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Palizzi (RC), i disabili di 'Casa Emmaus', teneri ed indifesi, attendono l'aiuto promesso della Regione Calabria

Casa Emmaus, una delle realizzazioni umanitarie più importanti dal punto di vista sociale e non solo, ha mosso i primi passi nel Natale del 1983, quando otto persone con disturbi mentali trovarono accoglienza nei locali della canonica. Da quel giorno, si adottò la decisione di chiamare “Casa Emmaus” (la testimonianza dei discepoli che riconobbero Cristo “nello spezzare il pane”), quella che sarebbe diventata nel tempo, la pietra miliare del Basso Jonio reggino per quanto riguardava l’accoglienza e l’assistenza ai disabili psichici.
PALIZZI (RC), GLI OPERATORI DI ‘CASA EMMAUS’, CHE DA NOVE MESI, SONO SENZA STIPENDIO, CHIEDONO ALLA REGIONE CALABRIA, DI ONORARE LA CONVENZIONE SOTTOSCRITTA A SUO TEMPO

Natale un po’ triste per gli operatori di Casa Emmaus, una struttura d’accoglienza per disabili mentali e psichici che insiste nella Marina di Palizzi dal 1983. Gli stessi operatori, pur rendendosi conto delle esigenze del bilancio della Regione Calabria, del patto di stabilità, delle restrizioni e dei tagli, legittimamente operati dagli organi regionali, fanno i conti con la precarietà e i disagi di chi non ha il minimo per vivere
Pietro Parisi

Palizzi – Natale un po’ triste per gli operatori di Casa Emmaus, una struttura d’accoglienza per disabili mentali e psichici che insiste nella Marina di Palizzi dal 1983. Perché? Presto detto. Gli operatori non percepiscono lo stipendio da nove mesi, con tutte le conseguenze che un simile stato di cose provoca. Gli stessi operatori, pur rendendosi conto delle esigenze del bilancio della Regione Calabria, del patto di stabilità, delle restrizioni e dei tagli, legittimamente operati dagli organi regionali, fanno i conti con la precarietà e i disagi di chi non ha il minimo per vivere. E quando questo capita nel periodo forse più bello dell’anno, la malinconia, e non solo quella, si avverte di più. Per quanto riguarda, invece, il sostentamento e l’assistenza ai dodici ospiti della struttura, la situazione è meno drammatica. Per il mantenimento, i negozianti forniscono (fino a quando?) i generi alimentari che necessitano e per l’assistenza, gli operatori non la fanno mancare, anzi. Per quasi cinque anni, sino al 1988, gli ospiti sono stati mantenuti dai cittadini e assistiti gratuitamente da volontari. Questi ultimi interagivano con amici psichiatri e specialisti del settore dell’Asl territoriale, per cercare almeno di alleviare i disagi degli ammalati.

Tutta la comunità, a vari livelli e ceti sociali, è stata coinvolta nell’esperienza dell’accoglienza, assistenza e comprensione verso una categoria di persone, bisognosa di cure particolari. Non si trattava di rimarginare una ferita o di praticare una puntura, oppure di curare una semplice influenza, No. Si trattava, e si tratta, di lenire i disagi mentali e psichici, il che comporta preparazione professionale, pazienza e tanta carità cristiana. “Abbiamo aspettato fiduciosi – ci riferisce il responsabile della Casa, Giovanni Fontana – che si realizzasse il miracolo e che, almeno per le festività natalizie, qualcuno si ricordasse di noi, Così non è stato. Ovviamente non tocca a noi – aggiunge – entrare nel merito dei ritardati pagamenti al personale, confidiamo che al più presto possibile la situazione si normalizzi”. Vale la pena di ricordare che, nel 1988, il gruppo di volontari si costituì in cooperativa sociale e la Casa ebbe una convenzione con la Regione, tuttora ovviamente esistente. Questo permise il definitivo ricovero nella struttura degli ammalati (attualmente un ambiente dotato di locali e confort che la normativa vigente prevede), per i quali è anche prevista una retta giornaliera da parte della Regione.


Pietro Parisi

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