Nato a Melito Porto Salvo il 27 dicembre 1911, ha svolto diversi mestieri, in prevalenza legati all’edilizia. Festeggiato da figli e nipoti, ma anche dal vicinato, amici, parenti e conoscenti:”Facimu rrota!”, proprio come ai vecchi tempi. In Chiesa, con don Paolo Ielo, che ha preso il posto di don Rocco De Franco, sacerdote della parrocchia del Santissimo Salvatore per oltre cinquant’anni
SALINE JONICHE, LE CENTO PRIMAVERE (ED UNA) DI NONNO NATALE IAMONTE TRA CASA, LAVORO, FAMIGLIA E CHIESA
Figlio di Giovanni e Maria Minniti, due genitori all’antica, mossi da nobili ideali: casa, famiglia, chiesa e lavoro. Nonno Natale, ha avuto sette fratelli: Bruno, Santo, Domenico,Trentino, Antonina, Adelina ed Angela; è vedovo di una casalinga, che gli diede tre figli: Maria, Gabriella e Trento; una nipote, Carmen e due pronipoti, Fabio e Federico
Domenico Salvatore
Saline Joniche - MONTEBELLO JONICO (Reggio Calabria) - La collettività salinese festeggia un altro centenario. Il nonnino Natale Iamonte. Centouno, ma non li dimostra affatto. Arzillo, vispo, scherzoso, mangia e beve di tutto. “Facimu rrrota!”. Siamo andati a trovarlo nella sua casetta,’piccolina in Canada, con vasche e pesciolini e tanti fiori di lillà’, in Via Nazionale a Saline Joniche, nei pressi dell’edicola, come l’anno scorso. Lo abbiamo trovato più in forma. Più disponibile alla battuta e loquace. Il che, ci sorprende non poco, data la venerabile età dell’anziano. Intorno, le figlie, un’abitazione sana, pulita, ordinata, qualche altro parente ed alcuni vicini. Sulla tavola imbandita: dolci, crespelle, petrali, panettoni, torroni ed alcune bottiglie di spumante. Al centro la torta.
Alle spalle del vegliardo, il caminetto acceso, riscalda l’ambiente, crea un’atmosfera da romanzo sceneggiato e conferisce un tono magico ed incantato. Fuori, Barbabianca, soffia spifferi gelidi, che paiono provenire della Siberia. Fili d’aria, rigorosi come le rime del “Mistero buffo” di Wladimir Majakowskij con cui il celeberrimo scrittore russo,( "Vogliamo che la parola esploda nel discorso come una mina e urli come il dolore di una ferita e sghignazzi come un urrà di vittoria") descrisse quanto di grande e di comico ci fosse nella rivoluzione ed in cui… "i versi sono le parole d'ordine, i comizi, le grida della folla... l'azione è il movimento della folla, l'urto delle classi, la lotta delle idee..’. Le figlie, amichevolmente ed in maniera discorsiva, interrogano il papà, sotto gli occhi del giornalista che prende nota…”
Allora papà, il cronista vuole conoscere il segreto dell’eterna giovinezza, se non l’elisir di lunga vita. Che cosa gli possiamo dire? Che, hai sempre vissuto nello stesso paese; che, hai esercitato l’arte del muratore; che, hai avuto un bellissimo rapporto con Dio; con la Chiesa; con i paesani.”. S’intrecciano i commenti degli altri ospiti, della comunità: “Lo sappiamo anche noi, come si arrivi a cento anni e passa. Intanto, ha la sua valenza il dna; dove e “come” si viva la propria esistenza. A Saline, colonna portante dell’economia è stata per secoli, il bergamotto ed il gelsomino; senza ogm e senza diserbanti; ed il turismo di massa. In estate sulla via Nazionale & dintorni, si vedevano turisti provenienti da diverse nazioni e regioni italiane. Parlavano in Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo e perfino Russo; Lombardo, Piemontese, Veneto. Il nonno non ha mai conosciuto l’inquinamento acustico, aereo o delle acque. Non erano i turisti ‘nostrani’. In illo tempore, ominavano valori morali ed ideali, che si chiamavano: amicizia, solidarietà, fratellanza, rispetto della dignità e della persona, democrazia, libertà, onore, onestà, legalità, trasparenza e così via. Valori sani, efficienti, funzionali ed efficaci, che ha trasmesso ai suoi discendenti, ma anche ad amici, parenti e conoscenti. Molto importante, il rapporto diretto ed indiretto con Dio, la Madonna, i Santi. “La spiritualità, riveste un’importanza enorme, fa osservare una donna avanti con gli anni. L’armosfera paesana, è quella che il poeta marchigiano Giacomo Leopardi descrisse così bene, nelle sue poesie. Tipo, “Il Sabato del villaggio” che conosco a memoria, insiste la donna…
La donzelletta vien dalla campagna/in sul calar del sole,/col suo fascio dell'erba; e reca in mano/un mazzolin di rose e viole,/onde, siccome suole, ornare ella si appresta/dimani, al dí di festa, il petto e il crine./Siede con le vicine/su la scala a filar lavecchierella,/incontro là dove si perde il giorno;/e novellando vien del suo buon tempo,/quando ai dí della festa ella si ornava,/ed ancor sana e snella/solea danzar la sera intra di quei/ch'ebbe compagni nell'età piú bella./Già tutta l'aria imbruna,/torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre/giú da' colli e da' tetti,/al biancheggiar della recente luna./Or la squilla dà segno/della festa che viene;/ed a quel suon diresti/che il cor si riconforta./I fanciulli gridando/su la piazzuola in frotta,/e qua e là saltando,/fanno un lieto romore;/e intanto riede alla sua parca mensa,/fischiando, il zappatore,/e seco pensa al dí del suo riposo./ Poi quando intorno è spenta ogni altra face,/e tutto l'altro tace,/odi il martel picchiare, odi la sega/del legnaiuol, che veglia/nella chiusa bottega alla lucerna,/e s'affretta, e s'adopra/di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba./Questo di sette è il più gradito giorno,/pien di speme e di gioia:/diman tristezza e noia/recheran l'ore, ed al travaglio usato/ciascuno in suo pensier farà ritorno./ Garzoncello scherzoso,/cotesta età fiorita/è come un giorno d'allegrezza pieno,/giorno chiaro, sereno,/che precorre alla festa di tua vita./Godi, fanciullo mio; stato soave,/stagion lieta è cotesta./Altro dirti non vo'; ma la tua festa/ch'anco tardi a venir non ti sia grave./” Così la ricorda, in parte, pure lo scrivente.
Un paese contadinesco, immerso nel verde, nella natura, nell’ossigeno e lambito dal mare “greco”. Poi venne la più colossale bugìa mai udita. Quella del “processo industriale” di Saline…Liquichimica Biosintesi spa con annesso porto delle nebbie; Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato Due colossi dai piedi di argilla; se non monumento allo sprec o oppure monumento di archeologìa industriale; lo scempio edilizio, ‘colata selvaggia’, il sacco di Saline, la deturpazione del paesaggio e le menzogne: una più spudorata dell’altra. A beneficio degli allocchi, gonzi e creduloni, ‘fauna’ non certo in estinzione. Son passati quasi cinquant’anni, dalle prime.”, Scivoliamo così, piano piano verso la dieta, che in percentuale, ricopre un buon 30-40 % della longevità:’dimmi cosa mangi e bevi e ti dirò che cosa sei. Una delle figlie riprende la litania…”Papà, che cosa mangiavi, pane di grano o di casa, maccheroni della nonna, carne di coniglio, polli ruspanti, salsicce, soppressate, capicolli di maiale, “frittuli e curcuci”, ricotte, latte, uova, formaggio…Ed un signore di mezza età incalza:” l’acqua, era veramente oligo-minerale, antiurica, diuretica, senza atrazina, bentazone , molinate. Non scorreva dai rubinetti, bisognava andare alla fonte con il ‘bumbulu’ ed ‘u landuni o secchio. C’erano tanti giardini ed orti intorno, da cui estrarre ogni ben di Dio: patate, cavoli, cavolfiore, cappucci, lattughe, scarole, cipolle, agli, rosmarino, prezzemolo, salvia, pomodori, melanzane, peperoni, zucche, fragole e lamponi; dai rami pendevano: arance, mandarini, limoni, limoncedri, bergamotti, pompelmi. Il cibo, veniva cotto col fuoco di legna. Infine, la parte più importante che va diventare centenari, gli Ottantenni ed i Novantenni. L’assistenza domiciliare e sanitaria accurata e costante. Di solito, sono le figlie o le nuore a garantirla; raro caso le nipotine.
Nelle nostre scorribande su e giù per l’Aspromonte abbiamo pure visto nonnini secolari dentro un ospizio, caso raro. Per farla breve. Per arrivare al secolo di vita. Un traguardo difficilmente raggiungibile. Nonno Natale Iamonte, ha avuto un rapporto privilegiato con Dio, la Chiesa, il suo parroco don Rocco De Franco (ed il successore don Paolo Ielo). Ha ascoltato sempre con particolare interesse, ed applicato con diligenza e spirito morale, una parte molto conosciuta del “Discorso della Montagna” di Gesù; e riportate dal Vangelo secondo Matteo al capitolo 5 e dal Vangelo secondo Luca al capitolo 6:” Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli “. E le opere di misericordia corporali:” Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini. Visitare gli infermi. Visitare i carcerati. Seppellire i morti; e spirituali Consigliare i dubbiosi. Insegnare agli ignoranti. Ammonire i peccatori. Consolare gli afflitti. Perdonare le offese. Sopportare pazientemente le persone moleste. Pregare Dio per i vivi e per i morti.” Un uomo buono, un uomo probo, giusto ed onesto. In pace con se stesso e con gli altri; amato e rispettato. Non si arriva a ‘secolare’ così, di punto in bianco. A superare addirittura il centenario, senza la sommatoria di tante qualità capacità, abilità, potenzialità.
Anche in questa storia c’è materiale didattico e scientifico per antropologi, sociologi, gerontologi, geriatri ed altri studiosi del fenomeno della longevità, che appassiona ed emoziona. Come il nonnino di Saline, così tenero ed indifeso, ma anche così forte e granitico…“Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia”. Domenico Salvatore
SALINE JONICHE, LE CENTO PRIMAVERE (ED UNA) DI NONNO NATALE IAMONTE TRA CASA, LAVORO, FAMIGLIA E CHIESA
Figlio di Giovanni e Maria Minniti, due genitori all’antica, mossi da nobili ideali: casa, famiglia, chiesa e lavoro. Nonno Natale, ha avuto sette fratelli: Bruno, Santo, Domenico,Trentino, Antonina, Adelina ed Angela; è vedovo di una casalinga, che gli diede tre figli: Maria, Gabriella e Trento; una nipote, Carmen e due pronipoti, Fabio e Federico
Domenico Salvatore
Saline Joniche - MONTEBELLO JONICO (Reggio Calabria) - La collettività salinese festeggia un altro centenario. Il nonnino Natale Iamonte. Centouno, ma non li dimostra affatto. Arzillo, vispo, scherzoso, mangia e beve di tutto. “Facimu rrrota!”. Siamo andati a trovarlo nella sua casetta,’piccolina in Canada, con vasche e pesciolini e tanti fiori di lillà’, in Via Nazionale a Saline Joniche, nei pressi dell’edicola, come l’anno scorso. Lo abbiamo trovato più in forma. Più disponibile alla battuta e loquace. Il che, ci sorprende non poco, data la venerabile età dell’anziano. Intorno, le figlie, un’abitazione sana, pulita, ordinata, qualche altro parente ed alcuni vicini. Sulla tavola imbandita: dolci, crespelle, petrali, panettoni, torroni ed alcune bottiglie di spumante. Al centro la torta.
Allora papà, il cronista vuole conoscere il segreto dell’eterna giovinezza, se non l’elisir di lunga vita. Che cosa gli possiamo dire? Che, hai sempre vissuto nello stesso paese; che, hai esercitato l’arte del muratore; che, hai avuto un bellissimo rapporto con Dio; con la Chiesa; con i paesani.”. S’intrecciano i commenti degli altri ospiti, della comunità: “Lo sappiamo anche noi, come si arrivi a cento anni e passa. Intanto, ha la sua valenza il dna; dove e “come” si viva la propria esistenza. A Saline, colonna portante dell’economia è stata per secoli, il bergamotto ed il gelsomino; senza ogm e senza diserbanti; ed il turismo di massa. In estate sulla via Nazionale & dintorni, si vedevano turisti provenienti da diverse nazioni e regioni italiane. Parlavano in Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo e perfino Russo; Lombardo, Piemontese, Veneto. Il nonno non ha mai conosciuto l’inquinamento acustico, aereo o delle acque. Non erano i turisti ‘nostrani’. In illo tempore, ominavano valori morali ed ideali, che si chiamavano: amicizia, solidarietà, fratellanza, rispetto della dignità e della persona, democrazia, libertà, onore, onestà, legalità, trasparenza e così via. Valori sani, efficienti, funzionali ed efficaci, che ha trasmesso ai suoi discendenti, ma anche ad amici, parenti e conoscenti. Molto importante, il rapporto diretto ed indiretto con Dio, la Madonna, i Santi. “La spiritualità, riveste un’importanza enorme, fa osservare una donna avanti con gli anni. L’armosfera paesana, è quella che il poeta marchigiano Giacomo Leopardi descrisse così bene, nelle sue poesie. Tipo, “Il Sabato del villaggio” che conosco a memoria, insiste la donna…
La donzelletta vien dalla campagna/in sul calar del sole,/col suo fascio dell'erba; e reca in mano/un mazzolin di rose e viole,/onde, siccome suole, ornare ella si appresta/dimani, al dí di festa, il petto e il crine./Siede con le vicine/su la scala a filar lavecchierella,/incontro là dove si perde il giorno;/e novellando vien del suo buon tempo,/quando ai dí della festa ella si ornava,/ed ancor sana e snella/solea danzar la sera intra di quei/ch'ebbe compagni nell'età piú bella./Già tutta l'aria imbruna,/torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre/giú da' colli e da' tetti,/al biancheggiar della recente luna./Or la squilla dà segno/della festa che viene;/ed a quel suon diresti/che il cor si riconforta./I fanciulli gridando/su la piazzuola in frotta,/e qua e là saltando,/fanno un lieto romore;/e intanto riede alla sua parca mensa,/fischiando, il zappatore,/e seco pensa al dí del suo riposo./ Poi quando intorno è spenta ogni altra face,/e tutto l'altro tace,/odi il martel picchiare, odi la sega/del legnaiuol, che veglia/nella chiusa bottega alla lucerna,/e s'affretta, e s'adopra/di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba./Questo di sette è il più gradito giorno,/pien di speme e di gioia:/diman tristezza e noia/recheran l'ore, ed al travaglio usato/ciascuno in suo pensier farà ritorno./ Garzoncello scherzoso,/cotesta età fiorita/è come un giorno d'allegrezza pieno,/giorno chiaro, sereno,/che precorre alla festa di tua vita./Godi, fanciullo mio; stato soave,/stagion lieta è cotesta./Altro dirti non vo'; ma la tua festa/ch'anco tardi a venir non ti sia grave./” Così la ricorda, in parte, pure lo scrivente.
Un paese contadinesco, immerso nel verde, nella natura, nell’ossigeno e lambito dal mare “greco”. Poi venne la più colossale bugìa mai udita. Quella del “processo industriale” di Saline…Liquichimica Biosintesi spa con annesso porto delle nebbie; Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato Due colossi dai piedi di argilla; se non monumento allo sprec o oppure monumento di archeologìa industriale; lo scempio edilizio, ‘colata selvaggia’, il sacco di Saline, la deturpazione del paesaggio e le menzogne: una più spudorata dell’altra. A beneficio degli allocchi, gonzi e creduloni, ‘fauna’ non certo in estinzione. Son passati quasi cinquant’anni, dalle prime.”, Scivoliamo così, piano piano verso la dieta, che in percentuale, ricopre un buon 30-40 % della longevità:’dimmi cosa mangi e bevi e ti dirò che cosa sei. Una delle figlie riprende la litania…”Papà, che cosa mangiavi, pane di grano o di casa, maccheroni della nonna, carne di coniglio, polli ruspanti, salsicce, soppressate, capicolli di maiale, “frittuli e curcuci”, ricotte, latte, uova, formaggio…Ed un signore di mezza età incalza:” l’acqua, era veramente oligo-minerale, antiurica, diuretica, senza atrazina, bentazone , molinate. Non scorreva dai rubinetti, bisognava andare alla fonte con il ‘bumbulu’ ed ‘u landuni o secchio. C’erano tanti giardini ed orti intorno, da cui estrarre ogni ben di Dio: patate, cavoli, cavolfiore, cappucci, lattughe, scarole, cipolle, agli, rosmarino, prezzemolo, salvia, pomodori, melanzane, peperoni, zucche, fragole e lamponi; dai rami pendevano: arance, mandarini, limoni, limoncedri, bergamotti, pompelmi. Il cibo, veniva cotto col fuoco di legna. Infine, la parte più importante che va diventare centenari, gli Ottantenni ed i Novantenni. L’assistenza domiciliare e sanitaria accurata e costante. Di solito, sono le figlie o le nuore a garantirla; raro caso le nipotine.
Anche in questa storia c’è materiale didattico e scientifico per antropologi, sociologi, gerontologi, geriatri ed altri studiosi del fenomeno della longevità, che appassiona ed emoziona. Come il nonnino di Saline, così tenero ed indifeso, ma anche così forte e granitico…“Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia”. Domenico Salvatore

0 Commenti