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Nel segno delle Tradizioni…

La parola tradizione deriva dal latino “tràdere” (trasmettere) e può assumere diverse accezioni. In antropologia è l’insieme degli usi e costumi e dei valori collegati che ogni generazione, dopo avere appreso, conservato, trasmette alle generazioni successive. Per esempio ogni regione dell’Italia parla un dialetto differente tramandatogli oralmente dagli antenati, per cui parlandolo e trasmettendolo a sua volta alle generazioni future riconosce una propria identità. Oggi la tradizione è definita “vecchia” o “fuori moda” e per cui dimenticata sembra quasi che le persone si vergognino della propria origine magari per paura di essere giudicate male. Ormai quasi tutto il glossario italiano è arricchito da parole straniere persino le canzoni italiane non sono tanto ascoltate quanto quelle inglesi. Per non parlare delle feste nazionali come il 25 aprile o il 1 maggio, che molti politici sconoscono, e non sono celebrate per la loro vera essenza. Il 25 aprile 1945 segnò per il nostro paese la fine dell’occupazione nazifascista che terminò definitivamente in tutta l’Italia il 1 maggio. Il 2 giugno 1946 si svolsero le prime elezioni della storia italiana, ebbero diritto di voto non solo gli uomini bensì anche le donne. A livello nazionale i risultati del referendum videro la vittoria della Democrazia Cristiana sulla monarchia. La Democrazia è il governo del popolo. Oggi in una società democratica non possiamo permettere che le tradizioni siano strumentalizzate ad esempio dall’eccessivo influsso di vendite, che porta a cancellare la memoria storica di un paese!
Tanti sono gli artisti, la gente, coloro che appoggiano e condividono il vero valore della tradizione.  E’ necessario che i giovani non si connettano solo con la realtà immediata, ma cerchino anche una connessione verticale, con il passato e con la tradizione. Non si deve confondere la tradizione con il passatismo. La tradizione è trasmissione di un sapere antico, del genio di chi ci ha preceduto e chi appartiene ad una tradizione vede più lontano degli altri.



La memoria storica di un paese è lo strumento di annessione tra passato e futuro non bisogna cancellarla se si vuole vivere in una società migliore, poiché cancellandola, si eliminerebbero a sua volta tutte le tradizioni e i valori presenti in un paese. La storia tramandata dalla tradizione si configura quindi come strumento di ricerca per una continuità, un mezzo che attraverso la memoria storica definisce la coscienza di ciò che è accaduto al fine di interpretare ciò che è. La memoria è una mappa criptata il cui codice d’accesso è la volontà di ricordare.
Martina Stellittano

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