Figlio del patriarca della ‘Piovra’ calabrese, don Natale Iamonte, in regime di 41 bis, agli arresti domiciliari (ospedalieri) per motivi di salute. Lo ha deciso la Corte d’Appello di Messina su istanza dei legali di fiducia Maurizio Punturieri ed Umberto Abate per decorrenza dei termini di custodia cautelare
MELITO PORTO SALVO SCARCERATO IL PRESUNTO BOSS DELLA ‘NDRANGHETA CARMELO IAMONTE
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO (Reggio Calabria) Torna in libertà il presunto boss della ‘ndrangheta Carmelo Iamonte; figlio di don Natale Iamonte, padrino riconosciuto, dell’omonima cosca di Melito. Lo Iamonte, era in galera, nell’àmbito del processo “Ramo Spezzato”, scaturito da un'operazione della DDA di Reggio Calabria, coordinata in primo grado dal sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Antonio De Bernardo,eseguita dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, unitamente al Commissariato della P.S.di Condofuri. I suoi legali di fiducia, lo hanno tirato fuori, dopo che la Suprema Corte di Cassazione, aveva annullato con rinvio, la sentenza di condanna inflitta per estorsione. Carmelo Iamonte, colpito da OCCC, era stato arrestato il 2 febbraio 2007; rimesso in libertà l’8 ottobre 2008 su decisione del Tribunale della Libertà; per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Su istanza dei principi del foro reggino, Maurizio Punturieri ed Umberto Abate. Ma il p.m si oppose e la Cassazione, ripristinò l’OCCC. Così Carmelo Iamonte venne arrestato nuovamente il 19 febbraio 2009 e ricondotto in prigione. Parte offesa, in questo processo, l’imprenditore Saverio Foti, testimone di giustizia che, fatto inusuale, non pagò il “pizzo”.
Andò dritto dritto alla polizia di Stato di Condofuri e denunziò, con tanto di nome e cognome, nero su bianco, coloro che avevano distrutto la sua azienda e di converso, la sua vita stessa. Sottoscrisse il verbale e sostenne le accuse in tribunale, con voce ferma e decisa, guardando negli occhi i suoi nemici, senza cedere di un millimetro. Una delle poche volte, in cui venne infranto, se non sbriciolato, il tradizionale muro dell’omertà. Il Tribunale di Reggio Calabria, condannò anche il fratello di Carmelo, Nino Iamonte, ancora recluso, e gli altri associati, indagati ed imputati; promotore, secondo l’accusa, di un’associazione a delinquere di stampo mafioso dedita alle estorsioni, al trasferimento fraudolento di valori in capo a prestanome di beni mobili, immobili e società operanti nel settore della macellazione delle carni oltre che di commercializzazione di carni nocive, false attestazioni e soppressione di certificati.
La parola, tornerà ancora alla Corte d’Appello di Messina, che dovrà pronunziarsi, dopo regolare processo. Una tela di penelope, fatta, disfatta e rifatta. L’ultima puntata della “Telenovela di Scarcagnosso”, dev’essere ancora scritta. Il processo “Ramo Spezzato”, intanto è andato avanti, con i verdetti del 2010 e 2011. In prima istanza il 5 luglio 2010, (Vincenzo Pedone presidente; Alessandra Vicedomini e Maria Ferraro giudici) gl’imputati, hanno subìto pesanti condanne per un totale di circa un secolo. Quattro le assoluzioni:Salvatore Spinella, Pasquale Iamonte, Vincenza Tomasello e Giuseppe Guerrera. In Corte d’Appello ( Rosalia Gaeta, presidente; procuratore generale Adriana Fimian), erano arrivati dalla riformata sentenza, degli sconti di pena. Il nome degli Iamonte, è tornato in voga, recentemente, nell’ordinanza relativa all’operazione ADA, che portò all’arresto anche del sindaco Gesualdo Costantino, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO SCARCERATO IL PRESUNTO BOSS DELLA ‘NDRANGHETA CARMELO IAMONTE
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO (Reggio Calabria) Torna in libertà il presunto boss della ‘ndrangheta Carmelo Iamonte; figlio di don Natale Iamonte, padrino riconosciuto, dell’omonima cosca di Melito. Lo Iamonte, era in galera, nell’àmbito del processo “Ramo Spezzato”, scaturito da un'operazione della DDA di Reggio Calabria, coordinata in primo grado dal sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Antonio De Bernardo,eseguita dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, unitamente al Commissariato della P.S.di Condofuri. I suoi legali di fiducia, lo hanno tirato fuori, dopo che la Suprema Corte di Cassazione, aveva annullato con rinvio, la sentenza di condanna inflitta per estorsione. Carmelo Iamonte, colpito da OCCC, era stato arrestato il 2 febbraio 2007; rimesso in libertà l’8 ottobre 2008 su decisione del Tribunale della Libertà; per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Su istanza dei principi del foro reggino, Maurizio Punturieri ed Umberto Abate. Ma il p.m si oppose e la Cassazione, ripristinò l’OCCC. Così Carmelo Iamonte venne arrestato nuovamente il 19 febbraio 2009 e ricondotto in prigione. Parte offesa, in questo processo, l’imprenditore Saverio Foti, testimone di giustizia che, fatto inusuale, non pagò il “pizzo”.
Andò dritto dritto alla polizia di Stato di Condofuri e denunziò, con tanto di nome e cognome, nero su bianco, coloro che avevano distrutto la sua azienda e di converso, la sua vita stessa. Sottoscrisse il verbale e sostenne le accuse in tribunale, con voce ferma e decisa, guardando negli occhi i suoi nemici, senza cedere di un millimetro. Una delle poche volte, in cui venne infranto, se non sbriciolato, il tradizionale muro dell’omertà. Il Tribunale di Reggio Calabria, condannò anche il fratello di Carmelo, Nino Iamonte, ancora recluso, e gli altri associati, indagati ed imputati; promotore, secondo l’accusa, di un’associazione a delinquere di stampo mafioso dedita alle estorsioni, al trasferimento fraudolento di valori in capo a prestanome di beni mobili, immobili e società operanti nel settore della macellazione delle carni oltre che di commercializzazione di carni nocive, false attestazioni e soppressione di certificati.


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