRANITI Vincenzo, interloquendo con un altro sodale, rimarcava
l’assoluta devozione nutrita nei confronti del suo capo, così affermando: “…io a CARMELO, …(omissis)… però CARMELO io non lo abbandonerò mai...”.
Più specificamente, dalle investigazioni è emerso il ruolo determinante svolto dal BARTOLONE Carmelo nel:
- sostenere economicamente la famiglia di ZARCONE Antonino e quella di alcuni soldati, durante la loro detenzione;
- contribuire
al finanziamento della cassa della famiglia, con parte degli illeciti
profitti derivanti soprattutto dalle attività estorsive.
La
mattina del 04 dicembre 2012, si verificava però un accadimento
destinato a segnare significativamente le dinamiche della famiglia
mafiosa di Bagheria.
I
Carabinieri della locale Compagnia, nel corso di un servizio di
controllo effettuato sul conto di BARTOLONE Carmelo, per verificare il
rispetto delle prescrizioni imposte dalla sorveglianza speciale di P.S.,
ne constatavano l’assenza.
La
moglie, apparentemente per nulla allarmata, rappresentava ai militari
che il marito si era allontanato volontariamente, portando con se anche
una valigia con degli indumenti.
E,
in effetti, il quadro complessivo delle risultanze investigative
converge sull’ipotesi dell’allontanamento volontario del BARTOLONE, in considerazione:
- della
sua caratura criminale e della certezza di poter ricevere appoggio dai
suoi fedeli sodali anche per sostenere un lungo periodo di latitanza;
- dei contrasti avuti con DI SALVO Giacinto, tanto da fargli temere per la sua incolumità personale. Nello specifico, il DI SALVO avrebbe contestato al BARTOLONE il mancato versamento alla cassa del provento di alcune attività illecite.
Un’ulteriore
chiave di lettura dei fatti di cui sopra, ci è fornita dalla
conversazione intercettata fra Sergio FLAMIA e Vincenzo GAGLIANO, nel
corso della quale il primo asserisce: “eh non solo! non solo si è
andato a buttare latitante....ENZO se viene un uccellino e mi dice a
me..."stai attento...guardati quando cammini e stai attento
perchè...(incomprensibile)... il programma che vogliono ammazzarti
che e come"...io mio tolgo il guinzaglio...ed affronto a chiunque perché
sono onesto...ma se io mi attacco alla "lanna" (non contesto le accuse
n.d.r.) e me ne vado … già la prima cosa che sto dimostrando è
che...minchia ho torto...”. omissis ..cornuto ed indegno che è...ed è
tanto cornuto...capace che pensa che sono io che lo volevo portare a
morire...”.
Per
quanto riguarda la famiglia mafiosa di Villabate, è emerso che è stata
retta da MESSICATI VITALE Antonino, anche durante la latitanza e sino
suo arresto, avvenuto in Indonesia. Costui, storicamente legato a
MANDALA’ Nicola, ergastolano capo mafia villabatese, scalava i vertici
della famiglia mafiosa di Villabate, succedendo a D’AGATI Giovanni (tratto in arresto nel 2009 nell’ambito dell’operazione Senza Frontiere).
Come
già detto, successivamente all’arresto del MESSICATI VITALE, LAURICELLA
Salvatore assumeva la reggenza sia della famiglia mafiosa di Villabate
che di quella di Ficarazzi, che è riuscito abilmente a gestire grazie
alla fedele collaborazione di uomini d’onore, quali LEONFORTE Atanasio Ugo, CIRRINCIONE Michele, FONTANA Salvatore e RUBINO Michele.
Con
riferimento alla famiglia di Altavilla Milicia, le investigazioni hanno
consentito di documentare la delicata fase di riorganizzazione del
sodalizio in seguito all’arresto del suo capo, LOMBARDO Francesco.
Le indagini hanno anche evidenziato il significativo ruolo svolto da
alcuni sodali, tra cui Rosario LA MANTIA, Pietro GRANA’, Raffaele PURPI, Vincenzo GENNARO e Umberto GUAGLIARDO, non solo nella commissione delle estorsioni, manifestazioni criminali tipiche di cosa nostra, ma anche nella gestione e nel controllo della criminalità comune.
Inoltre,
è emerso che il sodalizio si è occupato del mantenimento della famiglia
del detenuto LIPARI Gaetano, insospettabile dipendente dell’ASL di
Bagheria e noto per essere stato l’infermiere di PROVENZANO, che lo
indicava nei suoi pizzini con il “numero 60”.
LE NUOVE AFFILIAZIONI
Cosa nostra bagherese costituisce un archetipo criminale che si colloca a metà strada tra il vecchio e il nuovo,
capace di rimodulare rapidamente i propri assetti per essere sempre
incisivamente presente sul territorio ma, al tempo stesso, profondamente
rispettosa delle tradizioni. L’ingresso nelle fila del sodalizio è
considerato un momento fondamentale nella vita del mafioso, in quanto
avvia un legame indissolubile di appartenenza e, pertanto, da
enfatizzare con i rituali più antichi della affiliazione, quelli della punciuta e della presentazione delle nuove leve agli
anziani uomini d’onore. Non meno importante la formazione e
l’ammaestramento delle nuove leve che, secondo una ottimistica visione
strategica, rappresentano il futuro di cosa nostra e pertanto devono essere bene indottrinati, se necessario anche con le maniere forti, come si fa con i giovani cavalli da trotto. A tal proposito, si riportano le seguenti conversazioni intercettate:
- “...ieri...
...si doveva fare una certa situazione a Villabate... ...dovevamo
sistemare a uno di Villabate... ed è giusto che siamo presenti noi altri
pure... “ho incontrato lo ZU GINU (DI SALVO Giacinto ndr)... ...e lui
poi lo prende e lo porta prima a prendersi il caffè e me lo presentate …
perché si usa... ...una presentazione ufficiale, anche se io lo
conosco, so chi è...”. omissis “...però ci vuole una presentazione
ufficiale... e non è venuto più!”;
- “quando
vedi che nella salita fanno le bizze...piglia e colpisci con il
frustino....sulle gambe...che loro il trotto non lo
interrompono...purtroppo i cavalli giovani così sono”.
LE ESTORSIONI
Le
investigazioni hanno permesso di ricostruire con certezza la
commissione di undici estorsioni in danno di alcuni imprenditori edili
di Villabate e di Altavilla Milicia, di commercianti bagheresi ed anche
di un studio di liberi professionisti di Ficarazzi. La pressione
estorsiva, pur essendo risultata particolarmente soffocante soprattutto a
ridosso delle festività natalizie e pasquali, per il timore da parte
delle vittime di pesanti ritorsioni, non ha incoraggiato alcuna forma
di denuncia o di atteggiamento collaborativo.
Tutti i proventi delle estorsioni risultano essere stati in parte destinati ad alimentare la cassa del mandamento.
LE ARMI
La disponibilità di armi da parte della famiglia mafiosa di Bagheria risulta da numerose intercettazioni ambientali
Nel
luglio 2012, avendo appreso del luogo ove era stata occultata un’arma,
nella disponibilità della famiglia mafiosa di Villabate, si procedeva
all’arresto di DI PAOLA Luciano, autista di RUBINO Michele, al quale
veniva sequestrata una pistola BELARDINELLI cal. 7.65 con circa 20
proiettili, perfettamente funzionante e risultata essere provento di
furto.
LE RAPINE
Anche il settore delle rapine è risultato essere di particolare interesse per la consorteria.
Le
indagini hanno consentito infatti di accertare oltre alla consumazione,
da parte del sodale MOZDAHIR Driss, di una rapina in danno di un
corriere espresso, anche un progetto di commissione di alcune lucrose
rapine a gioiellerie e portavalori.
Il soggetto di riferimento per tale disegno criminoso è risultato essere l’affiliato BRUNO Salvatore Giuseppe, personaggio già emerso nell’ambito dell’operazione Perseo,
in quanto uomo fidato dell’allora reggente del mandamento, SCADUTO
Giuseppe, uno dei protagonisti del progetto di ricostituzione della commissione provinciale.
Il BRUNO,
intercettato nel corso di una conversazione con un individuo rimasto
ignoto, pianificava la commissione, anche con l’utilizzo di esplosivo,
di una rapina ad un portavalori: “… glielo metto nelle aperture e
…wuff (simulazione di un’esplosione) ….si fa ammazzare ….dipende quello
che c’è la dentro…si fa ammazzare…. omissis ….si pigliano i sacchetti…e
si chiudono di nuovo….” .
IL SETTORE DELLE SCOMMESSE SPORTIVE
Anche tale ambito, sempre più permeato dagli interessi illeciti di cosa nostra,
è risultato essere strettamente controllato dalla mafia bagherese che,
attraverso l’atttenta gestione di FLAMIA Sergio Rosario e BRUNO
Salvatore Giuseppe, ne ha fatto una delle fonti economiche più
significative del sodalizio. Lungimirante il progetto di FLAMIA di
ricondurre le diverse agenzie di scommesse ad un’unica rete gestionale,
al fine di consentirne una più efficace amministrazione.
Per
il territorio di Villabate è emerso che LAURICELLA Salvatore ha gestito
in maniera occulta alcune agenzie di scommesse sportive, i cui guadagni
sarebbero stati destinati soprattutto al mantenimento delle famiglie
dei detenuti.
In
relazione a quanto sopra detto, si riporta uno stralcio di
intercettazione che evidenzia chiaramente la destinazione al
sostentamento delle famiglie degli utili ricavati dalle agenzie di scommesse: “mille
e cinquecento euro a settimana … è buono che uno dice se lo dividono
tre persone…non sono tre famiglie che vivono con cinquecento euro a
settimana, con cinquecento euro alla settimana non vive bene?”.
LO SCAMBIO ELETTORALE POLITICO-MAFIOSO
Le attività hanno anche consentito
di rilevare la perdurante capacità della consorteria di condizionare
le dinamiche politico-elettorali locali. E’ stato accertato, infatti, un
patto avente per oggetto la promessa di voti in cambio di danaro,
3.000,00 €, tra alcuni mafiosi di Bagheria e un candidato alle scorse
elezioni amministrative regionali: quest’ultimo individuato in SCRIVANO
Giuseppe, attuale Sindaco del Comune di Alimena (PA) e vicesindaco del
Comune di Villabate dal giugno 2007 al giugno 2008.
IL SEQUESTRO BENI
Le acquisizioni raccolte hanno permesso di accertare come gran parte degli illeciti profitti di cosa nostra
bagherese sia stata investita in beni mobili, immobili e complessi
aziendali, intestati a prestanome compiacenti. Da ciò ne è derivata
l’emissione di provvedimenti di sequestro preventivo di un cospicuo
patrimonio nel cui ambito, in particolare, figurano:
- il
noto locale notturno denominato “VILLA GIUDITTA”, situato in Palermo,
via San Lorenzo, gestito fittiziamente da LESTO Michelangelo Maurizio e
destinatario di investimenti da parte di ZARCONE Antonino e MESSICATI
VITALE Antonino;
- la ditta CANDIS, operante nel settore del movimento terra, riconducibile a DI SALVO Giacinto;
- l’agenzia
di scommesse GOLDBET di Bagheria, intestata fittiziamente ad un
familiare di BRUNO Salvatore Giuseppe e riconducibile a FLAMIA Sergio
Rosario;
- due
supermercati, intestati a prestanome e gestiti occultamente da FLAMIA
Sergio Rosario, anche con la complicità di GAGLIANO Vincenzo;
- la ditta Individuale “COSTANZO Giuseppa”, di Altavilla Milicia, operante nel settore edile, riconducibile a LA MANTIA Rosario;
- la ditta individuale “LOMBARDO Giuseppe”, di Altavilla Milicia, operante nel settore edile, riconducibile a LA MANTIA Rosario;
- la ditta individuale “L.M. COSTRUZIONI s.r.l.”, di Altavilla Milicia, operante nel settore edile, riconducibile a PURPI Raffaele;
- l’impresa individuale “SCIANNA Isidoro”, di Bagheria, operante nel settore edile, riconducibile a LIGA PIETRO;
- vari
immobili, beni mobili, e conti correnti riconducibili a PURPI Raffaele,
LA MANTIA Rosario, LOMBARDO Francesco e LIGA Pietro.
Il
valore stimato dei beni e dei complessi aziendali oggetto di sequestro
ammonterebbe complessivamente a circa 30 milioni di euro.
IL TRAFFICO INTERNAZIONALE DI STUPEFACENTI
Nell’ambito di una collaborazione info–investigativa con la Royal Canadian Mounted Police
(RCMP) e dietro specifica richiesta in tal senso, nel settembre 2012
veniva avviata una indagine nei confronti di Juan Ramon FERNANDEZ PAZ,
un noto esponente di cosa nostra canadese legato alla
famiglia Rizzuto, attiva a Montreal e in altre regioni del Canada,
espulso dal quel paese dopo aver scontato una condanna a 10 anni di
reclusione e di recente giunto a Bagheria.
Le indagini hanno consentito di documentare il significativo ruolo svolto dal FERNANDEZ nella organizzazione:
- di
un canale di importazione in Canada di pillole di ossicodone, una
particolare sostanza stupefacente largamente diffusa nel Nord America
ove è sottoposta a una stringente legislazione che ne limita la
circolazione, avvalendosi di sodali palermitani in grado di garantire
l’approvvigionamento del narcotico e la successiva spedizione;
- di
un traffico di cocaina ed eroina dal Sud America verso il Canada e
l’Italia. In tale quadro, le indagini hanno avuto riscontro nell’arresto
di un affiliato al gruppo, SORCI Pietro, perché trovato in possesso di
650 grammi di eroina;
- la disponibilità di armi da fuoco.
Le
investigazioni hanno anche permesso di delineare il particolare
scenario criminale canadese, caratterizzato da una forte instabilità,
soprattutto con riferimento a cosa nostra di Montreal e Toronto, lacerata da un conflitto che, negli ultimi 3 anni, ha visto l’esecuzione di più di 50 omicidi.
E’
così emersa la frattura esistente tra Vito RIZZUTO, noto boss di cosa
nostra canadese e un suo luogotenente, Raynal DESJARDIN. Quest’ultimo
approfittando dello stato di detenzione del rivale, avrebbe tentato di
scalare i vertici dell’organizzazione, eliminando la vecchia guardia del
sodalizio. Il tentativo, però, trovava la decisa e ferma reazione di
Vito RIZZUTO il quale, tornato in libertà nell’ottobre del 2012, dopo 8
anni di detenzione, metteva in atto una controffensiva che gli
consentiva di riprendere il controllo della famiglia.
ELENCO ARRESTATI :
01. DI SALVO GIACINTO NATO BAGHERIA 17 MAG 43, CAPO MANDAMENTO MAFIOSO DI BAGHERIA;
02. FLAMIA SERGIO ROSARIO, NATO PALERMO 21 FEB 63, CAPO MANDAMENTO MAFIOSO DI BAGHERIA;
03. GIRGENTI SILVESTRO, NATO PALERMO 27 MAG 71;
04. BRUNO SALVATORE GIUSEPPE, NATO BAGHERIA 01 GEN 77;
05. MOZDAHIR DRISS, NATO PALERMO 09 FEB 87;
06. CENTINEO FRANCESCO, NATO PALERMO 15 SET 84;
07. GAGLIANO VINCENZO, NATO PALERMO 04 OTT 64;
08. GRANITI VINCENZO, NATO BAGHERIA 08 GEN 65;
09. LIGA PIETRO, PALERMO 11 APR 66;
10. FONTANA SALVATORE, NATO MISILMERI (PA) 09 APR 50;
11. CIRRINCIONE MICHELE, NATO PALERMO 15 SET 84;
12. LEONFORTE ATANASIO UGO, NATO FICARAZZI (PA) 12 MAG 55;
13. LAURICELLA SALVATORE, NATO PALERMO 28 SET 76;
14. GRANA’ PIETRO, NATO PALERMO NATO ALTAVILLA MILICIA(PA) 01 DIC 41;
15. LA MANTIA ROSARIO, NATO PALERMO 07 AGO 64;
16. PURPI RAFFAELE, NATO PALERMO 10 OTT 66;
17. GENNARO VINCENZO, NATO PALERMO 28 LUG 57;
18. GUAGLIARDO UMBERTO, NATO PALERMO 13 GEN 89;
19. TIRRENA PIETRO, NATO PALERMO 21 GEN 75;
20. CARBONE GIUSEPPE SALVATORE, NATO PALERMO 22 AGO 69;
21. MONTESANTO SETTIMO, NATO CASTELDACCIA 04 OTT 62;




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