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Il Natale, tra la felicità dei bambini e la crisi della politica

Un giorno Robert Lynd disse: "Se fossi un filosofo, dovrei scrivere una filosofia dei giocattoli, per dimostrare che nella vita non bisogna  prendere nient'altro sul serio e che il giorno di Natale in compagnia dei bambini è una delle pochissime occasioni in cui gli uomini diventano completamente vivi!"
Chorio di San Lorenzo, Reggio Calabria 23 dicembre 2012 - In occasione delle festività natalizie si torna finalmente a casa, i migranti aspettano mesi pur di riabbracciare i propri cari, affollano i treni, gli aerei, i pullman, le autostrade, ma come ogni anno nessuno perde l'appuntamento con il giorno più bello di tutti, il 25 dicembre rappresenta una festività speciale che ha poco in comune con gli altri giorni rossi. Natale è il giorno del Signore che viene al mondo per illuminare il nostro cammino e dare un senso alle nostre vite tramite le sue parole scritte sul Nuovo Testamento.
La sua missione sulla terra è stata decisiva per l'uomo dall'anno zero a seguire, il Vecchio Testamento non dava un chiaro riferimento religioso da seguire, ma racconti astratti che sicuramente non riuscivano a fondare una vera e propria fede religiosa.

Se la dura quotidianità divide, il Natale unisce: la famiglia per esempio, che come un albero in primavera torna ad essere rigogliosa. Festeggiano soprattutto i bambini che aspettano Babbo Natale con i suoi regali. Già i bambini, la vera faccia pulita di ogni generazione. 
A volte penso che se ogni uomo rimanesse sempre un bambino la vita sarebbe un paradiso fatto di spensieratezza, gioia, allegria, dolcezza e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo la realtà è diversa, si cresce, si diventa adulti e a volte il sentiero del male viene scambiato con quello del bene e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: cattiveria, invidia, gelosia, malcostume, falsità, corruzione, collusione, egoismo, frustrazione, sentimenti negativi che sommati fra di loro trasformano l'essere umano in una macchina di fango.

La politica è lo specchio del popolo italiano, in confusione, in affanno, incoerente, egoista come sempre, divisa come le nostre mentalità.
E il popolo cosa vorrebbe? La sensazione è che la classe media non esista più, ormai vediamo ricchi da una parte e poveri dall'altra, la gente è stanca di pagare un debito fatto da altri, i giovani sognano un lavoro che non avranno mai, i vecchi una pensione che arriva sempre più tardi. La soluzione appare logica, abbassare l'età pensionabile a 60 anni per permettere al welfare di assumere i giovani.

Una soluzione tanto semplice quanto utopistica, specie per i nuovi premier candidati, nessuno infatti prende in considerazione che solo con un ricco turnover il mercato del lavoro tornerebbe a funzionare. Che poi la ministra Fornero ci dovrebbe spiegare quali dati ha consultato per affermare che in Italia la vita media si è allungata, basta leggera la cronaca del giorno per vedere quanti morti miete la vita quotidiana.

Le pensioni andrebbero riviste, così come la tassa sulla prima casa. Due aspetti importanti che il nuovo premier dovrà in qualche modo rivedere per salvare l'immagine di un paese sull'orlo del fallimento.



Rosario Ligato


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