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Miracolo a Melito Porto Salvo! Ma 'Santo' Scopelliti decide di salvare, anzi di potenziare e rilanciare l'ospedale 'Tiberio Evoli'?

Quinta visita a Melito di Giuseppe Scopelliti, record assoluto, alla ricerca della soluzione ottimale per tutti. Non più medicina per reparti, ma per servizi, se non per patologìa. Finalmente ed in maniera ufficiale, è stato decretato per bocca del governatore (ma anche con atto scritto)l’accorpamento. Le fasi salienti sono state illustrate dal direttore dell’Asp dottor Carmelo Bellinvia e dal menager Rosanna Squillacioti. La nuova realtà, si chiamerà “Azienda ospedaliera Melacrino-Bianchi-Morelli-Evoli”
OSPEDALE DI MELITO PORTO SALVO DA SALVARE E RILANCIARE    ( DA “GENERALE DI…DIVISIONE A GENERALE DI…CORPO D’ARMATA ?), MA C’Ể CHI REMA CONTRO E CONTINUA A DISTURBARE IL GUIDATORE
Domenico Salvatore






Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) - Nella storia di questa città di frontiera, non si era mai visto un Governatore della Calabria per cinque volte di sèguito, dal suo insediamento ufficiale a Palazzo Tommaso Campanella. Per dirla tutta, non si era mai visto nessuno. A noi, non interessa più di tanto, sapere che questo governatore si chiami Giuseppe Scopelliti od  in un altro modo…Potremmo rispondere come Rhett Butler a Rossella O’Hara in “Via col vento”…”Francamente mia cara me ne infischio”. A noi, interessa, che il Governatore della Calabria, si sia scomodato ben cinque volte, se la memoria non c’inganni, per venire a Melito di Porto Salvo. Ma non basta, Ha dichiarato che verrà sulla Riviera della Zagara, tutte le volte che si renderà necessario. Non pretendiamo di avere la memoria dell’elefante, ma ricordiamo bene che lo disse anche nelle volte precedenti. Dunque, non ci può essere il capro espiatorio delle elezioni; abilmente strumentalizzato a fini politico-elettorali, da altri partiti e personaggi, che abbiamo puntualmente ripreso in video e foto, durante le manifestazioni di piazza. Il cronista, conosce bene quel proverbio latino…memoria minuitur nisi eam exerceas e spesso lo ripassa a memoria. In questi decenni (più di quaranta), alla città di Melito Porto Salvo ed al suo comprensorio furono tarpate le ali. Gli fu impedito di crescere sotto l’aspetto economico, sociale, morale, politico e culturale. Le masse, furono tenute sotto la cappa delle tenebre dell’oscurantismo pre-illuminista. Schiave, asservite, sottomesse, assoggettate e soggiogate. Quanti ministri e sottosegretari, deputati e senatori, Presidenti di Regione ed assessori regionali, si sono mai visti da questa parte? Rara avis in caelo!  Non ricordiamo più invece, quante altre volte  abbia mandato i menagers od altre figure apicali dell’Asp di Reggio Calabria e della Regione Calabria.

Nessuno mai ha fatto tutto questo per la città di Melito e del suo comprensorio. Tornava comodo prendersela con la ‘ndrangheta. La classe politica, non va assolta per niente. Anzi. Nonostante gl’insulti, le provocazioni, gli attacchi, le ingiurie, gli oltraggi e le invettive, Scopelliti si è presentato puntualmente e di persona, Contornato dal fior fiore dell’Asp e dell’Azienda ospedaliere Melacrino-Bianchi-Morelli… Franco Sarica, Enzo Sidari, Carmelo Bellinvia, Rosanna Squillacioti, Pietro Volpe, Gaetano Topa, Salvatore Costarella ed il resto del codazzo. Ha voluto esserci. Non per dare speranze, ma certezze. Anche a costo, di beccarsi una salva di fischi, accuse e critiche; se non polemiche e magari qualche monetina di uno sconsiderato o di una scellerata. Nonostante Scopelliti, a più riprese, avesse manifestato tutto il suo affetto per la città di Tiberio Evoli, Pietro Panuccio e Bruno Spatolisano  (”Io voglio bene a Melito ed ai Melitesi”, aveva detto in via del Fortino). Tuttavia, abbiamo notato, che ad ogni visita, il tipo e  l’intensità della contestazione, siano diminuite. Quasi scomparse. C’è di più. Oggi, è stato perfino applaudito, sino a spellarsi le dita. E non erano di certo applausi di facciata o di cortesia. Erano, per dirla tutta meritocratici. Per gl’impegni assunti e mantenuti. Anche qui a Melito. Scusate se è poco.

La cosa non farà piacere ai suo avversari, se non rivali in politica, che hanno tentato in tutti i modi leciti ed illeciti di toglierlo di mezzo, di sballarlo. Per potersi insediare al suo posto ed esercitare il potere a fini personali, in nome del popolo. In un pubblico dibattito disse:”I miei ben pochi beni, mobili ed immobili, sono facilmente controllabili. Non mi sono di certo arricchito con la politica. Come va sibilando, qualche mala lingua. Da consigliere, assessore, sindaco e governatore, mi sono speso e mi spendo al servizio del popolo; dei suoi bisogni, delle sue necessità, partendo dalla legalità, trasparenza, solidarietà e senso della giustizia e della patria”. Ma che cosa può essere successo negli ultimi anni, negli ultimi mesi? Intanto una presa di coscienza e di responsabilità delle nuove leve. Succede sempre così, quando il ricambio generazionale, non è graduale  e progressivo; quando la conservazione reazionaria, muove tutte le leve per mantenere il controllo del potere. Uno dei quattro pilastri dell’ebbrezza-estasi. Gli altri tre, sono: sesso, alcool e droga. La città ed il vasto comprensorio, si sta svegliando dal torpore secolare se non dal letargo. Ma non sono i cinquantenni o quarantenni a scendere in campo; a prendere posizione; a metterci la faccia.

Si era mai visto che i sindaci giovani del comprensorio, tipo: Federico Curatola, Salvatore Mafrici, Sandro Autolitano, Santo Casile, abbandonassero le loro contrade, assieme ad assessori, consiglieri, segretari dei partiti, sindacalisti alla Aurelio Monte, pezzi della società civile, tipo il Comitato Civico Pro Condofuri, diretto da Salvatore Tuscano ed il Comitato delle mamme per un Futuro e scendessero in piazza a manifestare, a protestare, a contestare. Senza nulla togliere alla proliferazione dei canali d’informazione radio-televisivi ed all’avvento della telefonia mobile o della civiltà dei computers, se non altre moderne tecnologie collegate, come Second Life, Face Book, Twitter, My Space. Ed alle conquiste in campo culturale e femminile, ben al di là dell’8 marzo, delle festa delle donne, della mamma, dei nonni ecc.. Il segno, del cambiamento di rotta e di mentalità. La presa di coscienza, che la salute venga al primo posto. Non solo nei sondaggi d’opinione degl’Italiani. L’ospedale, è un bene comune a tutto il comprensorio e va difeso coi denti e con le unghie e tutelato. Non solo dai Melitesi, ma dalla cerchia dei comuni del comprensorio. I campanilismi, la lotte di pennacchio, di municipio, di bottega e di scuderia, si sono rivelati perdenti Lo dicevano, la presidentessa del Comitato Pro Ospedale, Maria Spatolisano ed il suo vice, avvocato Totò Pizzi; sodalizio, nato anche con il contributo della buon’anima del dottor Salvatore Martino, popolarmente inteso “Turi bis” ma gli amici lo avevano ribattezzato “Marlon Brando”.

I massimi dirigenti di quel Comitato, poi passato nelle mani di Cecio Gangemi, avevano lanciato l’appello ai sindaci del comprensorio. Affinchè si facessero carico di sensibilizzare le popolazioni dei loro Comuni. Ma era come parlare al muro. La presa di coscienza e di responsabilità, rimase lettera morta per tantissimi anni. Paradossalmente,  è stato proprio Giuseppe Scopelliti, autentico, naturale trascinatore di folle oceaniche, meglio del pifferaio magico, a smuovere le acque; a scuotere le coscienze. Altrimenti le popolazioni sarebbero rimaste ancora prigioniere dello status quo ante bellum. Intente ed affaccendate a curarsi l’orticello personale. In  nome dell’egoismo, del personalismo, dell’individualismo. Nonostante il ministro della Salute Livia Turco del centro sinistra, avesse deciso di chiudere l’ospedale. I NAS, ne chiusero a tempo determinato, quasi la metà. Scopelliti insiste su questo tasto:”Furono i governanti di centrosinistra a smantellare l’ospedale, che rischiò la chiusura, come tutti sappiamo. Poi arrivammo noi, il piano di rientro, il Tavolo Massicci, la crisi economica. L’ospedale nato nel 1909, come nosocomio intitolato a Giuseppe Garibaldi, non venne mai adeguatamente sostenuto e sorretto, né valorizzato. Ho notizia della fuga dei cervelli e dei luminari. Nemmeno, quando c’erano i miliardi a pioggia, della cosiddetta prima repubblica. Tuttavia il sottoscritto, assunse una precisa posizione.

Disse e qui si ripete, che l’ospedale di Melito, non avrebbe mai chiuso i battenti e che anzi, sarebbe stato rilanciato. Oggi sono qui assieme ai miei più stretti collaboratori per illustrarvi il rilancio dell’ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo”. Rincara la dose don Benvenuto Malara, che da quasi mezzo secolo, cura le anime all’Immacolata, ma ebbe arte e parte nell’amministrazione dell’ospedale “Tiberio Evoli” ed ammette:” Tutti, ognuno per la sua piccola parte, siamo colpevoli dello sfascio della sanità e dell’abbandono dell’ospedale, in preda alle bande della delinquenza”. Furti, scippi, rapine e ruberie continue, sino ai nostri giorni. Perfino omicidi, a colpi di pistola dentro il reparto. La magistratura attraverso Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, raccolse e sequestrò montagne di carte; oggetto di processi e condanne, passate in giudicato. Qualcheduno, denunziò pubblicamente, queste ed altre ‘porcherie’; ma poi, gli fracassarono i fanali e gli ammaccarono la carrozzerie della macchina e gli bucarono le ruote e visse anni di isolamento; cacciato dai Consigli Comunali, ignorato dalla politica e dal sindacato, oggetto di vili azioni, tipo le lettere anonime, le telefonate minatorie, il saluto negato senza ragione alcuna, che offendono l’intelligenza umana e la dignità.

Ma anche don Malara, ebbe i suoi guai, quando ignoti furfanti, canaglie e farabutti, sventrarono le ruote della sua macchina, parcheggiata sulla via Roma. Il sacerdote, non ha peli sulla lingua e le cose non le manda a dire. Sempre diretto e semplice; senza giri di parole. Si va verso una nuova concezione della sanità. Sebbene già negli Anni Novanta, la dottoressa Maria Spatolisano, ne avesse fatto cenno Bisogna quindi abbandonare la concezione dei Reparti, per entrare in quella dei settori; se non delle patologie. “L’ospedale di Melito, ha dichiarato Giuseppe Scopelliti, sarà più che “ generale”. Forse verrà promosso…Generale di Corpo d’Armata! Al di là dell’ironia, a sentire le cifre, i dati, i decreti e le prospettive, l’ospedale di Melito, potrebbe vivere la sua “primavera” di riscatto e rilancio. A parte quei dieci milioni di euri, che comunque, sono stati stanziati. Se non sia… un’altra “trovata elettorale” di Scopelliti:”Reggio sta scoppiando. Non ce la fa più a gestire l’ondata di ammalati, degenti, clienti. Melito, diventerà la naturale valvola di sfogo. Ma prima, dobbiamo mettere l’ospedale, nelle migliori condizioni di agibilità medica e tecnologica e con uno strumentario d’avanguardia. I più bravi medici di Reggio Calabria, potranno operare anche a Melito”. Scopelliti tira fuori una sfilza di nomi di Reparti esistenti, che non verranno smantellati ed annunzia l’arrivo di altri a corredo. A questo punto scoppia un uragano di applausi. Ammirato corre poi dalle mamme, che lo aspettano all’ingresso.

Vuole congratularsi con loro e stringergli la mano. Il dottor Pasquale Baccellieri da noi contattato telefonicamente ha dichiarato:
” C’ero anch’io alla riunione. Certo che, se venissero mantenute sino in fondo, tutte le cose che sono state dette da Scopelliti, Bellinvia e Squillacioti, bisognerebbe andare lì a stringergli la mano. La Medicina sta cambiando? Ma noi già nel 2006 come sindacato eravamo su queste posizioni” Prima di accomiatarsi, il Governatore, ha sganciato un paio di missili terra-aria, dalla sua rampa semovente, contro certa informazione che non solo non informa, ma addirittura disinforma. Il Governatore, che in premessa aveva diffidato coloro che andavano strumentalizzando la visita per interessi elettorali, ha steso un manto pietoso sui disturbatori se non prezzolati di certo “abbeverati” ed “eruditi”, che hanno disturbato prima, durante e dopo l’incontro. Zittiti, questa volta, in malo modo dalla folla inferocita, furibonda ed infuriata. Composta da gente venuta dal comprensorio per difendere e tutelare gl’interessi collettivi.

Ospedale in primis. Finalmente si intravede il senso di appartenenza, vero tallone d’achille per lo hinterland, in questo primo secolo di vita dell’ospedale (1909). In particolare c’hanno provato un paio di disturbatori, seccatori e scocciatori, non sappiamo se a titolo personale o indottrinati da chi e perché, a destabilizzare la riunione e trasformarla in una gazzarra, baraonda e schiamazzo incontrollabile e pericoloso. Bisogna pur dire che, la Polizia di Stato di Condofuri, diretta dal vicequestore aggiunto Filippo Leonardo ed i Carabinieri della locale stazione agli ordini del maresciallo Andrea Scarpino e della Compagnia diretta dal capitano Gennaro Cascone, abbiano controllato la situazione in maniera professionale. Non si lamentano feriti o contusi e nessuno screzio degno di nota. Anche stavolta il battage pubblicitario aveva dirottato tanta gente sul Corso Garibaldi, ma nemmeno stavolta superavano il migliaio. Dunque l’ospedale, non chiude. Anzi rilancia. Proprio così. Lo ha detto Scopelliti, chiaro, forte e tondo. Così, come aveva promesso in via del Fortino, all’Auditorium San Giuseppe, in ospedale, a Bagaladi, a Bova Marina ed in tutte le sedi opportune. Dapprima integrazione funzionale con gli Ospedali Riuniti. Poi, l’accorpamento funzionale vero e proprio con la nascita di un nuovo soggetto sanitario “Melacrino-Morelli-Bianchi-Evoli”. Il piano di rientro, il tavolo Massicci ed il ripiano debiti, ha decisamente accelerato la manovra di accorpamento, oramai agli sgoccioli. Melito non chiude ed anzi si rilancia su tutta la linea.

Addirittura con servizi e reparti aggiuntivi. A questo punto scrosciavano gli applausi a scena aperta, sino a spellarsi le dita. Vedi immagini video e foto. Si sgonfiava come pallone punto da uno spillo, tutto il livore, astio, odio, rancore, cattiveria e veleni dei mesi scorsi, montati ad arte per danneggiare se non abbattere Scopelliti ed insediarsi al posto suo. Applausi a go-go, quando ha presentato i tre luminari Gaetano Topa, Salvatore Costarella e Pietro Volpe, che opereranno anche al “Tiberio Evoli”. Il che significherà intanto decongestionare gli ospedali cittadini che stanno scoppiando. C’hanno provato a “controllare” l’informazione libera come Melitoonline si diceva in altra parte del giornale. Anche oggi. Una conferenza stampa, aperta ai…non giornalisti. Ma Luigi Palamara è un giornalista granitico; un duro del pentagono e non ha abboccato. Si è piazzato anzi, proprio in prima fila e quando è stato il turno di fare le domande, ha fatto la sua, senza lasciarsi scavalcare da nessuno. A nome dei suoi colleghi, ha parlato il sindaco di Palizzi, Sandro Autolitano, responsabile del consultorio familiare di Melito, che meriterebbe maggiori attenzioni da parte dell’Asp e della Regione Calabria. Poi l’incontro con le mamme, a filo di cancello ed il gesto delirante, poco nobile e poco urbano di qualche sconsiderato. Domenico Salvatore






















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