PRESUNTO CASO DI MALASANITÀ ALL’OSPEDALE DI POLISTENA: DEPOSITATA LA COSTITUZIONE DI PARTE
CIVILE DEI GENITORI DEL PICCOLO NEONATO TAURIANOVESE, DELL’ASSOCIAZIONE CODICI ONLUS-CENTRO PER I DIRITTI DEL
CITTADINO, DELL'ASSOCIAZIONE CODICI CALABRIA E DELL’ASSOCIAZIONE CODICI SALUTE.
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| Avvocato Antonino Napoli |
E’ stata una
breve udienza quella che si è celebrata l’11 gennaio 2013 davanti alla sezione
distaccata di Cinquefrondi del Tribunale di Palmi ove due medici dell’Ospedale
di Polistena, i dottori Pietro Interdonato e Francesco Romeo, sono imputati del
reato di concorso in lesioni gravissime a carico di un neonato taurianovese.
Il Giudice
Onorario, dott. Giuseppe Ramondino, dopo la formale costituzione delle parti, ha
rinviato l’udienza al prossimo 1 luglio 2013 sul ruolo del Giudice Coordinatore
della sezione di Cinquefrondi, dott. Giulio De Gregorio.
Il dott. Pietro
Interdonato, difeso dall’avvocato Vincenzo Borgese, ed il dott. Francesco Romeo,
difeso dall’avvocato Antonio Romeo, sono accusati di non aver effettuato tempestivamente
un taglio cesareo alla sig.ra Rosanna Laruffa – che, alla 36a settimana di
gravidanza ad alto rischio, caratterizzata da rilevanti problemi di
ipertensione, versava in una condizione di travaglio pre–partum con sofferenza
fetale – e non aver assicurato una sollecita ed adeguata terapia neonatale al
piccolo A., determinando l’aggravamento di un’encefalopatia ipossico-ischemica
insorta a livello fetale negli ultimi giorni della gravidanza e così
concorrendo a cagionare al piccolo A. D. S., nato alle ore 8.45 del 31.08.2010,
lesioni gravi e gravissime.
Più in
particolare, la sera del 30.08.2010 la sig.ra Laruffa, avvertendo contrazioni
che progressivamente aumentavano e si facevano dolorose, contattava
telefonicamente il dott. Romeo, suo ginecologo di fiducia, senza però ricevere
indicazioni di recarsi in ospedale.
Successivamente,
avvertendo dolori ancora più forti, si recava di propria iniziativa presso il
presidio ospedaliero di Polistena, da dove suo marito Francesco De Salvo contattava
telefonicamente più volte il Dott. Romeo, il quale però non acconsentiva alla
richiesta del De Salvo di recarsi in ospedale, affermando che avrebbe seguito
la situazione da casa tenendosi in contatto con l’ospedale.
Nonostante la
situazione di travaglio fetale e benché già alle ore 2.30/2.50 lo stato ipertensivo
della sig.ra Laruffa fosse stato ricondotto a livelli compatibili con un taglio
cesareo, il Dott. Interdonato, ginecologo di turno quella notte, non attivava
le procedure per l’effettuazione del parto cesareo, ma manteneva la paziente in
osservazione sino alle ore 8.30 del mattino, quando, dopo che alle 7.30 un
esame cardiotocografico aveva evidenziato un tracciato anormale e dopo che alle
8.25 un’ecografia effettuata dal Dott. Romeo, frattanto giunto in ospedale per
l’inizio del suo turno intorno alle ore 8, aveva rivelato la riduzione del
liquido amniotico ed una flussimetria alterata, si procedeva agli atti
preparatori del taglio cesareo, che veniva posto in essere intorno alle ore
8.45.
Al momento del
parto, inoltre, non veniva predisposto quanto necessario per l’immediato
trasferimento del nascituro in una struttura ospedaliera dotata di terapia
intensiva neonatale, a ciò si provvedeva solo dopo più di un’ora dal parto,
dapprima cercando infruttuosamente disponibilità di posti presso la TIN di Reggio Calabria e poi
rivolgendosi alla TIN di Lamezia Terme, dove, peraltro, il piccolo A. doveva
essere portato mediante elisoccorso a seguito dell’accertata difficoltà di reperire un’ambulanza in sede.
In questo modo
il Dott. Romeo ed il Dott. Interdonato, per colpa consistita in imprudenza,
imperizia e negligenza, sottovalutando la gravità della situazione di travaglio
pre-partum della Sig.ra Laruffa e di sofferenza fetale del nascituro, non
avviando la partoriente ad una struttura ospedaliera adeguata, dotata di
reparto di terapia intensiva neonatale, ritardando di cinque-sei ore
l’effettuazione del taglio cesareo rispetto al momento in cui questo era
necessario e praticabile ed inoltre provvedendo con ulteriore ritardo al
trasferimento del neonato presso un ospedale dotato di TIN, concorrevano ad aggravare
nel piccolo A. D. S. un’encefalopatia (leucoencefalomalacia periventricolare)
ipossico-ischemica insorta a livello fetale negli ultimi giorni della
gravidanza e così cagionandogli una compromissione della funzione
neuro-psichica foriera di lesioni gravi e gravissime.
In sostanza
per la Procura della Repubblica di Palmi, per i periti del Tribunale ed il
consulente dei genitori del piccolo A. vi sarebbe stata colpa
grave consistita in negligenza e/o imperizia da parte dei medici ginecologi imputati
per il mancato monitoraggio di gravidanza ad alto rischio, per non aver trattato
adeguatamente o ignorato lo stato di ipossia fetale, nell'aver
eseguito il parto cesareo in ritardo, nel
non aver attuato i protocolli del caso, per mancata, ritardata o errata diagnosi durante la gravidanza, per aver somministrato farmaci non
appropriati al trattamento della patologia.
I genitori del
piccolo, Francesco De Salvo e Rosanna Laruffa, anche nella qualità di genitori
esercenti la potestà parentale sul piccolo A., difesi dall’avvocato Antonino
Napoli, hanno preannunciato, depositando l’istanza agli atti del processo, la
costituzione di parte civile e la medesima richiesta è stata formalizzata dall’avocato
Ivano Giacomelli, sostituito dall’avvocato Concetta Polifrone, per le
associazioni Codici Onlus – Centro per i diritti del Cittadino, Codici Calabria
e Codici Salute.
Alla prossima udienza
del 1 luglio 2013 il Giudice Monocratico dovrà valutare l’ammissione delle
costituzioni di parte civile e disporre l’inizio del processo che ha già visto,
durante l’incidente probatorio, l’escussione dei periti nominati dal Giudice
per le Indagini preliminari, i consulenti della difesa e quello delle parti
offese, prof. Marinelli dell’Universita La Sapienza di Roma.

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