Strani…”rumori mediterranei” sui tetti e per le strade. Una pioggia di tetti svolazzanti, tegole, lamiere, cornicioni, grondaie, antenne, insegne commerciali. Ma anche pali di luce e telefoni crollati, alberi sradicati o sfrondati, parabrezza delle macchine stratificati dalla polvere. Sfiorata la tragedia per un muro caduto sul Lungomare
MELITO PORTO SALVO,UNA TEMPESTA DI VENTO E SABBIA SI ABBATTE SULLA CITTÁ DI TIBERIO EVOLI, BRUNO SPATOLISANO E PIETRO PANUCCIO. INGENTI I DANNI
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO-Angiolo Silvio Novaro disse che…” Primavera vien danzando/vien danzando alla tua porta./Sai tu dirmi che ti porta?/Ghirlandette di farfalle,/campanelle di vilucchi,/quali azzurre, quali gialle;/e poi rose, a fasci e a mucchi./…” A Melito, si è presentata quest’anno con un ghigno cupo. Apocalipse now a Melito! Non siamo nello Stretto di Cook e nel Michigan o (tanto per rimanere in Italia) a Trieste, Brindisi, né a Trapani, ma nemmeno a Santo Stefano di Cadore. Ingenti i danni. Cittadini presi dal panico. Chiamate al 112, 113, 115, 117, 118 e così via.
I centralini delle sale operative di Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco, Vigili Urbani e così via erano letteralmente impazziti. I Melitesi non sapevano più che santo pregare. Gli “ululati” si erano fatti sentire in nottata, ma al mattino le raffiche superavano per intensità, quelle del la famigerata “Bora” triestina. Sembrava di essere a Wellington, se non a Chicago. Il tam tam riportava le notizie sulle ali del vento…una donna sbattuta contro il muro dell’INPS in via Roma; un’altra cadeva nei pressi della farmacia. Gli alberi pagavano un prezzo altissimo. Le strade cittadine risuonavano di mezzi che sfrecciavano a sirene spiegate, Pentidattilo, Annà-Musa, Paese Vecchio, Prunella, Pilati, Pallica, Rione Pescatori, ma anche rioni minimi. La cittadina di Mario Mandalari e Cesare Minicuci, ha dovuto fare i contri da qualche tempo con le mareggiate e le libecciate, ma in misura molto ridotta; se non trascurabile. Stavolta invece un ventaccio terribile ha fatto ‘strage’. I negozi, quei pochi che ancora resistono stoicamente sulla breccia, benchè boccheggianti, erano letteralmente invasi da refoli di vento; e polvere dappertutto. Per le strade deserte, nemmeno un cane. Neanche nell’ora dello struscio. Vento, vento e vento- Il cronista è stato costretto a sfrecciare a sua volta per le strade di Melito. Per una ricognizione. Abbiamo incontrato i soccorritori all’opera, che non sapevano più che pesci pigliare. Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia stradale…Polizia di Stato del vicino Commissariato di Condofuri Marina, diretto dal vicequestore Filippo Leonardo. Abbiamo visto all’opera in particolare l’assistente capo Lorenzo Scaramozzino e l’agente Davide Trombetta rimuovere un albero, che ostruiva la sede stradale, soccorrere un ciclista, che si era procurato abrasioni e contusioni dopo una rovinosa caduta ecc. Del resto “il poliziotto un amico in più”, non è solo uno slogan; se non l’iniziativa della Polizia, in collaborazione con l’Unicef e il Miur è giunta quest’anno alla XIII^ edizione.
Lo disse il questore Carmelo Casabona e lo ribadì il successore, Guido Nicolò Longo…”La polizia, dimostra efficienza, funzionalità ed efficacia, ma anche più dialogo, confronto, dibattito”. L’occasione è stata utile al cronista per constatare lo stato miserrimo in cui versa la viabilità…buche larghe e profonde, sagoma deformata, segnaletica approssimativa, strade completamente al buio. Interi quartieri senza luce. Abbiamo pure effettuato qualche scatto con la fotocamera, che in qualche modo offrono un quadro dei danni. Il clima sta cambiando, questo è certo, anche dalle nostre parti. Si vedono cose inaudite ed impensabili, sino a qualche anno fa. Meno male che in quel momento, non passasse nessuna macchina sul Lungomare dei Mille. Altrimenti…
Non è esagerato parlare di tragedia sfiorata. Il vento; e subito ti ricordi di Eolo, il mitico re dei venti, che li regalò ad Ulisse, chiusi dentro un otre. Giosuè Carducci direbbe…”La nebbia agli irti colli/Piovigginando sale,/E sotto il maestrale/urla e biancheggia il mare;/…”. Ed il leggendario Giacomo Leopardi…” Passata è la tempesta:/Odo augelli far festa, e la gallina,/Tornata in su la via,/Che ripete il suo verso. Ecco il sereno/Rompe là da ponente, alla montagna;/Sgombrasi la campagna,/E chiaro nella valle il fiume appare./…” Felice Cascione durante la Resistenza…” Fischia il vento e infuria la bufera/scarpe rotte e pur bisogna andar/a conquistare la rossa primavera/dove sorge il sol dell'avvenir/…” Fabrizio De Andrè…” Quei giorni perduti a rincorrere il vento/ a chiederci un bacio e volerne altri cento/ un giorno qualunque li ricorderai/ amore che fuggi da me tornerai/ “. E l’immortale Mina…”Io sono il vento/sono la furia che passa/e che porta con sé/e nella notte ti chiama/e che pace non ha/son l'amor/che non sente pietà./Io sono il vento/se t'accarezzo/non devi fidarti di me/io non conosco la legge/che guida il mio cuor/son l'amor/la passione d'amor/qualcosa c'è in me/più forte di me./…”
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO,UNA TEMPESTA DI VENTO E SABBIA SI ABBATTE SULLA CITTÁ DI TIBERIO EVOLI, BRUNO SPATOLISANO E PIETRO PANUCCIO. INGENTI I DANNI
Domenico Salvatore
I centralini delle sale operative di Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco, Vigili Urbani e così via erano letteralmente impazziti. I Melitesi non sapevano più che santo pregare. Gli “ululati” si erano fatti sentire in nottata, ma al mattino le raffiche superavano per intensità, quelle del la famigerata “Bora” triestina. Sembrava di essere a Wellington, se non a Chicago. Il tam tam riportava le notizie sulle ali del vento…una donna sbattuta contro il muro dell’INPS in via Roma; un’altra cadeva nei pressi della farmacia. Gli alberi pagavano un prezzo altissimo. Le strade cittadine risuonavano di mezzi che sfrecciavano a sirene spiegate, Pentidattilo, Annà-Musa, Paese Vecchio, Prunella, Pilati, Pallica, Rione Pescatori, ma anche rioni minimi. La cittadina di Mario Mandalari e Cesare Minicuci, ha dovuto fare i contri da qualche tempo con le mareggiate e le libecciate, ma in misura molto ridotta; se non trascurabile. Stavolta invece un ventaccio terribile ha fatto ‘strage’. I negozi, quei pochi che ancora resistono stoicamente sulla breccia, benchè boccheggianti, erano letteralmente invasi da refoli di vento; e polvere dappertutto. Per le strade deserte, nemmeno un cane. Neanche nell’ora dello struscio. Vento, vento e vento- Il cronista è stato costretto a sfrecciare a sua volta per le strade di Melito. Per una ricognizione. Abbiamo incontrato i soccorritori all’opera, che non sapevano più che pesci pigliare. Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia stradale…Polizia di Stato del vicino Commissariato di Condofuri Marina, diretto dal vicequestore Filippo Leonardo. Abbiamo visto all’opera in particolare l’assistente capo Lorenzo Scaramozzino e l’agente Davide Trombetta rimuovere un albero, che ostruiva la sede stradale, soccorrere un ciclista, che si era procurato abrasioni e contusioni dopo una rovinosa caduta ecc. Del resto “il poliziotto un amico in più”, non è solo uno slogan; se non l’iniziativa della Polizia, in collaborazione con l’Unicef e il Miur è giunta quest’anno alla XIII^ edizione.
Lo disse il questore Carmelo Casabona e lo ribadì il successore, Guido Nicolò Longo…”La polizia, dimostra efficienza, funzionalità ed efficacia, ma anche più dialogo, confronto, dibattito”. L’occasione è stata utile al cronista per constatare lo stato miserrimo in cui versa la viabilità…buche larghe e profonde, sagoma deformata, segnaletica approssimativa, strade completamente al buio. Interi quartieri senza luce. Abbiamo pure effettuato qualche scatto con la fotocamera, che in qualche modo offrono un quadro dei danni. Il clima sta cambiando, questo è certo, anche dalle nostre parti. Si vedono cose inaudite ed impensabili, sino a qualche anno fa. Meno male che in quel momento, non passasse nessuna macchina sul Lungomare dei Mille. Altrimenti…
Non è esagerato parlare di tragedia sfiorata. Il vento; e subito ti ricordi di Eolo, il mitico re dei venti, che li regalò ad Ulisse, chiusi dentro un otre. Giosuè Carducci direbbe…”La nebbia agli irti colli/Piovigginando sale,/E sotto il maestrale/urla e biancheggia il mare;/…”. Ed il leggendario Giacomo Leopardi…” Passata è la tempesta:/Odo augelli far festa, e la gallina,/Tornata in su la via,/Che ripete il suo verso. Ecco il sereno/Rompe là da ponente, alla montagna;/Sgombrasi la campagna,/E chiaro nella valle il fiume appare./…” Felice Cascione durante la Resistenza…” Fischia il vento e infuria la bufera/scarpe rotte e pur bisogna andar/a conquistare la rossa primavera/dove sorge il sol dell'avvenir/…” Fabrizio De Andrè…” Quei giorni perduti a rincorrere il vento/ a chiederci un bacio e volerne altri cento/ un giorno qualunque li ricorderai/ amore che fuggi da me tornerai/ “. E l’immortale Mina…”Io sono il vento/sono la furia che passa/e che porta con sé/e nella notte ti chiama/e che pace non ha/son l'amor/che non sente pietà./Io sono il vento/se t'accarezzo/non devi fidarti di me/io non conosco la legge/che guida il mio cuor/son l'amor/la passione d'amor/qualcosa c'è in me/più forte di me./…”
Domenico Salvatore

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