Ne parla il libro “Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città”
LA VIVACITA’ DELLE PERIFERIE METROPOLITANE OGGI
Oltre 100 teatri, compreso l’Arcimboldi, 550 associazioni di
cittadini, un centinaio di scuole per immigrati, oltre 50 etnie, decine di giornali, radio, persino televisioni di quartiere: è questa la periferia degradata?
Stereotipo, che spesso tenacemente sopravvive, sia contraddetto dalla realtà.
Mezzo secolo infatti è trascorso da quando i film di Monicelli e di Antonioni ( Romanzo popolare, Cronaca di un amore) mostravano immagini desolate di grigi palazzoni immersi nel grigiore della
nebbia, del territorio, dei sentimenti; di chi, immigrato, tentava di
integrarsi nel mondo milanese aperto sì, ma comunque dotato di regole e cultura diverse da quelle delle regioni di origine, regole e cultura cui era giocoforza adeguarsi.
Due meridionali di seconda generazione – per parafrasare l’assurda
frase “extracomunitario di seconda generazione” che indica chi, figlio
di immigrati, pur essendo nato in Italia non ne ha i diritti di cittadino – Gianni Biondillo e Michele Monina hanno scarpinato per 100
chilometri ai piedi delle Tangenziali milanesi percorrendo i quartieri
della “periferia” – Quarto Oggiaro, Giambellino, Gratosoglio, Barona,
Baggio ed altri - raccogliendo nel libro “Tangenziali.
Due viandanti ai bordi della città” (editore Guanda) le impressioni del vivere popolare che è, alla fine, il vivere della città.
Milano non è sicuramente la Cerchia dei Navigli, meglio, non è solo.
Anzi. Su un totale di quasi 1.300.000 abitanti, nel centro storico ci vivono 90.000.
La sera dopo le 8 certi quartieri, dal quadrilatero della moda alla zona degli affari, mostrano panorami da day after. In strada zero persone (un po’ di animazione soltanto presso i cinema, i ristoranti, i locali notturni), strade e vetrine illuminate.
Ecco, il centro è una vetrina, indispensabile per una città che intende mostrarsi al mondo, ma senza umanità.
L’umanità la si trova in periferia.
Ma anche qui bisogna intendersi.
Quale è la periferia di Milano?
Forzando un certo modo di vedere, come fanno gli autori, possiamo individuarla in Bergamo, Como, Pavia, addirittura Lugano perché la metropoli va intesa come una conurbazione di 6 milioni di abitanti.
Questa periferia, ogni periferia, ha comunque bisogno di luoghi identitari per permettere a chi vi risiede di identificarsi con essa, e perciò di rispettarla e di amarla.
Periferie vivibili fanno vivibile la città. Pensiamo ad esse come membra e il centro metropolitano come al corpo: indispensabili le une all’altro e viceversa per vivere.
Sono intervenuti: Gianni Biondillo, coautore del libro; Alfredo Spaggiari, responsabile Urban Center del Comune di Milano; Paolo Limonta, Ufficio Relazioni con la Città del Comune di Milano; Walter
Cherubini, Consulta Periferie Milano.
Achille Colombo Clerici commenta, richiamando una riflessione del card. Gianfranco Ravasi.
"Esiste una profonda differenza tra le realta' urbane statunitensi e quelle del nostro Paese.
Nelle citta' americane regna una sorta di equilibrio di fondamentalismi.
Qui siamo alla ricerca di un multiculturalismo tra diverse etnie e differenti culture.
La meta dovrebbe esser rappresentata dalla interculturalita', in cui ciascuno, nel reciproco confronto, si presenta con la propria cultura e con la propria identita': in cui ci puo' anche esser contrasto, un contrasto che alla fine pero' si deve comporre in un " duetto",per la costruzione di un insieme comune.
V'e' anche una netta differenza tra la periferia di Milano, che presenta caratteri di una certa omogeneita', e quella romana ove si registrano profonde diversificazioni e squilibri, sul piano sociale, economico e culturale."
“Le periferie di Milano viste dalle periferie”, tema del quinto dibattito organizzato da Periferia InConTra promosso da Consulta Periferie Milano unitamente all’Ufficio Relazioni con la Città con il patrocinio del Comune di Milano, ha inteso dimostrare quanto lo
Benito Sicchiero
LA VIVACITA’ DELLE PERIFERIE METROPOLITANE OGGI
Oltre 100 teatri, compreso l’Arcimboldi, 550 associazioni di
cittadini, un centinaio di scuole per immigrati, oltre 50 etnie, decine di giornali, radio, persino televisioni di quartiere: è questa la periferia degradata?
Stereotipo, che spesso tenacemente sopravvive, sia contraddetto dalla realtà.
Mezzo secolo infatti è trascorso da quando i film di Monicelli e di Antonioni ( Romanzo popolare, Cronaca di un amore) mostravano immagini desolate di grigi palazzoni immersi nel grigiore della
nebbia, del territorio, dei sentimenti; di chi, immigrato, tentava di
integrarsi nel mondo milanese aperto sì, ma comunque dotato di regole e cultura diverse da quelle delle regioni di origine, regole e cultura cui era giocoforza adeguarsi.
Due meridionali di seconda generazione – per parafrasare l’assurda
frase “extracomunitario di seconda generazione” che indica chi, figlio
di immigrati, pur essendo nato in Italia non ne ha i diritti di cittadino – Gianni Biondillo e Michele Monina hanno scarpinato per 100
chilometri ai piedi delle Tangenziali milanesi percorrendo i quartieri
della “periferia” – Quarto Oggiaro, Giambellino, Gratosoglio, Barona,
Baggio ed altri - raccogliendo nel libro “Tangenziali.
Due viandanti ai bordi della città” (editore Guanda) le impressioni del vivere popolare che è, alla fine, il vivere della città.
Milano non è sicuramente la Cerchia dei Navigli, meglio, non è solo.
Anzi. Su un totale di quasi 1.300.000 abitanti, nel centro storico ci vivono 90.000.
La sera dopo le 8 certi quartieri, dal quadrilatero della moda alla zona degli affari, mostrano panorami da day after. In strada zero persone (un po’ di animazione soltanto presso i cinema, i ristoranti, i locali notturni), strade e vetrine illuminate.
Ecco, il centro è una vetrina, indispensabile per una città che intende mostrarsi al mondo, ma senza umanità.
L’umanità la si trova in periferia.
Ma anche qui bisogna intendersi.
Quale è la periferia di Milano?
Forzando un certo modo di vedere, come fanno gli autori, possiamo individuarla in Bergamo, Como, Pavia, addirittura Lugano perché la metropoli va intesa come una conurbazione di 6 milioni di abitanti.
Questa periferia, ogni periferia, ha comunque bisogno di luoghi identitari per permettere a chi vi risiede di identificarsi con essa, e perciò di rispettarla e di amarla.
Periferie vivibili fanno vivibile la città. Pensiamo ad esse come membra e il centro metropolitano come al corpo: indispensabili le une all’altro e viceversa per vivere.
Sono intervenuti: Gianni Biondillo, coautore del libro; Alfredo Spaggiari, responsabile Urban Center del Comune di Milano; Paolo Limonta, Ufficio Relazioni con la Città del Comune di Milano; Walter
Cherubini, Consulta Periferie Milano.
Achille Colombo Clerici commenta, richiamando una riflessione del card. Gianfranco Ravasi.
"Esiste una profonda differenza tra le realta' urbane statunitensi e quelle del nostro Paese.
Nelle citta' americane regna una sorta di equilibrio di fondamentalismi.
Qui siamo alla ricerca di un multiculturalismo tra diverse etnie e differenti culture.
La meta dovrebbe esser rappresentata dalla interculturalita', in cui ciascuno, nel reciproco confronto, si presenta con la propria cultura e con la propria identita': in cui ci puo' anche esser contrasto, un contrasto che alla fine pero' si deve comporre in un " duetto",per la costruzione di un insieme comune.
V'e' anche una netta differenza tra la periferia di Milano, che presenta caratteri di una certa omogeneita', e quella romana ove si registrano profonde diversificazioni e squilibri, sul piano sociale, economico e culturale."
“Le periferie di Milano viste dalle periferie”, tema del quinto dibattito organizzato da Periferia InConTra promosso da Consulta Periferie Milano unitamente all’Ufficio Relazioni con la Città con il patrocinio del Comune di Milano, ha inteso dimostrare quanto lo
Benito Sicchiero

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