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ANIEF, da Patroni Griffi parole inaccettabili sui 260mila precari della Pubblica Amministrazione

Pubblico impiego – Da Patroni Griffi parole inaccettabili: prima lo
Stato sfrutta i giovani per decenni e ora il Governo ci dice che non
può assumere i 260mila precari perché altrimenti si bloccherebbe il
loro futuro accesso. Basta con questi giochini: il sindacato non starà
di certo a guardare.

"Quando il ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, afferma
in Parlamento, come ha fatto oggi in audizione alla Camera, che è
impossibile stabilizzare i precari della pubblica amministrazione
perché comporterebbe 'un blocco delle assunzioni di giovani per molti
anni' dimentica un dato essenziale: da decenni lo Stato nella sanità e
nella scuola abusa dei diritti dei giovani lavoratori ad una giusta
retribuzione relegandoli in un regime di precarietà di lungo corso".
Così risponde Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato
Confedir per la scuola, alle motivazioni del ministro Patroni Griffi
che renderebbero "impossibile pensare a una stabilizzazione di massa
per i 260mila precari della Pubblica amministrazione".

Secondo il sindacalista Anief-Confedir la giustificazione del ministro
della Funzione Pubblica non regge: "se il Governo ha a cuore le sorti
lavorative dei giovani italiani, invece di pagare delle onerose spese
per l'esercito – sostiene Pacifico - farebbe bene non soltanto a
stabilizzare tutti i precari del pubblico impiego, ma anche a
programmare nuove immissioni in ruolo proprio per i più giovani: è il
caso di ricordare che ogni anno, a luglio, in Italia circa mezzo
milione di ragazzi termina il percorso formativo delle superiori. Ma
solo una piccola parte trova un impiego e sono sempre meno coloro che
si iscrivono all'Università".

Il sindacato ribadisce che se la linea del Governo è quella annunciata
oggi da Patroni Griffi non rimarrà di certo a guardare: "abbiamo già
denunciato alla Commissione europea la violazione della direttiva
comunitaria 1999/70/CE che garantisce la parità di trattamento tra i
lavoratori indipendentemente dalla natura del contratto sottoscritto.
E l'Italia non potrà cercare di cavarsela con un accordo quadro con le
parti sociali, come vorrebbe il Governo dei tecnici, che deroga a
questa direttiva sovranazionale".

5 dicembre 2012

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