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La cattura del narcotrafficante Domenico Trimboli premia la sinergia tra Polizia di Stato, Carabinieri ed Interpol


Il latitante, circa lo spessore criminale, era ritenuto un narcotrafficante, di grosso calibro. Uno dei ricercati più pericolosi della 'ndrangheta calabrese coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti'. L’uomo, ricercato dal 2009, nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria,“Chiosco Grigio”, condotta dal Goa della Guardia di Finanza di Catanzaro, nel corso della quale sono stati deferite all’autorità giudiziaria 35 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei delitti di traffico di stupefacenti; e nell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Domingo”, condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato P.S. di Bovalino, su disposizione del gip del Tribunale di Reggio Calabria inserito nell’elenco del ministero dell’Interno dei ricercati più pericolosi di ‘ndrangheta in quanto ritenuto legato a famiglie del reggino, è stato arrestato a Medellin (Colombia).  La cattura, è arrivata a conclusione di indagini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, in sinergìa con quella di Alessandria e dal Ros Carabinieri, localmente diretto dal maggiore Leandro Piccoli; con il coordinamento dello Sco (Andrea Grassi) e degli Uffici centrali del Ros. Trimboli, indicato quale referente dei cartelli colombiani per il traffico di ingenti quantitativi di droga dal Sud America all’Europa, non appena estradato in Italia, dovrà scontare una condanna, in via definitiva, alla pena di 12 anni di reclusione, 40.000 euro di multa e 3 anni di libertà vigilata per un cumulo di pene relative a delitti in materia di droga, commessi in Italia ed all’estero.

MEDELLIN, ARRESTATO “DON PASQUALE” ALIAS DOMENICO TRIMBOLI, NATO A BUENOS AYRES, RESIDENTE A NATILE DI CARERI, REFERENTE DEI CARTELLI COLOMBIANI PER IL TRAFFICO DI INGENTI QUANTITATIVI DI DROGA DAL SUDAMERICA ALL’EUROPA

In conferenza stampa, il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, i questori di Reggio e Alessandria, Guido Nicolò Longo e Filippo Dispensa, il vice capo e dirigente la 1ª Divisione dello Sco di Roma Andrea Grassi; i capi delle Squadre Mobili reggina e alessandrina, Gennaro Semeraro e Alessandro Lopane; il funzionario dell’Interpol di Roma, colonnello della Guardia di finanza Nicola Palmieri; il dirigente della Sezione criminalità organizzata della Squadra mobile reggina Francesco Rattà; il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Lorenzo Falferi; il maggiore Leandro Piccoli del Ros di Reggio Calabria; la responsabile dei rapporti con la stampa della Questura, commissario capo Annamaria Ciccariello. Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, ha telefonato al vicecapo vicario della Polizia di Stato, Alessandro Marangoni, per complimentarsi dell'operazione che ha portato all'arresto, nella città colombiana di Medellin, di Domenico Trimboli, latitante dal 2009 e ritenuto elemento di vertice della cosca Cua-Rizieri con ramificazioni anche in Colombia. "Voglio ringraziare - ha sottolineato Cancellieri - le donne e gli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Alessandria e del Servizio Centrale Operativo, fonte Agi che, coordinati dalla Magistratura, dopo articolate attività investigative e con il supporto dell'Interpool, sono riusciti ad assicurare alla giustizia uno dei ricercati più pericolosi della 'ndrangheta calabrese coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti".
Domenico Salvatore


REGGIO CALABRIA- Per effetto della globalizzazione, cambia la strategia delle forze di polizia. Un giudice, un capo della Squadra Mobile, un agente, carabiniere o finanziere, sotto copertura od in sinergìa con l’interpol, oggigiorno, prende l’aereo e “gira” i continenti.” Tantu firrìa e scandagghija”, sino a che “pizzica” il maiuolo con le mani sulla marmellata. Purtroppo, i trattati internazionali bilaterali, la normativa funzionano poco e male. Se ne lamentava anche il procuratore aggiunto Nicola Gratteri. Per un’estradizione passa anche un anno. L’Ansa annuncia…”Domenico Trimboli, detto 'Pasquale', 39 anni, nato a Buenos Aires, latitante dal 2009, e' stato arrestato a Medellin. Il suo nome era inserito nell'elenco dei ricercati piu' pericolosi di 'ndrangheta. L'operazione e' stata fatta dalle squadre mobili di Reggio Calabria ed Alessandria e dei carabinieri del Ros coordinati dallo Sco e dagli Uffici centrali del Ros. Trimboli e' ritenuto il referente dei cartelli colombiani per il traffico di droga tra Sud America e Europa”. Ricercato dal 2009, era inserito nell'elenco del ministero dell'Interno dei ricercati più pericolosi di 'ndrangheta in quanto ritenuto legato a famiglie mafiose della fascia Jonica reggina (Natile di Careri e zone limitrofe).

Come ha riferito anche, il superpentito della ‘ndrangheta Rocco Varacalli, subito dopo l’operazione DDA “Minotauro”. Rocco Varacalli, 20 di crimine organizzato… in contatto con i Cua-Rizieri, in affari con le famiglie Ietto, Femia, Marando e i Trimboli di Milano; i Nirta di San Luca, le ‘ndrine di Africo, e Platì. Dal 2001 in poi, hanno assunto un ruolo di primo piano i fratelli Parisi Ed ancora… Bruno Polito (arrestato nell’operazione ’ Stupor Mundi’) un ruolo di primo piano nel traffico di stupefacenti a Torino;piazzava la droga per conto della cosca Spagnolo ecc. Ed a proposito dei rapporti o joint-venture fra Cosa Nostra e ‘ndrangheta… “Sono a conoscenza che Bernardo Provenzano e Totò Riina (vestito da monaco si è recato in San Luca per fermare una faida che stava nascendo tra le famiglie locali) avevano delle frequentazioni con Cordì detto “il ragioniere”. So anche che Provenzano e Riina erano conoscenti di Peppe o Antonio ‘U Russenninna, capo società del locale di San Luca” .In conferenza poi…il procuratore aggiunto Nicola Gratteri; i questori di Reggio e Alessandria, Guido Nicolò Longo e Filippo Dispensa; il vice capo e dirigente la 1ª Divisione dello Sco di Roma Andrea Grassi; i capi delle Squadre mobili reggina e alessandrina Gennaro Semeraro e Alessandro Lopane; il funzionario dell’Interpol di Roma, colonnello della Guardia di finanza Nicola Palmieri; il dirigente della Sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile reggina Francesco Rattà; il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Lorenzo Falferi; il maggiore Leandro Piccoli del Ros di Reggio Calabria; la responsabile dei rapporti con la stampa della Questura, commissario capo Annamaria Ciccariello, confermano e dettagliano.

Lo scrittore e saggista Nicola Gratteri ed il giornalista, scrittore-saggista Antonio Nicaso, nei loro preziosissimi lavori letterari ‘originali’, dedicati alla fenomenologìa ‘ndranghetistica, condotti con rigore scientifico, hanno più volte sottolineato la strategia espansionistica vincente della Piovra calabrese, attraverso la pratica dei matrimoni incrociati. Emblematico il matrimonio di Domenico Trimboli, con la figlia di un narcotrafficante. Di paesi diversi, città, province e regioni; se non nazioni. “Il fine giustifica i mezzi”. Senza scomodare il fiorentino Niccolò Machiavelli, storico, scrittore, drammaturgo, politico e filosofo italiano, che coniò il motto, tanto celeberrimo, quanto fortunato. Per la verità, “passaggio”gramignoso, noto urbi et orbi, se non, omnibus et lippis notum et tonsoribus esse. Dal procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati e prima ancora Manlio Minale, sino a Giuseppe Pignatone di Roma, Federico Cafiero De Raho di  Reggio Calabria, Francesco Messineo di Palermo e Giandomenico Lepore, (quand’era capo della Repubblica di Napoli), se non al successore Rosario Cantelmo; e perfino dal procuratore capo della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, in procinto di trasferirsi a sua richiesta da un’altra parte, Lari e Penati.

Il boss è stato catturato in Colombia grazie all'attività investigativa delle Squadre Mobili di Reggio Calabria e Alessandria coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia. Le congratulazioni del ministro Cancellieri. Catturato a Medelli'n (Colombia), il latitante Domenico Trimboli, alias Pasquale, nato a Buenos Aires (Argentina), inserito nell'elenco nazionale dei ricercati più pericolosi della 'ndrangheta calabrese e ritenuto elemento di vertice della cosca Cua Rizieri con ramificazioni anche in Colombia era un broker ”attendibile e sicuro”. Non sempre andava tutto liscio. Dice Rocco Varacalli che  un certo Bruno di Africo,  fosse stato sequestrato in Turchia e rilasciato “dopo” il pagamento di una forniture di droga per un importo di due miliardi di vecchie lire.

Dal “Barrio Laureles” di Medellin gestiva l’invio di carichi da 2-3 mila chili di cocaina per volta verso l’Europa destinate alle principali cosche della ’ndrangheta della fascia ionica reggina. In conferenza stampa è stato paragonato  al super broker della droga Roberto “Bebè” Pannunzi, catturato una prima volta il 28 gennaio 1994 in Colombia dalla Polizia nazionale colombiana, evaso misteriosamente più di un anno fa da un clinica romana, “Villa Sandra”. Roberto Pannunzi, personaggio potente e misterioso, dai mille agganci e mille contatti, ( non meno del figlio Alessandro, sposato con la figlia prediletta del capo di una nota famiglia del cartello di Medellin; ebbe contatti con Gaetano Badalamenti e Gerlando Alberti) broker del narcotraffico, arrestato a Madrid insieme al figlio Alessandro il 4 Aprile 2004 nell'operazione Igres, secondo la quale Pannunzi stesso era il referente delle famiglie Trimboli-Marando di Platì. Un broker al di sopra dei locali di 'ndrangheta, che comprava partite di cocaina per più famiglie; scomparso dagli arresti domiciliari, ha fatto perdere le sue tracce la notte del 3 marzo 2010; diagnosi: "cardiopatia ischemica postinfartuale", che convince i giudici del tribunale di sorveglianza di Bologna a concedergli gli arresti domiciliari. Il Los Angeles Times, rivela che nel periodo più florido della sua attività importasse in Europa fino a 2 tonnellate di cocaina al mese. Secondo il pentito della ‘ndrangheta ‘collaboratore di giustizia, Angelo Cortese di Cutro la cocaina pura, che arrivava dall’Olanda via Germania, costava sino a 17 mila euri il chilo. ”Tagliata” si ricavavano sino a 70 mila euri il chilo; 700 mila euri dieci chili; 7 milioni un quintale; 70 milioni una tonnellata. Invischiata la rete di produttori, grossisti, piazzisti, piccoli imprenditori della “bamba”, pusher, spacciatori, consumatori. Una classe imprenditoriale e criminale silenziosa,   che sposta decine di chili, in grosse valige nere. Fa affari d’oro. Compra appartamenti, bar e pizzerie, night clubs, pubs, supermarket…un’altra rete per lo spaccio. Sebbene “la strada”, dove il ‘brevi manu’ , che facilita lo scambio bustina-denaro, sia il canale  privilegiato.

Tutti col telefonino di terza generazione ed apparecchi tecnologici per togliere il segnale al cellulare quando si parla con qualcuno; pochi amici, niente fidanzate, massimo dell’anonimato, niente conto in banca,  se non una carta  di credito ricaricabile in Posta; guardiani che si chiamano…tigri del Bengala anaconda, pitoni. Un miliardo e mezzo di euri all’anno. Ma se lo standard arrivava a cinque tonnellate il mese (in certe città, come ‘Coca City’-Milano,  dove impazza la movida milanese lo supera), il numero di miliardi aumenta vistosamente. Salvatore Mancuso, detto “El Mono estradato negli Stati Uniti, il 13 Maggio 2008, dove decide di collaborare con gli inquirenti rivelando solo in parte quello che tutti sospettavano ( sulle sue spalle pendono 10.000 omicidi), negli ultimi dieci anni avrebbe smerciato 30.000 tonnellate di polvere bianca in partnership con la ‘ndrangheta, la mafia che detiene il monopolio mondiale della coca. È stata tirata fuori anche l’operazione “Galloway Tiburon” di cui diremo dettagliatamente più sotto…è un'inchiesta che, partita nel 2001 dalla Procura di Campobassocome semplice azione di controllo del territorio, è cresciuta fino a coinvolgere la Procura di Reggio Calabria, i G.I.C.O. di Milano, la Polizia colombiana e la DEA. Il nomedel boss Giorgio Sale, referente della ‘ndrangheta per il narcotraffico di coca, è legato al Molise.

Il rischio per i narcotrafficanti è grosso; i giudici “stangano”; sino a 20-25 anni di galera, se non sei recidivo. Poi si spalancano le porta dell’inferno… Avvocati, tribunali, carceri, salassi economici, se va bene. Alternativa a: ospedali, cimiteri…Monta su tutte le furie, il pm della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri, che era riuscito, rimbalzando da un continente all’altro a raccogliere prove ed a farlo condannare, a sedici anni e mezzo di carcere per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga; è stato lui suggellare il patto tra la cosca siciliana degli Alberti e i narcotrafficanti marsigliesi, convincendo il chimico Renè Bousquet a trasferirsi a Palermo e impiantare la prima raffineria di eroina; sempre lui a contrattare per la ndrina dei Morabito, radicata in Lombardia, i chimici francesi Alain Mazza e Gilles Pairone, installati a Corsico dai clan calabresi per produrre eroina da scambiare sul mercato americano con cocaina colombiana. Estradato in Italia è evaso la prima volta dalla clinica privata, ove era stato ricoverato per motivi di salute; e la seconda volta, anche, secondo copione.

L'arresto è avvenuto grazie ad articolate attività investigative, condotte in Italia ed oltreoceano dalle squadre mobili di Reggio Calabria ed Alessandria e dal Ros Carabinieri, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e degli uffici centrali del Ros. “Voglio ringraziare le donne e gli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Alessandria e del Servizio Centrale Operativo che, coordinati dalla magistratura, dopo articolate attività investigative e con il supporto dell'Interpool, sono riusciti ad assicurare alla giustizia uno dei ricercati più pericolosi della 'ndrangheta calabrese coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti”, ha detto il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri tramite comunicato stampa diffuso dal Viminale. Il ministro ha telefonato al vice capo vicario della Polizia di Stato Alessandro Marangoni per complimentarsi dell'operazione. Trimboli, latitante dal 2009 ed indicato quale referente dei cartelli colombiani per il traffico di ingenti quantitativi di droga dal Sud America all'Europa, non appena estradato in Italia, dovrà scontare una condanna, in via definitiva, alla pena di 12 anni di reclusione, 40.000 euro di multa e 3 anni di libertà vigilata per un cumulo di pene relative a delitti in materia di droga, commessi in Italia ed all'estero. Ma ecco “L’ APPUNTO STAMPA”… Nella serata del 24 aprile u.s., al culmine di articolate ed incessanti attività investigative, condotte in Italia ed Oltreoceano dalle Squadre Mobili di Reggio Calabria ed Alessandria e del R.O.S. dei Carabinieri, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, è stato rintracciato e catturato nella città di Medellín (Colombia) il latitante TRIMBOLI Domenico, alias Pasquale, nato a Buenos Aires (Argentina) il 23.07.1954, legato ad ambienti di ‘ndrangheta della fascia Jonica reggina (Natile di Careri e zone limitrofe).

Il TRIMBOLI era latitante dal 2009 allorché veniva colpito da una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria per traffico di stupefacenti e figurava nell’elenco nazionale, stilato dal Ministero dell’Interno, dei ricercati più pericolosi della ‘ndrangheta calabrese che, com’è noto, costituisce il maggiore sodalizio criminale che controlla i mercati nazionali della cocaina.Il successo odierno è il frutto di un eccezionale lavoro di squadra degli investigatori appartenenti a diversi Uffici della Polizia di Stato (centrali e delle Squadre Mobili di Reggio Calabria ed Alessandria) e della sapiente opera di coordinamento puntualmente svolta dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nelle persone del Procuratore Capo Dott. Cafiero DE RAHO e dei magistrati titolari delle indagini dottori Nicola GRATTERI e Paolo SIRLEO, rispettivamente Procuratore Aggiunto e Sostituto Procuratore della Repubblica.  Nelle fasi precedenti alla cattura, secondo plurime acquisizioni investigative, corroborate dai pregressi e numerosi esiti giudiziari nei suoi confronti, si era acclarato che il latitante vivesse, da qualche tempo, in una località della Colombia, dove si ritiene potesse vantare della libertà di movimento necessaria ad organizzare esportazioni di ingenti quantitativi di cocaina verso i mercati clandestini italiani ed europei.

Pertanto, sono stati attivati tutti i flussi informativi dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza verso la Colombia, attraverso il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato (S.C.O.) che ha provveduto ad interessare il collaterale Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia (S.C.I.P.), incardinato nella Direzione Centrale della Polizia Criminale di Roma. A seguito di ciò, gli agenti della Polizia nazionale colombiana e dell’INTERPOL, appositamente allertati, hanno organizzato specifici e prolungati servizi di pedinamento ed osservazione tramite i quali, nella tarda serata del 24 u.s. (ora locale colombiana), si giungeva alla localizzazione ed alla cattura del calabrese.     Il predetto trascorreva il suo periodo di latitanza dal 10 febbraio 2009 essendosi sottratto all’esecuzione dell’Ordinanza di custodia cautelare in carcere n. 669/2004 RGNR e n. 2642/2004 RGIP-59/07 ROCC, emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria per il delitto di traffico di sostanze stupefacenti, nell’ambito dell’operazione di Polizia Giudiziaria“Chiosco grigio”, condotta dal G.O.A. della Guardia di finanza di Catanzaro, nel corso della quale sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria nr. 35 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di traffico di stupefacenti. L’operazione “Chiosco grigio”, che prende il nome del luogo, sito ad Alessandria, in cui, abitualmente, alcuni degli indagati si davano appuntamento per discutere dei loro affari illeciti, consentiva di fare piena luce sulle attività illecite di una organizzazione legata ad alcune cosche della Locride; il gruppo era ritenuto capace di avere anche dei contatti con esponenti di spicco del traffico internazionale di droga dal Sud America al Medio Oriente. 

Il TRIMBOLI è un personaggio ben noto alle forze dell’ordine italiane e straniere, in quanto annovera risalenti  pregiudizi per detenzione abusiva di armi, ma soprattutto per i reati in materia di sostanze stupefacenti in concorso con altri soggetti. In particolare, già nel 1992, era stato arrestato a Fiumicino (RM), presso l’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci”, poiché colpito da un provvedimento di unificazione degli Ordini di esecuzione, emessi dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte di Assise di Lugano (Svizzera) per espiare pene residue per traffico di stupefacenti. Qualche anno dopo, in data 4 luglio 1997, il TRIMBOLI veniva nuovamente arrestato insieme ad altre 14 persone calabresi, del Nord Italia e colombiani (per i quali l’A.G. reggina avanzava richiesta di arresto provvisorio ai fini dell’estradizione), per traffico di stupefacenti, nel corso dell’operazione di Polizia Giudiziaria denominata “Domingo”, condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato P.S. di Bovalino (RC), su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria. 

Da ultimo, il TRIMBOLI, indicato quale referente dei potenti cartelli di Medellín (Colombia) per il traffico di ingenti quantitativi di droga dal Sud America all’Europa, non appena estradato in Italia, dovrà scontare una condanna, in via definitiva, alla pena di anni 12 di reclusione, 40.000 euro di multa e anni 3 di libertà vigilata, per un cumulo di pene relative a delitti in materia di droga, commessi in Italia ed all’estero. In Questura, alla conferenza stampa abbiamo conosciuto de visu, il questore ed il capo della Squadra Mobile di Alessandria; con cui, abbiamo scambiato qualche battuta sulle ultime operazioni. Compresa l’indagine DDA “Minotauro” dell’arresto del latitante di ‘ndrangheta Strangio Sebastiano, riconosciuto da un poliziotto della Squadra Mobile della Questura di Alessandria mentre sorseggiava un caffè in un bar di Castelnuovo Scrivia (AL.   Gli agenti alessandrini e quelli di Reggio Calabria, coordinati dal Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) di Roma, lo hanno bloccato all’uscita del bar,   ed impedito ogni possibilità di fuga.  Era proprio lui, il latitante di ‘ndrangheta Strangio Sebastiano, sorvegliato speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, che si era reso irreperibile, facendo perdere ogni sua traccia;  fratello di Maria, uccisa a 33 anni a seguito di un agguato di tipico stampo mafioso avvenuto a San Luca (RC) il 25.12.2006 nella “Strage di Natale”, in cui vennero feriti anche altri suoi parenti. Il vero obiettivo era il marito Giovanni Luca Nirta, inteso ‘Gianni’. Due killers, spararono all’impazzata, sventagliate di Kalashnikov contro tutta la famiglia, riunita all’esterno dell’ingresso di casa, nel centro di San Luca; morta la moglie, colpiti lui, il figlioletto di cinque anni, il fratello Francesco ed il cugino Francesco Colorisi, che si finse morto.

Arrestato nell’àmbito dell’operazione “Fehida” è stato processato e condannato all’ergastolo, anche in regime di 41 bis. Il verdetto ha sentenziato l’ergastolo per: Giovanni Strangio ( ‘U Jancu)   Francesco Nirta, di 37 anni; Giovanni Luca Nirta (42); Giuseppe Nirta, detto 'Peppi ‘U  Versu' (71); Francesco Pelle detto 'Cicciu Pakistan' (34); Sebastiano Romeo (34); Francesco Vottari detto 'Cicciu U Frunzu' (40) e Sebastiano Vottari, detto 'U Provessori' (28). I poliziotti alessandrini e quelli di Reggio Calabria, coordinati dal Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) di Roma, lo hanno fermato all’uscita del bar, senza consentirgli alcuna possibilità di fuga.     Al momento del controllo, l’uomo non era armato e non ha opposto alcuna resistenza, ma ha tentato di nascondere la sua vera identità esibendo agli agenti una patente di guida falsa. Di fronte all’evidenza, però, non gli è rimasta alcuna possibilità se non quella di ammettere chi fosse realmente. Segue quella del cognato GIORGI Salvatore, 38 anni, nato a Locri e residente a San Luca (RC) rintracciato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria a Cervia (RA) lo scorso 19 ottobre; ricoverato in una clinica della riviera adriatica per sottoporsi ad un intervento chirurgico al cuore.

Sebastiano STRANGIO è fratello di Maria, uccisa a 33 anni a seguito di un agguato di tipico stampo mafioso avvenuto a San Luca (RC) il 25.12.2006 nella cd. “Strage di Natale”, in cui vennero feriti anche altri suoi parenti.     Da allora, l’uomo, 38 anni, Sorvegliato Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, si era reso irreperibile, facendo perdere ogni sua traccia.     Come si ricorderà, la tragica scomparsa di STRANGIO Maria, evento eccezionale mai avvenuto in contesti di ‘ndrangheta in cui le donne sono protette da un alone di “sacralità”, causò la tremenda reazione della cosca NIRTA – STRANGIO che, da quel momento in poi, scatenò una vera e propria escalation criminale, culminata nella nota “Strage di Duisburg (D)” del Ferragosto 2007.     Rendendosi irreperibile, STRANGIO si era sottratto agli obblighi della Sorveglianza Speciale di P.S. ai quali era sottoposto.     Per tale violazione, era stato condannato, in via definitiva, alla pena di un anno di reclusione, reato per quale, è stato ora assicurato alla Giustizia.        La cattura di STRANGIO segue quella del cognato GIORGI Salvatore, 38 anni, nato a Locri e residente a San Luca (RC) rintracciato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria a Cervia (RA) lo scorso 19 ottobre.     In quella occasione, le ricerche condotte nei giorni precedenti alla cattura avevano documentato che GIORGI Salvatore era stato ricoverato in una clinica della riviera adriatica per sottoporsi ad un intervento chirurgico al cuore.”. Domenico Salvatore
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 Operazione Chiosco Grigio
10 febbraio, 2009
Operazione ‘Chiosco grigio’ della GdF contro narcotraffico – Arresti in varie regioni italiane, anche tre donne nella banda di spacciatori
REGGIO CALABRIA – Il Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro sta eseguendo in diverse regioni italiane, nell’ambito di un’indagine sul narcotraffico internazionale, 28 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti elementi collegati con la cosca Cua-Rizzieri-Pipicelli di Natile di Careri (Reggio Calabria). Nel corso dell’indagine, coordinata dalla Procura della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, i finanzieri hanno sequestrato dieci chilogrammi di cocaina e 16 di hashish.
Ricostruiti anche i passaggi di un traffico internazionale per oltre cento chilogrammi di cocaina.
L’indagine, partita dal 2004, oltre alla provincia di Reggio Calabria ha interessato il Piemonte, dove tra le province di Torino e Alessandria operavano i referenti delle cosche, la Lombardia, la Campania e, in misura minore, anche la Toscana e l’Emilia Romagna. La piattaforma operativa dell’organizzazione era a Malaga, in Spagna, dove molti dei componenti dell’organizzazione risiedevano per lunghi periodi dell’anno e dove sono stati fatti alcuni sequestri. Poi, la sostanza stupefacente veniva indirizzata in Italia.
Ci sono anche tre donne tra le nove persone arrestate dai carabinieri a Reggio Calabria con l’accusa di avere fatto parte di una banda di spacciatori di droga che avrebbe svolto la sua attività a Reggio Calabria ed a Rosarno (Reggio Calabria).
Si tratta di Laura Cannizzaro, di 43 anni, Sabrina Amante di 24, e di Emanuela Cinzia Porcino, di 27, che è stata posta agli arresti domiciliari.
Le altre persone arrestate sono Raimondo Amante (44), di Rosarno; due omonimi, Giovanni Barchetta, di 28 e 23 anni; Giuseppe Barchetta (44); Egidio Fato (34) e Aniello Marafioti (30).
A capo dell’organizzazione, secondo quanto è emerso dalle indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Villa San Giovanni (Reggio Calabria), ci sarebbero stati Giuseppe e Giovanni Barchetta, che avrebbe avuto come uomo di fiducia Egidio Fato.
L’attività di spaccio di droga si svolgeva, in particolare, nei quartieri Archi ed Arghillà di Reggio Calabria ed a Rosarno. L’indagine si basa su una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali e sui pedinamenti fatti nei mesi scorsi nei confronti di alcuni degli indagati.
Raimondo Amante avrebbe svolto un ruolo di spicco nell’ambito dell’organizzazione insieme alla moglie, Laura Cannizzaro, ed alla figlia Sabrina. L’abitazione della famiglia Amante sarebbe stata, tra l’altro, una delle basi operative dell’organizzazione di spacciatori.
(Ansa)

 10 febbraio, 2009
Operazione Chiosco grigio, La droga veniva stoccata in Spagna – L’indagine è durata due anni
REGGIO CALABRIA – Arrivavano in Italia dalla Spagna, dove venivano stoccati dopo essere giunti via mare dalla Colombia e dal nord Africa, i consistenti quantitativi di cocaina e hascisc che venivano spacciati dall’organizzazione di narcotrafficanti sgominata dalla Guardia di finanza con l’operazione ‘Chiosco grigio’. L’indagine si è protratta per due anni. Le 28 ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip su richiesta del procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri.“L’organizzazione – ha detto Gratteri – poteva contare su elementi di spicco delle cosche Cua-Rizzieri di Natile di Careri e Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica”.Il gruppo criminale era coordinato da Domenico Trimboli, di 54 anni, nato a Buenos Aires ma appartenente ad una famiglia originaria di Platì, da Luigi Barbaro (49) e da Rocco Giuseppe Callipari (44), detenuto.Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha parlato di operazione “molto importante, frutto del lavoro svolto dalla Guardia di finanza”. Gli altri arrestati sono: Pietro Amante, di 60 anni, residente a Milano; Giampiero Amoroso (59), di Roma; Valter Anzil (42), di Torino; Salvatore Bueti (53), di Scilla; Marco Conti (42), di Milano; Franco Cortellessa (37), di Roma; Ani Cubaniti (31), romena; Carmelo D’Angelo (49), di Milano; Giovanni Di Fazio (39), di Torino; Bruno Ferrò (32), di Natile di Careri; Alberto Gaviano (45), di Roma; Roberto Bernardo Masera (49), di Vigevano; Luca Mazzaferro (31), di Marina di Gioiosa Ionica; Gianluca Miserocchi (37), di Roma; Giancarlo Picerna (38), di Caserta; Massimo Schenone (46), di Alessandria; Gianfranco Sedda (66), di Cagliari; Carmelio Sgura (62), di Ostuni; Maurizio Suraci (49), di Reggio Calabria, domiciliato a Milano, e Salvatore Trimboli (49), nato a Buenos Aires, fratello di Domenico.
Risultano ricercati Carmelo Barresi (47), di Enna; Paolo Capineri (37), di Massa Carrara; Mirko Miodrag (50); Luciano Pasqua (47), di Torino, e Vincenzo Pipicella (49), di Careri.
(Ansa)

 Operazione Galloway-Tiburon" (fonte www.primapaginamolise.it)
13-09-2009, 13:24 • Campobasso • Cronaca
"Sapore di sale". Inchiesta sul traffico internazionale di cocaina che coinvolge il Molise.
"Galloway-Tiburon" è un'operazione internazionale tra le più importanti degli ultimi dieci anni, un intrigo che ruota intorno a cocaina e soldi sporchi e che, indirettamente, coinvolge anche il Molise.
Partita nel 2001 dalla Procura di Campobasso come semplice azione di controllo del territorio, è cresciuta fino a coinvolgere la Procura di Reggio Calabria, i G.I.C.O. di Milano, la Polizia colombiana e la DEA.
Le indagini, durate cinque anni e culminate la notte tra il 21 e il 22 Novembre 2006, hanno colpito il gotha del narcotraffico internazionale generando scossoni nella società colombiana: 80 arresti tra cui Salvatore Mancuso, erede di Pablo Escobar nonché ex leader paramilitare delle AUC; Alfredo Celso Salazar, braccio operativo di Mancuso; alcuni componenti della famiglia Sale, legati a Mancuso e alla 'ndrangheta, definiti dalla sociologa Renate Siebert "i colletti bianchi del narcotraffico"; Francisco Javier Obando Mejía, braccio operativo dei Sale.
Per tutti l'accusa è di aver costituito un'associazione a delinquere finalizzata alla produzione di cocaina, al narcotraffico internazionale e al riciclaggio del denaro sporco.
Il 13 Maggio 2008 Salvatore Mancuso, detto "El Mono", viene estradato negli Stati Uniti, dove decide di collaborare con gli inquirenti rivelando solo in parte quello che tutti sospettavano: sulle sue spalle pendono 10.000 omicidi, negli ultimi dieci anni avrebbe smerciato 30.000 tonnellate di polvere bianca in partnership con la 'ndrangheta, la mafia che detiene il monopolio mondiale della coca.
Le AUC, le Autodefensas Unidas de Colombia, guidate da Mancuso, controllavano tutto il territorio nord del paese, obbligando i contadini a coltivare la coca e disponendo quindi di terre vaste e produttive.
Mancuso era il grossista che vendeva ai broker calabresi ad un prezzo massimo di 3.000 dollari al chilo: piazzando solo la metà del quantitativo di coca imputatogli, avrebbe incassato circa 45 miliardi di dollari.
L'uomo delegato al reinvestimento del denaro illecito era Alfredo Celso Salazar, che ha riconosciuto le sue responsabilità e il 28 Marzo 2008 è stato condannato a 81 mesi per narcotraffico e riciclaggio di denaro.
Salazar operava a stretto contatto con l'uomo dei Sale, Francisco Javier Obando Mejía, anche lui condannato (49 mesi) per narcotraffico e riciclaggio.

Ai Sale invece è andata meglio.
Il PM di Roma Giuseppe Amato, che ha rilevato per competenza le indagini, solo in parte ha confermato le ipotesi investigative del sostituto Procuratore di Campobasso, Rossana Venditti, e del PM di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, i quali sostenevano che il rapporto tra Mancuso e i Sale fosse di tipo criminale, il narcotraffico, e di tipo finanziario, il "lavado de dinero".
Il 19 Gennaio 2007 vengono depositati gli atti, l'inchiesta si chiude e parte un processo lampo che porta alla condanna in primo grado di Giorgio e Cristian Sale, rispettivamente a 9 e 14 anni, per associazione a delinquere finalizzata alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti.
L'accusa di riciclaggio cade nel vuoto.
Ma perché parlare oggi di questioni apparentemente risolte?
Mentre in Italia tutto tace, mentre Giorgio Sale si trastulla a Rebibbia in attività teatrali con alcuni dei peggiori criminali italiani (Giancarlo Porcacchia, Giancarlo Polifroni, Salvatore Pelle, Antonio Bumbaca, Nunzio De Falco e altri..), mentre nel Belpaese l'informazione corre dietro a mignotte e fannulloni, la Fiscalìa colombiana fa tremare il paese e chiama in causa la famiglia Sale.
Ma prima di arrivare a questo punto, facciamo un passo indietro e proviamo a ripercorrere le tappe fondamentali dell'inchiesta che ha portato agli arresti del Novembre 2006.
L'operazione "Galloway-Tiburon" parte nel 2001, quando il sostituto procuratore di Campobasso Rossana Venditti intuisce che Antonio Anastasio - scontata la pena per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti - decide di restare sul territorio molisano perché è in contatto con un faccendiere di Isernia, tal Di Lemme, che a Londra utilizza un'attività di import-export per coprire "movimentazioni finanziarie con la Colombia".
Di Lemme non è uno qualunque. Non è certo un boss, ma lavora per "soggetti impegnati a trafficare in Europa, particolarmente in Spagna, ingenti quantitativi di cocaina, e nel far rientrare in Colombia i cospicui profitti, sotto apparenza di liceita`."
I soggetti in questione sarebbero i Sale. La famiglia Sale. Giorgio, il padre 65enne, e i figli Cristian, Stefano e Davide - imprenditori romani sconosciuti in Italia e stimati in Colombia - gestiscono diverse attività commerciali nella zona nord del paese, in un territorio dominato dai paramilitari di Salvatore Mancuso.
La Procura di Campobasso decide di intercettare gli uomini legati ai Sale, penetra nei loro computer e svela un'intricata matassa di relazioni mafiose sull'asse Colombia-Calabria.
Ma la mole di lavoro rischia di schiacciare la piccola Procura molisana e la Venditti chiede l'appoggio del PM di Reggio Calabria Gratteri che, casualità, già indagava sui Sale in collaborazione con i G.I.C.O. di Milano.
A questo punto tutti i fascicoli giudiziari convergono nelle mani di Gratteri.
In Colombia Giorgio Sale è proprietario di conti bancari, immobili e società - tra cui L'Enoteca Atlantide Ltd e Made in Italy - e il suo ristorante di Barranquilla è frequentato da illustri magistrati, tra cui varie figure della Corte Suprema di Giustizia e del Consiglio Superiore della Magistratura. Sale conduce i suoi affari da Roma. Senza sapere di essere controllato.
"Il 16 ottobre 2003 invia a Salvatore Mancuso una e-mail dall'Hotel Pratesi di Roma". Il messaggio di risposta di Mancuso non si lascia attendere:"Ti parla il tuo amico di Monteria (città natale Mancuso, ndr), con il quale faremo la transazione del ristorante, sono pronto, spero che mi chiami".
A metà 2004 gli investigatori italiani capiscono chi sono i personaggi che rappresentano i due amici:"Il contatto di Mancuso è Alfredo Celso Salazar, e l'uomo di Giorgio Sale Francisco Javier Obando Mejía." Gli inquirenti affermano che lo stesso Sale ha ospitato in Italia Alfredo Celso Salazar, inviato da Mancuso per realizzare grandi operazioni di riciclaggio.
Il rito abbreviato, a cui Obando e Salazar si sono sottoposti, ha dimostrato come Mancuso non abbia mai smesso di trafficare cocaina e riciclare denaro nonostante la Ley de Justicia y Paz. Solo attraverso l'Enoteca Atlantico di Barranquilla, società di cui facevano parte Giorgio Sale, Stefano Sale e lo stesso Salazar - rappresentante al 50% del Mono - sarebbero stati lavati 600 milioni di euro.
Ora le autorità americane hanno una carta in più da giocarsi nel giudicare Mancuso: la gigantesca operazione di riciclaggio che costruì con l'impresario italiano Giorgio Sale.
Le ragioni del profondo rapporto tra i due sono da ricercare nella Ley de Justicia y Paz, approvata dal congresso colombiano nel 2005 con l'obiettivo di smilitarizzare e reintegrare in società le forze paramilitari. La Ley poteva rappresentare l'inizio di un incubo, vale a dire l'estradizione negli Stati Uniti, e Mancuso cercava un modo per farla franca, ad esempio un passaporto italiano che gli garantisse una serena latitanza nel Belpaese.
Giorgio Sale viene intercettato mentre spiega al figlio Davide che "lui (Mancuso) sta alla fine del processo di pace, sicuramente gli daranno un paio di anni e poi se ne viene in Italia. Dobbiamo preparare la casa, abbiamo una grande opportunità...però io non posso lavorare gratis." Sale non lavorava mai gratis, anzi.
Pare che prima di mettersi in proprio - grazie all'amicizia con Mancuso - fosse lo scudiero di Roberto Pannunzi, uno dei peggiori broker del narcotraffico, arrestato a Madrid insieme al figlio Alessandro il 4 Aprile 2004 nell'operazione Igres, secondo la quale Pannunzi stesso era il referente delle famiglie Trimboli-Marando di Platì. Andrea Amato, nel suo reportage "Coca Connection", ricorda che "secondo l'operazione Jumbo, della Procura di Milano, anche Cristian Sale era in contatto con i Trimboli di Platì".
Il 16 Agosto 2006 il Presidente Uribe, noto per i suoi rapporti con i paramilitari di destra, mette in scena un arresto farsa, quello di Salvatore Mancuso, prelevato nella sua casa di Monteria alle 11 di mattina e portato in commissariato insieme alla sua scorta personale, alla compagna, alla mamma e a due fratelli. L'accordo preso con Uribe prevedeva una cattura senza incidenti dietro la promessa che la sua estradizione sarebbe stata negata: Mancuso infatti godeva ancora di molti appoggi, tant'è vero che la sua prigionia fu dorata fino al giorno dell'estradizione.
Tre mesi dopo l'arresto del Mono vengono presi tutti gli altri e i beni appartenenti ai Sale e a Mancuso - tra cui L'Enoteca Atlantico Ltda, Made in Italy, edifici, locali e 30 conti bancari - vengono congelati. Se in Italia la condanna di Giorgio e Cristian Sale (ottobre 2007) resta avvolta da una spessa nube di oscurantismo mediatico, viceversa oltreoceano si dà sempre più risalto alla faccenda e ai rapporti del "mafioso italiano" con le alte sfere della società colombiana.
I media rivelano l'amicizia di Giorgio Sale con José Alfredo Escobar Araújo, Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e con sua moglie Ana Margarita Fernández de Castro, segretaria generale della Procuradorìa; spuntano centinaia di intercettazioni che non lasciano dubbi sui rapporti tra Sale e Mancuso, le cui connessioni si estendono a Stati Uniti, Messico, Venezuela, Panamá, Bolivia, Argentina, Spagna, Olanda, Grecia, Cipro,
Germania, Bulgaria, Italia, Inghilterra, l'isola di Curazao e Colombia; spunta persino un'informativa del Governo statunitense, datata marzo 2008, che definisce Giorgio Sale "a known AUC money launderer", un noto riciclatore di denaro delle AUC.
I media colombiani chiudono il 2008 con le parole di Mancuso, che si dice pronto a raccontare dei suoi legami con i Sale, e aprono il 2009 con altre dichiarazioni del Mono, il quale conferma che il suo braccio destro era Alfredo Celso Salazar, ammette d'aver finanziato Giorgio Sale e ricorda persino i comuni affari nella società L'Enoteca Atlantico Ltd. Mentre in Italia tutto continua a tacere, in Colombia le proteste aumentano.
Due mesi fa il direttore della rivista colombiana Cambio ha subito un ordine di arresto e una multa per l'articolo "El contacto Sale", pubblicato nel Febbraio 2009, in cui definisce il magistrato José Alfredo Escobar Araújo "aliado" di Giorgio Sale.
La reazione del Presidente della Federazione Colombiana dei Giornalisti, ripresa dalla stampa internazionale, è stata veemente:"Escobar vuole mettere a tacere con un atto giuridico una cosa reale: la sua riconosciuta amicizia e i regali ricevuti da un capo della mafia italiana, Giorgio Sale".
C'è un'ultima ragione per cui si scrive, oggi, di un'inchiesta chiusa forse con troppa fretta due anni fa.
Mentre Giorgio Sale si diverte in quel di Rebibbia, il figlio Stefano ha intenzione di rinnovare la farmhouse comprata in Molise, centro-sud Italia.

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