Carissimi amici,
è giunto il Natale ossia la festa che celebra l’evento
cristiano della nascita di Gesù che richiama l’uomo ai valori, alla fede, alla
meraviglia, all’uguaglianza e al vero amore.
Evento straordinario per i veri credenti ma a cui l’uomo di oggi,
purtroppo, ha associato ed associa brandelli di una “moderna” concezione di
questo significativo momento, affidando al consumismo e alle fumanti emozioni,
il valore della sua stessa espressione quale conquista di una nuova dimensione
tesa a sfatare ciò che per secoli si è mantenuto e vissuto.
Il Natale, quale giorno per riflettere sul “senso di ciò che
ha senso” per l’uomo ma anche sulla sua missione e su quanto ha dato e
sottratto all’umanità.
Un giorno per riflettere su quanto l’uomo sa andare oltre la
via dello stesso uomo, per incontrare non solo l’altro ma se stesso, poiché in
chi ci sta accanto vive una parte di noi stessi.
Un giorno per meditare anche sul “gioco del mondo”, ossia di
quel mondo che vive e consuma al pari di chi, scevro dai valori essenziali,
pone l’essere e quindi, consapevolmente o inconsapevolmente, se stesso, non
quale valore ma quale “opportunità” per il circuito degenerato di una economia
che premia chi produce mentre rinnega gli altri.
Da qui le disparità, i soprusi e gli sfruttamenti dei popoli,
dei giovani, degli anziani e persino dei bambini, ignorati e spesso cancellati
come fossero “zeri” della terra.
Il tutto imperniato , ad avviso di alcuni, sulla base di chi
possiede i numeri della vita. Numeri, però, rubati agli “zeri”, strappati con
forza e violenza ai popoli veri, rigettandoli nella stasi e nella miseria
totale.
Ciò per garantirsi e garantire un “pezzo” di economia nello
scenario globale. Ciò per garantirsi un “pezzo” di lustro nello scenario
internazionale a discapito di quanti vengono considerati, da questi e non solo
da questi, relitti della società umana.
“Relitti” forzati, costruiti e voluti però da chi ha avuto la
prepotenza di scegliere al posto degli altri. “Relitti” ancorati in una terra
ricca e sfruttata, propria e mai posseduta.
Così l’uomo e la sua umanità vengono annullati tanto da
essere assimilati a risorse cicliche che entrano ed escono dallo scenario
produttivo. L’uomo però non è questo. Non è una macchina, non può e non deve
essere considerata tale. Eppure la ricchezza di pochi, che nel mondo però sono
molti, si basa sullo sfruttamento della “macchina” umana che non conosce età.
Non conosce razza. Non conosce via, né popolo. Mi viene spontaneo pensare a
quanti bambini o anziani hanno lavorato su prodotti che oggi vengono acquistati
per la ricorrenza del Natale. Quante lacrime e quanti sospiri nei sotterranei
del mondo.
Ciò avviene, principalmente, nei paesi che tutti conosciamo,
in cui il valore della vita, intesa come dono, viene rigettato sin dalla
nascita. Eppure l’uomo “moderno”, l’uomo occidentale, compra quei prodotti e
magari alla prima via utile dona un euro a chi è messo all’angolo.
Una netta, profonda e viva contraddizione: da una mano il
capo firmato di un paese che sfrutta, dall’altra la moneta per l’offerta. I
titolari delle firme italiane anch’essi scelgono altri paesi per costruire
ricchezza dove le “macchine umane” costano poco. Questo permette loro alti
profitti vendendo, poi, a prezzi esorbitanti ovunque. Eppure anch’essi
festeggiano il Natale o meglio il loro Natale che nulla ha a che vedere con
quello cristiano. Nessuno dovrebbe acquistare il prodotto della sofferenza.
Nessuno; poiché coincide con l’acquisto del pianto dei popoli, della sofferenza
dei piccoli incapaci di leggere e comprendere il futuro perché impossibilitati
di capire persino il presente.
Questo non è il “mondo” che vive lontano da noi. Non è il “mondo”
inteso quale entità distante dalla nostra esistenza quotidiana poiché in ogni
angolo di terra esiste una o più forme di discriminazione sociale. Esiste il
ricco ed il povero. Incluso chi, pur indossando giacca e cravatta, nella casa
della ricchezza, vive la povertà dello spirito, ossia l’assenza di ciò che lo
dovrebbe rendere felice.
Esiste il povero che ti passa accanto e non lo riconosci
perché veste gli abiti della dignità ma esiste anche il povero che palesa il
suo stato e, purtroppo, nonostante ciò, viene comunque ignorato.
Chi tralascia il povero non è il povero ma chi veste gli
abiti della “differenza di classe”; gli abiti di chi, spesso, inventa questa
differenza per inglobare il suo stesso “io” in una società che vorrebbe ma che
di fatto non gli appartiene. Questa una triste velleità umana.
L’uomo gramo e allampanato di sentimenti sa pesare il niente
degli altri ancor prima che questi ultimi comprendano il suo “niente”.
Gesù, la notte di Natale e ogni giorno, non va scoperto solo
nella culla del presepe bensì nella culla del povero cuore dove ancora oggi
vive la paglia perché mancano le lenzuola; dove ancora oggi manca il caldo
perché vive il freddo; dove ancora oggi vive il buio perché manca la luce.
Gesù è nell’angolo della strada, nel povero che non sa
chiederti nulla perché straniero, è nella paura e nell’angoscia dei piccoli
perché sfruttati; è nel vecchio ormai solo e nel sofferente abbandonato a se
stesso perché considerato un peso.
Gesù Bambino è ovunque e persino in chi ha deciso di
allontanarsi da Lui. È in chi non sa scavare nel vuoto del proprio cuore per
scoprire l’oltre del niente: ossia la certezza di ritrovare la strada perduta
che si trova là dove l’uomo ha nascosto al suo stesso essere la verità della
fede ed i sentimenti autentici. Aspetta solo d’essere accolta con un semplice
“si”.
Solo la coscienza e la consapevolezza dell’eternità celeste e
non di quella terrena potrà portare l’uomo ad abbandonare gli abiti della
violenza e dell’indifferenza, dei soprusi e delle vendette, dell’odio e della
guerra perché Gesù nasce per redimere l’umanità e per trasmettere ad ogni suo
figlio il messaggio di amore e di pace.
Solo se l’uomo comprenderà di essere piccolo, nei diversi ambiti
della sua espressione e nei molteplici e variegati ruoli che riveste, potrà
concretamente rimanere quale uomo grande vissuto sulla terra ed ancor prima
dentro si sé.
La vita d’altro canto è come un viaggio in treno: man mano
che il tempo passa i chilometri, per giungere alla meta, diminuiscono fino
all’ora in cui si arriverà al traguardo.
Nessun uomo è eterno ma può solo lasciare una traccia di
eternità nella misura in cui trasferisce il bene sulla terra.
Questa la verità!
Vincenzo Malacrinò

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