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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Greco di Calabria a Roghudi




ROGHUDI
PREMIO “O NOSTOS”

Agapimèni  fili,  jirèguonda la lòjia ta sa ccheretìo apòspe, epìstespa ti, ta pràmata ti echo stin
Cari amici, cercando le parole per salutarvi stasera, ho pensato che le cose che ho nel
kardìa, ta sonno ipi manachò  me mia glossa, tin dikìsa, ma ti kùnno ciola dikìmu: to magno ce
cuore, le posso dire soltanto in  una lingua, la vostra, ma che sento anche mia: il bello e
paléo greko ti Kkalavrìa.
antico  greco di Calabria.
Jatì  ene    tundi glossa ti ìmmaste ode, ce ene me tundi glossa  ti, oli ismìa, jirègguome
Poiché è per questa lingua che siamo qui, ed è con questa lingua che, tutti insieme, cerchiamo
na kàmome  plen kaglio tin jì ma.
di rendere migliore la terra nostra.
Ene stin glòssama, nunka, ti, jà protinò prama, thelo na sa ipo: charistò.
È nella lingua nostra, dunque, che, per prima cosa, voglio dirvi: grazie.

GRECO DI CALABRIA A ROGHUDI
 “E’ la visione del mondo ciò che, al di là di ogni cultura, deve unire e dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima”. Con questa frase il Professore Filippo Violi fece le sue presentazioni in un pomeriggio bovese di quasi venticinque anni fa. Ero appena trentenne. Fu proprio in quell’occasione che assaporai, per la prima volta, quella strana sensazione di violazione interiore e al tempo stesso di ammiccamento concettuale che mi avrebbe accompagnato negli anni, trattenendo la percezione rassicurante di aver trovato una traccia, un sentiero da seguire nelle terre di un pensiero semplice e che sentivo di approfondire. Tuttavia, non ci volle molto a capire che da anni sui Greci di Calabria era calata la caligine della censura, che gli intellettuali della cultura ufficiale non riuscendo ad “incasellarli” preferivano considerarli mai esistiti; che, nonostante decine e decine di libri e di articoli scritti, i parlanti l’antica lingua di Omero erano stati relegati in una sorta di Limbo irreale, ai margini della società civile, accessibile solo alle persone umili e semplici.
   Credetti allora opportuno ricercare autonomamente il percorso di crescita e di evoluzione da loro seguito. Una continuità che mi indicasse le tappe di un progressivo cammino di ricerca culturale e spirituale che non percepivo come contraddittorio alla mia professione. Così scoprii i poeti e i pittori, gli artisti e gli scrittori, gli alchimisti della parola, del colore e della forma, nel coerente cammino verso il “trascendimento”. E non per vana esibizione intellettuale ma per un’ardita esperienza spirituale. Grazie a questo, e ad altro, compresi la lucida coerenza di una visione suggestiva ed aristocratica del mondo. Compresi che avrei dovuto, anche solo per spirito di libertà di pensiero, avutone strumenti e possibilità, dare un contributo di divulgazione di questa ricchissima realtà umana, artistica e filosofica che non fosse viziata da pregiudizi e che anzi fosse scevra da qualsiasi giudizio benevolo precostituito. Insomma, andava prodotto uno sforzo per strappare i Greci di Calabria da quella zona grigia in cui erano stati relegati per lunghissimi anni. Mi capacitai, quindi, che si trattava di persone semplici, spesso povere, quasi sempre emarginate, tanto che la cultura dominante li considerava di razza inferiore, perduta fra i monti selvaggi. Gli studiosi alternativi, pionieri di questa antica lingua, furono per anni isolati e considerati scomodi, fastidiosi, quasi insopportabili. Essi conobbero il tributo del silenzio e dell’ostracismo, anche attraverso campagne di denigrazione. Una minoranza aristocratica non compresa, confinata ai margini, se non fuori, della cultura ufficiale. Questi testardi studiosi, però, continuarono a parlare a generazioni, che rifiutavano suggestioni esteriori, attraverso i fascinosi richiami e le simbologie più radicali della Tradizione. Le loro idee rincuoravano i malesseri di chi era contro la perdita di valori antichi ed interiori, di chi si opponeva ai sistemi dominanti: come potrebbe essere l’odierna globalizzazione che tende a ridurre l’intero mondo ad un gigantesco mercato, dissolvendo frontiere ma, anche, diversità culturali sempre meno tutelabili.
   Dopo anni di emarginazione e ghettizzazione, finalmente, le Istituzioni e la c.d. “Cultura ufficiale” hanno preso coscienza di tale ricchezza, e oggi è tutto più facile: i Greci di Calabria hanno un loro passato e finalmente un presente, un loro autonomo destino. La loro storia sarà motivo di gloria e di dignitoso orgoglio. Rimane da fare ancora una cosa, la parte più importante, e questa dobbiamo elaborarla all’interno del nostro animo: dovremo purificare il nostro cuore, ascoltarci per sapere se crediamo in ciò che stiamo facendo, se abbiamo ben chiara la meta, convinti di essere nel giusto. E poi, cancellare ogni prevenzione ed ogni presunzione. Il futuro dei Greci di Calabria dovrà passare per questa strettoia.
                                                                                           Cosimo Sframeli          

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