MELITO PORTO SALVO (RC), UN PROTOCOLLO D’INTESA TRA COMUNE, PARROCCHIE E SCUOLE PER REALIZZARE ALCUNI PROGETTI FINALIZZATI ALLA PROMOZIONE DELLA CULTURA, DELLA LEGALITA DELLA PARTECIPAZIONE ATTIVA E DELLA SOLIODARIETA NELLE SCUOLE E NEGLI ORATORI
Destinatari degl’interventi le fasce giovanili con attenzione particolare riservata a quelle più esposte a possibili rischi di emarginazione e devianza. Il primo cittadino, “per grazia ricevuta” risponde, sia pure a malincuore ed a denti stretti alle nostre domande sugli stipendi e tredicesima ai dipendenti comunali ed alla Cooperativa Rinascita. Sia pure evasivamente
Domenico Salvatore
Melito Porto Salvo (RC)Eravamo tentati di non andarci alle conferenze stampa di questa tornata, visti i chiari di luna. Sebene il fumus persecutionis, non c’azzecchi. A parte, che non sempre c’invitino. Non sbagliavamo. Il Sindaco, continua a trattarci con astio, rancore, acredine e livore…perché voi giornalisti fate le domande per mettere in cattiva luce…per mettere in difficoltà…Purtroppo, ahinoi! ci siamo ritagliati la nomea di ‘giornalista scomodo’, fastidioso, irritante e sgradevole, se non antipatico, ficcanaso, pennivendolo e scribacchino. Amen! Una cosa è certa, signor sindaco, noi, teniamo la schiena dritta come sostenevano Karol Wojtyla e Carlo Azeglio Ciampi. Non faremo mai domande morbide, soft e di comodo, bensì quelle e solo quelle, che vadano in direzione dei bisogni e delle necessità della gente, del popolo, del cittadino. Quelle, che facciano informazione, cultura ed opinione. Non ci sentiamo un vaso di coccio in mezzo a due di ferro; e non vestiamo i panni di un carneade, un monatto, un don Abbondio od un azzeccagarbugli. Sebbene, ai don Rodrigo, non porgeremo l’altra guancia. Ma cari lettori sovrani, quali domande imbarazzanti e spinose avremmo posto? Due; e diconsi, ‘due’. Altrimenti…qualche giornalista, si sarebbe alzato di scatto, come ha fatto tante altre volte e se ne sarebbe andato via. Ma, non era un dispetto, una ripicca, mancanza di bon ton, deontologìa professionale od una rivalsa. Buonanotte e buonasera! Una, sugli stipendi ai dipendenti comunali, che avanzavano qualche arretrato; e che rivendicavano la tredicesima e lo stipendio di dicembre. La seconda? Sulle spettanze della Cooperativa Rinascita, che rivendica sei mensilità; e di cui, ci siamo occupati a proposito dello sciopero dei dipendenti, qualche settimana fa.
Tutto qui. Apriti cielo! ‘Io non dovrei rispondere alle vostre domande insidiose, che mettono in cattiva luce, l’operato del Comune’ ed altre frasi di simile tono e sapore. Lei, signor Sindaco, è padronissimo di rispondere o meno alle nostre domande. Sebbene, siano state le uniche e sole poste. Ma la ramanzina, se la poteva risparmiare. Noi, non l’abbiamo votato, questo è certo. Nel caso avesse, qualche dubbio. E meno male! Almeno… Tuttavia, lei è il sindaco della nostra cittadina e le portiamo il massimo rispetto, che comunque spetti alle istituzioni. A noi, non è consentito altro. Il rispetto delle regole per noi è un imperativo categorico. Per altri è un esercizio facoltativo. Di un’altra cosa può esserne certo. Non parleremo mai alle sue spalle. Questo sordido, lurido e squallido gioco, lo lasciamo ai voltagabbana, cerchiobottisti, doppiogiochisti ed alle banderuole, che sguazzano nei paraggi; se non ai bastian contrari di professione, sempre pronti a gettare l’acqua sporca col bambino dentro ed a lanciare sassi in piccionaia. Quando avremo qualcosa da dire o da ridire, lo faremo per iscritto, con trasparenza e legalità. Com’è nel nostro stile. Cosa, che stiamo facendo in questo preciso momento. La nostra politically correct, è nota urbi et orbi. Non abbiamo tirato la volata ai dipendenti comunali e nemmeno alla Rinascita.
Non abbiamo nessun parente vicino, né lontano da difendere e tutelare. Ci dispiace solo, che quando arrivi la scadenza delle tasse, (spazzatura, acqua, luce, telefono, gas ecc.) le debbano pagare. Al fisco, non interessa niente se il dipendente non possa ottemperare. Il bollettino per la macchina, comprata in leasing, dev’essere onorato. Il bollo dev’essere pagato; l’abbonamento alla RAI anche. L’IMU pure. Figurarsi l’affitto di casa. Altrimenti c’è lo sfratto coatto. Ed i figli all’Università dove li mettiamo? Il sindaco assicura di aver sborsato decine e centinaia di migliaia di euri; se non milioni. Pagheremo, pagheremo, se Dio e la Madonna vorranno darci una mano. Avremmo voluto chiedere se corrisponda al vero o meno, la…”diceria” dei trenta milioni di debiti del Comune o sia una leggenda metropolitana. Una bufala dei giornalisti cattivi, che pescano nel torbido, che tramano nell’ombra e manovrano dietro le quinte, per mettere in difficoltà il Comune. Se le faccia fare dalla fila di giornalisti “comodi”, che c’è dietro la sua porta, le domande di favore. O da quelli che, stanno fuori dalla porta e nemmeno entrano in aula. Non sempre! Non chiamatela “stampa di regime”, schiava del potere, serva del sistema. Progetto “Tu con me”. Basta sfogliare il Vangelo per arrivare a…”Ama il prossimo tuo come te stesso. E' il comandamento per eccellenza che Gesù definì il primo fra tutti. A turn-over hanno parlato tutti. Perfino Padre Gastone, giunto sul posto, quando il Bambino Gesù gli ha mandato un…passaggio.
Da svariati giorni la sua macchina è in officina. Un passaggio? Aspetta e spera. Il buon samaritano è andato in ferie. I “Presidi’ hanno battuto sulla valenza dell’agenzia educativa della scuola. L’unica a misura di studente. La Chiesa, ha rivendicato il suo ruolo peculiare e complementare. Il comunicato stampa c’era. Finalmente! Almeno sapevamo il tema dell’argomento, di cui si sarebbe andati a parlare. Pur se noi, non l’abbiamo ricevuto materialmente, ma di rimbalzo e carambola. Ci è piaciuto l’intervento del dottor Tito Nastasi, assessore al ramo con delega di vicesindaco. Non solo per i contenuti, ma anche per la forma. Nonostante le ristrettezze economiche l’austerity, le vacche magre e le spighe vuote, il Comune ha fatto di necessità, virtù e dimostrato una lodevole sensibilità verso i bisogni del disagiato, dello svantaggiato, del disadattato:”Siamo contenti che le famiglie, abbiano accolto con soddisfazione il progetto “Tu con me”. La sinergia fra il Comune, le parrocchie, la scuola, l’opera Nomade, il volontariato eccetera, unita dal protocollo d’intesa è diretta alle fasce giovanili più a rischio di emarginazione e devianza. A cominciare dai Rom. Abbiamo ricevuto altro che quindici domande.
Grazie alla disponibilità della Parrocchia di San Giuseppe, diretta da don Domenico. Il Comune, provvederà all’acquisto di materiale di cancelleria (matite, penne, quaderni, temperine, gomme ecc.). Abbiamo recuperato pure un paio di computer per fare formazione ed informazione, valorizzando le potenzialità dei singoli. Con il progetto “Delocalizzazione Rom”, abbiamo risolto in parte qualche problema connesso. L’integrazione dei Rom nel tessuto connettivo della società melitese è un obiettivo di prestigio. Siamo avanti, se non leader, rispetto a tantissimi altri Comuni. Cosa, che ci riconoscono tutti. Tant’è vero, che giorno sei dicembre, saremo alla Provincia, dove si terrà un’importante convegno. Il settore delle politiche sociali, di cui ho la delega, si sta muovendo con notevole impegno e serietà. Sebbene, questi non siano tempi di opulenza. Con la forza del dialogo e del confronto, il buon senso e la lungimiranza, si potranno ottenere altri significativi traguardi. Comunque legati alla nostra ottica amministrativa, fondata sulla legalità e la trasparenza”. A prescindere dal protocollo d’intesa, che comunque ben venga, perché rinserrare le fila fortifichi, la Chiesa, lottando contro tutti e contro tutto, è stato manto di carità. E non si è limitata ad annunciare la Buona Novella. Don Malara, parroco sin dagli Anni Sessanta, nella chiesa dell’Immacolata (la chiesa, ebbe piena funzione nel 1852 con la nomina dell’arciprete Antonino Evoli). è stato provvido di iniziative a sfondo sociale, pur esercitando senza pause il Ministero Sacerdotale.
Alla ricerca della pecorella smarrita, ha lasciato le altre 99 al sicuro fra i monti. Don Giuseppe Calarco, scrive Daniele Dattola, nominato parroco di S. Giuseppe nel 1936 resse tale parrocchia per circa 45 anni fino al 30 settembre 1980. Uomo di grande umanità, umile, molto serio amato e stimato dal popolo melitese. Egli riuscì nel suo sogno, quello della costruzione di una nuova chiesa di S. Giuseppe; chiesa che fu eretta al centro di Melito e consacrata nel 1969. Il primo parroco di ‘San Giuseppe fu don Francesco Gangemi. Senza nulla togliere ai successori: don Ercole Lacava, autore di una storia su Melito, don Sebastiano Plutino e don Cosimo Latella, che hanno lasciato un segno innovatore. A Prunella (un tempo faceva parte del Comune di San Lorenzo e solo nel 1848 fu aggregata al Comune di Melito Porto Salvo) per tantissimi anni fu parroco don Leonardo Margiotta. La chiesa fu costruita ad opera dello zio, canonico don Domenico Margiotta. Poi vennero (nel dopoguerra), don Orlando, don Giglio, don Nucera, don Nipote, intervallato da un prete di colore don Kihara Jude. Ad Annà, distrutta dal terremoto del 1908, fu sostituita da una baracca fino alla costruzione della chiesa in muratura nel 1929-1931. Danneggiata dai bombardamenti del 1943, fu riedificata e inaugurata nel 1959. Anteguerra, don Pugliese, don Malavenda, don Billari, don Mandalari…
Nel dopoguerra una serie di parroci…don Laface, don Lacava, don Iaria, don Bacilieri, don Ligato, don Latella, don Altomonte, don Plutino, don Minisola, don Morabito, don Dieni, don Jomb. Ovviamente, non possiamo essere esaustivi e chiediamo scusa ai nostri lettori. Le scuole di ogni ordine e grado: materne, elementari, medie e superiori; ma anche Università (Facoltà di Teologia in Prunella) a Melito Porto Salvo, hanno funzionato bene, formando ed informando intere generazioni. Oggi medici, ingegneri, professori, architetti, “presidi”, magistrati, giornalisti, preti eccetera Domenico Salvatore


0 Commenti